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La Gialappa’s torna in azienda con Le Iene. Dettagli in corso. – Gogglebox con i vip. Molto contenti per la seconda serata, meno per il day time. – Sky prepara su Tv8 un grande show in access prime time per andare contro Nove. Confeziona Magnolia. – Allo Studio 5, lavori in corso per il tg5 (forse).

Quando ho saputo che si erano (ri)aperti i contatti per avere la Gialappa’s in azienda, ne sono rimasta felice. Dopo tanti anni a Italia1, si disse che la loro presenza era stanca, ingombrante e talvolta “passata”. L’avventura in Rai ha fatto molto bene a Marco e Co, li ho visti e sentiti rivitalizzati, adatti al nuovo pubblico e alla contemporaneità della tv. Con molta probabilità, saranno di supporto a Le Iene, che se pur con buoni ascolti, negli ultimi anni lo hanno visto calare. Conosco la Gialappa’s dai tempi in cui emettevano dallo studio di Milano2. Lì, hanno conquistato simpatie (Simona Raya) e leggere antipatie (Piersilvio), fortunatamente il mondo artistico è fatto di cicli. Ora come non mai, in Mediaset abbiamo bisogno d’idee nuove e volti freschi, ma anche di facce e voci in cui il pubblico si possa riconoscere. Nella stessa Italia1 è giusto che convivano Alvin e la Gialappa’s, ma anche bravi (e sottolineo bravi) conduttori di 20 e 30 anni. Un riciclo vero non c’è da anni, questo sarebbe il momento giusto per testare e andare incontro al vecchio e nuovo pubblico, al quale si pensa sempre troppo poco e rappresenta invece il futuro.
Simona Ercolani è una donna che guarda lungo, lunghissimo. Ricordo una sua crisi di molti anni fa, in cui per risollevarsi non si affidò solo a suo marito ma anche a Lucio Presta. Il resto è storia, anche recentissima. Gogglebox è un format che ci fa contenti in seconda sera e storcere il naso nel lunch time, abbattendo gli ascolti di Italia1, che in quella fascia ha uno dei suoi fortini per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria. Presto provvedimenti. A settembre, con molta probabilità, partirà una versione vip, in cui ci saranno personaggi più o meno famosi del mondo dello spettacolo a criticare programmi tv e colleghi. Sarò sincera, Gogglebox è un format che ci ha preso mente e cuore sin da subito, anche perché è stato spinto molto e in fretta ai piani alti.
Quando vedo gli ascolti dell’access prime time di Nove, spesso mi viene da sorridere davanti al 2% di share. Eppure per un canale nato editorialmente da pochi mesi, con la concorrenza che c’è nel nostro paese, è un soddisfacente risultato. Proprio oggi, ho parlato con una cara amica di Sky, che mi ha anticipato quasi in pompa magna che su Tv8 saranno investite molte risorse, in access. Non le ho chiesto di che format si trattasse, anche perché avevo un tempo limitato a causa di una riunione, ma il confezionamento sarà di Magnolia, società con la quale lavoreranno sempre di più, per sua ammissione.
Il dado è quasi tratto. Il rifacimento dello Studio 5 è un chiaro segnale di quello che accadrà nelle prossime settimane. Non posso sbilanciarmi, siamo pochi a sapere cosa si nasconde dietro i grandi lavori del mitico Studio 5, questa volta verrei scoperta a malincuore. Non rischio e scrivo: ci saranno piacevoli sussulti per le tasche dell’azienda. In questo momento, tirare i remi in barca dove si può è una buona cosa, altro è sacrificare la qualità editoriale e umana.
Viva Mediaset.

Alberto Hazan e la rinascita di RMC – Amici di Maria De Filippi probabilmente non più al sabato – Antonio con i grillini in commissione per sopravvivenza – Paolo scrive una sigla per una sua trasmissione con l’obbligo di mandarla in onda – Mario denunciato per istigazione all’odio razziale

Nonostante Paolo Salvaderi e Alberto Hazan siano in uffici a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, tra i due non corre buon sangue. Legittimamente, uno è il nuovo capo d’azienda, l’altro rappresenta la vecchia struttura, se non fosse che quest’ultimo, spinto dalla passione per la radio, nella sua totale irrequietezza sta tentando di rilanciare Radio Monte Carlo. Conobbi Alberto circa ventisette anni fa, in una cena in compagnia di Silvio e altri manager d’azienda, in un’occasione molto particolare in un hotel nel centro di Milano. È tanto che non lo vedo e non lo sento, ma per recenti motivi i nostri destini si sono di nuovo incrociati, seppur indirettamente. L’ebreo più strano e gentile che abbia mai conosciuto sta tentando di non far soccombere il suo gioiello, richiamando a casa persone licenziate da Mediaset e sfornando nuove iniziative per fortificare il brand della radio. Nella sua stranezza, è un genio indiscusso. La sopravvivenza della radio, che non fa parte di Radio Mediaset, è legata all’estrosità del suo editore e alla raccolta pubblicitaria di Publitalia. Spero vivamente che RMC continui il suo bel percorso, in quanto è stata ed è una radio importantissima nel panorama italiano e non solo, e che ha segnato tante generazioni.
Al di là di ciò che si legge in blog e siti, spesso palesemente inventato, e andando oltre inutili polemiche, Amici al sabato non sta rendendo i risultati degli altri anni. È in calo d’ascolti, forse anche per la collocazione non del tutto giusta. Il target negli ultimi anni si è alzato notevolmente, e ciò non è, o non dovrebbe essere, buon sintomo per lo show. Proprio in questi giorni, stiamo ripensando il palinsesto per il prossimo anno (con una forte preoccupazione per la fiction) e il sussurro di spostare Amici in un altro giorno di prime time ci convince sempre di più. L’ultima parola spetta a Maria, ma i pro nel spostarlo sono certamente più dei contro.
L’avventura che sta vivendo Antonio in Rai è qualcosa che mi appassiona e mi fa pensare da diversi mesi. Messo lì da Matteo Renzi, ora è lui stesso a volerlo silurare. Mi sembra di osservarte la storia di un ragazzo di 40 anni arrivista, bulimico di potere e poco incline al rispetto del prossimo, ma molto di sé stesso. Ho sentito Antonio poco tempo fa, e ciò che sin da ragazzo gli ho rimproverato è la mancanza di fermezza nelle decisioni e l’accondiscendere a troppe situazioni. Pur di non forte personalità, è un bravo stratega della comunicazione, un manager che guarda sempre avanti e mai indietro, con il rischio che spesso il pubblico si senta smarrito dalle novità di palinsesto. Gli stessi che lo avevano piazzato (sì, piazzato, perché in Rai ci si arriva solo con la politica di destra e di sinistra, meglio se di ancien régime), ora sono i suoi nemici poiché non è stata seguita la linea datogli sin dall’inizio. Trovo questa situazione brutta, svilente, razzista, poco seria. Come ho già avuto modo di dire ad Antonio a voce, è giusto che sia supportato in commissione e nel consiglio da parti extra Pd, come i grillini. Lo deve fare per legittimarsi. Spero che anche i consiglieri in quota centrodestra facciano lo stesso. Antonio può piacere o meno, come qualsiasi individuo, ma scalzarlo per dispetto, arrivismo, stupidi giochi di potere che ogni giorno vengono denunciati (grazie a Dio!) da chi è stanco di vedere la Rai sul tracollo, è davvero deletereo umanamente e a livello strutturale. Antonio ha contro il potere attuale, ma i suoi sostenitori sono molti di più. Compreso Michele Anzaldi, che davanti lo loda e con Matteo lo sputtana.
Quel volpone di Liguori, oltre ad essere il più bravo vigilantes di tutta Cinelandia, il più scrupoloso reporting umano ai vertici, il Direttore del Tgcom24, indiscutibilmente il più bravo giornalista che possediamo in azienda, ora è anche co-scrittore e co-autore di una sigla per il suo Tg. L’obbligo di mandarla in onda è tassativo. Tranne per i primi due passi, ce ne fossero di berlusconiani aziendalisti come lui.
Chi lavora con Mario, lo indica come un pazzo furioso, preciso, che lavorerebbe h24. Ed è così, posso testimoniarlo personalmente. Oltre a far impazzire tutta la redazione del Tg4 durante i telegiornali e intavolare talvolta ben dieci collegamenti per Dalla Vostra Parte, imboccando Belpietro su quello che deve o non deve dire tramite auricolare, di recente si è macchiato di un denuncia per istigazione all’odio razziale (l’ironia dell’ufficio legale per questo tipo di denuncia, che in verità è del tutto inesistente, è stata molta). Al di là dell’accaduto, vorrei indurmi ad una riflessione che trova d’accordo molti. Liguori docet per un fatto d’età, Mimun potrebbe restare al Tg5, anche per linea, vertici, Silvio e ascolti che lo stanno supportando. Il Tg4 è troppo poco per l’istrionità di Mario e gli ascolti sono in profondo rosso, ora anche alla mattina. Deve tornare a Studio Aperto per avere più spazi personali, questo è l’auspicio di molti. Perché non spostare Anna al Tg4, che per età e comprensione del pubblico di Rete4 sarebbe la più idonea?
In conclusione, un personale appello a Fabio Fazio: sarei felicissima del tuo arrivo in azienda, poiché spessore e novità concrete in questo particolare momento aziendale rappresenterebbero uno stimolo per andare avanti con entusiasmo, ma è pressoché improbabile anche Antonio Ricci lasci i suoi spazi all’ultimo arrivato.
Viva Mediaset.

Fate tornare Marcello a casa! – La Rai si sta trasformando in un mostro sociale. Ma Presta vale quanto Caschetto, soprattutto ora. – Dopo Parliamone Sabato, Paola a Sabato Cinque? – Ho chiamato Urbano per chiedergli come sta e per le condizioni delle sue aziende. Quasi quasi è più interessato alla politica. – Due parole sulla gioventù che cerco di promuovere.

Quando ricevo una risposta di Marcello, mi si apre il cuore, per la forza, il coraggio e la voglia di giustizia che ancora ha. È in carcere come capro espiatorio e non come condannato, visto che la motivazione non esiste e non sussiste. Chi lo ha conosciuto bene, come la sottoscritta, sa che uomo era\è. Una persona gentile, rispettosa, sempre disponibile con i manager ma soprattutto con i semplici dipendenti. I consigli, le riflessioni, i sorrisi e la saggezza che donava erano un dono per tutti i dipendenti di Publitalia prima e Forza Italia poi. Nel bene, e mai nel male, ha fatto la storia di un pezzo d’Italia, come ha fatto indiscutibilmente la storia di un’azienda come Fininvest. Senza di lui, Publitalia non sarebbe stata niente, non sarebbe cresciuta come è cresciuta, non sarebbe diventata grande come è diventata. I dirigenti attuali, più che al bene dell’azienda, pensano al prestigio personale: è per questo che sì, si viaggia, ma molto a rilento, e i dati sono lì a dimostrarlo. Oltre alle sporadiche lezioni di Paolo Del Debbio, in Publitalia ci vorrebbe qualcuno che ricordi come lavorava e cosa insegnava Marcello Dell’Utri, sia a livello professionale che umano. Spesso da Cologno mi guardo intorno e, pur con tanto orgoglio, non riconosco umanamente più nessuno, siano esse persone nuove o della vecchia guardia. Esselunga e Ferrero, italianissimi come noi, per la nostra storia non dovrebbero insegnarci niente, invece da loro c’è tutto da prendere, in business e in umanità. Fortunatamente, 2\3 della galassia Fininvest riconosce ancora Marcello come il numero due, dietro Silvio, di questa bella impresa. Purtroppo, tra questi, ci sono tanti che se ne vergognano. L’altro terzo sono giovani, spesso boriosi e insignificanti: vedi i bocconiani, che entrano con 110 e lode e del lavoro concreto, come della storia dell’azienda, non sanno nulla.
In questi giorni, ho letto tanti articoli e blog, sentite chiacchiere dentro e fuori l’azienda, sulla fantomatica potenza che ha Beppe in Rai, in confronto a Lucio. Premetto una situazione: non mi piace parlare e scrivere senza sapere le cose. Piuttosto scrivo la verità e poi in corso d’opera cambiano le cose, ma da bugiarda non sono mai passata e mai passerò. Essendo amica di molti dirigenti Rai e molti artisti sia Rai che Mediaset, la guerra di potere tra agenti mi ha sempre affascinata. Pur essendone fuori e occupandomi di altro, nel corso degli anni gli agenti sono diventati i nuovi editori per quanto riguarda produzioni e palinsesti, nonostante il nostro Marco Paolini sia difficilmente corruttibile, ma anche lui spesso deve abbassare la testa per dinamiche non aziendali. Premesso questo, non è vero che Beppe in Rai ha uno strapotere. Certo, è innegabile accertare che è indiscutibilmente il suo momento, avendo la simpatia di Antonio e tutti e tre i direttori di rete. Ma come tanti sanno, queste situazioni vanno a cicli. Un po’ di anni fa, Lucio si trovava nelle stesse condizioni in cui ora versa positivamente Beppe. Altra smentita, fatta di lunghe telefonate con amiche e amici di Viale Mazzini e Corso Sempione: Lucio continua comunque a fare il suo gioco, avendo in campo artisti e giornalisti che portano a casa ascolti e share significativi, vedi Amedeo, Eleonora Daniele (tanti anni fa, la vidi nell’ufficio di Maurizio Gasparri, spero che le dichiarazioni del suo renzianismo siano una frottola) e Salvo Sottile. Questo a dimostrazione del fatto che l’equilibrio di poteri pende dalla parte di Beppe, ma anche Lucio continua con determinazione e dettando precise regole come solo lui sa fare. Il mondo dello spettacolo è business, solo e soltanto business. A volte, è fatto anche di umanità. A volte.
Chi l’avrebbe mai detto di sentire il nome di Paola per Sabato Cinque? Eppure l’azienda lo ha fatto, nonostante gli inghippi dovuti a Parliamone Sabato e le poche simpatie di Videonews per gli artisti\autori di Lucio. Alcuni dirigenti punterebbero sul nome di Federica Panicucci (io stessa ho messo la faccia e due parole per lei) e, sulla scia delle polemiche, su quello di Paola Perego. Paola sa destreggiarsi benissimo in questi tipi di programma, avendo occupato lo spazio pomeridiano per tanti anni. E poi è cresciuta con noi. Presumo che per tanti addetti ai lavori, soprattutto di Videonews, mandare giù Paola Perego sia un boccone amarissimo. Sarei anche curiosa di vedere la faccia di Barbara che prende coscienza che un’altra donna “forte” entra concorrenzialmente nella sua galassia! Conoscendola bene, sarebbe disposta a chiamare Silvio pur di non far entrare Paola nel progetto Sabato Cinque. So per certa che Paola sta molto simpatica a Silvio, per cui la cosa potrebbe essere un buco nell’acqua. Paola, in tutti i casi, rappresenterebbe un pilastro saldo per iniziare un progetto al buio, reso ancora più incerto da una pilota che non ha convinto tante persone. Faccio il tifo anche per Paola, anche per arricchire il parterre di professioniste che sono cresciute in azienda e che si rimettono in gioco dove tutto per loro è iniziato.
Anche quando amici di vecchia data fanno operazioni editorialmente importanti, tendi sempre a non rumpe miga i bal, pur sapendo che se chiami ti risponderanno sempre. È sempre stato così con Urbano, sia quando era in Publitalia, sia ora che ha un piccolo impero che viaggia. Ha tante persone contro, soprattutto dipendenti e giornalisti strapagati che non vogliono mollare stipendi e cadrega, ma i tempi son maturi per fare delle scelte, e lui le sta facendo e attuando. Un imprenditore così, seppur nel suo piccolo e con tante gatte da pelare, è riuscito nella difficilissima situazione di risanare tante realtà. Ricordiamo il momento storico in cui ci troviamo. Ciò che mi ha sorpreso è la vena politica, molto vicina a quella del ’94 quando Silvio entrò orgogliosamente e con non poche difficoltà in campo. In questo senso, non posso scrivere di più. Urbano è una persona tanto cara, che sa il fatto suo e che, da imprenditore vero come pochi, sa tirarsi su le maniche. In Italia, non succede più. W Urbano!
Soprattutto negli ultimi anni, ho cercato di promuovere e portare avanti giovani capaci, soprattutto quelli che ho visto crescere fuori e dentro l’azienda. Ne ho scelti pochi, quelli in cui credevo, non avendo tempo materiale per via del lavoro e della famiglia. Alla mia età, ho la credibilità di far sottoporre ad agenti, produttori ed editori giovani indiscutibilmente capaci. Con tanta fatica nel promuovere le loro doti, penso a Deborah Morese, Dino Lanaro, Gabriella Capizzi, Francesco Cataldo, e tanti giovani che ora sono in Mediaset, in importanti radio o addirittura sono diventati manager di profilo internazionale. Tutti ragazzi, giovani professionisti, che hanno mantenuto un profilo basso e che sono dediti al lavoro con grande passione. I miei umili consigli li hanno portati ad essere determinati ma non squali o carne da macello, come spesso vorrebbero le leggi della tv. In ultimis, Stefano Bini, altra vittima sacrificale di Parliamone Sabato, per motivi politici e dopo essersi scontrato con una capostruttura, Raffaella Santilli, voltagabbana e di discusse competenze. Ho portato tutti questi ragazzi ad essere apprezzati da molti, per poi lasciarli prendere il volo, anche se per loro ci sarò sempre. Se Caschetto ha la sua risorsa giovane in Federico Russo (bravissimo, sa molto bene come muoversi, sfruttando anche il momento politico), Franchino in Alessandro Cattelan (di sicuro un futuro numero uno, spero che Mediaset se lo riprenda presto, ha la stima di molti), Lucio dovrebbe puntare su Stefano Bini (ancora in gavetta ma pronto ad esplodere, ha tante conoscenze per arrivare bene). W i giovani!
Lascio smaltire la fila in mensa e mi accingo a mangiare. Buon appettito dall’azienda più strana ma bella d’Italia.