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Enrico Fedocci è tornato in azienda. Missione compiuta! – C’era una volta la “mia” Elisa Isoardi – “Ni, la Fialdini vorrebbe La vita in diretta da sola. Seconno Orfeo gliaaa dà” – Alberto Barachini se non fosse diventato il capo della comunicazione del Cavaliere, sarebbe stato direttore di Tgcom24 – Leonardo Pasquinelli e Marco Bassetti si parlano tramite avvocati – Il pasticcio dell’Almanacco di Rete4 – Scontri epocali tra Gomez e Travaglio.

Non posso che essere felice del ritorno in Mediaset di Enrico, e con me tutta un’intera squadra di manager, giornalisti, dirigenti e addetti ai lavori (in primis Andrea Pucci), che gli vuole molto bene. Missione compiuta, ben tornato!
Sarà stato il 2004 o 2005. Incontro per la prima volta Elisa Isoardi a cena con l’amico Fabrizio Del Noce, che al tempo era legato sentimentalmente a lei. Lei bellissima, ragazza semplice ma determinata a farcela, venendo da un paese piccolo e con una famiglia molto particolare. Chiacchierammo a lungo, le diedi delle dritte molto importanti, ma sapevo che Fabrizio l’avrebbe indirizzata nel migliore dei modi, infatti iniziò i suoi primi programmi in solitaria, fallimentari ma intanto visibile sulla prima rete nazionale. Da quell’occasione, ci rivedemmo circa due anni dopo. Stava sentimentalmente con Antonio Marano, preparatissimo e serissimo esponente della Lega, nonché importante direttore della Rai, sempre ad una cena con altri manager. Oltre alle conduzioni, le era stata affidato come manager Lucio Presta, quindi divenne a tutti gli effetti intoccabile. Nel corso degli anni non abbiamo mai mancato di sentirci almeno due o tre volte all’anno per auguri, pareri, consigli, ecc. Ha sistemato la mamma con un negozio, ha studiato la cultura italiana, si è preparata televisivamente. È una ragazza da apprezzare moralmente e professionalmente, non è solo la compagna di Matteo Salvini, è molto di più. Per lo meno, non è amante nascosta di nessuno e ha un cervello che ragiona molto bene.
In Rai, non sanno più come togliersi di mezzo Francesca Fialdini, raccomandata da una parte da Orfeo per ovvi motivi sentimentali, dall’altra dal Vaticano, si sa potentissimo in Rai. Quello che si legge nei giornali e online, nonostante il 90% siano castronerie non essendo i giornalisti o blogger dentro alle aziende, riguardo alla bionda spuntata dal nulla tre anni fa, è in parte vero. Scalpita per non sparire, davanti alla telecamera è un angelo e dietro sa il fatto suo e solo suo. Autori, dirigenti e addetti non la sopportano, eppure sembra che tutto le sia dovuto. Per ovvie ragioni, ho molti amici in Rai a Roma, quindi ho modo di tastare il polso della situazione in qual si voglia momento. Ci sono molte situazioni simili alla Fialdini, ma le miracolate senza doti in Rai, nel lungo termine, sono destinate a diventare delle meteore. A Saxa o in Teulada, ci sono delle risorse interne brave e preparate, e ora che la tv e la politica sono in crisi c’è una fortissima guerra ad accaparrarsi un posto in prima fila. Tutto comprensibile, ma l’auspicio è che la battaglia sia tra professioniste e non tra raccomandate senza professione.
Paolo ha rinnovato per un altro anno come direttore di Tgcom24, e di questo ne avevo scritto. Parlando recentemente con Alberto Barachini, ragazzo che conosco da anni e del quale Emilio Fede era professionalmente innamorato, è venuto fuori che la sua intenzione non era di candidarsi con Forza Italia, cosa che poi gli avrebbe chiesto Silvio e al Presidente non si dice mai di no, ma di tornare in azienda e prendere la direzione di un giornale, in questo caso di Tgcom24, o come alternativa il Tg4, altalenante nella linea editoriale e negli ascolti. Sono certa che, nel suo piccolo, saprà valorizzare il partito. Ho la strana sensazione che prima o poi lo rivedremo qui a Cologno.
Conosco Leonardo Pasquinelli da quasi trent’anni. Simpatia innata, professionalità unico, passione per la tv invidiabile, sa essere estremamente pop consapevole di saper fare una tv anche molto alta. Lo stesso posso dire di Marco Bassetti, decisamente altro carattere, perché un po’ più burbero e meno espansivo, ma pur sempre un vero e unico professionista. Quante cene con la moglie Stefania, decisamente altri tempi. Non sto a spiegarvi i dettagli, tanto li immaginate, ma da quando Marco ha deciso di piazzare il fratello Paolo (altro numero uno indiscusso della tv) in Magnolia, spostando Leonardo in Endemol, dove invece era Paolo, sono scattate bagarre giudiziarie molto forti. Un po’ dispiace vedere due mondi e due professionisti come loro che si fanno la guerra. Avendo sentito tutte e due le campane, sostengo senza dubbio Leonardo.
Arriviamo al gran pasticcio Mediaset degli ultimi giorni: l’almanacco del Tg4 condotto da Roberta Floris, figlia del mio grande amico Emilio, davvero bravissima. L’appendice del Tg4, che nei primi giorni di messa in onda sfondava anche il 5%, nei giorni scorsi è stato assorbito da Videonews: costi raddoppiati, studio non quello del Tg4 ma l’11, pubblico in studio e ospiti idem, accozzaglia di filmati senza niente di originale (questo succedeva anche al Tg4, ma andava bene perché l’intento non era di essere pretenzioso). Arrivando agli ascolti, siamo passati da una media vicino al 5 ad una vicino al 3. Editorialmente parlando, ed è quello di cui si sta discutendo in questi giorni, è più vicina ai contenuti di Videonews, ma personalmente non capisco quando è necessario guardare ai costi e quando no. Questa situazioni fa imbestialire me e non soltanto. Seguire le logiche aziendali o quelle di una parte dell’azienda? La risposta sta ovviamente nella prima parte della domanda. Publitalia vede quella fascia come pregiata e ne ha voluto esaltare la qualità (quindi investire), ma facendo ciò ha snaturato la semplicità del programma (con il placet di Mediaset). Tanto valeva tornare al Sipario di Emilio Fede, con gossip trito, filmati stantii, ma interessante nella sua semplicità, conduzione veloce e non melensa. A costo quasi zero. Inviterei Mauro, Claudio e l’incazzoso Giordano, anche se i rapporti ultimamente sono gelidi, a riflettere su una soluzione, altrimenti rimarranno solo i ricordi di soldi sprecati e telespettatori persi che non si recupereranno più. E tutti sappiamo quanto sia difficile quella fascia per Rete4. Per l’ennesima volta: guardiamo al bene dell’azienda e non ad interessi ad personam. SPERO NON SIA VERO CHE AL TG4 SIA ENTRATO UN RACCOMANDATO GRILLINO DI GIANLUIGI PARAGONE, ATTRAVERSO L’AMICIZIA CON MARIO GIORDANO.
Per ultima istanza, una situazione che mi appassiona molto. Pochi sanno che in corso una vera guerra tra Marco Travaglio (discepolo di Indro Montanelli, che odia Silvio perché non lo ha giustamente voluto nelle sue aziende) e Peter Gomez (anche lui di matrice destrorsa agli arbori, tanto invidioso da odiare il Presidente perché nessuno in Mediaset si è mai fortunatamente interessato a lui). Entrambi stanno vivendo un momento di gloria grazie all’ondata politica del Movimento Cinque Stelle, movimento che sparirà appena si riuscirà a ri-trovare un minimo di benessere nel paese, e con lui anche i due giornalisti. Li ho incontrati varie volte. Travaglio è un radical chic a cui piacciono i giochi di palazzo ma non lo deve far vedere altrimenti i grillini e i sinistroidi senza licenza che lo seguono, lo abbandonerebbero, mentre Gomez è una persona da giornalismo vero, di strada, a cui piace guardare in faccia le persone ed esporgli garbatamente il suo consenso o dissenso. Inutile dire che l’umiltà e la professionalità vincono sempre, perché doti assai apprezzate fortunatamente ancora da molti. Abbasso Marco Travaglio e la sua spocchia, e sono serena che tali affermazioni non vengano solo da parte mia ma soprattutto dalla sua (discutibile ma preparata) redazione. W Gomez.

Gianmarco Mazzi dietro a Bonolis e Celentano – Mara o Perego in solitaria per la Fialdini – Gianluigi Nuzzi ha tentato di bloccare l’assunzione di Fabio Marchese Ragona – Simona Ventura non è vista bene in azienda – Ho piacere che questa situazione venga fuori: i 46 milioni di Veronica, le scelte delle veline, ecc

Lo scrivo senza remore. Fin dal suo acquisto, sul cartone animato di Adriano Celentano non ha mai creduto nessuno in azienda, tutti ci irrigidiamo se pensiamo che andrà in prime time su Canale5. Fortunatamente, Gianmarco e Lucio hanno pensato d’inserire le figure di Adriano Celentano e Paolo come sostegno al progetto, ovviamente con costi iniziali saltati perché tutta la situazione andrà a prezzare molto di più. Publitalia non ne è felice. È sempre stimolante vedere progetti nuovi in prima serata, vista la paura che circola da anni nello sperimentare, però oggettivamente questo progetto ci fa molta paura, ce l’ha sempre fatta. Acciderba a noi e al sottostare a certe dinamiche manageriali, ma tant’è.
La nuova direzione di Rai1 non è certo uguale al predecessore, oltre che per un fatto politico, anche di statura professionale. Angelo avrebbe pensato di rivoluzione la disastrosa andatura de La vita in Diretta piazzandoci una conduttrice in solitaria (in pieno stile Barbara D’urso), fra Mara Venier e Paola Perego. Conosco Marco da anni e so benissimo che si sarebbe fatto da parte e in breve tempo gli sarebbe stata affidata un’altra collocazione. Mara, per un contratto con noi, non è disponibile per un rientro in Rai. Paola è una macchina da guerra da sola, ma lo strascico di polemiche che si porta dietro è ancora vivo e deve partire con una produzione a gennaio. La storia è la medesima: quelle tale Francesca Fialdini non si tocca, non per una questione professionale ma politica e personale (Mario Orfeo e l’ormai finito Matteo Renzi). Trovo tale situazione assurda, visto che il programma spesso viene più che doppiato da Canale5.
La settimana scorsa, nel letto e un po’ addormentata, da Nicola Porro a Matrix ho visto una finta-pacata discussione tra Gianluigi e Fabio Marchese Ragona. Il primo lo conosco bene, del secondo so meno, ma tanto da sapere che ha la stima di molti in azienda e di tanti amici comuni in Vaticano e tra i più stimati prelati italiani ed esteri. Mi è ritornata in mente una situazione poco felice riguardo a Fabio, che mi riferì non ricordo bene se Andrea Delogu o Claudio Brachino. Per le lontanissime posizioni sulla Chiesa che hanno i due, e suoi battibecchi indiretti in tv e tra i corridoi del 44, al momento della contrattualizzazione di Fabio Marchese Ragona, Gianluigi si oppose e fece di tutto perché questo non avvenisse. Me lo ricordo come fosse ieri, perché la stima che avevo di una persona tutta d’un pezzo come Gianluigi, cadde in pochi istanti. Tanti la pensano come me, infatti mi pare di capire che in azienda non sia più tollerato e stimato come quando gli abbiamo fatto firmare come conduttore di Quarto Grado e Vice Direttore di Videonews. Una scelta, quello della posizione di Vice, molta dibattuta con Mauro, Andrea e Piersilvio. Le acque si sono calmate, ma so che Fabio ci è stato molto male per giorni.
Simona Ventura, che personalmente ho frequentato poco, se non quando era la preferita di Carlo Vetrugno (insieme a Samantah De Grenet), è mal vista da molti dirigenti. I motivi mi sono piuttosto ignoti, ma Simona non è vista affatto bene in azienda. Se lavoro con noi, da precisare che non ha un contratto, lo fa solo perché Maria e Maurizio le fanno da protettori. Il fatto di avere Lele come agente non l’aiuta, visto che le risorse artistiche non hanno un gran feeling con lui, per ovvi motivi passati. Tifo e ho sempre tifato per Lele, ma per motivi personali e onde evitare che parli (non entro in tale faccenda), bisogna far lavorare i suoi artisti. Da ricordare che anche Lele gode della simpatia di Maria. Sia Simona che Lele non godono di buona reputazione in azienda, ma i protettorati esistono, e quello di Maria non è il solo, vedi Antonio, Davide e ultimamente si è inserita con prepotenza Barbara, visti gli ascolti dei suoi day time. Si comprende da ciò e vi scrivo con certezza che non sarà lei a condurre il Grande Fratello (sbandierato soprattutto dai media, visto che dobbiamo ancora valutare alcuni costi). Per il Grande Fratello, la partita si gioca tra Federica e Belen. Solo ed esclusivamente tra loro. Spingo per Federica, anche perché punta al progetto da tempo, ma purtroppo l’azienda conta sempre meno.
Quando abbiamo letto dei 46 milioni di euro di rimborso che Veronica dovrà ridare a Silvio, al 48 si è respirata per giorni un’aria di soddisfazione. So che ad Arcore è stato lo stesso. Anni di gogna mediatica, sputtanamenti con lettere su Repubblica (su Repubblica!), presa di beni (da Milano Due a Milano) con arroganza, sentenze giudiziarie per spartire anche uno spillo. Questa è un vicenda che ha fatto venire il sangue amaro a Silvio, come a chi gli vuole bene all’interno delle sue aziende e in Forza Italia. C’è una situazione che ho sulla punta della lingua da anni:
VERONICA IN MEDIASET AVEVA LO STRAPOTERE DI PIAZZARE LE VELINE (e questo anche Antonio lo sa benissimo), METTERE BOCCA SULLE CONDUTTRICI CHE POSIZIONAVA A SUO PIACIMENTO E IN PUBLITALIA PER LE DONNE A CUI FAR FARE LE TELEPROMOZIONI.
Nessuno può smentire, tutti sapevamo e tutti eravamo yes women o yes men. Questo non dava fastidio, è sempre esistito che l’editore (quindi anche lei) preferisse un personaggio all’altro, ma ciò che disgusta è che il medesimo ciarpame mediatico che denunciava Veronica è stato da lei stesso costruito, foraggiato e spinto per anni. Non aggiungerò altro per non aggravare la posizione di Veronica, ma mi permetto di scrivere una cosa certa: almeno Silvio privilegiava e privilegia l’altro sesso. Mi pare tutto estremamente chiaro, no?

Prima della fine del Grande Fratello Vip, vorrei scrivere una lettera in favore di Daniele Bossari, ragazzo stupendo, di animo nobile e di grande generosità che io e Franchino, per pura scommessa, posizionammo nel pomeriggio di Italia1. Vi racconterò.

Franchino sta male. – “Ni, La vita in diretta a dicembre chiuderà e Cristina Parodi farà quello che avrebbe fatto Costanzo senza la D’urso”. – Publitalia chiuderà in negativo. – Tra Caschetto e Presta, spunta Federico Grillone. – Cristina rinuncia a Colorado per il primo disco per la Warner e lo Zecchino D’oro, Conti (che la vuole in conduzione) e Fialdini (sponsorizzata da Orfeo) permettendo.

Quando più di un anno fa mi riferirono della malattia di Franchino, non ci volevo credere. All’interno di una Mediaset anni 90 in pieno fervore, lui era un personaggio schivo ma molto importante per le dinamiche artistiche. Ora non si parlerebbe di lui perché sarebbe uno dei tanti, ma nel millennio passato, soprattutto per il colpaccio Fiorello, iniziava a farsi largo, anche un po’ per le vicende personali. Risolte e che lascerei da parte. Potente lo è tuttora per avere importanti artisti in scuderia, il tutto coadiuvato dal fratello. Il fratello di Franchino e Graziella stanno portando avanti la Notoria in maniera eccelsa, perché purtroppo le sue condizioni di salute non stanno migliorando. In un anno, ho provato a chiamarlo molte volte, solo una mi ha risposto e con una debolissima voce ma con un entusiasmo invidiabile. Tutti i suoi artisti gli devono tanto e so che continuano a stargli vicino con forza, anche perché dal nulla ha tirato su molti.
Le affermazioni, certe, su La vita in diretta e Domenica In mi arrivano direttamente da una cara amica in Rai, impegnata proprio nel palinsesto pomeridiano di Rai1. Difficilmente sbaglia un colpo, è onesta, obiettiva e lì da anni. Sono parole fortissime che fanno capire quanto l’incapacità di dirigenti e conduttori (escludendo Marco Liorni, serio professionista che conoscono da 20 anni), Vianello e Fialdini in primis, con poca esperienza nel settore intrattenimento e target di Rai1, sia forte. Ma come ho scritto altre volte, la politica in Rai è tutto, ecco perché molti rifiutano di andarci. Duri un ciclo e le persone non sono elettrodomestici, ma talvolta anche serie persone allo scadere del mandato politico da Dirigenti si ritrovano semplici dipendenti. La meritocrazia in Rai non esiste e non è mai esistita. Non che in Mediaset ci sia, soprattutto di questi tempi, ma è sempre stata più valorizzata che da altre parti.
Gli ascolti bassi di alcune fasce, non ci permette di chiedere i conti in maniera positiva. Non tanto Canale5, il cui tasto dolente rimane la prima serata, ma Italia1 e Rete4 soffrono di emorragia di ascolti, per cui i conti sin da ora sono difficili da far quadrare. Non entro nel dettaglio ma in Publitalia sono piuttosto preoccupati. E pure le radio, finchè non usciranno i dati reali, senza affidarci alla voci che ci danno in declino, sono una grande preoccupazione. Gli investimenti sono stati ingentissimi e un risultato negativo peggiorerebbe una situazione già incerta.
Non c’è molto da raccontare dello strapotere di Beppe e Lucio, entrambi amici che conosco da più di 20 anni, e con un margine di potere sempre più ampio, visto che i direttori di rete valgono sempre meno. Non tanto a Cologno, quanto in Rai, con la quale ultimamente sto dialogando molto per sondare la concorrenza e comprendere certe dinamiche, che fanno certamente bene a noi, si sta facendo largo un agente che fino a poco tempo fa era nell’ombra: Pier Federico Grillone. In collaborazione con un ex potente agente e suo figlio, stanno organizzando una squadra fortissima. Nessun nuovo talento per salire la china in fretta e sfruttare il potenziale artistico e umano più in fretta possibile. Parlando con chi di dovere, si parla di un solo “nuovo” talento, 30enne, spinto dall’ex agente e suo figlio, come dalla politica di maggior rilievo, autore e conduttore in Rai e Mediaset. Presto ne scriverò con dettaglio, per ora la formazione del team è in evoluzione ma so con certezza che presto ci sarà una nuova macchina da guerra televisiva che darà fastidio alla vecchia compagine manageriale. Questo un po’ lo spero, ora più che mai rinnovare certe dinamiche permetterebbe di far qualcosa di nuovo in un momento di strapotere dei soliti.
Ho appreso ieri pomeriggio che Cristina D’avena non farà più parte del cast di Colorado e di questo sono molto dispiaciuta, anche perché toccava un target preziosissimo per Italia1. La rinuncia è venuta da parte sua per gli impegni musicali, il primo album con la Warner dopo tanti anni con noi, e televisivi. Parlando con la mia amica in Rai, anche delle scarse facoltà televisive di quella certa Fialdini, è venuto fuori un quadro che tocca in parte Cristina. Carlo Conti la vorrebbe come conduttrice dell’anniversario (credo 60 o 70) de Lo Zecchino d’Oro, avendo già presentato tante edizioni ed essendo l’unica che è davvero emersa negli spazi musicali e televisivi. So essere molto amici. Questa Fialdini, spalleggiata da un Mario Orfeo in grandissimo spolvero, per dinamiche interne alla Rai, ha le possibilità più alte di prendersi il posto di conduttrice della gara canora per infanti. Sono ancora qui a domandarmi che senso abbia la sua presenza. In tv, in generale. Da amica ed ex editore di Cristina, farò di tutto per spalleggiarla.

Salvaderi incavolato con Publitalia. Il settore web è un rebus. – Antonio è crollato immeritatamente ma Monica Maggioni è la più odiata della Rai. – Barbara D’urso forse a Roma con Domenica Live. – Tiki Taka in preserale dirà addio il 3 giugno. – Alcuni progetti di Bonolis slitteranno.

In azienda, non c’è pace neanche nel sottore radio. Spero vivamente che i trionfalismi iniziali non siamo gli stessi di Endemol e Premium. Paolo Salvaderi è nero con Publitalia perché in Radio Mediaset non arrivano abbastanza soldi per investimenti e iniziative. Non conosco benissimo Paolo, ma le tre volte in cui ho avuto modo di parlargli è stato un vero piacere, un grande professionista, serio e pacato. Se pochi giorni fa l’ho sentito adirato, vuol dire che qualcosa negli equilibri tra la radio e Publitalia non vanno. Mi ha accennato di una questione “web” molto angusta, in cui i siti internet gestiti da decine di persone, non sarebbero in grado di svolgere a pieno il loro lavoro e incapaci di reperire i soldi per la pubblicità. In tutto questo, sono rimasta allibita e incredula perché si va verso una direzione in cui le acque aziendali non sembrano andare in riposo, per lo meno nel breve termine.
Come ho scritto altre volte, conosco Antonio Campo Dall’orto sin da quando era un ragazzo, non che ora non lo sia. Anzi, è più aperto ora di un tempo. Ad Antonio è mancato il carisma, quella furbizia e stronzaggine che ha la Maggioni, donna che non conosco personalmente, ma di cui tante persone di cui ho piena fiducia mi hanno parlato malissimo, additandola come arrivista, poco competente e voltagabbana. Insomma, una tipica manager Rai che non vuole staccarsi dalla poltrona e venderebbe la mamma pur di rimanere al potere. Antonio, per parole dirette e con metodi tutti suoi, aveva intenzione di rivoluzionare questa vecchia Rai, sia sotto il profilo dell’intrattenimento che dell’informazione. Il resto è storia, il giro di poteri politici, manageriali e di accordi sotto banco è un qualcosa che neanche un Presidente del Consiglio subisce. E a proposito del vero Presidente del Consiglio, cioè Renzi, è certo che sia stato lui a mandare al macero mesi di lavoro, pur di togliersi dalla scatole il mostro che lui stesso aveva creato per controllare la Rai. Matteo Renzi non ha fatto un giorno di lavoro, ha mangiato con la politica, è un democristiano della peggior specie, è andato al potere grazie alla massoneria toscana e i suoi risultati rispecchiano la sua vita personale e lavorativa: un fallimento.
Barbara, come annunciato con superbia e strafottenza da Silvia a Verissimo, resterà a Domenica Live. Gli ascolti, Silvio e le amicizie dentro e fuori l’azienda le danno una sicurezza senza eguali, senza dimenticare però che i piani non sono proprio a suo favore. Ma l’azienda è commerciale e gli ascolti sono il pane e l’acqua di ogni giorno, lei garantisce ciò. Almeno fino a quando avrà il 26% de Il Segreto come traino per il quotidiano e la seconda parte di Domenica In debole e rivolta esclusivamente ad un target over. Per Domenica Live, Barbara vorrebbe andare a Roma per agevolare i numerosi ospiti presenti nel programma, di cui la maggior parte proveniente proprio dalla Capitale. Tutto questo, dipenderà da due fattori: lo spostamento del Tg5 a Milano che avverrà a breve (ringrazio Papa Francesco per le parole di solidarietà, una grande guida spirituale, ma l’azienda non regge il peso di due sedi così imponenti. La Elios costa, difatti molti studi si sposteranno al Palatino, mentre il Tg5 andrebbe a completare la Cittadella delle News formatasi a Cologno) e Matrix.
Dal 5 giugno, nota interna dell’azienda, tornerà la seconda parte di Studio Aperto al posto di Tiki Taka, esperimento fallito soprattutto il termini di audience. La fascia era difficile da presidiare e anche un 3% di share sarebbe stato un deterrente per piazzare questo progetto anche l’anno prossimo, ma non accadrà. Sono amareggiata per Pierluigi e Claudio, che avevano riposto attese e speranze in questa nuova situazione, aggiungendo novità ad un palinsesto stantio.
Progetti tanti ed entusiasmo alle stelle, ma soldi pochi e bilanci da far quadrare, soprattutto in questo particolare momento di vendite, cessioni e investimenti con il contagocce. La paura più grande è vedere seduta nel consiglio di amministrazione di settembre, Vivendi. Per accordi chiari e scritti, non verrà cancellato alcun programma di Paolo, ma lo slittamento di alcuni suoi progetti è dietro l’angolo. Non dovrebbe essere toccato Your Song, sul quale sono già al lavoro lo stesso Paolo, Lucio e Gianmarco Mazzi. Stiamo ancora decidendo cosa mettere in palinsesto da settembre, e i propositi non sembrano mettersi nel verso giusto.

La Gialappa’s torna in azienda con Le Iene. Dettagli in corso. – Gogglebox con i vip. Molto contenti per la seconda serata, meno per il day time. – Sky prepara su Tv8 un grande show in access prime time per andare contro Nove. Confeziona Magnolia. – Allo Studio 5, lavori in corso per il tg5 (forse).

Quando ho saputo che si erano (ri)aperti i contatti per avere la Gialappa’s in azienda, ne sono rimasta felice. Dopo tanti anni a Italia1, si disse che la loro presenza era stanca, ingombrante e talvolta “passata”. L’avventura in Rai ha fatto molto bene a Marco e Co, li ho visti e sentiti rivitalizzati, adatti al nuovo pubblico e alla contemporaneità della tv. Con molta probabilità, saranno di supporto a Le Iene, che se pur con buoni ascolti, negli ultimi anni lo hanno visto calare. Conosco la Gialappa’s dai tempi in cui emettevano dallo studio di Milano2. Lì, hanno conquistato simpatie (Simona Raya) e leggere antipatie (Piersilvio), fortunatamente il mondo artistico è fatto di cicli. Ora come non mai, in Mediaset abbiamo bisogno d’idee nuove e volti freschi, ma anche di facce e voci in cui il pubblico si possa riconoscere. Nella stessa Italia1 è giusto che convivano Alvin e la Gialappa’s, ma anche bravi (e sottolineo bravi) conduttori di 20 e 30 anni. Un riciclo vero non c’è da anni, questo sarebbe il momento giusto per testare e andare incontro al vecchio e nuovo pubblico, al quale si pensa sempre troppo poco e rappresenta invece il futuro.
Simona Ercolani è una donna che guarda lungo, lunghissimo. Ricordo una sua crisi di molti anni fa, in cui per risollevarsi non si affidò solo a suo marito ma anche a Lucio Presta. Il resto è storia, anche recentissima. Gogglebox è un format che ci fa contenti in seconda sera e storcere il naso nel lunch time, abbattendo gli ascolti di Italia1, che in quella fascia ha uno dei suoi fortini per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria. Presto provvedimenti. A settembre, con molta probabilità, partirà una versione vip, in cui ci saranno personaggi più o meno famosi del mondo dello spettacolo a criticare programmi tv e colleghi. Sarò sincera, Gogglebox è un format che ci ha preso mente e cuore sin da subito, anche perché è stato spinto molto e in fretta ai piani alti.
Quando vedo gli ascolti dell’access prime time di Nove, spesso mi viene da sorridere davanti al 2% di share. Eppure per un canale nato editorialmente da pochi mesi, con la concorrenza che c’è nel nostro paese, è un soddisfacente risultato. Proprio oggi, ho parlato con una cara amica di Sky, che mi ha anticipato quasi in pompa magna che su Tv8 saranno investite molte risorse, in access. Non le ho chiesto di che format si trattasse, anche perché avevo un tempo limitato a causa di una riunione, ma il confezionamento sarà di Magnolia, società con la quale lavoreranno sempre di più, per sua ammissione.
Il dado è quasi tratto. Il rifacimento dello Studio 5 è un chiaro segnale di quello che accadrà nelle prossime settimane. Non posso sbilanciarmi, siamo pochi a sapere cosa si nasconde dietro i grandi lavori del mitico Studio 5, questa volta verrei scoperta a malincuore. Non rischio e scrivo: ci saranno piacevoli sussulti per le tasche dell’azienda. In questo momento, tirare i remi in barca dove si può è una buona cosa, altro è sacrificare la qualità editoriale e umana.
Viva Mediaset.

Fate tornare Marcello a casa! – La Rai si sta trasformando in un mostro sociale. Ma Presta vale quanto Caschetto, soprattutto ora. – Dopo Parliamone Sabato, Paola a Sabato Cinque? – Ho chiamato Urbano per chiedergli come sta e per le condizioni delle sue aziende. Quasi quasi è più interessato alla politica. – Due parole sulla gioventù che cerco di promuovere.

Quando ricevo una risposta di Marcello, mi si apre il cuore, per la forza, il coraggio e la voglia di giustizia che ancora ha. È in carcere come capro espiatorio e non come condannato, visto che la motivazione non esiste e non sussiste. Chi lo ha conosciuto bene, come la sottoscritta, sa che uomo era\è. Una persona gentile, rispettosa, sempre disponibile con i manager ma soprattutto con i semplici dipendenti. I consigli, le riflessioni, i sorrisi e la saggezza che donava erano un dono per tutti i dipendenti di Publitalia prima e Forza Italia poi. Nel bene, e mai nel male, ha fatto la storia di un pezzo d’Italia, come ha fatto indiscutibilmente la storia di un’azienda come Fininvest. Senza di lui, Publitalia non sarebbe stata niente, non sarebbe cresciuta come è cresciuta, non sarebbe diventata grande come è diventata. I dirigenti attuali, più che al bene dell’azienda, pensano al prestigio personale: è per questo che sì, si viaggia, ma molto a rilento, e i dati sono lì a dimostrarlo. Oltre alle sporadiche lezioni di Paolo Del Debbio, in Publitalia ci vorrebbe qualcuno che ricordi come lavorava e cosa insegnava Marcello Dell’Utri, sia a livello professionale che umano. Spesso da Cologno mi guardo intorno e, pur con tanto orgoglio, non riconosco umanamente più nessuno, siano esse persone nuove o della vecchia guardia. Esselunga e Ferrero, italianissimi come noi, per la nostra storia non dovrebbero insegnarci niente, invece da loro c’è tutto da prendere, in business e in umanità. Fortunatamente, 2\3 della galassia Fininvest riconosce ancora Marcello come il numero due, dietro Silvio, di questa bella impresa. Purtroppo, tra questi, ci sono tanti che se ne vergognano. L’altro terzo sono giovani, spesso boriosi e insignificanti: vedi i bocconiani, che entrano con 110 e lode e del lavoro concreto, come della storia dell’azienda, non sanno nulla.
In questi giorni, ho letto tanti articoli e blog, sentite chiacchiere dentro e fuori l’azienda, sulla fantomatica potenza che ha Beppe in Rai, in confronto a Lucio. Premetto una situazione: non mi piace parlare e scrivere senza sapere le cose. Piuttosto scrivo la verità e poi in corso d’opera cambiano le cose, ma da bugiarda non sono mai passata e mai passerò. Essendo amica di molti dirigenti Rai e molti artisti sia Rai che Mediaset, la guerra di potere tra agenti mi ha sempre affascinata. Pur essendone fuori e occupandomi di altro, nel corso degli anni gli agenti sono diventati i nuovi editori per quanto riguarda produzioni e palinsesti, nonostante il nostro Marco Paolini sia difficilmente corruttibile, ma anche lui spesso deve abbassare la testa per dinamiche non aziendali. Premesso questo, non è vero che Beppe in Rai ha uno strapotere. Certo, è innegabile accertare che è indiscutibilmente il suo momento, avendo la simpatia di Antonio e tutti e tre i direttori di rete. Ma come tanti sanno, queste situazioni vanno a cicli. Un po’ di anni fa, Lucio si trovava nelle stesse condizioni in cui ora versa positivamente Beppe. Altra smentita, fatta di lunghe telefonate con amiche e amici di Viale Mazzini e Corso Sempione: Lucio continua comunque a fare il suo gioco, avendo in campo artisti e giornalisti che portano a casa ascolti e share significativi, vedi Amedeo, Eleonora Daniele (tanti anni fa, la vidi nell’ufficio di Maurizio Gasparri, spero che le dichiarazioni del suo renzianismo siano una frottola) e Salvo Sottile. Questo a dimostrazione del fatto che l’equilibrio di poteri pende dalla parte di Beppe, ma anche Lucio continua con determinazione e dettando precise regole come solo lui sa fare. Il mondo dello spettacolo è business, solo e soltanto business. A volte, è fatto anche di umanità. A volte.
Chi l’avrebbe mai detto di sentire il nome di Paola per Sabato Cinque? Eppure l’azienda lo ha fatto, nonostante gli inghippi dovuti a Parliamone Sabato e le poche simpatie di Videonews per gli artisti\autori di Lucio. Alcuni dirigenti punterebbero sul nome di Federica Panicucci (io stessa ho messo la faccia e due parole per lei) e, sulla scia delle polemiche, su quello di Paola Perego. Paola sa destreggiarsi benissimo in questi tipi di programma, avendo occupato lo spazio pomeridiano per tanti anni. E poi è cresciuta con noi. Presumo che per tanti addetti ai lavori, soprattutto di Videonews, mandare giù Paola Perego sia un boccone amarissimo. Sarei anche curiosa di vedere la faccia di Barbara che prende coscienza che un’altra donna “forte” entra concorrenzialmente nella sua galassia! Conoscendola bene, sarebbe disposta a chiamare Silvio pur di non far entrare Paola nel progetto Sabato Cinque. So per certa che Paola sta molto simpatica a Silvio, per cui la cosa potrebbe essere un buco nell’acqua. Paola, in tutti i casi, rappresenterebbe un pilastro saldo per iniziare un progetto al buio, reso ancora più incerto da una pilota che non ha convinto tante persone. Faccio il tifo anche per Paola, anche per arricchire il parterre di professioniste che sono cresciute in azienda e che si rimettono in gioco dove tutto per loro è iniziato.
Anche quando amici di vecchia data fanno operazioni editorialmente importanti, tendi sempre a non rumpe miga i bal, pur sapendo che se chiami ti risponderanno sempre. È sempre stato così con Urbano, sia quando era in Publitalia, sia ora che ha un piccolo impero che viaggia. Ha tante persone contro, soprattutto dipendenti e giornalisti strapagati che non vogliono mollare stipendi e cadrega, ma i tempi son maturi per fare delle scelte, e lui le sta facendo e attuando. Un imprenditore così, seppur nel suo piccolo e con tante gatte da pelare, è riuscito nella difficilissima situazione di risanare tante realtà. Ricordiamo il momento storico in cui ci troviamo. Ciò che mi ha sorpreso è la vena politica, molto vicina a quella del ’94 quando Silvio entrò orgogliosamente e con non poche difficoltà in campo. In questo senso, non posso scrivere di più. Urbano è una persona tanto cara, che sa il fatto suo e che, da imprenditore vero come pochi, sa tirarsi su le maniche. In Italia, non succede più. W Urbano!
Soprattutto negli ultimi anni, ho cercato di promuovere e portare avanti giovani capaci, soprattutto quelli che ho visto crescere fuori e dentro l’azienda. Ne ho scelti pochi, quelli in cui credevo, non avendo tempo materiale per via del lavoro e della famiglia. Alla mia età, ho la credibilità di far sottoporre ad agenti, produttori ed editori giovani indiscutibilmente capaci. Con tanta fatica nel promuovere le loro doti, penso a Deborah Morese, Dino Lanaro, Gabriella Capizzi, Francesco Cataldo, e tanti giovani che ora sono in Mediaset, in importanti radio o addirittura sono diventati manager di profilo internazionale. Tutti ragazzi, giovani professionisti, che hanno mantenuto un profilo basso e che sono dediti al lavoro con grande passione. I miei umili consigli li hanno portati ad essere determinati ma non squali o carne da macello, come spesso vorrebbero le leggi della tv. In ultimis, Stefano Bini, altra vittima sacrificale di Parliamone Sabato, per motivi politici e dopo essersi scontrato con una capostruttura, Raffaella Santilli, voltagabbana e di discusse competenze. Ho portato tutti questi ragazzi ad essere apprezzati da molti, per poi lasciarli prendere il volo, anche se per loro ci sarò sempre. Se Caschetto ha la sua risorsa giovane in Federico Russo (bravissimo, sa molto bene come muoversi, sfruttando anche il momento politico), Franchino in Alessandro Cattelan (di sicuro un futuro numero uno, spero che Mediaset se lo riprenda presto, ha la stima di molti), Lucio dovrebbe puntare su Stefano Bini (ancora in gavetta ma pronto ad esplodere, ha tante conoscenze per arrivare bene). W i giovani!
Lascio smaltire la fila in mensa e mi accingo a mangiare. Buon appettito dall’azienda più strana ma bella d’Italia.

Salvate il soldato Marco Gaiazzi! – Lorella Landi e Monica Maggioni dietro l’inutile scandalo sul programma di Paola. – Federica Panicucci rientra in pista per Sabato5. – Dopo 36 anni, ci siamo fatti scappare Cristina D’avena. Non tanto per RTI Music Division, quanto per la risorsa artistica tutta interna che ha rappresentato, che rappresentava tutt’oggi e poteva rappresentare (mi fermerò qua).

Non conosco benissimo Marco ma, come alcuni giovani con grande professionalità di cui m’interesso e promuovo la figura, mi sono incuriosita alla sua. Dopo tanti anni in Class Editori con contratto a tempo indeterminato, viene corteggiato e assunto da Tele Lombardia con lo stesso inquadramento, con un buon incremento di stipendio e con la promessa della conduzione del programma di punta (Iceberg, che ha presentato per pochissime puntate). Grazie a fortissimi divergenze con il Direttore del canale, il quale conosco da anni e che non merita neanche di essere nominato, e con il malsano appoggio di Sandro Parenzo, Marco si ritrova letteralmente a spasso. Grazie ai suoi mille contatti, ottenuti in tanti anni di ligio lavoro, riesce a rientrare nel circuito e lo fa in azienda. Appurato ciò, mi chiedo come i responsabili del settore News possano lasciare una figura come la sua con un contratto part time e soprattutto in un programma come Domenica Live, che con le sue specificità c’entra davvero poco. Non polemizzo sul programma, tendo ad esaltare semplicemente le sue competenze. In un momento in cui i nostri rapporti con Class Cnbc sono al minimo storico per questioni economiche, al Tgcom si inaugurano strisce e programmi finanziari e i temi “caldi” attuali sono proprio quelli economici, perché non puntare su una figura come la sua? Personalmente, m’impegnerò affinchè questo avvenga.
Lotto, per concorrenza interna ed esterna, con dinamiche aziendali da quasi 30 anni e capisco al volo quando qualcosa non quadra e va in un verso sbagliato. Sono bastate due chiamate per arrivare al nucleo del problema. Devo scrivere la verità: l’esperienza mi fa vedere lungo e avevo immaginato che dietro ci fosse una delle due figure tra Lorella Landi e Monica Maggioni, ma non immaginavo entrambi. Ciò di cui vi scrivo riguarda le inutilissime polemiche sul programma di Paola Perego. Conosco Paola sin da ragazza, sa fare bene il suo lavoro, da numero uno sa creare bene le polemiche se vuole, ma questo non sembra certo il caso. Parliamone Sabato non è un programma che brilla in ascolti ma riesce comunque ad alzare telespettatori e share in un sabato pomeriggio disastroso per Rai1. Davanti a dati d’ascolto nettamente a ribasso, non importa tu sia nella scuderia Caschetto, Presta o Tuzio, una testa deve cadere, soprattutto se dietro ci sono pronti altri squali affamati per prendere il tuo posto. Succede agli artisti, come ai dirigenti. In passato, avevo già scritto della voltagabbana Raffaella Santilli, prima berlusconiana ora alla mercè di Renzi, responsabile della disfatta di ascolti prima de La vita in Diretta e poi di Parliamone Sabato. La stessa esperienza di può additare a Monica Maggioni, prima nelle file del centrodestra ora in quelle di centrosinistra, in uno schifo morale senza precedenti. Ed è proprio lei, insieme a Lorella Landi, orfana da anni del sabato pomeriggio di Rai1 con tanta voglia di tornarci tanto da azzopperebbe chiunque (e con molto coraggio andare contro Lucio Presta, ma la politica certe volte è più potente di un agente potente), mettere in scena un insensato sputtanamento. Ammettiamolo: la cosa delle ragazze dell’est non è certo la situazione più scandalosa della tv italiana in contesti di day time pomeridiano, e in un programma leggero come quello di Paola ci poteva pure stare. Mi domando con che faccia, nel 2017, le due dame che ormai stanno dietro le quinte ma che hanno ancora sete una di potere l’altra di fama, hanno il coraggio di organizzare una trovate del genere. In un momento in cui la Rai è nel caos più totale, la politica è allo sbando per la decadenza renziana, il ritorno di Silvio Berlusconi e la stupidità dei grillini, mi chiedo come hanno fatto a non pensare di non essere scoperte. A detta di tanti, siete già vergognose e vendute, ma personalmente non pensavo anche peggio. Dopo questo pezzo, già immagino cosa succederà in Rai nei loro confronti. Spero solo che Paola ne esca pulita.
Non basta essere amati, nonostante un compagno di vita, e protetti se la qualità del prodotto non aggrada nessuno. Gaia Padovan è bella e brava, ma il prodotto Sabato5 e la conduzione non hanno convinto nessuno, dai produttori a Mauro, fino a Piersilvio. La cosa ha prodotto molte polemiche interne, ma quando parla Piersilvio, in bene e in male, è sempre la decisione finale che difficilmente si aggiusta. Ritorna in campo il nome di Federica Panicucci, con un format leggermente cambiato e più vicino alle famiglie. Lo slot del sabato mattina, come quello intoccabile per vie “divine” della domenica, è difficilissimo e a Publitalia non è mai interessato, figuriamoci agli investitori, soprattutto per il target. Federica sarebbe la conduttrice più adatta per iniziare la start up del sabato mattina. Ormai è un volto che piace a quel pubblico e la sua figura sarebbe la più indicata per non partire con meno speranze di quante già si hanno per quella fascia. In fondo, se lo merita. Sto e stiamo lavorando per questo.