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Guerre a distanza: Giletti-Carrà e Cecchi Paone VS tutto il Tg4. Dietro la nuova Arena di Giletti e il progetto Mina-Celentano? Un grande, geniale e umile Gianmarco Mazzi.

In certi ambienti, soprattutto in Rai e Mediaset per il loro valore e la loro portata, le guerre si combattono a distanza. Due casi sono sotto gli occhi degli addetti ai lavori da tante settimane: in Rai, la diatriba su DomenicaIn, mentre in Mediaset continua il caso del professionale ma davvero poco amato Alessandro Cecchi Paone. Andiamo per ordine. Per il fatto che Massimo avesse instaurato dei rapporti in quel di Cologno, sono rimasta in contatto con alcuni suoi collaboratori, poiché alcuni li conoscevo da anni. Martedì scorso, Giletti è stato convocato per l’ennesima volta al settimo piano di Viale Mazzini per discutere della nuova DomenicaIn, di alcune prime serate estive e degli ascolti delle puntate domenicali estive. Soffermandoci sulla prima parte della convocazione, Giletti avrebbe in mente tante novità per DomenicaIn, che vorrebbe e dovrebbe condurre in solitaria per più di cinque ore. A fare da contraltare, però, c’è una lanciatissima Raffaella Carrà pronta a prendere lo slot lasciato vacante da Paola Perego. Anch’essa è piena d’idee e d’entusiasmo per il ritorno su Rai1 ma, visti gli ultimi flop televisivi, rappresenta una vera incertezza. Raffaella, per la quale non ho mai nutrito una simpatia, sembra essere ben voluto proprio dal Dg e da alcuni consiglieri. Massimo, da parte sua, ha il marchio di Mr. 20%, per cui la sfida con Barbara D’urso (quindi ad armi pari) sarebbe più concreta e presumibilmente più azzeccata e vincente. Gianmarco Mazzi è a lavoro per far sì che il lungo progetto di una DomenicaIn in solitaria per Giletti sia una strada percorribile, piena di contenuti e competitiva. A ragion veduta, voglio scrivere che Gianmarco è uno dei migliori organizzatori e creativi televisivi che abbiamo in Italia. La scelta di una partnership con Massimo Giletti è una grande risorsa per la tv di Stato. Forse, uno dei pochi sodalizi davvero intelligenti.
Passando in quel di Milano2, le acque non tendono a calmarsi al Tg4. Piazzato lì da Piersilvio e Mauro, Alessandro Cecchi Paone continua a rappresentare una doccia fredda per Mario Giordano, per tutti i redattori (il bravissimo e professionale Claudio Gelain in testa), i conduttori e per i deludenti ascolti. In effetti, da qualche mese il tg di Rete4 ha subito un cambio editoriale fortissimo, come vistoso è stato il calo di ascolti. Purtroppo, insistendo in questa strada, si rischia che l’edizione serale del Tg4 sparisca dal palinsesto, situazione paventata già qualche anno fa. L’edizione della mattina, in ascolti, rende molto perché ancora assimilabile alla tradizione del giornale. Quella della sera non riesce ad incastrare ingredienti, argomenti, conduzione, linea editoriale, direttive dall’alto e rigori. È vero, senza dubbio il Tg4 è il nostro giornale più istituzionalizzato, però così non va proprio. Sacrificare una linea vincente per cambiare forzatamente le cose, non funziona e mai funzionerà, poiché il pubblico del Tg vuole un giornale di centrodestra, cattolico, moderato, filo berlusconiano, e non gliene frega niente del Gay Pride, dei pareri sull’utero in affitto, dei lunghi discorsi di Mattarella e dei tanti viaggi di Renzi. Il pubblico vuole un tg schierato, secco e d’opinione, per tutto il resto ci sono Tg5 e Studio Aperto. Che non si capisca, mi dispiace molto. Abbiamo un apparato marketing e legale molto forte e che ha sempre funzionato, non voglio pensare che anch’essi siano sottomessi a qualche insensato volere.
Poche righe fa, ho citato Gianmarco Mazzi, persona che ho sempre ammirato e, da quel che so, è ben visto da tutti gli apparati Rai e Mediaset, come dagli agenti che contano, da Lucio Presta e Beppe Caschetto ai comandi. Oltre ad essere fidato amico di Massimo Giletti, è lui il vero deus ex machina de L’arena e della papabile nuova DomenicaIn. Oltre a ciò, stamane ho letto su alcuni giornali (e mi avvisano anche in alcuni blog) che è in lavorazione uno show su Mina e Celentano, per il lancio di un nuovo disco insieme. Dietro a questa straordinaria operazione, c’è proprio Gianmarco che, negli ultimi giorni, è in continuo contatto con lo stesso Celentano per far sì che il progetto venga costruito e organizzato nei minimi dettagli. Mazzi è sicuramente il numero uno per l’intrattenimento in grande stile, sempre più raro per un fatto di costi. Dovendo guardare al nostro, non siamo in grado di sostenere tali cifre, ma la Rai con il canone, la pubblicità low cost e gli investimenti esterni si può ancora permettere di creare grandi cose.
Viva Gianmarco Mazzi!

LuxVide tradisce la Rai con Mediaset (per Gianni Morandi). Duccio Forzano lascia Che Tempo Che Fa per altre avventure. Paolo Del Debbio non sarà più alla conduzione di Dalla Vostra Parte.

Lux Vide-Rai sembrava essere un sodalizio inscindibile, invece i tempi di magra non si sono fatti attendere neanche dentro la Fam. Bernabei. Ho frequentato Ettore, ma che la brava Matilde, per molti in anni e immaginavo che, ad un certo punto, si sarebbero staccati dallo scoglio della tv di Stato. Infatti, oltre ad approcciare con Sky (questo ho letto), Ettore sta facendo delle cose importanti anche in Mediaset, come lo show di Gianni Morandi che andrà in onda nella prossima stagione. La Lux ci avevano proposto un pacchetto composto dal programma di Gianni più una fiction, ma in azienda siamo prudenti, visto che le nostre fiction sono crollate al 9% e rimesso soldi e credibilità. Pietro Valsecchi e Alberto Tarallo hanno carta bianca da anni, e sarebbe cosa buona e giusta che da ora in poi queste carte fossero scritte più dai dirigenti Mediaset che da loro. Purtroppo o fortunatamente le fiction sono cambiate e il pubblico anche, e continuare a puntare sul solito trend da 15 anni è stata una mossa che quest’anno abbiamo pagato cara. Non Dirlo Al Mio Capo, enorme successo di Rai1, doveva andare in onda su Canale5 ma, per qualche veto e accordo, se l’è accaparrata la Rai. In questi giorni, prima di definire il palinsesto della prossima stagione (ormai per le fiction ben fissato), farai una lunga e costrutta riflessione. Visti i successi della Società di Ettore, inizierei a esplorare altrove. Forse i costi si alzerebbero, ma la qualità e lo share farebbero lo stesso. Lo ripeto e lo ripeterò all’infinito: “Piersilvio, il capo sei tu, non gli altri. L’azienda è tua, non di altri. Non permettere a dirigenti simpatici ma improvvisati di continuare a lavorare in questa direzione. Si rischi di buttare al macero 30 anni d’azienda”. E questo appello, purtroppo, non viene solo da me, basta fare un giro e chiedere a dirigenti, quadri, lavoratori con più di 45\50 anni.
Duccio Forzano era un bravo costruttore anche quando aveva 30 anni. Ho usato il termine costruttore perché il regista non è solo un regista, ma anche uno scenografo, un autore, un ideatore, è quel che si definisce un mestierante dello spettacolo completo. Lo conosco da poco meno di vent’anni e all’interno delle nostre parentesi televisive non sono mancati scontri e divergenze anche importanti. Molto esigente io per dovere, carattere ed esperienza, apparentemente ombroso e austero ma alla fin fine sorridente lui. In linea di massima, tutto nella normalità, visto che io dovevo curare un aspetto fondamentale, lui altrettanto, ma lo scopo della riuscita di un buon lavoro era comune. Dopo averlo conosciuto in Mediaset, l’ho apprezzato in Rai e l’ho voluto in quel di Cologno per alcuni importanti show, talvolta per esperimenti che si sono rivelati soddisfacenti e in linea con il rinnovamento dell’azienda. Ora, dopo anni di Fabio Fazio e tutto ciò che ne concerne (Che tempo che fa, Sanremo, Rischiatutto, ecc), quindi saturo della routine e del team, a quanto sembra non per cattivi rapporti ma per esigenza di puro cambiamento, vuole cambiare. Non lo sento e incontro accuratamente da anni, ma da quel che mi riferiscono, ha in gioco progetti con giovani per web series e un programma televisivo che sta costruendo con un giovane autore e conduttore (uno di quei pochissimi ragazzi che promuovo con orgoglio e credenza). Chissà che le porte della tv non gli riservino altre importanti sorprese, come si merita.
Paolo è uno che si annoia, che non vuole fare la domenica pomeriggio di Canale5 perché desidera tornare in Toscana nei week end, che non vuole rotture di scatole intorno a se perché a mandarti a quel paese è un attimo. Con Dalla Vostra Parte fa(ceva) dell’ottimo servizio pubblico, lo stesso identico servizio che offre a Quinta Colonna, che manterrà in toto, con squadra confermata. Gli impegni politici, televisivi e da professore all’interno e all’esterno di Mediaset non gli permettono di portante aventi altre situazioni. Conoscendolo da anni e anni, sarei propensa a scrivere che anche la mancanza di voglia e il non ripetere le stesse cose sono stati tratti preponderanti della sua decisione. Era netto il comportante che Paolo adottava nei due programmi. In Dalla Vostra Parte era spesso annoiato, mentre in Quinta Colonna era carico e con un’espressione più vispa. Per questo, lascia il primo nelle mani di qualcun altro (Brindisi o Vinonuovo). In azienda, da me in prima linea, è visto molto bene e tra la totalità dirigenziale non può essere differentemente. Ho come la certezza che i nuovi impegni politici e televisivi non mancheranno.

Myrta Merlino è in formissima, ma non per Mediaset. Francesco Facchinetti ci riprova con il cinema. Maria De Filippi resta in azienda, affinché tutto migliori ancora (per noi e per lei)

Spesso, soprattutto per la curiosità delle prossime elezioni amministrative, dove spero che Silvio Berlusconi possa riprendere in mano le redini di un centrodestra diviso e rimandare da dove è venuto un Matteo Renzi vergognosamente allo sbando governativo e legislativo, mi capita di vedere Myrta Merlino. L’ascolto del suo programma su La7 è più che soddisfacente, ma lei vorrebbe crescere. Scrivo questo con cognizione di causa, al di là del fatto che negli scorsi mesi se ne sia scritto molto, perché è una di quelle brave giornaliste entrate nelle simpatie del Pres. Berlusconi. Non si può negare che Myrta Merlino sia brava, preparata, agganciata alla Roma e alla politica che conta, di bella presenza, che strizza l’occhio alla sinistra ma a cui piace anche la destra. Le trattative per ingranare una nuova domenica pomeriggio su Canale5, si erano aperte, quanto in fretta si sono chiuse. E a ragion veduta. Barbara, per contratto aziendale e accordi con la dirigenza, non lascerà Domenica Live, gli altissimi ascolti la premiano. Ricordiamoci che la D’urso riprese in mano una domenica pomeriggio morente dalle mani della brava Federica Panicucci e poi in seguito da Alessio Vinci. Due volte strappata (per altri impegni, non per demerito), due volte ridata; Domenica Live le appartiene, e con clausole ferree. La squadra di autori è della peggiore specie, salvo l’ottimo Massimo Righini, ma piace al pubblico, poco importa se non piace alla dirigenza. La Merlino è in splendida forma in video, e non solo perché l’estate alle porte. Urbano Cairo, mio grande amico e volpe televisiva lungimirante, sta riservando a Mrs. La7 Morning un programma in prime time, da studiare e ristudiare, in valutazione della ricca offerta di talk show in programma anche il prossimo anno sulla rete. Myrta, seppur personalmente l’abbia incontrata solo un paio di volte, mi è sempre apparsa una Signora sorridente e accogliente, appartenente a quella categoria di radical chic che stranamente non stanca e non stufa, perché un minimo intelligente.
Mi ritrovo con piacere a scrivere del piccolo\grande (come tanti che ho visto crescere, non sono ancora capace di entrare nell’ottima della maturità) Francesco Facchinetti che, oltre a fare il manager con discreto successo, ha rovesciato la sua medaglia e si è scoperto attore. Ovviamente, per fare ciò gli agganci non gli mancano e la sua faccia è simpaticamente spudorata. Il suo primo film con quel “cabarettista matto” di Diego Abatantuono (quanti ricordi…..) è andato molto bene, quindi bissa sperando in un nuovo successo. Voglio far lavorare settimanali e quotidiani, per cui non svelerò niente del contenuto cinematografico, ma sarà una situazione coinvolgente, seppur leggera e divertente. Come va di moda “dire” da un po’ di anni, Facchinetti è multi tasking e azzardo a scrivere con convinzione che è uno dei pochi in grado di farlo. Sin da piccolo, gli è appartenuto un estro che in pochi era riconoscibile, e che in pochi vedo nel panorama dello show business odierno. Un quasi quarantenne che è stato un cantante opinabile ma di successo, un conduttore opinabile ma di discussione, un manager di straordinario talento e un attore inaspettato. Che si voglia criticare o elogiare, nessuno fino a questo momento ha saputo tirar fuori queste doti. Lui sì, unico. I suoi assistiti parlano con amore di lui. Devo essere sincera, fino a poco più di un anno fa non credevo potesse arrivare a tanto. Personalmente, mi sono sempre detta che la passione per questo lavoro porta lontano (ed è quello che cerco di far capire e realizzare a chi spingo ad emergere), con Francesco è diventata realtà.
Programmi in prime time? Quanti ne riusciamo a fare (insieme). Stretta sui collaboratori? Nessun problema. Il maneggio regalato da Piersilvio vicino agli studi Elios? Non si toccherà. Rassicurazioni per Maurizio e alcuni tuoi fedelissimi? Va benissimo. Non mi sembra giusto entrare nel merito del compenso, sarebbe poco elegante e professionale. Quindi, Maria De Filippi resta in Mediaset. Come giusto che sia, Maria De Filippi chiede rassicurazioni e (ulteriori) vincoli per la sua permanenza in azienda. Tutte richieste che si possono assecondare e soddisfare. Per uno strano caso del destino, e in contingenza ai tempi di crisi, c’è un apparente fuggi fuggi generale che ricorda un po’ i primi tempi Fininvest, dove Rai e Mediaset si scambiano artisti a suon di miliardi, tanto da una parte c’era Silvio e dell’altra una vacca da mungere come la tv di Stato. A distanza di anni, il modus operandi è lo stesso, i soldi sono tanti meno (inflazione permettendo). Per Bonolis c’è ancora fermento e Lucio Presta non molla i contatti con Rai e Mediaset per la migliore appetibilità, per la D’urso non si pone il problema, per Maria stiamo chiudendo gli ultimi cavilli, ma ormai è fatta. Siamo dignitosamente consapevoli che l’andata via di Maria sarebbe una tragedia economica per l’azienda, e la stessa Maria si rende conto che, traslocando, gli ascolti non sarebbero gli stessi e dovrebbe cominciare tutto da capo. Di questi tempi, non proprio facile. A più di 50 anni, e con l’autorevolezza personale e aziendale che ha acquisito negli ultimi 15 anni, chi glielo fa fare di lasciare lo splendore di Mediaset per l’oblio dell’incognito? Maria è ancora dei nostri, evviva Maria.