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Liguori ha firmato ancora per tutto il 2018 e ha fatto un gesto bellissimo – La “schizzetta Graziella Lopedota, donna in gamba e di grande temperamento – Palazzo dei Cigni visionato da società di produzione televisive – Marcello Dell’Utri deve tornare a casa: ora basta.

Quel volpone di Paolo, che cento ne pensa e mille ne fa, a volte anche troppe, ha firmato con Mediaset e nello specifico per Tgcom24, per l’intero 2018. L’immensa professionalità, le elezioni e l’aver dato al Tg un buon equilibrio, gli ha valso quest’ulteriore passo. Non c’è dubbio che, meglio di chiunque altro, sappia valorizzare i suoi “discepoli”, vedi Claudio Brachino, Siria Magri e Giuseppe Brindisi. Nella specifica situazione del piccolo tg dell’azienda, con il suo rinnovo, Paolo ha voluto rinnovare anche tutta la sua squadra, nessuno escluso. Un gesto di grande umanità, passione, umiltà, coraggio, sintomo di un uomo, giornalista, talvolta manager, che ha saputo costruire una base solidissima anche in questo scenario. Un numero uno indiscusso che a volte è insopportabile e spietato, forse per l’età, e con l’età è migliorato in un verso e peggiorato dall’altro, ma al quale l’azienda deve molto e viceversa. Personalmente, ma come per la maggior parte di chi “vive” a Cologno da più di 25 anni, mi rendo conto che è un pilastro importante del Biscione, che conosce bene meandri e scenari che in pochi sappiamo, che ha saputo essere fedele anche quando la sua stella brillava meno. Spesso ha fatto cose che non sono piaciute a molti, ma la sua grandezza è talmente immensa che gli si perdona tutto. Come abbiamo sempre fatto.
Mi giungono voci di una Graziella Lopedota in grande forma e forza, che si è saputa rialzare dalla morte di Franchino grazie all’amore dei suoi assistiti, della sua famiglia, della vittoria di Daniele e dalle molteplici offerte di lavoro per i “suoi” artisti, che la vedono ogni giorno incastonata in riunioni tra Roma e Milano. La sua statura e la sua immensa energia, le hanno fatto attribuire il nome di Schizzetta, ormai da anni. O almeno, io ed altri la chiamiamo bonariamente così. Non ricordo di preciso quando l’ho conosciuta, in tutti i casi in un range tra i 10 e i 15 anni fa. Me ne parlò prima Franchino – solo il buon Dio sa quanto mi manchi – e poi, da curiosa innata, soprattutto per capire con chi avrei avuto a che fare, l’ho conosciuta. Non siamo amiche, abbiamo avuto a che fare poche volte, ma c’è un rispetto umano e un riconoscimento dei ruoli che ci fa apprezzare reciprocamente. So che le ultime settimane l’hanno messa a dura prova, tra il seguire Ilary, le registrazioni di Verissimo nelle quali la vedo sempre (sempre!) presente, la vittoria di Daniele, le riunioni in divenire per nuovi progetti di Nicola (un ragazzo-non più ragazzo che negli anni ‘90 e inizio 2000 ho spinto tanto e nel quale ho\abbiamo fatto bene a credere) e talvolta la selezionatissima caccia a nuovi artisti di spessore. Si è ritrovata a fare tutto quello che faceva Franco, e vi assicuro che non è cosa facile, non entro nelle specifiche. Una donna dalla quale dovremmo prendere tutte spunto. Tutte.
Anche se non sarà l’azienda a riprendersi tali spazi, gli studi di Palazzo dei Cigni a Milano2 sono stati visionati per piccole e grandi produzioni, da società di produzioni. Da quello che ho potuto percepire, sia Magnolia che 3zero2 sono interessate allo stabile, ma non in toto, e questo potrebbe complicare le cose, perché so per certa che tale struttura verrà concessa per intero, o niente. Anche se ci fosse solo un interesse di informale, per gli studi e per la stessa Milano2 sarebbe un’opportunità, in piccolo, di rinascita. Passo spesso da Milano2 per interfacciarmi con Publitalia e non resisto una sola volta a fare un giro al Lago dei Cigni. Torno un po’ indietro con i pensieri, e torno a Cologno o casa. È una desolazione, un’afflizione dolorossima vedere gli studi vuoti, la mitica Sorbetteria spenta, il nulla intorno a quello che per 30 anni è stato il cuore pulsante di Fininvest, Mediaset e di tante persone che come me hanno iniziato lì. Tifo perché gli studios riprendano la vita e la dignità che meritano, impianti innovativi e ponti radio sono i migliori d’Italia.
Chiudo con una vexata quaestio che negli ultimi tempi mi ha spesso afflitta e fatta piangere per ore, sia con in azienda che a casa: il mio amico Marcello. Lui non è solo colui che mi ha assunta, è un manager unico in Italia, di una cultura fuori dalla norma, di un’umiltà senza fine, di una delicatezza struggente, di un attaccamento a cose e situazioni al limite della commozione. Semplicemente di un uomo dalla forza incredibile. Sono arrabbiata, sconvolta, sconcertata, limpidamente impaurita da questa schifosa, maldestra, insana, sinistrorsa e sinistroide giustizia italiana. Non è bastato incarcerare Marcello per un reato che non esiste (non esiste!), ma dargli 7 anni in 41 bis, in isolamento, con depressione, voce strozzata, giornate silenziose a pensare a niente perché anche i pensieri sono terminati, con un tumore alla prostata da curare in cella o nell’infermeria di Rebibbia invece che a casa da Miranda e i figli. Trovo ciò, una cosa abominevole, al limite della crudeltà umana, off limits per qualsiasi mente, ma non mi stupisco. Perché tali decisioni sono state prese esclusivamente in base al fatto che il suo nome sia Marcello Dell’utri e che sia amico intimo di un grande uomo chiamato Silvio Berlusconi. Anche i medico del carcere ha evidenziato in due relazioni come a Rebibbia non sia possibile praticargli cure e terapie necessarie. Provo pena per queste persone e sono felice che anche il popolo italiano, stando a tutti i sondaggi, vorrebbe un ritorno di Silvio alla guida del paese. Gli italiani non sono più giostrabili, ne hanno sentite talmente tante, che i giudici sono visti come era visto Silvio quando Veronica scatenò il suo ciarpame mediatico. Cari giudici, lo schifo e il ribrezzo che avete dimostrato è ormai sotto gli occhi di tutto, anche sotto quelli di uomini di sinistra che hanno un cervello per comprendere la grave situazione in cui è Marcello (che si poteva chiamare Armando o Marco). E non lo scrive una semplice donna, ve lo stanno facendo capire gli italiani. Vi finirà presto, ormai è certezza, e questa volta Silvio non topperà. Tre sì, quattro no.