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Carlo Conti pagherà a Sanremo il fatto di essersi assoggettato a Matteo Renzi e aver imbavagliato Radio2. Con i mancati introiti della vendita di Premium, siamo stati costretti a chiudere e posticipare programmi (non quelli di Maria). Perché così tante pressioni su Pierluigi Diaco?

Ho sempre apprezzato Carlo Conti, soprattutto sin da quando Fabrizio Del Noce lo prese sotto la sua ala protettrice e agli inizi degli anni 2000 lo face diventare “grande”, affidandogli programmi di rilievo e accordandogli tanti benefici (a quanto pare meritati). Tanti anni fa, chiamai Fabrizio per informazioni su alcuni artisti, e tesse le lodi di Carlo Conti dicendo che sarebbe diventato il conduttore del domani. E così è stato: in mezzo a Paolo, Gerry, Pippo, Amadeus, è ormai consacrato il suo nome. Ha saputo accaparrarsi la fiducia di dirigenti Rai e telespettatori, meritandosi la conduzione del Festival di Sanremo per tre anni consecutivi, traguardo o punto di nuova partenza per tanti conduttori. Ma non tutto è rose e fiori per sempre, infatti alcuni dirigenti e addetti ai lavori iniziano a soffrire la presenza di Conti in Rai che, con Matteo Renzi, sta imperversando dietro e davanti alla telecamere. Le voci che lo danno vicino al Premier, il fatto di aver imbavagliato Radio2 (le ripercussioni che mi arrivano dai diretti interessanti sono di una brutta aria), il costrutto che sia l’uomo che lavora di più in Rai, rientrano in pieno stile in quello che sta attraversando il paese: una dittatura blanda, con amici più o meno competenti piazzati al potere. La lunga esperienza in Mediaset e la profonda conoscenza della Rai, m’inducono certamente ad affermare che Carlo Conti non avrà vita facile per il prossimo Sanremo, poiché molta Rai gli andrà contro e buona fetta del pubblico già lo vede come uno zerbino del potere, figura da casa inaspettata. Per molte circostanze, i manager dei vari broadcaster sono spesso in contatto per confrontarsi su temi attuali e futuri, e ciò che arriva dal mondo Rai fa spavento. Non è la parte contenutistica e produttiva a indurre male lingue, quanto la questione morale e politica. Vi scrivo un concetto in tutta sincerità: neanche Silvio, quando era davvero il nostro editore di riferimento, aveva un’egemonia di potere così ampia, come ha Matteo Renzi in Rai in questo preciso momento. Il concetto inconcepibile sono gli ex berlusconiani, trasformati per comodità in adepti di Renzi: Ilaria, Ida Colucci e il marito Flavio (quante cene e quanto “gossip” con loro. E su di loro), per poi passare ad Antonio (ha colto l’occasione d’imbarcarsi con Renzi, esclusivamente perché Silvio e Mediaset gli hanno chiuso la porta più volte).
Se in Rai il fattore morale imperversa e mette a disagio tutta l’azienda, in Mediaset dobbiamo fare i conti con i mancati introiti della vendita di Mediaset Premium, i quali ci avrebbero permesso finalmente di reinvestire in contenuti, in grande stile. I programmi già accordati con Maria non si toccano, altri sono slittati, cancellati o passati nella seconda parte della stagione, se non all’interno dei palinsesti autunnali 2017 (ovvero cancellati in modalità definitiva). Gli investimenti, per rispetto di accordi, sono vincolati agli show vecchi e nuovi di Maria e all’usato rivisitato sicuro. I format fuori da questo range sono stati eliminati dal palinsesto per mancanza di soldi, quelli che si potevano spostare sono stati incastrati da Gennaio in poi per aggiungere offerta (Paolo per accordi con Lucio, Cultura Moderna per imposizione e pugno duro di Antonio e il probabile nuovo show di Pardo per necessità di Italia1). A scriver la verità, i format che non vedranno la luce erano quelli più rischiosi negli ascolti e con meno respiro promozionale. Eravamo pronti a produrre di nuovo “in grande”, forse i mancati investimenti hanno evitato alcuni sicuri flop.
Nel mondo dello show business, in Italia con intesa soprattutto a cinema e tv, raccomandazioni e forzatissime segnalazioni sono all’ordine del giorno. Fin qui, niente di male, è un settore appetibile e di ampi spazi d’inserimento. Poche volte, e l’ultima la ricordo con Belen, un personaggio televisivo è stato tanto spinto quanto Pierluigi Diaco. Qui a Cologno non ha mordente, ma è consigliato da più parti (quest’inverno, indimenticabile è stato il veto di Claudio Brachino su Diaco, in procinto di essere sostituito da Igor Righetti). Conosco poco Pierluigi, quel tanto da valutarlo un buon chiacchierone radiofonico, un arrivista discreto e un ragazzo che, se non fosse troppo estroverso, potrebbe aspirare a grandi salti di qualità in tv. Lo ricordo, tantissimi anni fa, alla corte di Curzi e poi di Ferrara, non so bene a quale titolo. L’ho ritrovato in seguito da Maurizio Costanzo, ascoltato in radio, visto qua e là in Rai e nei nostri studi. La circostanza, che mi ha portata a riflettere su una figura come la sua, è venuta da una chiamata fatta a Maurizio poco più di due mesi fa, in cui gli chiedevo delucidazione sugli ospiti del Costanzo Show a venire, su delle manifestazioni letterarie e sul suo stato di salute: la risposta per 2\3 dei quesiti è stata “Chiedi a Diaco”. Come potrete immaginare, sono rimasta allibita, chiudendo la chiamata con gentilezza e cordialità, essendo Maurizio un amico di vecchia data e al quale, come tanti, devo molto. Però, mi sono fatta delle domande quali: non mi poteva rispondere lui? Ma la sua bravissima (e storica) segretaria dov’è? Ragionandoci, poco perché ho ben altro a cui pensare tra vita e lavoro, ho trovato una precisa risposta, che non vi scriverò per discrezione, rispetto e privacy. La conclusione meno velata è che il giovane Diaco ha la fortuna, la furbizia e l’intelligenza di muoversi molto bene in ambienti politici, come in quelli manageriali e giornalistici di alto livello, i quali lo hanno reso sicuro di se e un uomo poliedrico (per la tanta catturata esperienza dai numeri uno).