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Enrico Fedocci è tornato in azienda. Missione compiuta! – C’era una volta la “mia” Elisa Isoardi – “Ni, la Fialdini vorrebbe La vita in diretta da sola. Seconno Orfeo gliaaa dà” – Alberto Barachini se non fosse diventato il capo della comunicazione del Cavaliere, sarebbe stato direttore di Tgcom24 – Leonardo Pasquinelli e Marco Bassetti si parlano tramite avvocati – Il pasticcio dell’Almanacco di Rete4 – Scontri epocali tra Gomez e Travaglio.

Non posso che essere felice del ritorno in Mediaset di Enrico, e con me tutta un’intera squadra di manager, giornalisti, dirigenti e addetti ai lavori (in primis Andrea Pucci), che gli vuole molto bene. Missione compiuta, ben tornato!
Sarà stato il 2004 o 2005. Incontro per la prima volta Elisa Isoardi a cena con l’amico Fabrizio Del Noce, che al tempo era legato sentimentalmente a lei. Lei bellissima, ragazza semplice ma determinata a farcela, venendo da un paese piccolo e con una famiglia molto particolare. Chiacchierammo a lungo, le diedi delle dritte molto importanti, ma sapevo che Fabrizio l’avrebbe indirizzata nel migliore dei modi, infatti iniziò i suoi primi programmi in solitaria, fallimentari ma intanto visibile sulla prima rete nazionale. Da quell’occasione, ci rivedemmo circa due anni dopo. Stava sentimentalmente con Antonio Marano, preparatissimo e serissimo esponente della Lega, nonché importante direttore della Rai, sempre ad una cena con altri manager. Oltre alle conduzioni, le era stata affidato come manager Lucio Presta, quindi divenne a tutti gli effetti intoccabile. Nel corso degli anni non abbiamo mai mancato di sentirci almeno due o tre volte all’anno per auguri, pareri, consigli, ecc. Ha sistemato la mamma con un negozio, ha studiato la cultura italiana, si è preparata televisivamente. È una ragazza da apprezzare moralmente e professionalmente, non è solo la compagna di Matteo Salvini, è molto di più. Per lo meno, non è amante nascosta di nessuno e ha un cervello che ragiona molto bene.
In Rai, non sanno più come togliersi di mezzo Francesca Fialdini, raccomandata da una parte da Orfeo per ovvi motivi sentimentali, dall’altra dal Vaticano, si sa potentissimo in Rai. Quello che si legge nei giornali e online, nonostante il 90% siano castronerie non essendo i giornalisti o blogger dentro alle aziende, riguardo alla bionda spuntata dal nulla tre anni fa, è in parte vero. Scalpita per non sparire, davanti alla telecamera è un angelo e dietro sa il fatto suo e solo suo. Autori, dirigenti e addetti non la sopportano, eppure sembra che tutto le sia dovuto. Per ovvie ragioni, ho molti amici in Rai a Roma, quindi ho modo di tastare il polso della situazione in qual si voglia momento. Ci sono molte situazioni simili alla Fialdini, ma le miracolate senza doti in Rai, nel lungo termine, sono destinate a diventare delle meteore. A Saxa o in Teulada, ci sono delle risorse interne brave e preparate, e ora che la tv e la politica sono in crisi c’è una fortissima guerra ad accaparrarsi un posto in prima fila. Tutto comprensibile, ma l’auspicio è che la battaglia sia tra professioniste e non tra raccomandate senza professione.
Paolo ha rinnovato per un altro anno come direttore di Tgcom24, e di questo ne avevo scritto. Parlando recentemente con Alberto Barachini, ragazzo che conosco da anni e del quale Emilio Fede era professionalmente innamorato, è venuto fuori che la sua intenzione non era di candidarsi con Forza Italia, cosa che poi gli avrebbe chiesto Silvio e al Presidente non si dice mai di no, ma di tornare in azienda e prendere la direzione di un giornale, in questo caso di Tgcom24, o come alternativa il Tg4, altalenante nella linea editoriale e negli ascolti. Sono certa che, nel suo piccolo, saprà valorizzare il partito. Ho la strana sensazione che prima o poi lo rivedremo qui a Cologno.
Conosco Leonardo Pasquinelli da quasi trent’anni. Simpatia innata, professionalità unico, passione per la tv invidiabile, sa essere estremamente pop consapevole di saper fare una tv anche molto alta. Lo stesso posso dire di Marco Bassetti, decisamente altro carattere, perché un po’ più burbero e meno espansivo, ma pur sempre un vero e unico professionista. Quante cene con la moglie Stefania, decisamente altri tempi. Non sto a spiegarvi i dettagli, tanto li immaginate, ma da quando Marco ha deciso di piazzare il fratello Paolo (altro numero uno indiscusso della tv) in Magnolia, spostando Leonardo in Endemol, dove invece era Paolo, sono scattate bagarre giudiziarie molto forti. Un po’ dispiace vedere due mondi e due professionisti come loro che si fanno la guerra. Avendo sentito tutte e due le campane, sostengo senza dubbio Leonardo.
Arriviamo al gran pasticcio Mediaset degli ultimi giorni: l’almanacco del Tg4 condotto da Roberta Floris, figlia del mio grande amico Emilio, davvero bravissima. L’appendice del Tg4, che nei primi giorni di messa in onda sfondava anche il 5%, nei giorni scorsi è stato assorbito da Videonews: costi raddoppiati, studio non quello del Tg4 ma l’11, pubblico in studio e ospiti idem, accozzaglia di filmati senza niente di originale (questo succedeva anche al Tg4, ma andava bene perché l’intento non era di essere pretenzioso). Arrivando agli ascolti, siamo passati da una media vicino al 5 ad una vicino al 3. Editorialmente parlando, ed è quello di cui si sta discutendo in questi giorni, è più vicina ai contenuti di Videonews, ma personalmente non capisco quando è necessario guardare ai costi e quando no. Questa situazioni fa imbestialire me e non soltanto. Seguire le logiche aziendali o quelle di una parte dell’azienda? La risposta sta ovviamente nella prima parte della domanda. Publitalia vede quella fascia come pregiata e ne ha voluto esaltare la qualità (quindi investire), ma facendo ciò ha snaturato la semplicità del programma (con il placet di Mediaset). Tanto valeva tornare al Sipario di Emilio Fede, con gossip trito, filmati stantii, ma interessante nella sua semplicità, conduzione veloce e non melensa. A costo quasi zero. Inviterei Mauro, Claudio e l’incazzoso Giordano, anche se i rapporti ultimamente sono gelidi, a riflettere su una soluzione, altrimenti rimarranno solo i ricordi di soldi sprecati e telespettatori persi che non si recupereranno più. E tutti sappiamo quanto sia difficile quella fascia per Rete4. Per l’ennesima volta: guardiamo al bene dell’azienda e non ad interessi ad personam. SPERO NON SIA VERO CHE AL TG4 SIA ENTRATO UN RACCOMANDATO GRILLINO DI GIANLUIGI PARAGONE, ATTRAVERSO L’AMICIZIA CON MARIO GIORDANO.
Per ultima istanza, una situazione che mi appassiona molto. Pochi sanno che in corso una vera guerra tra Marco Travaglio (discepolo di Indro Montanelli, che odia Silvio perché non lo ha giustamente voluto nelle sue aziende) e Peter Gomez (anche lui di matrice destrorsa agli arbori, tanto invidioso da odiare il Presidente perché nessuno in Mediaset si è mai fortunatamente interessato a lui). Entrambi stanno vivendo un momento di gloria grazie all’ondata politica del Movimento Cinque Stelle, movimento che sparirà appena si riuscirà a ri-trovare un minimo di benessere nel paese, e con lui anche i due giornalisti. Li ho incontrati varie volte. Travaglio è un radical chic a cui piacciono i giochi di palazzo ma non lo deve far vedere altrimenti i grillini e i sinistroidi senza licenza che lo seguono, lo abbandonerebbero, mentre Gomez è una persona da giornalismo vero, di strada, a cui piace guardare in faccia le persone ed esporgli garbatamente il suo consenso o dissenso. Inutile dire che l’umiltà e la professionalità vincono sempre, perché doti assai apprezzate fortunatamente ancora da molti. Abbasso Marco Travaglio e la sua spocchia, e sono serena che tali affermazioni non vengano solo da parte mia ma soprattutto dalla sua (discutibile ma preparata) redazione. W Gomez.

Paolo Salvaderi e l’incapacità di gestire una struttura così complessa – Tg5 a Milano nel dopo Mimun – Lo schifo Rai della sinistra e lo spostamento della sede a Milano – Quel furbone di Sergio Pirozzi, complice degli accordi tra Storace e Zingaretti – John Elkan nuovo Presidente di Cir e Gedi – A Domenica In non hanno neppure 500 euro per un ospite.

Partiamo con l’assurdo. Sono curiosa, un po’ per natura, un po’ perché il lavoro me lo impone. La domanda che si fanno in molti in azienda è: ma cosa sta facendo Paolo Salvaderi alla guida di Radio Mediaset? Perché è lì? Gli ultimi dati, sotto nostra strettissima analisi, danno un misero aumento del 4% a Radio 105 e una perdita nel quarto d’ora medio, una debacle se si pensa al battage pubblicitario precedente e in atto. Essere figlio di un componente dei Dik Dik non lo fa esperto di musica, nè dà titoli dirigenziali a caso. Quando lavorava in Finelco, a detta dei suoi vecchi colleghi, era più protagonista che manager, e mi fa terrore che alcuni in Mediaset rispondano “dovevano piazzarlo da qualche parte”. Questa situazione mi ha reso attonita, mi ha svilita, soprattutto pensando al fior fiore di bravi manager, vecchia e nuova guardia, che abbiamo e che ricoprono ruoli sicuramente meno importanti. Serve un cambio di rotta, e di questo se ne accorto fortunatamente anche Piersilvio. Che sia la volta buona di fare un investimento con la testa e non senza valutare approfonditamente rischi e risorse umane.
Conosco Clemente da circa 25 anni. Un lavoratore, una persona per bene, un carattere forte che premia i bravi e caccia chi non è all’altezza di fare il complicato lavoro del giornalista, un uomo di strategia, di cuore, di sorrisi, che sa sempre il fatto il suo, nel quale l’azienda ripone massima fiducia, dai dirigenti all’editore. Anche il suo grande percorso con noi sta per volgere al capolinea. È lui, in primis, che ha voluto tenere il Tg5 a Roma, consapevole del fatto che a Cologno avremo costruito una cittadina delle news, ma il suo centro era lì e l’azienda non poteva dire di no alla volontà di un Direttore che ha portato, e sta portando, il Tg5 a vette altissime. L’appello del Papa e la sfuriata di Silvio Berlusconi hanno fatto il resto. Dopo l’addio a Mediaset, Clemente si potrà dedicare alla sua famiglia, alle canzoni di Vasco, al suo grande amore per Israele. Amore che condividiamo, seppur per ragioni diverse. Verso aprile\maggio, il Tg5 si trasferirà giustamente a Milano, con rimanenza di una piccola sede istituzionale a Roma. Da sciogliere il nodo della contrattualizzazione molto particolare che c’è dietro la “nostra” proprietà del Palatino, ma per quello c’è tempo e ne stiamo parlando.
Ho molti amici in Rai, ed è ufficiale che con l’avvicinarsi delle elezioni, molti si ri-ri-ri-ritrasformino in donne e uomini veri destrorsi e berlusconiani. Una volta tanto, vorrei che da parte di Silvio Berlusconi, o ancor meglio di Maurizio Grasparri, uomo che conosce bene la Rai e che talvolta ha fatto il bene e il male dell’azienda pubblica, ci fosse una cernita accurata, una cacciata di artisti-dirigenti-consulenti-direttori volta gabbana, e in rientro in toto di chi è stato cacciato con la forza (morale) perché il Pd ha occupato anche i gabinetti (intesi come toilette). La mia ex amica Ida Colucci su tutte, la quale fu piazzata dal centrodestra alla vicedirezione del Tg2, diventata direttore dello stesso per volontà del Pd e ora torna a baciare le scarpe a Silvio Berlusconi. Ida è la prima di una vergognosa sfilza. Per non parlare degli artisti: da Eleonora Daniele, in quota Alemanno (quante cene con lei e lui amanti) poi piddina, Carlo Conti lanciatissimo da Del Noce poi piddino, ecc. Ma almeno loro portano risultati, con coscenza sporca, ma li portano, senza neanche strisciare tanto. Attenzione, non giudico la professionalità ma la morale. E questa è inscindibile da ogni cosa.
La domanda del perché Sergio Pirozzi non abbia virato verso il centrodestra e non si sia coalizzato con Stefano Parisi, mi incuriosisce da tempo. Nello scorso weekend, ci sono volute quattro chiamate, due politiche e due ad esponenti della regione Lazio. Alla faccia dell’uomo di destra, Sergio Pirozzi è il peggior personaggio che potrebbe guidare una ragione, un paese, un condominio. Con i suoi valori e la sua parlantina, ti aspetti un uomo tutto d’un pezzo, invece ti trovi un altro genere di pezzo che fa accordi con Storace per non convergere nel centrodestra ma, cosa squallida, che stringe un patto con Zingaretti per indebolire la già debole coalizione berlusconiana e per degli incarichi in Regione, una volta conclusasi la consultazione. Incarichi che riguarderebbero sia Pirozzi che Storace. Questa è la peggiore destra con peggiori valori che un paese possa avere. O un paesino, o una Regione. Sergio Pirozzi non vale un decimo di Stefano Parisi.
La notizia è quella da far tremare i muri, ma alla fine sarà la soluzione migliore. Alla guida di Cir e Gedi arriverà presto John Elkan. Questo per avere una leadership del gruppo moderata, avulsa da giochi di potere famigliari, per rassicurare le borse e per sedare i bollenti assetti societari. Il falso Agnelli, vero solo per il sangue, arriverà alla guida delle società prima dell’estate e sarà una situazione annunciata in pompa magna. Non più in segreto, visto che la notizia è già stata data. Questo è anche il bello del lavoro, tenere rapporti obbligati anche con la concorrenza più concorrenza.
Conosco Cristina da più di 20 anni, conosco Giorgio da poco di più. Non entro nel merito delle scelte di Giorgio, che stimo e apprezzo seppur non politicamente, ma Cristina è una persona pura, di una genuinità spiazzante, una delle poche che fa trasparire dolcezza fuori e davanti allo schermo. Ma forse a Domenica In questo atteggiamento non serve e il pubblico se ne accorge, vada per la bella ma passiva conduzione, sia perché a casa nostra c’è la D’urso (bravissima) che è più di una corazzata. In produzione non hanno 500 euro per pagare un ospite, e questa mancanza rende il contenitore vuoto, senza interesse. So che la caduta all’8% ha fatto stare molto male Cristina e che in questo momento, per tale ragione e per la compagna elettorale, non stia passando un bel momento, e me ne dispiaccio. La Rai impone autori, Beppe Caschetto ne impone altri, ma la capacità di portare avanti un programma senza soldi, come spesso facciamo noi, impone autori creativi e non triti, altrimenti i risultati sono una Domenica In in questa direzione, che neanche i fasti di Sanremo potranno salvare.

Caro Daniele

Caro Daniele.
Ogni volta che guarda la tv, non posso far altro che soffermarmi sul tuo sguardo, tanto cambiato e che parla più di mille parole. Quello sguardo furbetto che ho conosciuto quasi 20 anni fa, ha lasciato spazio ad un viso dolce, maturo, quasi irriconoscibile ai miei occhi, ma che sono tanto fiera, nel mio piccolo, di aver forgiato professionalmente e personalmente.
Ricordo ancora le giornate a parlare dei progetti per il pomeriggio di Italia1. Eri un ragazzo sotto l’ala protettrice di Franco, che tu scherzosamente chiamavi “il parrucchiere” per i suoi capelli lunghi, in contrasto con i tuoi che erano sparati per piacere alle ragazze. Entrambi, al tempo, fissati con il look. E alle ragazze piacevi tanto con quel tuo modo di fare. Dopo la gavetta nelle tv musicali, fu proprio Franco a sceglierti e volerti a tutti i costi per la tua scaltrezza, cultura e bravura, io in azienda non ho potuto far altro che sorreggerti, sempre. Ti scelsi convintamente per Wazzup, ricordo il tuo entusiasmo nell’avere un programma praticamente tutto tuo. Era il tuo momento, come lo è stato per anni. Tu in prima battuta e chi ha creduto in te in seconda, ha fatto sì che il tuo personaggio durasse nel tempo ed entrasse nel cuore di molti, così oggi ti conoscono gli adolescenti, i ventenni e, neanche a scriverlo, i trentenni e i quarantenni che hanno vissuto il tuo percorso prima a Mtv e poi su Italia1.
Ti conosco bene, so quanto hai gioito per certe situazioni, so quanto hai sofferto per altre. Il declino lavorativo, che può capitare a tutti, non durerà in eterno. Graziella, io, Ilary, Luca Tiraboschi, Giorgio Restelli, e Franco da lassù, ti abbiamo ben in mente, abbiamo rinfrescato ciò che sei e quello che hai dato all’azienda. È di nuovo il tuo momento. Ritorna a Milano e le porte di Mediaset ti faranno assaggiare una nuova vita artistica. Semplicemente perché te lo meriti, e perché Franco voleva questo per te.
Per me, per Graziella, per Filipa, per il pubblico, sarai senza dubbio tu il vincitore di questo Grande Fratello Vip. Tu così puro, vero, riflessivo, buono e giusto con tutti, con un attaccamento alla famiglia imponente, con un sorriso che spiazza tutti, con quella timidezza che ha sempre fatto parte della tua vita ma che davanti alla telecamera si trasforma in sicurezza ed emozione, con quell’agitazione\sudorazione che ricordo alla fine degli anni 90, al Festivalbar, quando parli della tua famiglia e ora dentro allo show.
I meccanismi veri o presunti del GF mi sono ignoti, ma dopo tanto intrattenimento sulle spalle posso ben comprenderli. Se è vero che vince chi ha trasmesso e dato di più senza mai esagerare, chi non ha mai intaccato l’antipatia del telespettatore, allora preparati ad una grande vittoria. Non ci sono social o fans che tengono, perché le emozioni o le senti o non le senti.

In bocca al lupo furbetto.

Franchino sta male. – “Ni, La vita in diretta a dicembre chiuderà e Cristina Parodi farà quello che avrebbe fatto Costanzo senza la D’urso”. – Publitalia chiuderà in negativo. – Tra Caschetto e Presta, spunta Federico Grillone. – Cristina rinuncia a Colorado per il primo disco per la Warner e lo Zecchino D’oro, Conti (che la vuole in conduzione) e Fialdini (sponsorizzata da Orfeo) permettendo.

Quando più di un anno fa mi riferirono della malattia di Franchino, non ci volevo credere. All’interno di una Mediaset anni 90 in pieno fervore, lui era un personaggio schivo ma molto importante per le dinamiche artistiche. Ora non si parlerebbe di lui perché sarebbe uno dei tanti, ma nel millennio passato, soprattutto per il colpaccio Fiorello, iniziava a farsi largo, anche un po’ per le vicende personali. Risolte e che lascerei da parte. Potente lo è tuttora per avere importanti artisti in scuderia, il tutto coadiuvato dal fratello. Il fratello di Franchino e Graziella stanno portando avanti la Notoria in maniera eccelsa, perché purtroppo le sue condizioni di salute non stanno migliorando. In un anno, ho provato a chiamarlo molte volte, solo una mi ha risposto e con una debolissima voce ma con un entusiasmo invidiabile. Tutti i suoi artisti gli devono tanto e so che continuano a stargli vicino con forza, anche perché dal nulla ha tirato su molti.
Le affermazioni, certe, su La vita in diretta e Domenica In mi arrivano direttamente da una cara amica in Rai, impegnata proprio nel palinsesto pomeridiano di Rai1. Difficilmente sbaglia un colpo, è onesta, obiettiva e lì da anni. Sono parole fortissime che fanno capire quanto l’incapacità di dirigenti e conduttori (escludendo Marco Liorni, serio professionista che conoscono da 20 anni), Vianello e Fialdini in primis, con poca esperienza nel settore intrattenimento e target di Rai1, sia forte. Ma come ho scritto altre volte, la politica in Rai è tutto, ecco perché molti rifiutano di andarci. Duri un ciclo e le persone non sono elettrodomestici, ma talvolta anche serie persone allo scadere del mandato politico da Dirigenti si ritrovano semplici dipendenti. La meritocrazia in Rai non esiste e non è mai esistita. Non che in Mediaset ci sia, soprattutto di questi tempi, ma è sempre stata più valorizzata che da altre parti.
Gli ascolti bassi di alcune fasce, non ci permette di chiedere i conti in maniera positiva. Non tanto Canale5, il cui tasto dolente rimane la prima serata, ma Italia1 e Rete4 soffrono di emorragia di ascolti, per cui i conti sin da ora sono difficili da far quadrare. Non entro nel dettaglio ma in Publitalia sono piuttosto preoccupati. E pure le radio, finchè non usciranno i dati reali, senza affidarci alla voci che ci danno in declino, sono una grande preoccupazione. Gli investimenti sono stati ingentissimi e un risultato negativo peggiorerebbe una situazione già incerta.
Non c’è molto da raccontare dello strapotere di Beppe e Lucio, entrambi amici che conosco da più di 20 anni, e con un margine di potere sempre più ampio, visto che i direttori di rete valgono sempre meno. Non tanto a Cologno, quanto in Rai, con la quale ultimamente sto dialogando molto per sondare la concorrenza e comprendere certe dinamiche, che fanno certamente bene a noi, si sta facendo largo un agente che fino a poco tempo fa era nell’ombra: Pier Federico Grillone. In collaborazione con un ex potente agente e suo figlio, stanno organizzando una squadra fortissima. Nessun nuovo talento per salire la china in fretta e sfruttare il potenziale artistico e umano più in fretta possibile. Parlando con chi di dovere, si parla di un solo “nuovo” talento, 30enne, spinto dall’ex agente e suo figlio, come dalla politica di maggior rilievo, autore e conduttore in Rai e Mediaset. Presto ne scriverò con dettaglio, per ora la formazione del team è in evoluzione ma so con certezza che presto ci sarà una nuova macchina da guerra televisiva che darà fastidio alla vecchia compagine manageriale. Questo un po’ lo spero, ora più che mai rinnovare certe dinamiche permetterebbe di far qualcosa di nuovo in un momento di strapotere dei soliti.
Ho appreso ieri pomeriggio che Cristina D’avena non farà più parte del cast di Colorado e di questo sono molto dispiaciuta, anche perché toccava un target preziosissimo per Italia1. La rinuncia è venuta da parte sua per gli impegni musicali, il primo album con la Warner dopo tanti anni con noi, e televisivi. Parlando con la mia amica in Rai, anche delle scarse facoltà televisive di quella certa Fialdini, è venuto fuori un quadro che tocca in parte Cristina. Carlo Conti la vorrebbe come conduttrice dell’anniversario (credo 60 o 70) de Lo Zecchino d’Oro, avendo già presentato tante edizioni ed essendo l’unica che è davvero emersa negli spazi musicali e televisivi. So essere molto amici. Questa Fialdini, spalleggiata da un Mario Orfeo in grandissimo spolvero, per dinamiche interne alla Rai, ha le possibilità più alte di prendersi il posto di conduttrice della gara canora per infanti. Sono ancora qui a domandarmi che senso abbia la sua presenza. In tv, in generale. Da amica ed ex editore di Cristina, farò di tutto per spalleggiarla.

La Gialappa’s torna in azienda con Le Iene. Dettagli in corso. – Gogglebox con i vip. Molto contenti per la seconda serata, meno per il day time. – Sky prepara su Tv8 un grande show in access prime time per andare contro Nove. Confeziona Magnolia. – Allo Studio 5, lavori in corso per il tg5 (forse).

Quando ho saputo che si erano (ri)aperti i contatti per avere la Gialappa’s in azienda, ne sono rimasta felice. Dopo tanti anni a Italia1, si disse che la loro presenza era stanca, ingombrante e talvolta “passata”. L’avventura in Rai ha fatto molto bene a Marco e Co, li ho visti e sentiti rivitalizzati, adatti al nuovo pubblico e alla contemporaneità della tv. Con molta probabilità, saranno di supporto a Le Iene, che se pur con buoni ascolti, negli ultimi anni lo hanno visto calare. Conosco la Gialappa’s dai tempi in cui emettevano dallo studio di Milano2. Lì, hanno conquistato simpatie (Simona Raya) e leggere antipatie (Piersilvio), fortunatamente il mondo artistico è fatto di cicli. Ora come non mai, in Mediaset abbiamo bisogno d’idee nuove e volti freschi, ma anche di facce e voci in cui il pubblico si possa riconoscere. Nella stessa Italia1 è giusto che convivano Alvin e la Gialappa’s, ma anche bravi (e sottolineo bravi) conduttori di 20 e 30 anni. Un riciclo vero non c’è da anni, questo sarebbe il momento giusto per testare e andare incontro al vecchio e nuovo pubblico, al quale si pensa sempre troppo poco e rappresenta invece il futuro.
Simona Ercolani è una donna che guarda lungo, lunghissimo. Ricordo una sua crisi di molti anni fa, in cui per risollevarsi non si affidò solo a suo marito ma anche a Lucio Presta. Il resto è storia, anche recentissima. Gogglebox è un format che ci fa contenti in seconda sera e storcere il naso nel lunch time, abbattendo gli ascolti di Italia1, che in quella fascia ha uno dei suoi fortini per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria. Presto provvedimenti. A settembre, con molta probabilità, partirà una versione vip, in cui ci saranno personaggi più o meno famosi del mondo dello spettacolo a criticare programmi tv e colleghi. Sarò sincera, Gogglebox è un format che ci ha preso mente e cuore sin da subito, anche perché è stato spinto molto e in fretta ai piani alti.
Quando vedo gli ascolti dell’access prime time di Nove, spesso mi viene da sorridere davanti al 2% di share. Eppure per un canale nato editorialmente da pochi mesi, con la concorrenza che c’è nel nostro paese, è un soddisfacente risultato. Proprio oggi, ho parlato con una cara amica di Sky, che mi ha anticipato quasi in pompa magna che su Tv8 saranno investite molte risorse, in access. Non le ho chiesto di che format si trattasse, anche perché avevo un tempo limitato a causa di una riunione, ma il confezionamento sarà di Magnolia, società con la quale lavoreranno sempre di più, per sua ammissione.
Il dado è quasi tratto. Il rifacimento dello Studio 5 è un chiaro segnale di quello che accadrà nelle prossime settimane. Non posso sbilanciarmi, siamo pochi a sapere cosa si nasconde dietro i grandi lavori del mitico Studio 5, questa volta verrei scoperta a malincuore. Non rischio e scrivo: ci saranno piacevoli sussulti per le tasche dell’azienda. In questo momento, tirare i remi in barca dove si può è una buona cosa, altro è sacrificare la qualità editoriale e umana.
Viva Mediaset.

Alberto Hazan e la rinascita di RMC – Amici di Maria De Filippi probabilmente non più al sabato – Antonio con i grillini in commissione per sopravvivenza – Paolo scrive una sigla per una sua trasmissione con l’obbligo di mandarla in onda – Mario denunciato per istigazione all’odio razziale

Nonostante Paolo Salvaderi e Alberto Hazan siano in uffici a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, tra i due non corre buon sangue. Legittimamente, uno è il nuovo capo d’azienda, l’altro rappresenta la vecchia struttura, se non fosse che quest’ultimo, spinto dalla passione per la radio, nella sua totale irrequietezza sta tentando di rilanciare Radio Monte Carlo. Conobbi Alberto circa ventisette anni fa, in una cena in compagnia di Silvio e altri manager d’azienda, in un’occasione molto particolare in un hotel nel centro di Milano. È tanto che non lo vedo e non lo sento, ma per recenti motivi i nostri destini si sono di nuovo incrociati, seppur indirettamente. L’ebreo più strano e gentile che abbia mai conosciuto sta tentando di non far soccombere il suo gioiello, richiamando a casa persone licenziate da Mediaset e sfornando nuove iniziative per fortificare il brand della radio. Nella sua stranezza, è un genio indiscusso. La sopravvivenza della radio, che non fa parte di Radio Mediaset, è legata all’estrosità del suo editore e alla raccolta pubblicitaria di Publitalia. Spero vivamente che RMC continui il suo bel percorso, in quanto è stata ed è una radio importantissima nel panorama italiano e non solo, e che ha segnato tante generazioni.
Al di là di ciò che si legge in blog e siti, spesso palesemente inventato, e andando oltre inutili polemiche, Amici al sabato non sta rendendo i risultati degli altri anni. È in calo d’ascolti, forse anche per la collocazione non del tutto giusta. Il target negli ultimi anni si è alzato notevolmente, e ciò non è, o non dovrebbe essere, buon sintomo per lo show. Proprio in questi giorni, stiamo ripensando il palinsesto per il prossimo anno (con una forte preoccupazione per la fiction) e il sussurro di spostare Amici in un altro giorno di prime time ci convince sempre di più. L’ultima parola spetta a Maria, ma i pro nel spostarlo sono certamente più dei contro.
L’avventura che sta vivendo Antonio in Rai è qualcosa che mi appassiona e mi fa pensare da diversi mesi. Messo lì da Matteo Renzi, ora è lui stesso a volerlo silurare. Mi sembra di osservarte la storia di un ragazzo di 40 anni arrivista, bulimico di potere e poco incline al rispetto del prossimo, ma molto di sé stesso. Ho sentito Antonio poco tempo fa, e ciò che sin da ragazzo gli ho rimproverato è la mancanza di fermezza nelle decisioni e l’accondiscendere a troppe situazioni. Pur di non forte personalità, è un bravo stratega della comunicazione, un manager che guarda sempre avanti e mai indietro, con il rischio che spesso il pubblico si senta smarrito dalle novità di palinsesto. Gli stessi che lo avevano piazzato (sì, piazzato, perché in Rai ci si arriva solo con la politica di destra e di sinistra, meglio se di ancien régime), ora sono i suoi nemici poiché non è stata seguita la linea datogli sin dall’inizio. Trovo questa situazione brutta, svilente, razzista, poco seria. Come ho già avuto modo di dire ad Antonio a voce, è giusto che sia supportato in commissione e nel consiglio da parti extra Pd, come i grillini. Lo deve fare per legittimarsi. Spero che anche i consiglieri in quota centrodestra facciano lo stesso. Antonio può piacere o meno, come qualsiasi individuo, ma scalzarlo per dispetto, arrivismo, stupidi giochi di potere che ogni giorno vengono denunciati (grazie a Dio!) da chi è stanco di vedere la Rai sul tracollo, è davvero deletereo umanamente e a livello strutturale. Antonio ha contro il potere attuale, ma i suoi sostenitori sono molti di più. Compreso Michele Anzaldi, che davanti lo loda e con Matteo lo sputtana.
Quel volpone di Liguori, oltre ad essere il più bravo vigilantes di tutta Cinelandia, il più scrupoloso reporting umano ai vertici, il Direttore del Tgcom24, indiscutibilmente il più bravo giornalista che possediamo in azienda, ora è anche co-scrittore e co-autore di una sigla per il suo Tg. L’obbligo di mandarla in onda è tassativo. Tranne per i primi due passi, ce ne fossero di berlusconiani aziendalisti come lui.
Chi lavora con Mario, lo indica come un pazzo furioso, preciso, che lavorerebbe h24. Ed è così, posso testimoniarlo personalmente. Oltre a far impazzire tutta la redazione del Tg4 durante i telegiornali e intavolare talvolta ben dieci collegamenti per Dalla Vostra Parte, imboccando Belpietro su quello che deve o non deve dire tramite auricolare, di recente si è macchiato di un denuncia per istigazione all’odio razziale (l’ironia dell’ufficio legale per questo tipo di denuncia, che in verità è del tutto inesistente, è stata molta). Al di là dell’accaduto, vorrei indurmi ad una riflessione che trova d’accordo molti. Liguori docet per un fatto d’età, Mimun potrebbe restare al Tg5, anche per linea, vertici, Silvio e ascolti che lo stanno supportando. Il Tg4 è troppo poco per l’istrionità di Mario e gli ascolti sono in profondo rosso, ora anche alla mattina. Deve tornare a Studio Aperto per avere più spazi personali, questo è l’auspicio di molti. Perché non spostare Anna al Tg4, che per età e comprensione del pubblico di Rete4 sarebbe la più idonea?
In conclusione, un personale appello a Fabio Fazio: sarei felicissima del tuo arrivo in azienda, poiché spessore e novità concrete in questo particolare momento aziendale rappresenterebbero uno stimolo per andare avanti con entusiasmo, ma è pressoché improbabile anche Antonio Ricci lasci i suoi spazi all’ultimo arrivato.
Viva Mediaset.

Fate tornare Marcello a casa! – La Rai si sta trasformando in un mostro sociale. Ma Presta vale quanto Caschetto, soprattutto ora. – Dopo Parliamone Sabato, Paola a Sabato Cinque? – Ho chiamato Urbano per chiedergli come sta e per le condizioni delle sue aziende. Quasi quasi è più interessato alla politica. – Due parole sulla gioventù che cerco di promuovere.

Quando ricevo una risposta di Marcello, mi si apre il cuore, per la forza, il coraggio e la voglia di giustizia che ancora ha. È in carcere come capro espiatorio e non come condannato, visto che la motivazione non esiste e non sussiste. Chi lo ha conosciuto bene, come la sottoscritta, sa che uomo era\è. Una persona gentile, rispettosa, sempre disponibile con i manager ma soprattutto con i semplici dipendenti. I consigli, le riflessioni, i sorrisi e la saggezza che donava erano un dono per tutti i dipendenti di Publitalia prima e Forza Italia poi. Nel bene, e mai nel male, ha fatto la storia di un pezzo d’Italia, come ha fatto indiscutibilmente la storia di un’azienda come Fininvest. Senza di lui, Publitalia non sarebbe stata niente, non sarebbe cresciuta come è cresciuta, non sarebbe diventata grande come è diventata. I dirigenti attuali, più che al bene dell’azienda, pensano al prestigio personale: è per questo che sì, si viaggia, ma molto a rilento, e i dati sono lì a dimostrarlo. Oltre alle sporadiche lezioni di Paolo Del Debbio, in Publitalia ci vorrebbe qualcuno che ricordi come lavorava e cosa insegnava Marcello Dell’Utri, sia a livello professionale che umano. Spesso da Cologno mi guardo intorno e, pur con tanto orgoglio, non riconosco umanamente più nessuno, siano esse persone nuove o della vecchia guardia. Esselunga e Ferrero, italianissimi come noi, per la nostra storia non dovrebbero insegnarci niente, invece da loro c’è tutto da prendere, in business e in umanità. Fortunatamente, 2\3 della galassia Fininvest riconosce ancora Marcello come il numero due, dietro Silvio, di questa bella impresa. Purtroppo, tra questi, ci sono tanti che se ne vergognano. L’altro terzo sono giovani, spesso boriosi e insignificanti: vedi i bocconiani, che entrano con 110 e lode e del lavoro concreto, come della storia dell’azienda, non sanno nulla.
In questi giorni, ho letto tanti articoli e blog, sentite chiacchiere dentro e fuori l’azienda, sulla fantomatica potenza che ha Beppe in Rai, in confronto a Lucio. Premetto una situazione: non mi piace parlare e scrivere senza sapere le cose. Piuttosto scrivo la verità e poi in corso d’opera cambiano le cose, ma da bugiarda non sono mai passata e mai passerò. Essendo amica di molti dirigenti Rai e molti artisti sia Rai che Mediaset, la guerra di potere tra agenti mi ha sempre affascinata. Pur essendone fuori e occupandomi di altro, nel corso degli anni gli agenti sono diventati i nuovi editori per quanto riguarda produzioni e palinsesti, nonostante il nostro Marco Paolini sia difficilmente corruttibile, ma anche lui spesso deve abbassare la testa per dinamiche non aziendali. Premesso questo, non è vero che Beppe in Rai ha uno strapotere. Certo, è innegabile accertare che è indiscutibilmente il suo momento, avendo la simpatia di Antonio e tutti e tre i direttori di rete. Ma come tanti sanno, queste situazioni vanno a cicli. Un po’ di anni fa, Lucio si trovava nelle stesse condizioni in cui ora versa positivamente Beppe. Altra smentita, fatta di lunghe telefonate con amiche e amici di Viale Mazzini e Corso Sempione: Lucio continua comunque a fare il suo gioco, avendo in campo artisti e giornalisti che portano a casa ascolti e share significativi, vedi Amedeo, Eleonora Daniele (tanti anni fa, la vidi nell’ufficio di Maurizio Gasparri, spero che le dichiarazioni del suo renzianismo siano una frottola) e Salvo Sottile. Questo a dimostrazione del fatto che l’equilibrio di poteri pende dalla parte di Beppe, ma anche Lucio continua con determinazione e dettando precise regole come solo lui sa fare. Il mondo dello spettacolo è business, solo e soltanto business. A volte, è fatto anche di umanità. A volte.
Chi l’avrebbe mai detto di sentire il nome di Paola per Sabato Cinque? Eppure l’azienda lo ha fatto, nonostante gli inghippi dovuti a Parliamone Sabato e le poche simpatie di Videonews per gli artisti\autori di Lucio. Alcuni dirigenti punterebbero sul nome di Federica Panicucci (io stessa ho messo la faccia e due parole per lei) e, sulla scia delle polemiche, su quello di Paola Perego. Paola sa destreggiarsi benissimo in questi tipi di programma, avendo occupato lo spazio pomeridiano per tanti anni. E poi è cresciuta con noi. Presumo che per tanti addetti ai lavori, soprattutto di Videonews, mandare giù Paola Perego sia un boccone amarissimo. Sarei anche curiosa di vedere la faccia di Barbara che prende coscienza che un’altra donna “forte” entra concorrenzialmente nella sua galassia! Conoscendola bene, sarebbe disposta a chiamare Silvio pur di non far entrare Paola nel progetto Sabato Cinque. So per certa che Paola sta molto simpatica a Silvio, per cui la cosa potrebbe essere un buco nell’acqua. Paola, in tutti i casi, rappresenterebbe un pilastro saldo per iniziare un progetto al buio, reso ancora più incerto da una pilota che non ha convinto tante persone. Faccio il tifo anche per Paola, anche per arricchire il parterre di professioniste che sono cresciute in azienda e che si rimettono in gioco dove tutto per loro è iniziato.
Anche quando amici di vecchia data fanno operazioni editorialmente importanti, tendi sempre a non rumpe miga i bal, pur sapendo che se chiami ti risponderanno sempre. È sempre stato così con Urbano, sia quando era in Publitalia, sia ora che ha un piccolo impero che viaggia. Ha tante persone contro, soprattutto dipendenti e giornalisti strapagati che non vogliono mollare stipendi e cadrega, ma i tempi son maturi per fare delle scelte, e lui le sta facendo e attuando. Un imprenditore così, seppur nel suo piccolo e con tante gatte da pelare, è riuscito nella difficilissima situazione di risanare tante realtà. Ricordiamo il momento storico in cui ci troviamo. Ciò che mi ha sorpreso è la vena politica, molto vicina a quella del ’94 quando Silvio entrò orgogliosamente e con non poche difficoltà in campo. In questo senso, non posso scrivere di più. Urbano è una persona tanto cara, che sa il fatto suo e che, da imprenditore vero come pochi, sa tirarsi su le maniche. In Italia, non succede più. W Urbano!
Soprattutto negli ultimi anni, ho cercato di promuovere e portare avanti giovani capaci, soprattutto quelli che ho visto crescere fuori e dentro l’azienda. Ne ho scelti pochi, quelli in cui credevo, non avendo tempo materiale per via del lavoro e della famiglia. Alla mia età, ho la credibilità di far sottoporre ad agenti, produttori ed editori giovani indiscutibilmente capaci. Con tanta fatica nel promuovere le loro doti, penso a Deborah Morese, Dino Lanaro, Gabriella Capizzi, Francesco Cataldo, e tanti giovani che ora sono in Mediaset, in importanti radio o addirittura sono diventati manager di profilo internazionale. Tutti ragazzi, giovani professionisti, che hanno mantenuto un profilo basso e che sono dediti al lavoro con grande passione. I miei umili consigli li hanno portati ad essere determinati ma non squali o carne da macello, come spesso vorrebbero le leggi della tv. In ultimis, Stefano Bini, altra vittima sacrificale di Parliamone Sabato, per motivi politici e dopo essersi scontrato con una capostruttura, Raffaella Santilli, voltagabbana e di discusse competenze. Ho portato tutti questi ragazzi ad essere apprezzati da molti, per poi lasciarli prendere il volo, anche se per loro ci sarò sempre. Se Caschetto ha la sua risorsa giovane in Federico Russo (bravissimo, sa molto bene come muoversi, sfruttando anche il momento politico), Franchino in Alessandro Cattelan (di sicuro un futuro numero uno, spero che Mediaset se lo riprenda presto, ha la stima di molti), Lucio dovrebbe puntare su Stefano Bini (ancora in gavetta ma pronto ad esplodere, ha tante conoscenze per arrivare bene). W i giovani!
Lascio smaltire la fila in mensa e mi accingo a mangiare. Buon appettito dall’azienda più strana ma bella d’Italia.