Monthly Archives: April 2017

Alberto Hazan e la rinascita di RMC – Amici di Maria De Filippi probabilmente non più al sabato – Antonio con i grillini in commissione per sopravvivenza – Paolo scrive una sigla per una sua trasmissione con l’obbligo di mandarla in onda – Mario denunciato per istigazione all’odio razziale

Nonostante Paolo Salvaderi e Alberto Hazan siano in uffici a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, tra i due non corre buon sangue. Legittimamente, uno è il nuovo capo d’azienda, l’altro rappresenta la vecchia struttura, se non fosse che quest’ultimo, spinto dalla passione per la radio, nella sua totale irrequietezza sta tentando di rilanciare Radio Monte Carlo. Conobbi Alberto circa ventisette anni fa, in una cena in compagnia di Silvio e altri manager d’azienda, in un’occasione molto particolare in un hotel nel centro di Milano. È tanto che non lo vedo e non lo sento, ma per recenti motivi i nostri destini si sono di nuovo incrociati, seppur indirettamente. L’ebreo più strano e gentile che abbia mai conosciuto sta tentando di non far soccombere il suo gioiello, richiamando a casa persone licenziate da Mediaset e sfornando nuove iniziative per fortificare il brand della radio. Nella sua stranezza, è un genio indiscusso. La sopravvivenza della radio, che non fa parte di Radio Mediaset, è legata all’estrosità del suo editore e alla raccolta pubblicitaria di Publitalia. Spero vivamente che RMC continui il suo bel percorso, in quanto è stata ed è una radio importantissima nel panorama italiano e non solo, e che ha segnato tante generazioni.
Al di là di ciò che si legge in blog e siti, spesso palesemente inventato, e andando oltre inutili polemiche, Amici al sabato non sta rendendo i risultati degli altri anni. È in calo d’ascolti, forse anche per la collocazione non del tutto giusta. Il target negli ultimi anni si è alzato notevolmente, e ciò non è, o non dovrebbe essere, buon sintomo per lo show. Proprio in questi giorni, stiamo ripensando il palinsesto per il prossimo anno (con una forte preoccupazione per la fiction) e il sussurro di spostare Amici in un altro giorno di prime time ci convince sempre di più. L’ultima parola spetta a Maria, ma i pro nel spostarlo sono certamente più dei contro.
L’avventura che sta vivendo Antonio in Rai è qualcosa che mi appassiona e mi fa pensare da diversi mesi. Messo lì da Matteo Renzi, ora è lui stesso a volerlo silurare. Mi sembra di osservarte la storia di un ragazzo di 40 anni arrivista, bulimico di potere e poco incline al rispetto del prossimo, ma molto di sé stesso. Ho sentito Antonio poco tempo fa, e ciò che sin da ragazzo gli ho rimproverato è la mancanza di fermezza nelle decisioni e l’accondiscendere a troppe situazioni. Pur di non forte personalità, è un bravo stratega della comunicazione, un manager che guarda sempre avanti e mai indietro, con il rischio che spesso il pubblico si senta smarrito dalle novità di palinsesto. Gli stessi che lo avevano piazzato (sì, piazzato, perché in Rai ci si arriva solo con la politica di destra e di sinistra, meglio se di ancien régime), ora sono i suoi nemici poiché non è stata seguita la linea datogli sin dall’inizio. Trovo questa situazione brutta, svilente, razzista, poco seria. Come ho già avuto modo di dire ad Antonio a voce, è giusto che sia supportato in commissione e nel consiglio da parti extra Pd, come i grillini. Lo deve fare per legittimarsi. Spero che anche i consiglieri in quota centrodestra facciano lo stesso. Antonio può piacere o meno, come qualsiasi individuo, ma scalzarlo per dispetto, arrivismo, stupidi giochi di potere che ogni giorno vengono denunciati (grazie a Dio!) da chi è stanco di vedere la Rai sul tracollo, è davvero deletereo umanamente e a livello strutturale. Antonio ha contro il potere attuale, ma i suoi sostenitori sono molti di più. Compreso Michele Anzaldi, che davanti lo loda e con Matteo lo sputtana.
Quel volpone di Liguori, oltre ad essere il più bravo vigilantes di tutta Cinelandia, il più scrupoloso reporting umano ai vertici, il Direttore del Tgcom24, indiscutibilmente il più bravo giornalista che possediamo in azienda, ora è anche co-scrittore e co-autore di una sigla per il suo Tg. L’obbligo di mandarla in onda è tassativo. Tranne per i primi due passi, ce ne fossero di berlusconiani aziendalisti come lui.
Chi lavora con Mario, lo indica come un pazzo furioso, preciso, che lavorerebbe h24. Ed è così, posso testimoniarlo personalmente. Oltre a far impazzire tutta la redazione del Tg4 durante i telegiornali e intavolare talvolta ben dieci collegamenti per Dalla Vostra Parte, imboccando Belpietro su quello che deve o non deve dire tramite auricolare, di recente si è macchiato di un denuncia per istigazione all’odio razziale (l’ironia dell’ufficio legale per questo tipo di denuncia, che in verità è del tutto inesistente, è stata molta). Al di là dell’accaduto, vorrei indurmi ad una riflessione che trova d’accordo molti. Liguori docet per un fatto d’età, Mimun potrebbe restare al Tg5, anche per linea, vertici, Silvio e ascolti che lo stanno supportando. Il Tg4 è troppo poco per l’istrionità di Mario e gli ascolti sono in profondo rosso, ora anche alla mattina. Deve tornare a Studio Aperto per avere più spazi personali, questo è l’auspicio di molti. Perché non spostare Anna al Tg4, che per età e comprensione del pubblico di Rete4 sarebbe la più idonea?
In conclusione, un personale appello a Fabio Fazio: sarei felicissima del tuo arrivo in azienda, poiché spessore e novità concrete in questo particolare momento aziendale rappresenterebbero uno stimolo per andare avanti con entusiasmo, ma è pressoché improbabile anche Antonio Ricci lasci i suoi spazi all’ultimo arrivato.
Viva Mediaset.

Checco Zalone e Gennaro Nunziante ai ferri corti. Colpa di Pietro Valsecchi. – Perché Klaus Davi ha girato gli studi Mediaset insieme a Mauro e Andrea Delogu? (visto ma non chiesto a nessuno). – Lorenzo Suraci da Mattarella per fare chiarezza su pubblicità e ascolti audiradio.

Quando mi hanno comunicato che per il prossimo film di Checco Zalone non ci sarebbe stata una data precisa, ci sono rimasta un po’ male, sia come spettatrice che come chi vede lievitare i conti della propria azienda alla fine dell’anno. Checco Zalone e Gennaro Nunziante hanno litigato in maniera sostenuta. Il motivo è che il primo ha una linea filo valsecchiana, mentre il secondo (vero fulcro e vera parte attiva di tutti i film di Zelone) la pensa in maniera diversa. È cosa certa che Pietro Valsecchi abbia inanellato una serie di flop, nel settore fiction, molto pensanti, per cui ci sia bisogno di una profonda riflessione per quanto concerne produzione e contenuti del prossimo eventuale film. Senza Gennaro Nunziante, la prossima produzione del duo non avrebbe oggettivamente il medesimo successo. Chi di dovere, si sta già operando per ripianare i rapporti, ma mi viene riferito che il gioco di poteri ed economico sia molto forte. Pietro Valsecchi, forte dei suoi successi cinematografici, vuole l’ultima parola su tutto. Zalone, per non perdere ciò che è stato acquisito, non proferisce parola e rimane attaccato alla vecchia guardia. Gennaro Nunziante, vorrebbe distaccarsi dalla vecchia linea per non cadere nel flop e far decidere tutto al produttore che, in questo specifico caso, in confronto all’idea, non vale molto. Tale situazione sta facendo pensare molti, anche lo stesso e moderatissimo Piersilvio, poiché intorno ad un film di Zalone ci guadagnano in tanti, e non solo sotto il profilo economico.
Nonostante i dati d’ascolto delle radio ci dicano che siamo il primo polo radiofonico, sfido chiunque ad ottenere con una sola emittente quasi 7 milioni di ascoltatori (8 milioni e mezzo con l’aggiunta delle due radio, di cui ora mi sfugge i nome). Al di là della personale conoscenza con Lorenzo, tanti conduttori, giornalisti e manager hanno incrociato la mia strada nelle ultime tre decadi. Lorenzo Suraci ha voluto incontrare Mattarella (lui può, come pochi, farlo in qualsiasi momento) per fare chiarezza su alcuni punti, quali i meri dati d’ascolto e la modalità (soprattutto offerte, prezzi degli spazi, sconti) di reperimento della pubblicità, che avvantaggerebbero Radio Mediaset e penalizzerebbero tutti gli altri, per i motivi tra parentesi. Lorenzo un vero numero uno, che ascolta la sua radio 18 ore al giorno, una persona di una competenza e cortesia spiazzanti, però è anche un editore che ha la facoltà di ottenere ciò che vuole con determinazione, grazie ai rapporti umani instaurati negli anni, da nord a sud. Ho il sincero sospetto che a breve molte linearità cambieranno.