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Paolo Salvaderi e l’incapacità di gestire una struttura così complessa – Tg5 a Milano nel dopo Mimun – Lo schifo Rai della sinistra e lo spostamento della sede a Milano – Quel furbone di Sergio Pirozzi, complice degli accordi tra Storace e Zingaretti – John Elkan nuovo Presidente di Cir e Gedi – A Domenica In non hanno neppure 500 euro per un ospite.

Partiamo con l’assurdo. Sono curiosa, un po’ per natura, un po’ perché il lavoro me lo impone. La domanda che si fanno in molti in azienda è: ma cosa sta facendo Paolo Salvaderi alla guida di Radio Mediaset? Perché è lì? Gli ultimi dati, sotto nostra strettissima analisi, danno un misero aumento del 4% a Radio 105 e una perdita nel quarto d’ora medio, una debacle se si pensa al battage pubblicitario precedente e in atto. Essere figlio di un componente dei Dik Dik non lo fa esperto di musica, nè dà titoli dirigenziali a caso. Quando lavorava in Finelco, a detta dei suoi vecchi colleghi, era più protagonista che manager, e mi fa terrore che alcuni in Mediaset rispondano “dovevano piazzarlo da qualche parte”. Questa situazione mi ha reso attonita, mi ha svilita, soprattutto pensando al fior fiore di bravi manager, vecchia e nuova guardia, che abbiamo e che ricoprono ruoli sicuramente meno importanti. Serve un cambio di rotta, e di questo se ne accorto fortunatamente anche Piersilvio. Che sia la volta buona di fare un investimento con la testa e non senza valutare approfonditamente rischi e risorse umane.
Conosco Clemente da circa 25 anni. Un lavoratore, una persona per bene, un carattere forte che premia i bravi e caccia chi non è all’altezza di fare il complicato lavoro del giornalista, un uomo di strategia, di cuore, di sorrisi, che sa sempre il fatto il suo, nel quale l’azienda ripone massima fiducia, dai dirigenti all’editore. Anche il suo grande percorso con noi sta per volgere al capolinea. È lui, in primis, che ha voluto tenere il Tg5 a Roma, consapevole del fatto che a Cologno avremo costruito una cittadina delle news, ma il suo centro era lì e l’azienda non poteva dire di no alla volontà di un Direttore che ha portato, e sta portando, il Tg5 a vette altissime. L’appello del Papa e la sfuriata di Silvio Berlusconi hanno fatto il resto. Dopo l’addio a Mediaset, Clemente si potrà dedicare alla sua famiglia, alle canzoni di Vasco, al suo grande amore per Israele. Amore che condividiamo, seppur per ragioni diverse. Verso aprile\maggio, il Tg5 si trasferirà giustamente a Milano, con rimanenza di una piccola sede istituzionale a Roma. Da sciogliere il nodo della contrattualizzazione molto particolare che c’è dietro la “nostra” proprietà del Palatino, ma per quello c’è tempo e ne stiamo parlando.
Ho molti amici in Rai, ed è ufficiale che con l’avvicinarsi delle elezioni, molti si ri-ri-ri-ritrasformino in donne e uomini veri destrorsi e berlusconiani. Una volta tanto, vorrei che da parte di Silvio Berlusconi, o ancor meglio di Maurizio Grasparri, uomo che conosce bene la Rai e che talvolta ha fatto il bene e il male dell’azienda pubblica, ci fosse una cernita accurata, una cacciata di artisti-dirigenti-consulenti-direttori volta gabbana, e in rientro in toto di chi è stato cacciato con la forza (morale) perché il Pd ha occupato anche i gabinetti (intesi come toilette). La mia ex amica Ida Colucci su tutte, la quale fu piazzata dal centrodestra alla vicedirezione del Tg2, diventata direttore dello stesso per volontà del Pd e ora torna a baciare le scarpe a Silvio Berlusconi. Ida è la prima di una vergognosa sfilza. Per non parlare degli artisti: da Eleonora Daniele, in quota Alemanno (quante cene con lei e lui amanti) poi piddina, Carlo Conti lanciatissimo da Del Noce poi piddino, ecc. Ma almeno loro portano risultati, con coscenza sporca, ma li portano, senza neanche strisciare tanto. Attenzione, non giudico la professionalità ma la morale. E questa è inscindibile da ogni cosa.
La domanda del perché Sergio Pirozzi non abbia virato verso il centrodestra e non si sia coalizzato con Stefano Parisi, mi incuriosisce da tempo. Nello scorso weekend, ci sono volute quattro chiamate, due politiche e due ad esponenti della regione Lazio. Alla faccia dell’uomo di destra, Sergio Pirozzi è il peggior personaggio che potrebbe guidare una ragione, un paese, un condominio. Con i suoi valori e la sua parlantina, ti aspetti un uomo tutto d’un pezzo, invece ti trovi un altro genere di pezzo che fa accordi con Storace per non convergere nel centrodestra ma, cosa squallida, che stringe un patto con Zingaretti per indebolire la già debole coalizione berlusconiana e per degli incarichi in Regione, una volta conclusasi la consultazione. Incarichi che riguarderebbero sia Pirozzi che Storace. Questa è la peggiore destra con peggiori valori che un paese possa avere. O un paesino, o una Regione. Sergio Pirozzi non vale un decimo di Stefano Parisi.
La notizia è quella da far tremare i muri, ma alla fine sarà la soluzione migliore. Alla guida di Cir e Gedi arriverà presto John Elkan. Questo per avere una leadership del gruppo moderata, avulsa da giochi di potere famigliari, per rassicurare le borse e per sedare i bollenti assetti societari. Il falso Agnelli, vero solo per il sangue, arriverà alla guida delle società prima dell’estate e sarà una situazione annunciata in pompa magna. Non più in segreto, visto che la notizia è già stata data. Questo è anche il bello del lavoro, tenere rapporti obbligati anche con la concorrenza più concorrenza.
Conosco Cristina da più di 20 anni, conosco Giorgio da poco di più. Non entro nel merito delle scelte di Giorgio, che stimo e apprezzo seppur non politicamente, ma Cristina è una persona pura, di una genuinità spiazzante, una delle poche che fa trasparire dolcezza fuori e davanti allo schermo. Ma forse a Domenica In questo atteggiamento non serve e il pubblico se ne accorge, vada per la bella ma passiva conduzione, sia perché a casa nostra c’è la D’urso (bravissima) che è più di una corazzata. In produzione non hanno 500 euro per pagare un ospite, e questa mancanza rende il contenitore vuoto, senza interesse. So che la caduta all’8% ha fatto stare molto male Cristina e che in questo momento, per tale ragione e per la compagna elettorale, non stia passando un bel momento, e me ne dispiaccio. La Rai impone autori, Beppe Caschetto ne impone altri, ma la capacità di portare avanti un programma senza soldi, come spesso facciamo noi, impone autori creativi e non triti, altrimenti i risultati sono una Domenica In in questa direzione, che neanche i fasti di Sanremo potranno salvare.