Monthly Archives: July 2016

Non dirlo al mio capo 2 ci sarà, con certezza. Vivendi e il pentito di mafia, nuovo golpe contro Silvio. Guarda caso, proprio sul punto della rinascita di Forza Italia e del grande ritorno a settembre. Qualcuno dica a Fabio Del Corno che non è il Direttore di Videonews.

Perché scrivo di una fiction della concorrenza? Semplicemente perché quella storia era stata proposta a noi qualche anno fa, snobbata a tempo record per le avventure-fotocopia e l’embargo di TaoDue e Ares. Ne parlavo poco più di una settimana fa con Matilde Bernabei, felicissima di costruire il nuovo capitolo per la Rai, seppur non senza intoppi. La prima serie di Non dirlo al mio capo è stata sicuramente la sorpresa della scorsa stagione e nessuno si aspettava un così enorme risultato da una fiction identificata come “semplice” e tappabuchi. Questo è sintomo di due punti ben distinti: i gusti del pubblico stanno cambiano e semplicemente la sceneggiatura ha fatto breccia nel cuore di 6 milioni di persone. La produzione della serie, diceva Matilde, ha attuato una strategia molto intelligente che va a colpire i giovani e che fa solo in parte comprendere se la nuova stagione ci sarà o meno. Lo scrivo con ufficialità e certezza, ci sarà. A scrivere la verità, ancora ci mangiamo le mani per essercela lasciata sfuggire (non tutti, solo le menti più aperte), ma a certi veti e accordi non si può sormontare, ma dovremmo. Ce ne siamo accorti solo ultimamente, meglio tardi che mai.
La vicenda Vivendi ha scosso tutti e un’analisi fuori dal coro, e in mezzo a tante cavolate dette e scritte, è doverosa. Il dato di fatto è che la società francese non ha rispettato i patti sottoscritti e firmati circa un mese fa (un mese fa per la stampa, in realtà è molto più tempo). Come in ogni grande operazione italiana, niente deve andare a buon fine se non ci sono accordi aziendali e politici. Marina, Piersilvio, Silvio e i vertici Fininvest hanno lavorato e stanno lavorando a questa situazione da anni, e in poche ore sembra che tutto si sia ribaltato. I conti e la storia di Premium, Vivendi li conosceva sin dall’inizio e non c’era nessun motivo che i francesi mollassero così la presa, pretendendo solo una piccola parte della pay tv, in più una percentuale di Mediaset. Non posso negare che da entrambe le parti ci siano stati forti mal di pancia e che anche nelle ultime settimane i manager non stessero limando alcuni dettagli. Vivendi e Mediaset sono due realtà serie, stabili e accreditate nel panorama dei broadcaster mondiali, e questo ritiro da parte della prima fa pensare che sotto ci sia un qualcosa di molto più grosso, cioè che il Governo e l’Europa siano intervenute per affossare le strategie delle aziende di Silvio Berlusconi. In azienda, come nell’ala politica vicina a Silvio, non si parla di altro poiché la situazione è più plausibile che mai. Non è un mistero che spesso alte istituzioni abbiano messo i bastoni tra le ruote alla Fam. Berlusconi, non a caso il golpe di Napolitano e dell’Europa ai danni di Berlusconi è stato acclarato dei media di tutto il mondo, da destra a sinistra, eppure il vecchio Giorgio è ancora lì e nessuno gli torce quei pochi capelli che gli sono rimasti. Non facciamo passi affrettati, tra le parti moderate delle due società è in atto una serie di dialoghi per evitare battaglie legali di milioni di euro. Però è giusto far sapere che, anche in questo caso, un’eccellente operazione eseguita da Silvio Berlusconi per le sue aziende (ma anche per il Paese Italia), si trasformerà (soprattutto agli occhi degli italiani) in una catastrofe per il nostro editore. Io sono qui anche perché questo non accada, consapevole del fatto che tutta l’azienda stia con le mie parole e con il nostro grande editore. Se poi, in un mondo lontano, si scoprisse che questa è solo strategia da parte delle due società per benefici propri, allora ritratterò. Ma sono una “vecchia” volpe e fortunatamente conosco molto bene le dinamiche aziendali. Infatti, le dichiarazioni del pentito di mafia Spatuzza arrivano a orologeria, come sempre e per l’ennesima volta, sintomo di un vecchio e stantio regime pronto a spazzare via chiunque.
Arriviamo ad argomenti più frivoli ma dove, se si prende una strada, si rischia di esser tagliati fuori. Negli anni ’90, Fabio Del Corno (che lavorava nelle produzioni, insieme al fratello) era chiamato il Principino di Dede, per motivi che non sto qui a spiegarvi ma che le buone menti si ricorderanno certamente. Era ed è un bel ragazzo, ha scalato varie posizioni, fino ad arrivare all’ottavo piano del 44, dove è diventato il Responsabile delle Produzioni Videonews, nella persona che seleziona giornalisti e autori da inserire, che non siano interni. 1/3 del piano non lo conosce, ad una parte non entra nelle grazie (compresi i suoi superiori di piano), l’altra parte lo tollera perché ormai è inchiodato alla poltrona e si è fatto una posizione. Prevalicando spesso decisioni e inserimenti di risorse umane mandate dall’alto e lo stesso Claudio Brachino (visto benissimo da tutti, stacanovista professionista e fedelissimo all’azienda, come alla Fam. Berlusconi), si permette di respingere a suo piacere certe situazioni. Del Corno, seppur ancora catalogato tra i giovani, è una di quelle persone che si trova in azienda da anni e che quindi ben conosce certe dinamiche. Un gioco è molto bello quando hai un incarico solido e di potere, ma bisogna saperlo gestire in modo oculato e intelligente, poiché sei un piccolissimo potentato e chi detiene il vero potere decisionale sono ben altri. Quando iniziano ad arrivare negative voci insistenti alla dirigenza generale, vuol dire che l’orologio dell’andata via o di un cambio di posizione inferiore non è poi così lontano, a meno che quel tale non si rimetta in sesto e faccia capire che è stata ripresa la giusta carreggiata, abbassando finalmente la testa. Ci sono embarghi all’interno di Videonews nei confronti di professionali e buone risorse umane che potrebbero far saltare qualche testa, proprio perché molto apprezzati dall’alto ma stupidamente scartati dal medio rango aziendale.
Evviva Mediaset.

Palinsesti Mediaset, noi siamo (ancora) grandi e ci meritiamo critici grandi

Quest’anno, dopo anni, sono riuscita a respirare un’aria meno tesa alla presentazione dei palinsesti. Soltanto l’anno passato, c’era una tensione e una forte paura che si percepiva a molta distanza, nel dettaglio neanche si sapeva il perché. O forse in fondo sì.
L’apertura di Piersilvio con il saluto al padre è stato un ottimo inizio per scongelare la situazione e far splendere il sorriso sui volti di dirigenti e manager, non solo della vecchia guardi, ancora molto stretti a Silvio Berlusconi. La presentazione dei futuri progetti, anche quelli detti a metà, è andata liscia e il video per ricordare gli anni professionali in azienda di Gerry Scotti, ha colpito il cuore di molti. In fin dei conti, è l’unico uomo che si può descrivere come il baluardo “visivo” dell’azienda, non avendola mai abbandonata ma anzi valorizzata, anche quando si lamentava continuamente con le Risorse Artistiche di non avere più le attenzioni e i mezzi di una volta.
Perché questo titolo allora? Mi sono seduta e alzata un paio di volte durante la serata, mettendomi spesso in fondo allo studio, vada per salutare o intercettare delle persone-esca. Il carattere deciso, non tollerante nei confronti della maleducazione e della pochezza intellettuale, mi hanno spinto a chiedere ai più giovani giornalisti e blogger, un po’ tonti e che non conoscessero la mia persona, delle delucidazioni a tranello. In quasi 30 anni, nelle produzioni tv e meeting, ho spesso adottato questo tipo di situazione, per comprendere chi avevo davanti e smaltirlo nel più breve tempo possibile.
Il primo con cui ho fatto una veloce disquisizione è un blogger di spettacolo di un importante quotidiano di sinistra, il quale alla mia affermazione: “Ci sono bei progetti futuri, spero saranno collocati bene. I palinsesti promettono bene. Negli ultimi anni il concetto di palinsesto è molto cambiato”. Senza ragione, il timore negli occhi del blogger era palese e la risposta è stata imbarazzante: “I palinsesti, un po’ di lunga durata e un po’ di breve”. Detto ciò, ho salutato e mi sono allontanata, tornando alla mia seduta. Il responso del ragazzo ha denotato una negativissima preparazione e una scelta scellerata del proprio editore di mandarlo allo sbaraglio.
Intercetto una ragazza, questa volta “giornalista” Mondadori, e alla frase “Sono felice che la Simona Ventura sia tornata a Cologno Monzese. Un grande risorsa. Che ne pensi?”. La risposta è stata insensata e da finta esperta, tirata fuori per darsi un clichè agli occhi di una persona sicuramente più esperta: “Eh sì, credo il manager Lucio Presto e Simona Raya l’abbiano riportata qua”. Al di là che Lucio si chiami Presta e non Presto, la frase non ha alcun senso di esistere perché basata sulla più profonda inesattezza, visto che Simona torna in azienda soprattutto grazie a Maria e Maurizio.
Da questi due esempi, estrapolo delle situazioni che resteranno per sempre impresse nella mia mente, in cui tavolate di blogger e giornalisti si facevano selfie e fotografie durante la presentazione (proprio durante l’esposizione), parlavano fittamente disturbando i vicini, s’inneggiavano ad esperti televisivi solo perché in passato hanno avuto una notizia in più di altri, tiravano Piersilvio e altri dirigenti per la giacchetta per una foto ricordo, schiamazzavano neanche fossero in una fattoria. Tra le altre cose, alcuni di loro erano gli stessi che spesso hanno criticato Mediaset, per cui con i miei vicini di posto non ci siamo scomposti moralmente. Fino a pochi anni, ai palinsesti avevamo il fior fiore dei giornalisti di carta stampata, per compiacerli e compiacerci. Il mondo dei blog ha creato grandi professionisti e seri esperti della materia, ma purtroppo ha anche fatto sì che dei semplici appassionati di tv si dilettassero a giocare ai giornalisti, mestiere troppo serio per essere mischiato con il ciarpame. La conseguenza? Sono gli articoli che criticano più il look delle persone presenti alla presentazione che il contenuto dei programmi. Ok la leggerezza, ma l’eccessiva superficialità no. L’anno prossimo, ci sarà sicuramente un vaglio più attento.
Come nella mia solita ascensione, voglio criticare costruttivamente chi abusa del mezzo televisivo e lo tratta come oggetto di scarto, pur mangiandoci sopra. L’ho fatto e lo faccio con alti dirigenti, talvolta amici, e con blogger di buona o dubbia provenienza. Il messaggio che vorrei lanciare ai giovani è che la scalata della vita non si ferma mai. Il lavoro, l’essere arrivato ai palinsesti Mediaset o Rai, aver intervistato una grande celebrità, è solo una delle tante tappe di un sentiero lavorativo. Se il vostro limite (per ora) è 5, non potete pretendere di arrivare a 10. Ne vale la vostra credibilità e pure delle situazioni poco piacevoli con chi ne sa più di voi, che parlano con i colleghi e in futuro si ricorderanno certamente dei vostri visi spaesati e delle parole azzardate.