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Enrico Fedocci è tornato in azienda. Missione compiuta! – C’era una volta la “mia” Elisa Isoardi – “Ni, la Fialdini vorrebbe La vita in diretta da sola. Seconno Orfeo gliaaa dà” – Alberto Barachini se non fosse diventato il capo della comunicazione del Cavaliere, sarebbe stato direttore di Tgcom24 – Leonardo Pasquinelli e Marco Bassetti si parlano tramite avvocati – Il pasticcio dell’Almanacco di Rete4 – Scontri epocali tra Gomez e Travaglio.

Non posso che essere felice del ritorno in Mediaset di Enrico, e con me tutta un’intera squadra di manager, giornalisti, dirigenti e addetti ai lavori (in primis Andrea Pucci), che gli vuole molto bene. Missione compiuta, ben tornato!
Sarà stato il 2004 o 2005. Incontro per la prima volta Elisa Isoardi a cena con l’amico Fabrizio Del Noce, che al tempo era legato sentimentalmente a lei. Lei bellissima, ragazza semplice ma determinata a farcela, venendo da un paese piccolo e con una famiglia molto particolare. Chiacchierammo a lungo, le diedi delle dritte molto importanti, ma sapevo che Fabrizio l’avrebbe indirizzata nel migliore dei modi, infatti iniziò i suoi primi programmi in solitaria, fallimentari ma intanto visibile sulla prima rete nazionale. Da quell’occasione, ci rivedemmo circa due anni dopo. Stava sentimentalmente con Antonio Marano, preparatissimo e serissimo esponente della Lega, nonché importante direttore della Rai, sempre ad una cena con altri manager. Oltre alle conduzioni, le era stata affidato come manager Lucio Presta, quindi divenne a tutti gli effetti intoccabile. Nel corso degli anni non abbiamo mai mancato di sentirci almeno due o tre volte all’anno per auguri, pareri, consigli, ecc. Ha sistemato la mamma con un negozio, ha studiato la cultura italiana, si è preparata televisivamente. È una ragazza da apprezzare moralmente e professionalmente, non è solo la compagna di Matteo Salvini, è molto di più. Per lo meno, non è amante nascosta di nessuno e ha un cervello che ragiona molto bene.
In Rai, non sanno più come togliersi di mezzo Francesca Fialdini, raccomandata da una parte da Orfeo per ovvi motivi sentimentali, dall’altra dal Vaticano, si sa potentissimo in Rai. Quello che si legge nei giornali e online, nonostante il 90% siano castronerie non essendo i giornalisti o blogger dentro alle aziende, riguardo alla bionda spuntata dal nulla tre anni fa, è in parte vero. Scalpita per non sparire, davanti alla telecamera è un angelo e dietro sa il fatto suo e solo suo. Autori, dirigenti e addetti non la sopportano, eppure sembra che tutto le sia dovuto. Per ovvie ragioni, ho molti amici in Rai a Roma, quindi ho modo di tastare il polso della situazione in qual si voglia momento. Ci sono molte situazioni simili alla Fialdini, ma le miracolate senza doti in Rai, nel lungo termine, sono destinate a diventare delle meteore. A Saxa o in Teulada, ci sono delle risorse interne brave e preparate, e ora che la tv e la politica sono in crisi c’è una fortissima guerra ad accaparrarsi un posto in prima fila. Tutto comprensibile, ma l’auspicio è che la battaglia sia tra professioniste e non tra raccomandate senza professione.
Paolo ha rinnovato per un altro anno come direttore di Tgcom24, e di questo ne avevo scritto. Parlando recentemente con Alberto Barachini, ragazzo che conosco da anni e del quale Emilio Fede era professionalmente innamorato, è venuto fuori che la sua intenzione non era di candidarsi con Forza Italia, cosa che poi gli avrebbe chiesto Silvio e al Presidente non si dice mai di no, ma di tornare in azienda e prendere la direzione di un giornale, in questo caso di Tgcom24, o come alternativa il Tg4, altalenante nella linea editoriale e negli ascolti. Sono certa che, nel suo piccolo, saprà valorizzare il partito. Ho la strana sensazione che prima o poi lo rivedremo qui a Cologno.
Conosco Leonardo Pasquinelli da quasi trent’anni. Simpatia innata, professionalità unico, passione per la tv invidiabile, sa essere estremamente pop consapevole di saper fare una tv anche molto alta. Lo stesso posso dire di Marco Bassetti, decisamente altro carattere, perché un po’ più burbero e meno espansivo, ma pur sempre un vero e unico professionista. Quante cene con la moglie Stefania, decisamente altri tempi. Non sto a spiegarvi i dettagli, tanto li immaginate, ma da quando Marco ha deciso di piazzare il fratello Paolo (altro numero uno indiscusso della tv) in Magnolia, spostando Leonardo in Endemol, dove invece era Paolo, sono scattate bagarre giudiziarie molto forti. Un po’ dispiace vedere due mondi e due professionisti come loro che si fanno la guerra. Avendo sentito tutte e due le campane, sostengo senza dubbio Leonardo.
Arriviamo al gran pasticcio Mediaset degli ultimi giorni: l’almanacco del Tg4 condotto da Roberta Floris, figlia del mio grande amico Emilio, davvero bravissima. L’appendice del Tg4, che nei primi giorni di messa in onda sfondava anche il 5%, nei giorni scorsi è stato assorbito da Videonews: costi raddoppiati, studio non quello del Tg4 ma l’11, pubblico in studio e ospiti idem, accozzaglia di filmati senza niente di originale (questo succedeva anche al Tg4, ma andava bene perché l’intento non era di essere pretenzioso). Arrivando agli ascolti, siamo passati da una media vicino al 5 ad una vicino al 3. Editorialmente parlando, ed è quello di cui si sta discutendo in questi giorni, è più vicina ai contenuti di Videonews, ma personalmente non capisco quando è necessario guardare ai costi e quando no. Questa situazioni fa imbestialire me e non soltanto. Seguire le logiche aziendali o quelle di una parte dell’azienda? La risposta sta ovviamente nella prima parte della domanda. Publitalia vede quella fascia come pregiata e ne ha voluto esaltare la qualità (quindi investire), ma facendo ciò ha snaturato la semplicità del programma (con il placet di Mediaset). Tanto valeva tornare al Sipario di Emilio Fede, con gossip trito, filmati stantii, ma interessante nella sua semplicità, conduzione veloce e non melensa. A costo quasi zero. Inviterei Mauro, Claudio e l’incazzoso Giordano, anche se i rapporti ultimamente sono gelidi, a riflettere su una soluzione, altrimenti rimarranno solo i ricordi di soldi sprecati e telespettatori persi che non si recupereranno più. E tutti sappiamo quanto sia difficile quella fascia per Rete4. Per l’ennesima volta: guardiamo al bene dell’azienda e non ad interessi ad personam. SPERO NON SIA VERO CHE AL TG4 SIA ENTRATO UN RACCOMANDATO GRILLINO DI GIANLUIGI PARAGONE, ATTRAVERSO L’AMICIZIA CON MARIO GIORDANO.
Per ultima istanza, una situazione che mi appassiona molto. Pochi sanno che in corso una vera guerra tra Marco Travaglio (discepolo di Indro Montanelli, che odia Silvio perché non lo ha giustamente voluto nelle sue aziende) e Peter Gomez (anche lui di matrice destrorsa agli arbori, tanto invidioso da odiare il Presidente perché nessuno in Mediaset si è mai fortunatamente interessato a lui). Entrambi stanno vivendo un momento di gloria grazie all’ondata politica del Movimento Cinque Stelle, movimento che sparirà appena si riuscirà a ri-trovare un minimo di benessere nel paese, e con lui anche i due giornalisti. Li ho incontrati varie volte. Travaglio è un radical chic a cui piacciono i giochi di palazzo ma non lo deve far vedere altrimenti i grillini e i sinistroidi senza licenza che lo seguono, lo abbandonerebbero, mentre Gomez è una persona da giornalismo vero, di strada, a cui piace guardare in faccia le persone ed esporgli garbatamente il suo consenso o dissenso. Inutile dire che l’umiltà e la professionalità vincono sempre, perché doti assai apprezzate fortunatamente ancora da molti. Abbasso Marco Travaglio e la sua spocchia, e sono serena che tali affermazioni non vengano solo da parte mia ma soprattutto dalla sua (discutibile ma preparata) redazione. W Gomez.

Alberto Hazan e la rinascita di RMC – Amici di Maria De Filippi probabilmente non più al sabato – Antonio con i grillini in commissione per sopravvivenza – Paolo scrive una sigla per una sua trasmissione con l’obbligo di mandarla in onda – Mario denunciato per istigazione all’odio razziale

Nonostante Paolo Salvaderi e Alberto Hazan siano in uffici a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, tra i due non corre buon sangue. Legittimamente, uno è il nuovo capo d’azienda, l’altro rappresenta la vecchia struttura, se non fosse che quest’ultimo, spinto dalla passione per la radio, nella sua totale irrequietezza sta tentando di rilanciare Radio Monte Carlo. Conobbi Alberto circa ventisette anni fa, in una cena in compagnia di Silvio e altri manager d’azienda, in un’occasione molto particolare in un hotel nel centro di Milano. È tanto che non lo vedo e non lo sento, ma per recenti motivi i nostri destini si sono di nuovo incrociati, seppur indirettamente. L’ebreo più strano e gentile che abbia mai conosciuto sta tentando di non far soccombere il suo gioiello, richiamando a casa persone licenziate da Mediaset e sfornando nuove iniziative per fortificare il brand della radio. Nella sua stranezza, è un genio indiscusso. La sopravvivenza della radio, che non fa parte di Radio Mediaset, è legata all’estrosità del suo editore e alla raccolta pubblicitaria di Publitalia. Spero vivamente che RMC continui il suo bel percorso, in quanto è stata ed è una radio importantissima nel panorama italiano e non solo, e che ha segnato tante generazioni.
Al di là di ciò che si legge in blog e siti, spesso palesemente inventato, e andando oltre inutili polemiche, Amici al sabato non sta rendendo i risultati degli altri anni. È in calo d’ascolti, forse anche per la collocazione non del tutto giusta. Il target negli ultimi anni si è alzato notevolmente, e ciò non è, o non dovrebbe essere, buon sintomo per lo show. Proprio in questi giorni, stiamo ripensando il palinsesto per il prossimo anno (con una forte preoccupazione per la fiction) e il sussurro di spostare Amici in un altro giorno di prime time ci convince sempre di più. L’ultima parola spetta a Maria, ma i pro nel spostarlo sono certamente più dei contro.
L’avventura che sta vivendo Antonio in Rai è qualcosa che mi appassiona e mi fa pensare da diversi mesi. Messo lì da Matteo Renzi, ora è lui stesso a volerlo silurare. Mi sembra di osservarte la storia di un ragazzo di 40 anni arrivista, bulimico di potere e poco incline al rispetto del prossimo, ma molto di sé stesso. Ho sentito Antonio poco tempo fa, e ciò che sin da ragazzo gli ho rimproverato è la mancanza di fermezza nelle decisioni e l’accondiscendere a troppe situazioni. Pur di non forte personalità, è un bravo stratega della comunicazione, un manager che guarda sempre avanti e mai indietro, con il rischio che spesso il pubblico si senta smarrito dalle novità di palinsesto. Gli stessi che lo avevano piazzato (sì, piazzato, perché in Rai ci si arriva solo con la politica di destra e di sinistra, meglio se di ancien régime), ora sono i suoi nemici poiché non è stata seguita la linea datogli sin dall’inizio. Trovo questa situazione brutta, svilente, razzista, poco seria. Come ho già avuto modo di dire ad Antonio a voce, è giusto che sia supportato in commissione e nel consiglio da parti extra Pd, come i grillini. Lo deve fare per legittimarsi. Spero che anche i consiglieri in quota centrodestra facciano lo stesso. Antonio può piacere o meno, come qualsiasi individuo, ma scalzarlo per dispetto, arrivismo, stupidi giochi di potere che ogni giorno vengono denunciati (grazie a Dio!) da chi è stanco di vedere la Rai sul tracollo, è davvero deletereo umanamente e a livello strutturale. Antonio ha contro il potere attuale, ma i suoi sostenitori sono molti di più. Compreso Michele Anzaldi, che davanti lo loda e con Matteo lo sputtana.
Quel volpone di Liguori, oltre ad essere il più bravo vigilantes di tutta Cinelandia, il più scrupoloso reporting umano ai vertici, il Direttore del Tgcom24, indiscutibilmente il più bravo giornalista che possediamo in azienda, ora è anche co-scrittore e co-autore di una sigla per il suo Tg. L’obbligo di mandarla in onda è tassativo. Tranne per i primi due passi, ce ne fossero di berlusconiani aziendalisti come lui.
Chi lavora con Mario, lo indica come un pazzo furioso, preciso, che lavorerebbe h24. Ed è così, posso testimoniarlo personalmente. Oltre a far impazzire tutta la redazione del Tg4 durante i telegiornali e intavolare talvolta ben dieci collegamenti per Dalla Vostra Parte, imboccando Belpietro su quello che deve o non deve dire tramite auricolare, di recente si è macchiato di un denuncia per istigazione all’odio razziale (l’ironia dell’ufficio legale per questo tipo di denuncia, che in verità è del tutto inesistente, è stata molta). Al di là dell’accaduto, vorrei indurmi ad una riflessione che trova d’accordo molti. Liguori docet per un fatto d’età, Mimun potrebbe restare al Tg5, anche per linea, vertici, Silvio e ascolti che lo stanno supportando. Il Tg4 è troppo poco per l’istrionità di Mario e gli ascolti sono in profondo rosso, ora anche alla mattina. Deve tornare a Studio Aperto per avere più spazi personali, questo è l’auspicio di molti. Perché non spostare Anna al Tg4, che per età e comprensione del pubblico di Rete4 sarebbe la più idonea?
In conclusione, un personale appello a Fabio Fazio: sarei felicissima del tuo arrivo in azienda, poiché spessore e novità concrete in questo particolare momento aziendale rappresenterebbero uno stimolo per andare avanti con entusiasmo, ma è pressoché improbabile anche Antonio Ricci lasci i suoi spazi all’ultimo arrivato.
Viva Mediaset.