Monthly Archives: March 2016

Piersilvio, non demordere. Intanto, R101 (in pieno stile RTL102.5) avrà delle finestre radiovisive su Tgcom24

Quante parole, quanto inchiostro sprecato, quanti saccenti in cerca di uno sgambetto alla Fam. Berlusconi, quanti giornalisti che da una fonte poco attendibile ne fanno uno scoop sensazionale, quanti blogger riportano cose scopiazzandole da giornali più o meno autorevoli. Bene, questo è quello che sta accadendo per l’affaire Mediaset-Vivendi, con tutte le gufate del caso.
Certe cose sono oggettive, altre da valutare, il punto fermo deve imperativamente essere: Mediaset non si tocca e non si (s)vende, per la sua storia, per chi come noi ci lavora e pure per l’Italia (con annessa economia e danni d’immagine).
Piersilvio non ha fatto una grande mossa a comprare la Champions a prezzi stratosferici pur di andare contro la concorrenza e far apparire Cologno come un’esclusiva, perché i rischi del caso erano altissimi e si sono riversati nel presente. Il risultati negli ascolti e per gli introiti pubblicitari sono sufficienti ma non buoni, la crisi morde ancora; questa morde non solo a livello economico, ma anche di creatività programmatica e di scelte aziendali.
Nonostante tutto, dobbiamo sempre pensare che Mediaset è una tv commerciale. Nel breve termine, alla Rai arriveranno fior fior di milioni di euro, ovvero più investimenti e più respiro economico. Se il patto del Nazareno è chiuso sotto il profilo politico, fortunatamente per le aziende televisive private e i nuovi broadcaster non sotto quello mediatico. La Rai rischia di diventare una super potenza mediatica, economica e di regime politico; serve qualcuno che la fermi per compensare, e il tandem Berlusconi-Bollorè-la parte intelligente di Renzi-Antitrust mi sembra un buon punto di partenza. Un tantino vergognoso, ma c’è da campare.
Sotto il profilo morale, c’è da chiedersi il perché non venga venduta seduta stante Premium. In parole spicciole, per Publitalia è una zavorra, economicamente fa fatica, è una lumaca negli abbonamenti e gli utili sono scarsini. Carta canta. Più facile a dirsi che a farsi, però le prospettive e gli uomini giusti ci sono. Continuare ad investire è d’obbligo, ma in azienda abbiamo tre grandi reti che hanno fame di ascolti e investimenti, altre sette reti che prima o poi dovranno spiccare il volo e non rimanere al palo dello “zero virgola” o poco più, fruizione di contenuti su dispositivi terzi e social da migliorare per restare al passo con i competitor, e mille altri investment di cui c’è estrema necessità nello short time. Non entro nei dettagli di accordi aziendali, commerciali, tra persone, annoierei. Ma abbiamo mille risorse, sotto molti punti di vista. Usiamole per dare un nuovo assett all’azienda, sotto il profilo umano e strategico.
Sono d’accordo con il buon Piersilvio quando frena sulla vendita di Mediaset; in qualche modo, cerca di rimediare ai suoi recenti errori. Ma non ha fatto solo quelli, anche perché se l’azienda ha resistito sino ad ora il merito è soprattutto suo. Per la gestione tutto è opinabile, ma credo che negli ultimi giorni si stia comportando come un vero editore, con un attaccamento fortissimo all’azienda su tutti i fronti. Come sono stati ceduti rami d’azienda di cui ora ci pentiamo (trucco e parrucco che ora ci costano inspiegabilmente di più, fascia ragazzi che non ci permette più di afferrare un pubblico infante e teen), nessuno tra azionisti e telespettatori rimpiangerà il ramo Premium. In qualche modo, per crescere in maniera sostanziale e virare gli investimenti, è necessario vendere comparti che non fruttano, invece magari di tagliare risorse umane. Piersilvio si sta svegliando perché il suo gioiello sta perdendo pezzi, e noi siamo con lui perché è anche il nostro “grande amore”; le esperienze forti fanno crescere in fretta, è per questo che Pier sta diventando un buon editore, con tendenza a salvare una certezza per migliaia di dipendenti e milioni di telespettatori. Finalmente non si fa l’interesse esclusivamente strategico, seppur importante, ma si guarda ad una globalità aziendale.
Che Bollerè e Vivendi si prendano Premium, Piersilvio e il buon padre continueranno a coltivare un campo che ha bisogno di essere raccolto ancora per tante stagioni. Almeno così sembra, e voglio crederci. Viva Mediaset!
E poi c’è la notizia esclusiva, anche se più leggera. Ebbene sì: anche il comparto radio di Mediaset si sta svegliando e innovando. Dopo l’acquisizione delle radio del gruppo Finelco, che danno qualche grana ma che sotto il profilo degli utenti viaggiano piuttosto bene, R101 soffre ancora di più. Scriviamo pure senza alcuna remora che negli ultimi anni è stata ripetutamente mutilata di risorse artistiche e bravi Direttori. Per risollevare la radio da un calo incessante di ascolti, al di là di fare un change con nuovi speaker perché l’esperienza di quelli attuali sembra oratoriale, l’azienda ha pensato bene di utilizzare la radiovisione in stile RTL102.5. A breve, decisioni e soldi permettendo, dovrebbero aprirsi delle finestre giornaliere su Tgcom24; ancora non abbiamo deciso se interagire sotto il profilo contenutistico o esclusivamente giornalistico. Lavori in corso.
(Ri)viva Mediaset!

Siamo tutti un po’ padri di un pezzo, no?

-http://www.ilgiornale.it/news/politica/novit-tg4-cecchi-paone-condurr-ledizione-punta-1235217.html
-http://www.tvblog.it/post/1264054/tg4-cecchi-paone-condurra-ledizione-di-punta-da-aprile
-http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/11888052/tg4-cecchi-paone-conduttore-edizione-serale.html
-http://www.liberoquotidiano.it/news/521/11888192/Cecchi-Paone-nuovo-Emilio-Fede-.html
-http://tv.fanpage.it/alessandro-cecchi-paone-nuovo-volto-del-tg4-condurra-l-edizione-serale/

Per la mole del pezzo, è ovvio che tutti se ne vogliano affibbiare la paternità. Addirittura copiare per filo e segno e non riportare la fonte…Eh eh eh!
Ricordiamoci, perché è bene e importante farlo, che l’esclusiva su Alessandro Cecchi Paone al Tg4 è stata data dal IlBiscioneTv. Per tanti motivi, non poteva essere altrimenti. Giusto per sottolineare la situazione.
È proprio il caso di scrivere: CARE TESTETE E GIORNALISTI PARA\SEMI\QUASI SERI, CHE FIGURA DI MERDA!

Novità al tg4: conduzione serale ad Alessandro Cecchi Paone (sette giorni su sette)

Quando dovevamo approvare questa situazione, lo rivelo, c’è stata molta titubanza, perché non sono stati interpellati solo i vertici dell’azienda. Si sa, quando si tratta di cambiare qualcosa all’interno dell’area news, il tatto e la delicatezza sono d’obbligo perché un filo sottile separa la mera informazione dal rendiconto a editore e soci. Senza andare nei dettagli, la scelta è stata pressoché unanime e condivisa da (quasi) tutti.
Per il Tg4 è una rivoluzione importantissima e di un certo peso. Il telegiornale ha avuto il suo grande successo grazie ad un anchorman fisso in conduzione come Emilio Fede, il quale riusciva a fidelizzare e far abituare il pubblico a un certo stile. Con la dipartita di Emilio, il tg4 ha perso molto e nonostante le novità del bravissimo Mario Giordano, purtroppo non è riuscito ancora a risalire la china degli ascolti, che nell’edizione serale sono mediocri. C’era bisogno di un’oggettiva resurrezione e di un cambio forte di conduzione, da prendere come importante punto di riferimento.
La svolta passa da Alessandro Cecchi Paone che, al Tg4 che fu, aveva dato il suo apporto seppur in ampio contrasto con il Direttore Fede. Un po’ di anni fa si parlava di una co-conduzione di Domenica Live con Barbara D’urso, la qualche non volle nessuno al suo pari, decidendo per Alessandro un posto da commentatore fisso. Ora ha trovato il suo importante e meritato spazio; Alessandro lo conosco da metà anni 90, uno stacanovista nel suo lavoro, uno che prende le cose seriamente, uomo di destra, attaccato alternativamente a Silvio Berlusconi, con oggettivi principi etici di sinistra. Quest’ultimo punto è quello che ha scatenato le più grandi incertezze sulla figura umana e professionale di Alessandro, e delle domande se fosse adatto a condurre il Tg4 e affrontare alcune tematiche avvezze ad un giornale di centrodestra e cattolico. Nell’analisi della situazione, considerando che un telegiornale non è un talk, che bisogna seguire scrupolosamente la line giornalistica e non trasmettere le opinioni personali, che Alessandro è stato approvato e voluto in primis da Mario Giordano, la scelta è andata per le buone.
Fidelizzare un pubblico stanco come quello di Rete4 e portare nuovi telespettatori al suo telegiornale, attraverso un anchorman piazzato al comando 7 giorni su 7, è sembrata la scelta più ovvia a tutti. Alessandro rappresenta un profondissimo cambiamento all’interno della struttura, che saprà affrontare con estrema bravura e dedizione questa nuova avventura.
Con servizi politici accurati, gli unici non dipesi da News Mediaset, con il discreto successo di Dalla Vostra Parte, con le piccole intuizione dell’ottimo Giordano, e in ultimis con la conduzione 7/7 di Cecchi Paone in conduzione, il Tg4 sta affrontando una rivoluzione nel linguaggio e nei modi di fare giornalismo e apprendimento. Le risorse economiche sono quello che sono, tanto che pochi anni fa si parlava di una chiusura del giornale, ma le sapienti menti di chi lo ha diretto hanno saputo districarsi economicamente e con i rapporti con la dirigenza in maniera molto intelligente. Togliere il Tg4 avrebbe rappresentato togliere un’importante voce, l’unica di destra, nel plurale panorama dell’informazione italiano.
Di preciso, non si sa ancora quando Alessandro approderà davanti alle telecamere dello studio del tg4 di Milano2, ma con certezza sarà la revolution del giornale.
Viva Mario Giordano, Viva Alessandro Cecchi Paone.

Artista, manager o politico? Il passo è breve ma duro (da far accettare agli altri)

Visto che Beppe Caschetto ha parcheggiato i suoi artisti un po’ ovunque, spalmandoli qua e là in diverse postazioni, è logico credere che nei prossimi mesi avrà davvero molto da fare, tra show televisivi e riunioni manageriali, soprattutto a Milano con i colleghi volponi Feverati e Schiavone.
Di contro passo, negli ultimi tempi, ho letto molte inesattezze e illazioni sulla sorte di Lucio Presta, da un apparente declino personale a quello manageriale, finanche quello economico. Tutte le volte che mi sono trovata davanti ad un articolo del genere, ridevo per svariati minuti, poi mi ponevo questa domanda: ma una persona, dopo tanti anni che fa con successo il proprio lavoro, diventando il numero uno del suo settore e affrontando tempeste e uragani, malelingue e ostilità, vorrà pur darsi una sferzata personale? Conosco molto bene Lucio, da anni. Pur mantenendo il suo ruolo di manager dello spettacolo, e quindi continuando a seguire i suoi artisti con una parsimonia maniacale, ha deciso di provare a scalare la via politica rendendosi disponibile per la sua città, Cosenza. Chi conosce il suo modus operandi, sa anche che la vittoria ce l’ha già in mano. Candidandosi con il Pd, è riuscito a mettere d’accordo anche l’opposizione; di sicuro, facendo questo gesto, avrà considerato i suoi tornaconti, sotto molti punti di vista, dagli accordi di varia natura al semplice amore per la sua città, dal ritorno d’immagine alla mera sfera economica. Non entro nei dettagli, pur conoscendoli, ma sono certa che farà un lavoro con i fiocchi e che tutti i conti torneranno, come nel suo determinatissimo stile. Ho sentito da colleghi parlare di bilanci in flessione per le sue società e quindi il ripiego in politica era stato obbligato; forse non conoscono le potenzialità e l’energia di un uomo come Lucio, che una ne pensa e cento ne fa, e se possibile nel migliore dei modi per non fare figure di merda. La ruota gira ed è giusto che lo faccia: ora Caschetto docet, ma siete proprio sicuri che a breve Clerici, Bonolis, Perego, Benigni, Amadeus e gli arcobalenini, in Rai e Mediaset, non ci riservino sorprese? Aspettate marzo, aprile e la nuova stagione settembrina, poi ne riparleremo….Qualora questo blog smettesse di essere hackerato! In tutti i casi, che piaccia o meno, viva Lucio Presta!
Passiamo a un ex prestino in grande ascesa: Francesco Facchinetti. Da cantante a conduttore, da scopritore di talenti a manager, fino a imprenditore di successo, nonostante i tanti trust. Nonostante sia la seconda volta che me ne occupi, sarò sincera nell’affermare che non conosco bene questo “pazzoide”. L’ho incontrato un paio di volte in Mediaset quando si parlava di lui per la conduzione di Colorado e Le Iene, ma poi non se n’è fatto di nulla. Checchè se ne dica, è un genio del piccolo schermo, un ragazzo (neo papà ieri) che vede lontano, che sa trovare quei talenti (molto) pop che piacciono tanto alla gente. È riuscito a piazzare Selvaggia Lucarelli ovunque, tranne in Mediaset per un vecchio embargo, Frank Matano è diventano la punta di Diamante della sua NewCo, cerca di spingere il “piccolo” Francesco Sole in tutti i modi nonostante abbia più appeal sul web che in tv, gli altri sui artisti si stanno facendo (molto piano) strada, il suo socio Niccolò Vecchiotti va badato a vista perché in quanto a pr vale meno di zero (ma sta crescendo). A livello di agenzia, è carente di autori e creativi che sappiano valorizzare i talenti e diano idee per rafforzare il debole contenuto di artisti ancora acerbi, ma con enormi potenzialità. Il suo lavoro non si limita solo allo spettacolo, ma recentemente si è buttato in un’avventura folle di tecnologia telefonica, prendendo in mano una start up e trasformandola in una realtà concreta e vincente; in collaborazione con Davide Erba, CEO di Stonex, azienda italiana di alta tecnologia, ha annunciato l’arrivo della serie top smartphone Stonex One. Una bella sfida in questo particolare momento storico\economico italiano e, come in tutte le sue esperienze, Facchinetti Jr ci ha messo la faccia e sembra che il progetto prosegua su una giusta via. Come direbbe Barbara D’urso “con il cuore”, ed è questa la sensibilità che traspare quando Francesco tocca un progetto. La sua energia è contagiosa, esplosiva, la capacità di vedere il meglio nelle situazioni è straordinaria, l’essere sempre al passo con i tempi l’ha reso amatissimo dai suoi artisti e stimato dal pubblico giovane, rappresenta indiscutibilmente una guida e un esempio di vita per tante persone, soprattutto per i suoi “cuccioli artistici”. Non c’è alcun dubbio che sia entrato nell’Olimpo dei potenti dello show business, e siamo sicuri che non si sia minimamente accorto di questa condizione, tante sono le cose a cui deve pensare, tra il personale e il professionale. L’investimento umano, morale, sociale ed economico è un fattore che negli ultimi anni lo ha non poco caratterizzato, e purtroppo è passato spesso in sordina al grande pubblico. Ciao Zio (come salutava tutti passando nei corridoi di Cologno)!
Infine, chiudo con un emergente nel mondo dei manager, ma che ha un passato importantissimo, soprattutto sotto il profilo autorale. L’ho visto letteralmente crescere. La prima volta che ho avuto a che fare con lui era un ragazzo piuttosto timido ma con una voglia d’imparare pazzesca; insieme, abbiamo fatto importanti programmi, e ora lo ritrovo a firmare grandi show e a costruire un’agenzia da futuro manager. Ha sempre avuto una mente brillante, un carattere esuberante, e come tutti i veri artisti ha un’estrosità fuori dall’ordinario, nonché una vista molto lunga e sensibile per i talenti del domani. Nei nostri binomi, osservava tutto e tutti, ed è anche da qui che s’impara ad essere professionisti del dettaglio. Pur rimanendo spesso sul versante comico, ha autorato pure show d’intrattenimento puro, e anche quando è stato alla concorrenza, riuscivo a cogliere il suo tocco d’ironia e indiscussa professionalità. Dal teatro ai libri (uno ce l’ho anche firmato, da qualche parte), il suo percorso era piuttosto segnato verso questa strada; ha talmente tanta energia, da versarne a qualcun altro e renderlo parte del suo mondo. Sono certissima che sarà un eccellente manager e saprà piazzare dei numeri uno, come saprà\dovrà districarsi tra squali più potenti di lui. Questo, indirettamente è anche un consiglio. Buon lavoro The Wilson!