Checco Zalone e Gennaro Nunziante ai ferri corti. Colpa di Pietro Valsecchi. – Perché Klaus Davi ha girato gli studi Mediaset insieme a Mauro e Andrea Delogu? (visto ma non chiesto a nessuno). – Lorenzo Suraci da Mattarella per fare chiarezza su pubblicità e ascolti audiradio.

Quando mi hanno comunicato che per il prossimo film di Checco Zalone non ci sarebbe stata una data precisa, ci sono rimasta un po’ male, sia come spettatrice che come chi vede lievitare i conti della propria azienda alla fine dell’anno. Checco Zalone e Gennaro Nunziante hanno litigato in maniera sostenuta. Il motivo è che il primo ha una linea filo valsecchiana, mentre il secondo (vero fulcro e vera parte attiva di tutti i film di Zelone) la pensa in maniera diversa. È cosa certa che Pietro Valsecchi abbia inanellato una serie di flop, nel settore fiction, molto pensanti, per cui ci sia bisogno di una profonda riflessione per quanto concerne produzione e contenuti del prossimo eventuale film. Senza Gennaro Nunziante, la prossima produzione del duo non avrebbe oggettivamente il medesimo successo. Chi di dovere, si sta già operando per ripianare i rapporti, ma mi viene riferito che il gioco di poteri ed economico sia molto forte. Pietro Valsecchi, forte dei suoi successi cinematografici, vuole l’ultima parola su tutto. Zalone, per non perdere ciò che è stato acquisito, non proferisce parola e rimane attaccato alla vecchia guardia. Gennaro Nunziante, vorrebbe distaccarsi dalla vecchia linea per non cadere nel flop e far decidere tutto al produttore che, in questo specifico caso, in confronto all’idea, non vale molto. Tale situazione sta facendo pensare molti, anche lo stesso e moderatissimo Piersilvio, poiché intorno ad un film di Zalone ci guadagnano in tanti, e non solo sotto il profilo economico.
Nonostante i dati d’ascolto delle radio ci dicano che siamo il primo polo radiofonico, sfido chiunque ad ottenere con una sola emittente quasi 7 milioni di ascoltatori (8 milioni e mezzo con l’aggiunta delle due radio, di cui ora mi sfugge i nome). Al di là della personale conoscenza con Lorenzo, tanti conduttori, giornalisti e manager hanno incrociato la mia strada nelle ultime tre decadi. Lorenzo Suraci ha voluto incontrare Mattarella (lui può, come pochi, farlo in qualsiasi momento) per fare chiarezza su alcuni punti, quali i meri dati d’ascolto e la modalità (soprattutto offerte, prezzi degli spazi, sconti) di reperimento della pubblicità, che avvantaggerebbero Radio Mediaset e penalizzerebbero tutti gli altri, per i motivi tra parentesi. Lorenzo un vero numero uno, che ascolta la sua radio 18 ore al giorno, una persona di una competenza e cortesia spiazzanti, però è anche un editore che ha la facoltà di ottenere ciò che vuole con determinazione, grazie ai rapporti umani instaurati negli anni, da nord a sud. Ho il sincero sospetto che a breve molte linearità cambieranno.

Fate tornare Marcello a casa! – La Rai si sta trasformando in un mostro sociale. Ma Presta vale quanto Caschetto, soprattutto ora. – Dopo Parliamone Sabato, Paola a Sabato Cinque? – Ho chiamato Urbano per chiedergli come sta e per le condizioni delle sue aziende. Quasi quasi è più interessato alla politica. – Due parole sulla gioventù che cerco di promuovere.

Quando ricevo una risposta di Marcello, mi si apre il cuore, per la forza, il coraggio e la voglia di giustizia che ancora ha. È in carcere come capro espiatorio e non come condannato, visto che la motivazione non esiste e non sussiste. Chi lo ha conosciuto bene, come la sottoscritta, sa che uomo era\è. Una persona gentile, rispettosa, sempre disponibile con i manager ma soprattutto con i semplici dipendenti. I consigli, le riflessioni, i sorrisi e la saggezza che donava erano un dono per tutti i dipendenti di Publitalia prima e Forza Italia poi. Nel bene, e mai nel male, ha fatto la storia di un pezzo d’Italia, come ha fatto indiscutibilmente la storia di un’azienda come Fininvest. Senza di lui, Publitalia non sarebbe stata niente, non sarebbe cresciuta come è cresciuta, non sarebbe diventata grande come è diventata. I dirigenti attuali, più che al bene dell’azienda, pensano al prestigio personale: è per questo che sì, si viaggia, ma molto a rilento, e i dati sono lì a dimostrarlo. Oltre alle sporadiche lezioni di Paolo Del Debbio, in Publitalia ci vorrebbe qualcuno che ricordi come lavorava e cosa insegnava Marcello Dell’Utri, sia a livello professionale che umano. Spesso da Cologno mi guardo intorno e, pur con tanto orgoglio, non riconosco umanamente più nessuno, siano esse persone nuove o della vecchia guardia. Esselunga e Ferrero, italianissimi come noi, per la nostra storia non dovrebbero insegnarci niente, invece da loro c’è tutto da prendere, in business e in umanità. Fortunatamente, 2\3 della galassia Fininvest riconosce ancora Marcello come il numero due, dietro Silvio, di questa bella impresa. Purtroppo, tra questi, ci sono tanti che se ne vergognano. L’altro terzo sono giovani, spesso boriosi e insignificanti: vedi i bocconiani, che entrano con 110 e lode e del lavoro concreto, come della storia dell’azienda, non sanno nulla.
In questi giorni, ho letto tanti articoli e blog, sentite chiacchiere dentro e fuori l’azienda, sulla fantomatica potenza che ha Beppe in Rai, in confronto a Lucio. Premetto una situazione: non mi piace parlare e scrivere senza sapere le cose. Piuttosto scrivo la verità e poi in corso d’opera cambiano le cose, ma da bugiarda non sono mai passata e mai passerò. Essendo amica di molti dirigenti Rai e molti artisti sia Rai che Mediaset, la guerra di potere tra agenti mi ha sempre affascinata. Pur essendone fuori e occupandomi di altro, nel corso degli anni gli agenti sono diventati i nuovi editori per quanto riguarda produzioni e palinsesti, nonostante il nostro Marco Paolini sia difficilmente corruttibile, ma anche lui spesso deve abbassare la testa per dinamiche non aziendali. Premesso questo, non è vero che Beppe in Rai ha uno strapotere. Certo, è innegabile accertare che è indiscutibilmente il suo momento, avendo la simpatia di Antonio e tutti e tre i direttori di rete. Ma come tanti sanno, queste situazioni vanno a cicli. Un po’ di anni fa, Lucio si trovava nelle stesse condizioni in cui ora versa positivamente Beppe. Altra smentita, fatta di lunghe telefonate con amiche e amici di Viale Mazzini e Corso Sempione: Lucio continua comunque a fare il suo gioco, avendo in campo artisti e giornalisti che portano a casa ascolti e share significativi, vedi Amedeo, Eleonora Daniele (tanti anni fa, la vidi nell’ufficio di Maurizio Gasparri, spero che le dichiarazioni del suo renzianismo siano una frottola) e Salvo Sottile. Questo a dimostrazione del fatto che l’equilibrio di poteri pende dalla parte di Beppe, ma anche Lucio continua con determinazione e dettando precise regole come solo lui sa fare. Il mondo dello spettacolo è business, solo e soltanto business. A volte, è fatto anche di umanità. A volte.
Chi l’avrebbe mai detto di sentire il nome di Paola per Sabato Cinque? Eppure l’azienda lo ha fatto, nonostante gli inghippi dovuti a Parliamone Sabato e le poche simpatie di Videonews per gli artisti\autori di Lucio. Alcuni dirigenti punterebbero sul nome di Federica Panicucci (io stessa ho messo la faccia e due parole per lei) e, sulla scia delle polemiche, su quello di Paola Perego. Paola sa destreggiarsi benissimo in questi tipi di programma, avendo occupato lo spazio pomeridiano per tanti anni. E poi è cresciuta con noi. Presumo che per tanti addetti ai lavori, soprattutto di Videonews, mandare giù Paola Perego sia un boccone amarissimo. Sarei anche curiosa di vedere la faccia di Barbara che prende coscienza che un’altra donna “forte” entra concorrenzialmente nella sua galassia! Conoscendola bene, sarebbe disposta a chiamare Silvio pur di non far entrare Paola nel progetto Sabato Cinque. So per certa che Paola sta molto simpatica a Silvio, per cui la cosa potrebbe essere un buco nell’acqua. Paola, in tutti i casi, rappresenterebbe un pilastro saldo per iniziare un progetto al buio, reso ancora più incerto da una pilota che non ha convinto tante persone. Faccio il tifo anche per Paola, anche per arricchire il parterre di professioniste che sono cresciute in azienda e che si rimettono in gioco dove tutto per loro è iniziato.
Anche quando amici di vecchia data fanno operazioni editorialmente importanti, tendi sempre a non rumpe miga i bal, pur sapendo che se chiami ti risponderanno sempre. È sempre stato così con Urbano, sia quando era in Publitalia, sia ora che ha un piccolo impero che viaggia. Ha tante persone contro, soprattutto dipendenti e giornalisti strapagati che non vogliono mollare stipendi e cadrega, ma i tempi son maturi per fare delle scelte, e lui le sta facendo e attuando. Un imprenditore così, seppur nel suo piccolo e con tante gatte da pelare, è riuscito nella difficilissima situazione di risanare tante realtà. Ricordiamo il momento storico in cui ci troviamo. Ciò che mi ha sorpreso è la vena politica, molto vicina a quella del ’94 quando Silvio entrò orgogliosamente e con non poche difficoltà in campo. In questo senso, non posso scrivere di più. Urbano è una persona tanto cara, che sa il fatto suo e che, da imprenditore vero come pochi, sa tirarsi su le maniche. In Italia, non succede più. W Urbano!
Soprattutto negli ultimi anni, ho cercato di promuovere e portare avanti giovani capaci, soprattutto quelli che ho visto crescere fuori e dentro l’azienda. Ne ho scelti pochi, quelli in cui credevo, non avendo tempo materiale per via del lavoro e della famiglia. Alla mia età, ho la credibilità di far sottoporre ad agenti, produttori ed editori giovani indiscutibilmente capaci. Con tanta fatica nel promuovere le loro doti, penso a Deborah Morese, Dino Lanaro, Gabriella Capizzi, Francesco Cataldo, e tanti giovani che ora sono in Mediaset, in importanti radio o addirittura sono diventati manager di profilo internazionale. Tutti ragazzi, giovani professionisti, che hanno mantenuto un profilo basso e che sono dediti al lavoro con grande passione. I miei umili consigli li hanno portati ad essere determinati ma non squali o carne da macello, come spesso vorrebbero le leggi della tv. In ultimis, Stefano Bini, altra vittima sacrificale di Parliamone Sabato, per motivi politici e dopo essersi scontrato con una capostruttura, Raffaella Santilli, voltagabbana e di discusse competenze. Ho portato tutti questi ragazzi ad essere apprezzati da molti, per poi lasciarli prendere il volo, anche se per loro ci sarò sempre. Se Caschetto ha la sua risorsa giovane in Federico Russo (bravissimo, sa molto bene come muoversi, sfruttando anche il momento politico), Franchino in Alessandro Cattelan (di sicuro un futuro numero uno, spero che Mediaset se lo riprenda presto, ha la stima di molti), Lucio dovrebbe puntare su Stefano Bini (ancora in gavetta ma pronto ad esplodere, ha tante conoscenze per arrivare bene). W i giovani!
Lascio smaltire la fila in mensa e mi accingo a mangiare. Buon appettito dall’azienda più strana ma bella d’Italia.

Salvate il soldato Marco Gaiazzi! – Lorella Landi e Monica Maggioni dietro l’inutile scandalo sul programma di Paola. – Federica Panicucci rientra in pista per Sabato5. – Dopo 36 anni, ci siamo fatti scappare Cristina D’avena. Non tanto per RTI Music Division, quanto per la risorsa artistica tutta interna che ha rappresentato, che rappresentava tutt’oggi e poteva rappresentare (mi fermerò qua).

Non conosco benissimo Marco ma, come alcuni giovani con grande professionalità di cui m’interesso e promuovo la figura, mi sono incuriosita alla sua. Dopo tanti anni in Class Editori con contratto a tempo indeterminato, viene corteggiato e assunto da Tele Lombardia con lo stesso inquadramento, con un buon incremento di stipendio e con la promessa della conduzione del programma di punta (Iceberg, che ha presentato per pochissime puntate). Grazie a fortissimi divergenze con il Direttore del canale, il quale conosco da anni e che non merita neanche di essere nominato, e con il malsano appoggio di Sandro Parenzo, Marco si ritrova letteralmente a spasso. Grazie ai suoi mille contatti, ottenuti in tanti anni di ligio lavoro, riesce a rientrare nel circuito e lo fa in azienda. Appurato ciò, mi chiedo come i responsabili del settore News possano lasciare una figura come la sua con un contratto part time e soprattutto in un programma come Domenica Live, che con le sue specificità c’entra davvero poco. Non polemizzo sul programma, tendo ad esaltare semplicemente le sue competenze. In un momento in cui i nostri rapporti con Class Cnbc sono al minimo storico per questioni economiche, al Tgcom si inaugurano strisce e programmi finanziari e i temi “caldi” attuali sono proprio quelli economici, perché non puntare su una figura come la sua? Personalmente, m’impegnerò affinchè questo avvenga.
Lotto, per concorrenza interna ed esterna, con dinamiche aziendali da quasi 30 anni e capisco al volo quando qualcosa non quadra e va in un verso sbagliato. Sono bastate due chiamate per arrivare al nucleo del problema. Devo scrivere la verità: l’esperienza mi fa vedere lungo e avevo immaginato che dietro ci fosse una delle due figure tra Lorella Landi e Monica Maggioni, ma non immaginavo entrambi. Ciò di cui vi scrivo riguarda le inutilissime polemiche sul programma di Paola Perego. Conosco Paola sin da ragazza, sa fare bene il suo lavoro, da numero uno sa creare bene le polemiche se vuole, ma questo non sembra certo il caso. Parliamone Sabato non è un programma che brilla in ascolti ma riesce comunque ad alzare telespettatori e share in un sabato pomeriggio disastroso per Rai1. Davanti a dati d’ascolto nettamente a ribasso, non importa tu sia nella scuderia Caschetto, Presta o Tuzio, una testa deve cadere, soprattutto se dietro ci sono pronti altri squali affamati per prendere il tuo posto. Succede agli artisti, come ai dirigenti. In passato, avevo già scritto della voltagabbana Raffaella Santilli, prima berlusconiana ora alla mercè di Renzi, responsabile della disfatta di ascolti prima de La vita in Diretta e poi di Parliamone Sabato. La stessa esperienza di può additare a Monica Maggioni, prima nelle file del centrodestra ora in quelle di centrosinistra, in uno schifo morale senza precedenti. Ed è proprio lei, insieme a Lorella Landi, orfana da anni del sabato pomeriggio di Rai1 con tanta voglia di tornarci tanto da azzopperebbe chiunque (e con molto coraggio andare contro Lucio Presta, ma la politica certe volte è più potente di un agente potente), mettere in scena un insensato sputtanamento. Ammettiamolo: la cosa delle ragazze dell’est non è certo la situazione più scandalosa della tv italiana in contesti di day time pomeridiano, e in un programma leggero come quello di Paola ci poteva pure stare. Mi domando con che faccia, nel 2017, le due dame che ormai stanno dietro le quinte ma che hanno ancora sete una di potere l’altra di fama, hanno il coraggio di organizzare una trovate del genere. In un momento in cui la Rai è nel caos più totale, la politica è allo sbando per la decadenza renziana, il ritorno di Silvio Berlusconi e la stupidità dei grillini, mi chiedo come hanno fatto a non pensare di non essere scoperte. A detta di tanti, siete già vergognose e vendute, ma personalmente non pensavo anche peggio. Dopo questo pezzo, già immagino cosa succederà in Rai nei loro confronti. Spero solo che Paola ne esca pulita.
Non basta essere amati, nonostante un compagno di vita, e protetti se la qualità del prodotto non aggrada nessuno. Gaia Padovan è bella e brava, ma il prodotto Sabato5 e la conduzione non hanno convinto nessuno, dai produttori a Mauro, fino a Piersilvio. La cosa ha prodotto molte polemiche interne, ma quando parla Piersilvio, in bene e in male, è sempre la decisione finale che difficilmente si aggiusta. Ritorna in campo il nome di Federica Panicucci, con un format leggermente cambiato e più vicino alle famiglie. Lo slot del sabato mattina, come quello intoccabile per vie “divine” della domenica, è difficilissimo e a Publitalia non è mai interessato, figuriamoci agli investitori, soprattutto per il target. Federica sarebbe la conduttrice più adatta per iniziare la start up del sabato mattina. Ormai è un volto che piace a quel pubblico e la sua figura sarebbe la più indicata per non partire con meno speranze di quante già si hanno per quella fascia. In fondo, se lo merita. Sto e stiamo lavorando per questo.

Dal 25 febbraio, Dalla vostra parte anche di sabato. Non ci sarà Maurizio in conduzione. Al timone Marcello Vinonuovo o Giuseppe Brindisi? – Campo Dall’orto incazzato per non riuscire ad avere Paolo Bonolis, che resta a Cologno – Paolo Liguori, il Trump di Cologno: ha messo un separè per dividere il parcheggiò del Tgcom24 da quello di Striscia la Notizia. Ironia dalla staff di Antonio. – Ascolti dell’Isola molto bassi in prima serata. Salva lo show la seconda, ma non va bene.

Mario Giordano, presa una posizione, non molla. Lo conosco da venti anni, e le sue conquiste umane e televisive non le molla. In questi tempi di magra, fa bene, visto che l’access prime time è una delle pochissime fasce in cui gli ascolti di Rete4 sono soddisfacenti. Per il resto, colpevoli le poche risorse, la rete non sta attraversando una buona stagione. Il Direttore incazzoso, dovreste vederlo e sentirlo alle riunioni, presidierà da sabato 25 febbraio quella fascia che, con buoni risultati, presidia dal lunedì al venerdì. Scrivo presidia perché Giordano decide tutto, anche ciò che deve dire Maurizio, tramite un auricolare. Alla conduzione non ci sarà Belpietro che, come il Paolo, il sabato non vuole lavorare. In questi giorni, dalla Direzione stiamo decidendo se affidare la fascia al bravissimo Giuseppe Brindisi, ormai baluardo delle news Mediaset e molto vicino a direttori e vertici, o al novello in crescita Marcello Vinonuovo, giovane professionista, gentile con tutti e molto vicino alla Mariastella Gelmini.
Conosco Antonio Campo Dall’orto sin dai suoi primissimi passi in Fininvest. È sempre stata una persona di grande creatività, ma non avvezzo alle relazioni con il prossimo, quindi propenso a incavolarsi o gioire spesso in solitudine. Da amici comuni, ho saputo che in Presidenza girano forti malumori, soprattutto per la compravendita dei conduttori. I musi lunghi proverrebbero dal mancato accordo su Paolo Bonolis che Antonio voleva fortemente, ma per il quale gli accordi tra Rai e Lucio non sono stati condivisi. Paolo resta in Mediaset, con Avanti un Altro e nuovi progetti al vaglio, senza i quali non sarebbe rimasto. Lucio ha fatto un altro terno al lotto a non cadere alle lusinghe Rai e far dimorare per altri due anni (con clausole annesse) Paolo in Mediaset. Invece, chi lo avrebbe mai detto che Beppe Caschetto fosse molto più forte su Rai1 che non su Rai2? Rai3 a parte.
Certe situazioni hanno dell’incredibile. Spesso Paolo Liguori, arrivando a Cinelandia, non riusce a trovare parcheggio poiché i posti sono tutti impiegati dal team di Antonio Ricci. Essendo lo studio di Tgcom24 attaccato a quello di Striscia, Paolo non può mai (far) parcheggiare davanti alla sua postazione lavorativa. Intoccabile come nessun altro in azienda, cosa ha fatto il Super Direttore (gran volpone, odiato quanto amato, ma grande persona)? Ha creato un muro che divide gli spazi del team di Antonio da quelli dei suoi, neanche fosse Trump. In azienda, tutto tace. A Paolo, tutto è permesso. E questi permessi, a onor del vero, se li è guadagnati. Nel bene e nel male.
Martedì mattina, arrivati intorno alle ore 10 gli ascolti dell’Isola, qualcuno in Direzione e Presidenza si è sentito male. In prima serata, lo show si conferma un flop per la rete, ed è salvo solamente in share dalla seconda serata. Una situazione di tal genere è inammissibile, per costi produttivi, inserzionisti e orgoglio aziendale. L’Isola, mai come quest’anno, è autoralmente debole e ha poca presa in confronto agli anni scorsi sul target commerciale. Ho notato che sui social va molto bene, ma con l’aleatorietà l’azienda non campa. Mi dispiace molto, da donna manager che crede ancora nelle potenzialità decisionali di Mediaset e in un genere come il reality, che ci sia un tracollo di tali dimensioni. Se il ruolo e la bravura di Alessia Marcuzzi sono indiscutibili, anche per la simpatia inestimabile che Piersilvio ha per lei, il lato autorale\geniale\creativo\da storyteller della trasmissione, dove è?
W le creazioni intelligenti!

Brachino e Ragusa fuori da Domenica Live. Arriva la supervisione di Tiraboschi. Da febbraio, la seconda parte del Tg4 avrà un titolo ben preciso. Abbiamo venduto l’Isola dei Famosi al 23%. Di questi tempi, un azzardo. Causa flop, Del Debbio rinuncia di nuovo al lunedì.

Quello che è successo a Domenica Live ha dell’incredibile. Un’altra azienda avrebbe mandato via seduta stante, e più in fretta possibile, la conduttrice, invece pur di non toccare Barbara D’urso si allontanano dirigenti. Sono realtà e situazioni che devono finire, ne vale la reputazione di Mediaset all’interno e all’esterno dell’azienda. Barbara D’urso, pur portando grandi ascolti all’ azienda, avendo la simpatia di Mauro e quella di Silvio, sta degenerando e strabordando nelle sue pretese, raccogliendo ogni giorno di più antipatie e insofferenze, dai piani bassi a quelli alti. Nelle scorse domeniche, Barbara ha invitato il cast di un programma Sky, di cui lei è in parte produttrice con una società. Per ovvi motivi, la cosa non è stata digerita bene dalla direzione e invece di punire la spudorata conduttrice, si è preferito allontanare Claudio Brachino (lo conosco da quando era ragazzo, non è la prima volta che si fa intortare, ma il suo carattere troppo buono lo porta a ciò) e la prolissa Rosanna Ragusa, e puntare sulla supervisione di Luca Tiraboschi. Come altri, la considero una situazione gravissima e poco di rispettosa nei confronti di un professionista e aziendalista come Claudio. Barbara ha un contratto blindato, ma gli addetti ai lavori sanno che qualora la soap Il Segreto dovesse cambiare collocazione, sarebbe la fine di Pomeriggio Cinque. La stessa situazione vale se Massimo Giletti dovesse allungarsi prendendo l’interno daytime della domenica: per Domenica Live sarebbe un tracollo di ascolti, i quali brillano già solamente dalla metà del programma. Ho visto crescere Barbara, talvolta sono detentrice di segreti aziendali e personali che mai partiranno dalle mie dita, ma il consiglio è di essere una buona aziendalista, e non una cattiva. Come vale per altri, l’azienda è dei Berlusconi e di nessun altro. Per ora.
Il secondo slot del Tg4, anche grazie all’impegno di Enrico Parodi, si sta rivelando una formula vincente. La direzione del giornale, insieme ai vertici, da febbraio ha deciso di dare finalmente un’identità nomea a tale prodotto, che rimarrà sotto Mario Giordano. Un nuovo nome e un contenitore ben precisi per affezionare il pubblico, che in quella fascia è cresciuto di qualche decimale, seppur il Tg4 nel suo complesso non stia passando un momento roseo. Mario è un direttore tenace, a tratti pazzo e sicuramente creativo, cerca di tenere in piedi un Tg che non ha più un’identità politica, con un traino serale semi inesistente (per non dar noia prima alla D’urso e poi a Silvia al sabato) e un budget da tv locale. Qualche mese fa si parlava di un cambio di Direttore tra Studio Aperto e il Tg4, al quale io ero favorevolissima, anche solo per l’età delle due persone.
Com’è giusto che sia, in azienda c’è molto fervore per la partenza dell’Isola dei Famosi, che mai come quest’anno ha subito delle lotte interne fortissime, mettendola spesso a rischio di messa in onda. La battaglia tra il team Caschetto e quello Presta è stata spietata e accorsa a suon di chiamate ai vertici. Le acque sembrano essersi calmate, anche in vista della prima puntata di domani sera. Publitalia ha venduto il prodotto al 23% di share, una mossa azzardata ma piena di aspettative ed entusiasmo. L’Isola, seppur con qualche variazione, è un prodotto trito e ritrito che però ci garantisce ancora ascolti sufficienti, ma non ai livelli promessi. Grande Fratello Docet.
Del Debbio ottiene, a Del Debbio viene tolto. Superate le bizze di Paolo (che non ho capito fino in fondo, forse mal consigliato, perché non è da lui) per riavere l’access prime time del lunedì, causa flop da domani torna Dalla Vostra Parte. La felicità di Mario Giordano a questo annuncio è stata immensa. Quando chiude o si accorcia un programma non è mai positivo e, seppur nel piccolo, rappresenta una sconfitta. Fortunatamente, rimane tutto in casa e la pax tra Paolo e Mario è salda. Me lo ha confermato ieri Mario.

Al lunedì, Paolo Del Debbio rivuole lo slot dell’access. E l’otterrà. Liguori in grande spolvero. Tensione in Mediaset per il debutto di Paolo Bonolis, tensione in Rai per gli artisti di Beppe Caschetto

Conosco Paolo da quasi trent’anni, è un uomo che riflette molto sulle scelte, qualsiasi esse siano. Non gradisce i toni forti di Dalla Vostra Parte, per cui ha chiesto e ottenuto di riprendersi l’access del lunedì di Retequattro. Una scelta intelligente che fa sì di non avere per quasi quattro ore di fila dibattiti al vetriolo. Paolo vorrebbe portare nell’anteprima toni chiari e pacati, per poi lasciar andare i fuochi all’interno della prima serata. Probabilmente già da questo lunedì, la struttura del programma è pronta per organizzare lo spazio, ci sono ancora dettagli da limare e marette da sedare. In ultima istanza, ci saranno da visionare gli ascolti, che la scorsa settimana sono stati più che sufficienti con il passaggio di consegna tra Maurizio e Paolo. Se Paolo riuscirà a portare circa lo stesso audience, non sarà vincente solo l’idea.
Paolo Liguori è un amico, un uomo che la sa lunga sul giornalismo, sull’azienda e su Silvio. A Cologno, è chiamato Il Volpone, perché scruta tutto e tutti e riporta a chi di dovere. Non sai mai se agisce da traditore o da aziendalista, fatto sta che il suo Tgcom24 (nella struttura web e tv) rende contente molte persone, dalla dirigenza, ai telespettatori, fino alle amiche dei politici (tutte naturalmente ingenue e sorprendentemente brave in video). Paolo ha simpatia, humor e professionalità invidiabili, il suo attaccamento all’azienda è un qualcosa di positivo per tutti. Lo reputo uno dei pochi baluardi berlusconiani rimasti. Nei suoi periodi milanesi, mi capita spesso di scambiare due parole con lui ed è come tornare all’atmosfera di quando Silvio era in azienda o fino ai primi anni 2000. Pur non condividendo certi atteggiamenti, che lo rendono spesso antipatico, Paolo è un pezzo importante di Mediaset, che ha ancora da dare tantissimo all’azienda e ai giovani giornalisti che passeranno sotto di lui.
C’è una tensione molto alta per il debutto di Paolo Bonolis, questa sera. Paolo è fuori contratto aziendale e il prolungamento in azienda dipende anche dagli ascolti del costoso (e si spera remunerativo) Music. Non ho seguito gli sviluppi da vicinissima, ma da settembre è stato un continuo di cambi di struttura di programma, titolo, autori. Stamane Salem pregava quasi in aramaico. Mediaset si attende grandi risultati da questa produzione, certa che la paura del flop sia lontana. Bonolis-Mazzi-Presta e il cast, sulla carta, sono una garanzia, com’è certezza la forte concorrenza di Rai1. Proprio due giorni fa, parlando con una dirigente di Rai2, mi è stato riferito che ci sarebbe fortissima tensione tra Beppe Caschetto e Daria Bignardi, per un avvicinamento di quest’ultima agli artisti della squadra di Lucio. In più, in una riunione tra lo stesso Beppe, Fabio Di Iorio e Ilaria Dalla Tana (era una bambina bravissima quando lavorava da noi), sono stati cancellati e messi sul piatto altri programmi condotti o autorati dagli assistiti di Beppe. È molto difficile far perdere la pazienza a Caschetto, e quando si lascia andare sarebbe in grado di smontare intere reti televisive e far saltare accordi milionari. Forse più di Lucio. A Cologno, soprattutto in passato, ne abbiamo saputo qualcosa.
W i debutti.

Caro Piersilvio, strette di mano e abbracci si devono trasformare nel bene dell’azienda, perché noi crediamo in te e nella tua famiglia. E non amiamo le prese in giro. Matrix Chiambretti probabilmente non riaprirà i battenti.

Quando, poco più di una settimana fa, Piersilvio ha parlato a noi dirigenti e direttori della situazione Mediaset-Vivendi, il clima era teso per una strana e insolita paura ma anche sciolto dal fatto che finalmente un capo d’azienda venisse a rassicurarci. Pier ci ha parlato come non aveva mai fatto, a tratti ricordava Silvio, le sue parole sono state ferme e decise, per la prima volta tutta l’azienda tifava per lui. Doveva farlo prima, ma negli ultimi mesi sta diventando davvero “grande”, anche se la scrematura di chi gli sta intorno deve essere attuata al più presto. La mia speranza è che se ne accorga quanto prima. Alla fine di quell’inaspettato discorso, tanti erano commossi, tanti gli hanno stretto la mano (alcuni per rispetto, altri per amore, talvolta qualcuno per convenienza), tanti lo hanno abbracciato. Tali gesti, non erano mai accaduti e personalmente non ne vedevo traccia da molti anni. I miei occhi, come quelli di tanti, sono stati lucidi per svariati minuti, un po’ per la felicità di sentir parlare Piersilvio, un po’ perché finalmente si difendeva l’azienda dall’interno e con tanto realistico vigore.
Rotta l’atmosfera di quell’incontro, che resterà storico per l’azienda, le voci che si sono accavallate nei giorni a venire sono state discordanti. Pur rimanendo con un certo tepore al cuore per le belle parole spese dall’editore, in tanti a questo calore ha fatto spazio un pensiero poco piacevole, cioè che quanto detto e fatto sia tutto già pronosticato per future strategie aziendali, delle quali sono al corrente poche e selezionatissime persone. Ciò sarebbe gravissimo e rappresenterebbe una totale presa in giro su tutti i fronti e per tante maestranze che portano avanti Mediaset: dai dirigenti della vecchia guardi a quelli della nuova, dagli investitori finanche ai piccoli o grandi soci. Il mio augurio è che Piersilvio non sia stato per l’azienda quello che Marcello ha rappresentato (rappresenta) per Silvio.
La serietà di certe parole ci ha, dopo tantissimo tempo, resi orgogliosi di far ancora parte di questa realtà. Vorrei credere che la situazione creatasi con, ormai, i partner francesi sia una vera battaglia e non una guerra studia a tavolino, altrimenti il “Qui siamo e qui rimaniamo” sarà ricordato come uno dei tanti slogan e non un discorso da forte riscatto aziendale e nazionale.

La situazione per Piero Chiambretti non è affatto rosea. Con molta probabilità, Matrix Chiambretti non vedrà più la luce, né a gennaio né nei prossimi mesi, per una serie di motivi tra cui i costi, gli ascolti non soddisfacenti della prima tranches di puntate e per il fatto che Piero chieda a gran voce di lavorare con i suoi più stretti collaboratori. Lo sa bene il bravissimo Roberto Ebale, che ho tenuto a battesimo fin da quando era un produttore alle prime armi, che ha dovuto combattere con soldi, Videonews, collaboratori e strategie aziendali per mandare in porto le puntate sin ora prodotte. Al momento, Piero non ha intenzione di firmare il rinnovo di contratto con noi, proprio per il fatto che alcuni punti da lui espressi non possano essere oggettivamente rispettati. Questo, preoccupa i tecnici e gli stessi collaboratori di Piero che, nell’immediata stagione, non si vedono rinnovato l’incarico. È successo, succede e succederà in tante produzioni. Le cose in Publitalia stanno andando molto bene, gli ascolti premiano le nostre reti, la borsa l’azienda, il caso Vivendi però ci rende gli investimenti un’incognita. Se non è a breve distanza, sono certa che Piero e il suo carrozzone torneranno a fare ottime performance a Cologno.
Auguri da e a Mediaset tutta.

Per la gioia di Massimo Porta e Simona Raya, torna l’intrattenimento su Rete4: Alessandro Cecchi Paone condurrà La Settima Porta dallo Studio Michelangelo. Nello staff tecnico anche Lucrezia Berlusconi, passata dal marketing alle produzioni e che, oltre ad essere bella e brava, ha già il carisma da grande manager. Dite a Max Novaresi che è un bravo autore e non un vecchio capo struttura.

Lasciando da parte l’appendice pomeridiana di Forum, a Rete4 mancava da anni un programma d’intrattenimento seriale. Per la felicità della struttura intrattenimento, e dell’azienda tutta, partirà a breve La Settima Porta, con la conduzione di Alessandro, in una sorta di Macchina del Tempo 2.0. Un grande widiwall spalancherà tante porte della conoscenza, fino a che a fine puntata tali porte virtuali si congiungeranno in una sola, dando vita ad un portone di sapere. Un progetto che è piaciuto sin da subito a Piersilvio e Sebastiano, che ha accontentato un Alessandro un po’ deluso dai risultati della conduzione al Tg4, ma che è in ottima forma ed entusiasta per affrontare un programma di approfondimento scientifico, cultura e sociale in prima serata. Il prime time di Rete4, in quanto a nuove edizioni, non poteva essere appannaggio esclusivamente di Videonews, anche perché le produzioni della testata sono in calo d’ascolti e la rete ha bisogno di continua linfa, onde evitare di fare ascolti esclusivamente con marchi storici, serie o programmi che siano.
In questa produzione, spicca una piacevole novità, del quale ho tanto piacere di scrivere. Finita l’esperienza al marketing con Federico Di Chio (tanto indigesto in azienda perché il più bravo di tutti), la Lucrezia è passata alle produzioni dell’intrattenimento. Questo spostamento mi ha reso molto felice poiché ho avuto modo di parlarci, apprezzarne il piglio professionale e l’agire sul posto di lavoro. Non a caso è una Berlusconi. Al di là dell’umiltà che dimostra nell’approccio con i colleghi e con i manager (avrebbe tutte le carte e le credenziali per essere superba e altezzosa), ha criticato e critica molte scelte del padre, dalle produzioni ai manager che lo circondano, e tale gesto deve essere accolto con tanto di accurata riflessione, dai piani alti a quelli bassi. Lucrezia scalda i motori per diventare grande, e non solo in termini d’età anagrafica.
Conosco Max sin da quando era ragazzo. Quando venne cacciato direttamente da Antonio Ricci perché rubava i nastri di nascosto, venne a piangere anche dalla sottoscritta. Le marachelle di un giovane e promettente autore, pieno d’entusiasmo e prospettive, devono essere perdonate. Max è un genio della tv, lo è sempre stato: estroso, creativo, sa fare team e creare buone dinamiche, sia di gruppo finanche nei programmi. In questo periodo è autore di due programmi molto importanti per Mediaset, Verissimo e il più impegnativo Grande Fratello Vip. Non so se è l’ascesa professionale o i problemi personali, ma la sua altezzosità comandina inizia a non andar bene a molte persone in Cologno. Scenografi, autori, collaboratori, alcuni manager hanno iniziato a vedere Max con altri occhi, e se in azienda inizia un trend negativo nei confronti di una persona, purtroppo, è difficile d’arrestare. In tal caso, interessa poco essere amico di Silvia o appoggiato da Franco.
W il vecchio Max.

ll compleanno di Silvio ha fatto molto bene a Mediaset. Federica Panicucci finalmente regina di Mattino5. La maretta nascosta tra Antonio e Mauro per Emilio Fede a Striscia. Lorenzo Suraci investe su Radio Zeta e fa l’ennesimo bingo, superando R101 e Rmc in pochi mesi.

Il compleanno di Silvio, nei giorni pre e post, è stata una manna dal cielo per gli umori aziendali. La vecchia guardia si è ringiovanita e rinvigorita, sapendo seppur indirettamente che il loro editore di riferimento stava entrando ancora nelle case degli italiani, da capo di Mediaset e non da politico. La nuova generazione ha avuto modo (finalmente) di vedere come l’azienda sia ancora indelebilmente attaccata a Silvio Berlusconi, ovvero la persona che tale società ha fondato. Ricordo che tanti di loro sa a malapena chi sono Silvio Berlusconi o Marcello Dell’Utri, e questo è un male. Si respirava tangibilmente, e si respira ancora con strascichi in alcuni piani e numeri civici, quell’aria da Fininvest che non si annusava da troppi anni. A vagliare gli ascolti, pare che anche ai telespettatori abbiano apprezzato i servizi sul Cavaliere e sulla nostra azienda. Questo vorrà pur dire qualcosa, per noi e per gli italiani. La dimostrazione che Silvio sia ancora la più grande luce che possa guidare l’azienda, sia sotto il profilo strategico che morale, la dovrebbe dire lunga sul modus operandi: vedi i tagli e alcuni fannulloni mangia-stipendi in Publitalia. Torno a ribadire il concetto che bisogna sforbiciare a Cologno e non a Palazzo Cellini a Milano2.
Per Mattino5, gli ascolti sono superiori allo stesso periodo dell’anno scorso. Non mi soffermerò sul bravissimo Federico Novella o sul promettente Francesco Vecchi (entrambi raccomandati d’eccellenza, ma a ragion veduta per l’estrema bravura), ma sulla Federica Panicucci. Come D’urso insegna, certi programmi vanno portati avanti con una corazzata artistica ai minimi. Federica, nonostante l’appeal e la solarità da Italia1, dopo anni è matura e pronta per affrontare in solitaria il programma della fascia mattutina di Canale5. Si è imposta con piacevolezza nonostante il suo modus non proprio incline al pubblico over della mattina. Questione di far abituare il telespettatore, e questo si è abituato. Lo spazio limitato del giovane Vecchi e quello ampliato di Federica, hanno fatto sì di far maturare l’idea di una conduzione in solitaria della bella e brava assistita di Lucio Presta. In fondo, Federica mi merita questa promozione, ha dimostrato davvero tanto in questi anni riuscendo, con freschezza, simpatia e leggerezza, ad entrare nel cuore degli italiani. Ha padronanza del programma, conosce ormai bene quella tipologia di telespettatore, i suoi autori vivono televisivamente per lei. In breve tempo, è diventata un importante brand del mattino Mediaset. Conosco Federica da più di 20 anni ed è rimasta uguale, forse un tantino più tenace, ma è la normale evoluzione dell’esperienza. Personalmente, come per pochissime, faccio il tifo per lei. Ormai da tempo.
Pur di dare smalto a Striscia, Antonio farebbe di tutto, anche vendere l’isola di sua proprietà. Quante volte l’ho preso in giro su questo! È vero quello che è uscito su testate cartacee e on line: Emilio Fede è stato contattato per condurre Striscia, per poche e selezionate puntate. Ad Antonio non si può dire di no, ora più che mai, visti gli alti ascolti dell’access. Mauro Crippa decide le news, ma non solo, per la forte influenza che ha nelle decisioni aziendali. Tra i due c’è una guerra burrascosa che non si combatte direttamente, poiché non si parlano tra loro ma attraverso le voci che girano tra i loro stretti e meno stretti collaboratori. Per la vicenda Crippa-Fede, in azienda si alzò un (lecito) polverone. Il resto è storia. Indi per cui, non credo che per Mauro sia una passeggiata digerire un ritorno di Emilio, per di più alla corte del programma di punta di Canale5 e della struttura tutta. C’è da aggiungere che Emilio, soprattutto dai giornalisti (meno che dal buon Daniele Molè e pochissimi altri), è visto ancora un idolo, come quell’uomo che brontolava sempre, ti trattava male se non eseguivi le sue indicazioni, ma di una diligenza, lealtà e professionalità come pochi altri. Da tanti, è considerato ancora il maestro dell’informazione Mediaset. A scrivere la verità, anche a Piersilvio non va più a genio per le vicende con il padre. Ma qui si parla di ascolti e fatturato, il resto non conta. Il 70% dei giornalisti Mediaset deve a Emilio la propria carriera, compresi quei giornalisti di sinistra (troppi) che remano continuamente contro l’azienda e, senza alcun ritegno, si sentono affermare in giro per Cinelandia che lavorano in Mediaset esclusivamente per soldi. Un tempo, a meno che un dipendente non avesse avuto dai due figli in su, sarebbe stato cacciato. Quei tempi mancano, e non lo scrive solo una Signora innamorata della “sua” azienda.
Dalla tv, passo alla radio, con il numero uno in assoluto e per il quale provo una profonda stima, da anni. Conosco Lorenzo Suraci, e suo fratello Virginio, da moltissimi anni, sin da quando avevano rapporti molto stretti con Silvio Berlusconi e Claudio Cecchetto, quando ancora Rtl era una piccola radio ma in forte espansione, viste anche le intenzioni (tutte realizzate) del suo editore. Mancato l’acquisto di Finelco, che abbiamo acquistato con fatica morale ed economica noi, Lorenzo si è buttato a capofitto sull’avventura di Radio Zeta l’Italiana, rompendo di fatto il monopolio di Radio Italia sulla fruizione via radio della sola musica italiana. Un investimento da 20 milioni di euro che, in breve tempo, ha fatto sì di superare alcune radio già in sofferenza, due su tutte R101 e RMC. Rtl ha un bacino di quasi 7 milioni di utenze e nel quarto d’ora va fortissimo, non essendo però qui in prima posizione. Perché fornisco questi dati tecnici? Lorenzo è una macchina da battaglia, intelligente, deciso, determinato con se stesso e pure con i suoi più stretti collaboratori, lungimirante, prende artisticamente i pezzi da 90 della vecchia e nuova generazione. Decide lui su tutto, anche perché è incollato alla radio almeno 18 ore su 24. E non finisce qui per Lorenzo, ma non posso scrivere nulla. Solo ed esclusivamente per rispetto.
Comunque, questo è essere un vero editore.

Dopo Corsini, Del Noce, Minzolini, Saccà, Socillo, tocca a Stefano Bini: Nì, ANCHE CO PRESTA SAREBBE STATA DURA, E’ DE CENTRODDESTRA QUELLO. Piero Chiambretti a Matrix voluto fortemente da Silvio Berlusconi.

Fece scandalo quando, poco più di 15 anni fa, la critica italiana più becera e il ciarpame mediatico di sinistra si scagliarono contro Silvio Berlusconi, additandolo come “epuratore”. Da quelle poche epurazioni, giuste e spiegabili dopo anni di regime univoco, nacque una nuova Rai che sapeva fare tv e creare grandi ascolti. Vero, i tempi sono cambiati ma, come quando sta al governo, la sinistra è sempre riuscita a rovinare, invecchiare e incancrenire situazioni già notevolmente compromesse.
Nonostante l’indiscussa professionalità, persone come Paolo Corsini, Fabrizio Del Noce (ultimo grande Direttore di Rai1), Augusto Minzolini, Agostino Saccà, Bruno Socillo (indiscusso comunicatore, con un’umiltà invidiabile), sono stati fatti fuori dalla Rai perché gasparriani o berlusconiani. I loro nomi, ad eccezion fatta di Augusto, spuntano fuori nel momento in cui l’azienda di Stato si trova in condizioni critiche, sintomo del fatto che il centrodestra ha fatto tanto più bene di un sempre mediocre centrosinistra. A scriver la verità, di ciò, non si dovrebbe neanche disquisire. In altri paesi saremmo considerati persone da ricoverare, eppure la strana verità è che la politica nelle istituzioni vige più della mera professionalità. Come tanti accantonamenti, Stefano Bini, che seguo da molto vicino sin da quando era un bravissimo attore di teatro, e che adesso è indiscutibilmente una delle promesse della tv e della radio italiane, è uno di questi. Forse per problemi strutturali, sicuramente per effetto politico, Stefano non ha potuto continuare una produzione su Rai1. Questo sito è letto accuratamente da critici tv, giornalisti, importanti manager italiani e addetti ai lavori. Il nome Raffaella Santilli potrebbe dire qualcosa ai più e niente ai meno: ex Berlusconi, ora Renzi, mal tollerata dai colleghi di Rai1, discutibili capacità gestionali, la quale sta facendo sprofondare il pomeriggio della prima rete della tv di Stato, in aria di sostituzione. Non mi addentrerò oltre, basta l’accenno e un accordo alla “famigerata penta struttura”.
Intorno alla mia professione, ho visto ruotare molti personaggi validi, dai quali si percepiva con movenze, parlato e occhi, che sarebbero arrivati lontani poiché il loro percorso, seppur giovani e pieni di normali insicurezze, veniva da lontano. Ad oggi, tutti sono concentrati e impegnati nei più importanti show della televisione italiana, creativi autori o rilevanti conduttori. Con discreta probabilità, presto sentiremo parlare di Stefano Bini per un’importante programma su Canale5 e per un progetto radiofonico in una delle emittenti più ascoltate.
Ho preso ad esempio questo ragazzo, perché sono intervenuta non poche volte in ingiustizie di tale genere. Ho l’autorità e le conoscenze per farlo, non smetterò certo ora, dopo quasi trent’anni d’esperienza e battaglie.
Nel mondo della tv, per uno che se ne va o lascia il posto, c’è sempre qualcun altro che subentra. Chi lo avrebbe mai detto che Piero sarebbe stato chiamato dal Cav. Silvio Berlusconi in persona per un accostamento all’approfondimento politico di Matrix? Eppure è successo e i lavori stanno proseguendo a ritmo serrato, nonostante le ridottissime risorse umane. Vivendi ci ha bloccato parte degli investimenti, per cui Piero si è trovato costretto ad utilizzare due autori su sei e a lasciare a casa pezzi della sua personale struttura. Riunioni su riunioni per far tornare i conti, creare contenuti con budget ridotti e far collimare informazione e intrattenimento, specie in parti staccate. La scenografia di Piero ha assorbito tante risorse, poiché pensavamo che l’entrata d’investimenti avrebbe favorito molte produzioni, tra cui taluna. Per la grande stella al centro della scenografia, al di là dei contenuti, la produzione merita di essere vista e apprezzata. Sarà un programma diverso e vedrete un Piero Chiambretti in vesti differenti dal solito. Ci ha chiesto rassicurazioni per questo programma, dopo gli enormi problemi riscontrati con Magnolia per fare il Grand Hotel. Rassicurazioni accordate, speriamo ne valga la pena.
W la professionalità e, ancora una volta, la bella tv.