Monthly Archives: February 2016

Lettera aperta a Silvio Berlusconi

Ciao Silvio,
ti conosco da quarant’anni, faccio parte di quest’azienda più o meno da trenta, attraversando con te e senza la tua presenza tante fasi societarie. Sono una delle poche donne che ha ancora accesso al tuo telefono, nonostante i cambi di collaboratori a te vicini. Agli occhi dei critici, chi sono non conta. C’è chi fa da intelligentissimo parafulmine, che Dio gliene renda marito. E gliene renderà, non solo Dio.
Mi permetto\ci permettiamo di scrivere ciò poiché ne sento\sentiamo l’obbligo, visto che sono sicura\siamo sicuri che ci ascolterai con molta attenzione. Ai tuoi dipendenti, hai sempre dato molta nota.
Gli italiani hanno ancora bisogno di te, e se non se ne sono resi conto ora, lo faranno a breve.
Il caso delle intercettazioni ha chiarito tutto, dai complotti verso di te ad un Napolitano schifosamente a capo di un golpe. É l’ora di dire basta. Con le intercettazioni spiate da parte degli Usa, abbiamo assistito ad un qualcosa di democraticamente instabile, che a brevissimo andremo a scoprire fortemente intrecciato con i tre governi italiani non eletti dal popolo. L’omertà ormai sta per cadere. Le intercettazioni che ti riguardano escono in tutte le salse, quelle di Napolitano non credo usciranno in tempi corti. C’è poco da riflettere su questa abominevole situazione. Il brutto di tutta questa storia è che non si sono visti approfondimenti nei programmi che durassero più di 20 minuti, e che la notizia è apparsa ma con i dovuti restringimenti obbligati, sia in azienda, che in Rai (non ne parliamo, Porta a Porta ne ha dato un minimo spazio), che La7 (rigirata in stile Mentana), idem Sky (guardata da due gatti). Il Milan è un grande orgoglio e un pezzo di storia Fininvest, ma invece di mandare in onda per due volte la sua storia, potevamo approfondire con le nostre migliori risorse giornalistiche la questione intercettazioni. Ma abbiamo avuto paura, non so di cosa a scriver la verità….
Qui ci troviamo di fronte alla svolta dei tanti fatti antidemocratici avvenuti degli ultimi cinque anni: dal disastro di Monti messo lì per dovere, a quel poveretto di Letta, fino al massone Renzi, che non ha fatto un giorno di lavoro e si permette di governare un paese difficile come l’Italia. Ma con l’appoggio di una parte delle banche, di un pezzo del Vaticano, della potentissima massoneria toscana, dei poteri che contano in UE, anche un semplice operaio sarebbe salito al potere. Di sicuro, avrebbe fatto meglio, per lo meno avrebbe avuto sotto controllo la realtà del paese Italia.
Dopo anni di processi, calunnie, offese, ricatti, e schifezze varie, questo è il momento di rifarsi avanti, e con un fare che abbia un serio piglio sugli italiani. Bene ricordare schifezze del passato contro di te, ma cerca di far tornare la speranza, come solo il tuo ottimismo sa fare. Renzi è debole umanamente e politicamente, l’opposizione è spaccata, la tassazione e la disoccupazione sono ai massimi, la dirigenza Rai di sinistra non conta nulla, i paesi dell’Unione e quelli extra europei ci tollerano poco, e il centrodestra ne deve ASSOLUTAMENTE approfittare per trovare compattezza. In primis, devi tornare a fare il leader come se Forza Italia valesse il 25% in solitaria. Sondaggi bulgari, ma in passato hai superato di peggio! Tutti ti siamo vicini, direttamente e indirettamente, perché sei ancora un grande leader.
Sotto in profilo dell’informazione, abbiamo dovuto abbassare troppe volte le orecchie e ingollare rospi in favore di un Renzi che annunciava tanto e faceva poco e male, per paura di forti ripercussioni sull’azienda, di varia specie. Questo non è vivere e lavorare serenamente. Mediaset e tutte le tue aziende sono un patrimonio per l’Italia, dei cimeli che oltre a far correre il paese sotto il profilo produttivo ed economico, danno da mangiare a cinquantamila persone e contribuiscono allo status culturale del paese. A volte bene, a volte male, proprio come gli altri broadcaster. É la tv.
Raduna i tuoi fedelissimi politici e aziendali, i giovani con massima potenzialità, dai il via pian piano ad una Forza Italia che sappia tornare ai principi fondanti senza paura, ma che non vada allo sbaraglio. Torna alle lunghe riunioni ad Arcore per concentrarti su presente e futuro e affrontare cose concrete a modo tuo, e non dentro i corrotti palazzi della politica romana. Torna alla carica, fai vedere di cosa è capace un 80enne con la testa di un uomo di 40, e non il contrario come l’attuale Presidente del Consiglio. Fai pulizia all’interno di Forza Italia, manda ai comizi e in tv dei giovani fedelissimi che portino avanti i principi del partito senza mai perderti come punto di riferimento, svecchia la tua immagine e fatti rendere ciò che sei, ovvero un ottimo imprenditore e politico, nonché statista e comunicatore da battaglia. Basta visi austeri, incazzati e cravatte, ma camicia aperta, giacca doppio petto, sorrisi sinceri in tutte le occasioni, saranno un segnale fortissimo di rinnovamento personale e morale.
Riparti con calma e carisma dalle radici, per poi abbracciare tutta l’Italia. Questo è un momento precario per gli avversari, come per la destra, ma noi abbiamo te, gli altri non hanno nessuno. Ricomincia a girare a Cologno, fatti vedere tra le strutture di Milano2, incontra ad Arcore una sfilza di persone che potrebbero fare al caso tuo pescandole dentro e fuori le tue aziende, richiama la vecchia guardia politica e aziendale per dei consigli, una volta a settimana frequenta Roma ma con discrezione, passeggia più spesso nella tua amata Napoli, fai sentire la voglia di tornare su importante piazze come la Sicilia e la Sardegna, discostati totalmente da questa brutta realtà politica. Tu puoi, quindi forza e molto coraggio.
Insomma, una serie di “ri” che potrebbe far partire un’intelligente macchina politica fatta di fedelissimi imprenditori, manager ed esperti con attributi, che siano in sintonia con il tuo modus operandi. Tanti interventi tv costruttivi, come costruttiva dovrà essere la silenziosissima nuova identità di Forza Italia.
Si lavora bene nell’ordine e non nel caos, e a meno che tu non venga nuovamente spiato, saprai fare cose enormi. Come sempre.
Torno a lavorare, grazie a te.
Buon lavoro Presidente.

La Rai renziana ha perso la sua più grande occasione: Simona Ercolani

Nella normale situazioni di accordi e accordini, il solito pasticcio. Ok le raccomandazioni e il mettere gente del regime governativo di turno, ma qui si rasenta il ridicolo; e poi si lamentavano dell’era Berlusconi.
Tranne per Ilaria Dallatana a Rai2, giovane ma con una lunghissima carriera dietro le quinte di Mediaset e Magnolia, quindi grande esperta di tv in tutte le sue forme (non a caso Federico Di Chio l’ha voluta come consulente negli scorsi mesi in azienda, sempre in tailleur, tacchi alti e sguardo sicuro), il Direttore di Rai1 Andrea Fabiano, seppur con un master ad Harvard, è l’incarnazione pura del renzismo, e se vogliamo scriverla tutta anche del tanto criticato berlusconismo. Bello, a quanto ricordo abbastanza competente, fa presa sulle nuove leve ma meno sulle vecchie, addestrato bene dal Presidente del Consiglio e dall’inutile (almeno sino ad ora) Antonio Campo Dall’Orto. Ma sempre più bello che bravo, a dimostrazione che anche nei corridoi è sempre più importante apparire che essere. Renzi insegna. Daria Bignardi a Rai3, frutto di un accordo Pd-Campo Dall’Orto-Beppe Caschetto-parentele varie, non la commento neanche; e se la commentassi nello specifico, tanti farebbero delle discrete figuraccie, da sotterrarsi.
Nonostante la sua vicinanza politica e manageriale al Premier, Simona Ercolani è la grande outsider del girotondo di poltrone, l’unico nome messo in campo davvero competente per guidare una delle tre reti Rai, in particolare Rai1. Messo da parte il fatto che Simona non ha certo bisogno di una rete televisiva per far valere la sua professionalità, visto che la sua Stand by Me va alla grandissima, è seguita dal numero uno degli agenti Lucio Presta, ed è fortemente “incoraggiata” dal buon marito Fabrizio Rondolino, la Rai ha perso una delle più grandi occasioni della sua storia. Simona è un’accurata conoscitrice della tv e dei gusti dello spettatore, essendo stata davanti ma soprattutto dietro la telecamera, e in show di grande risonanza. Non lo ha dimostrato solo a Rai3, dove fa la maggior parte dei programmi a contenuto sociale, ma anche su Rai1 con Sanremo, su Rai2 occupandosi di musica, in Mediaset con l’intrattenimento e mi sembra in qualche show di Sky (se non ricordo male). Nei palazzi Mediaset, c’è grande stima e rispetto della sua persona, a dimostrazione che la bravura non ha colore politico.
Avere la Ercolani alla guida della prima rete della Rai avrebbe voluto dire tante cose: in primis, un’evoluzione positiva e costruttiva della rete lasciando ciò di bello già c’era, cosa che non si potrà vedere con un interno della Rai, una crescita personale e uno scatto professionale non da poco per Simona stessa, una ventata di nuovi format sperimentali, presi dalla sua casa di produzione o altrove, che sono sicura avrebbero arricchito il già fitto bouquet di Rai1. La sua competenza nel pensare il palinsesto avrebbe fatto il resto. Ho come la strana sensazione che l’ottima Simona si rifarà presto con un buon programma, e non su Rai3….E qui mi fermo. Un’ancora bella e longeva carriera se la merita tutta, ed evviva il buon Dio che nella tv italiana ci siano figure come la sua, ancora con tanta passione, competenza ed entusiasmo. Senza dubbio, i suoi angeli Fabrizio e Lucio l’hanno seguita e indirizzata impeccabilmente.
La Rai, più si parla di non farla diventare politica e più lo è. Non è una mera critica, ma si disquisisce tanto di competenza e crescita, poi si va a mettere un fedelissimo che ha tutto da dimostrare lasciando fuori una delle più grandi menti dell’intrattenimento italiano, che tutti sapevamo (sappiamo) essere la migliore scelta nel posto giusto al momento giusto, per contesto televisivo e, ahimè, politico.
Viva Simona Ercolani!

Silvia Toffanin è cresciuta e ci sono le date dello spostamento da Palazzo dei Cigni a Cinelandia

Sanremo è stato il top del top, un grande successo, bla, bla, bla…..Torniamo alla realtà.
Ne è passato di tempo da quando vedevo la dolce Silvia Toffanin sgambettare a Passaparola o girare l’Italia con lo sfortunato Mosquito.
Al di là della normalissima spinta iniziale di Piersilvio, per il quale ha dovuto ingollare più di un rospo, Silvia si è saputa accaparrare un pubblico sempre più vasto, per due fattori principali, uno prettamente televisivo, l’altro professionale. Il primo perché, andando in onda di sabato, ha l’ottimo traino di Amici e praticamente zero concorrenza sulle altri reti; il secondo perché è oggettivamente brava, e anno dopo anno sempre più spigliata e sicura. Quando entravo negli studi i primi anni di conduzione di Verissimo, si respirava un’atmosfera di forte protezione verso Silvia e un’insicurezza palpabile da parte della stessa; ora, nelle rare volte che entro in studio, come quello che vedo dalla tv, noto una ragazza e una mamma cresciuta, una donna sicura, una conduttrice che ha un piglio energico ma educatissimo, dai gesti “alla Simona Ventura”. Questa cosa mi fa molto piacere, perché mette nero su bianco che oltre ad essere la compagna di Piersilvio Berlusconi, è una che ci sa fare, e bene. Una lancia a favore di questa coppia che, nonostante le mille dicerie, è davvero bellissima e da favola.
Silvia è una ragazza che, negli anni scorsi, ha rifiutato dei programmi di prima serata, facendo benissimo, per altro. Non era pronta e la prima serata l’avrebbe esposta a rischi, polemiche e critiche durissime. Questa edizione di Verissimo, la consacra a conduttrice pronta a volare verso altri lidi, pur mantenendosi il rotocalco settimanale; la sicurezza in conduzione, il saper affrontare bene tante situazioni, le riservano un posto nell’Olimpo delle brave conduttrici e sfatano tante malelingue. La professionalità di Alvin è indiscutibile, proprio come la simpatia di Jonathan, ma mentre negli anni scorsi erano indispensabili per fare da spalla, da quest’anno Silvia potrebbe tenere in mano la trasmissione tranquillamente da sola; tutto sommato, la conduzione a tre dà un’aria di freschezza e ripieno. Silvia cresce e il programma con lei, soprattutto grazie a quella mente geniale di Max Novaresi, sempre più meritatamente in ascesa. Del buon Max, mi ricordo un aneddoto poco piacevole, che in Mediaset l’ha fatto guardare storto per molti anni: Max era come un figlio per Antonio Ricci, fino a quando il papà di Striscia non lo beccò a rubare cassette con filmati da mandare in onda in altre trasmissioni e portare ad un capo progetto (lo show mi pare fosse La sai L’ultima? e l’uomo Adriano Bonfanti, ma non ci metterei la mano sul fuoco). Si sa, nel mondo dello spettacolo, con il tempo, tutti sono riabilitati, e Max ne è uscito alla grande, diventando ad oggi indiscutibilmente uno degli autori più bravi nel panorama tv (Verissimo, Tu si que vales, Sanremo, sono per citarne alcuni), e con grande merito.
I traslochi sono sempre faticosi, ma in questo caso non c’è sono il dolore fisico, ma anche e soprattutto quello morale. Dopo 36 anni, Mediaset a Ottobre lascerà gli studi di Palazzo dei Cigni di Milano2 per trasferirsi in toto a Cologno Monzese. Un andare via che fa tanto male, poiché MI2 è davvero la storia dell’azienda: tutto è cominciato da lì, ma i tagli impongono anche questo (ricordo che gli studi non sono del Biscione ma di Enpam). Per questo evento, c’è una sorta di malinconia, ed è come se un gran pezzo della storia di Fininvest/Mediaset si sgretolasse di colpo. E’ brutto saperlo, vederlo, ma è così, punto. Il trasloco non avverrà di botto; Striscia ha già traslocato, il 31 Luglio toccherà al Tg4 mentre il 31 Agosto a Studio Aperto, i quali andranno nello studio (per l’occasione diviso a metà) dietro al 20. Che numero è? Non ricordo, poco male. Il 30 settembre sarà la volta di Tgcom24, che andrà in una curiosa location, ovvero nel tendone dietro la palazzina di Premium, che si trasformerà magicamente nello Studio 15, numero che prima non esisteva. L’ultimo blocco ad andare via da Palazzo dei Cigni sarà l’agenzia News Mediaset.
Quanti ricordi belli dentro gli studi di Milano2, che tristezza doverli abbandonare….
Voci dicono che potrebbero essere occupati dalla Mondadori (poiché Palazzo Mondadori di Segrate non appartiene a noi, ma a Generali), vista anche la riduzione del personale, ma ancora niente di concreto. Publitalia resta, per ora, nel mitico Palazzo Cellini.
Ciao mitica Milano 2, storia, passione e grande amore di tutti noi attaccatissimi all’azienda.

Raiset artistico e non managerial politico: Paolo Bonolis e Cristina D’avena

Me li sono coccolati entrambi tra la fine degli anni 80 e i 90, ma con tutti e due ho mantenuto buoni rapporti anche dopo. Da qualche anno, li ho persi di vista per ovvi motivi (lui non lavora ormai più negli studi di Cinelandia, lei viene sempre meno a Cologno), ma nei corridoi se ne parla molto. Ora, più mai.
Cominciamo dal Paolo nazionale. Ci sarebbero tante cose da scrivere, e farlo su di lui mi dà sempre un sacco di emozioni. Lo incontrai per la prima volta in Piazza Udine, dove si registrava Sabato al Circo; erano anni che faceva Bim Bum Bam e si notava che aveva una voglia pazzesca di fare un balzo in alto\avanti e staccarsi da quel programma che gli aveva dato tanto, ma che ormai lo limitava. Le avventure successive a Canale5 non furono proprio il top, ma dalla sfilza di “fallimenti” capì molte cose e da lì partì per diventare davvero il numero uno indiscusso della tv contemporanea. Mi ricordo una lunga chiacchierata con lui al Palatino, prima del suo approdo in Rai a metà degli anni 90…Un fiume in piena, un sognatore.
Tanti successi che tutti io, noi, voi sapete, quindi non vi ammorberò con la storia artistica, ma con quella contemporanea sì. Ne vale la pena!
Dopo gli ottimi ascolti di Avanti un Altro, che hanno permesso a Caduta Libera di essere ciò che sta diventando (con buona pace dei gufi della concorrenza), la preparazione della nuova edizione di Ciao Darwin è in fermento; tutti i fedelissimi autori di Bonolis sono a pieno regime, Lucio Presta segue guardingo i lavori, l’organizzazione è nel vivo, a Roma e Cologno c’è fermento. Ma qui c’è agitazione non solo nel programma, ma anche nei lontani uffici di Viale Mazzini.
Andiamo con ordine. In Viale Europa 48 si aspettano con ansia i risultati d’ascolto di Ciao Darwin, e al pronunciamento del nome di Paolo c’è una certa fibrillazione; uno per le promesse agli investitori, due perché il contratto del buon Paolo è in scadenza. Se gli ascolti dessero bollino verde, il rinnovo sarebbe praticamente certo e il corteggiamento insistente. Anche perché con Avanti un Altro, Scherzi a Parte l’anno passato, Ciao Darwin a brevissimo, Bonolis diventerebbe ufficialmente il Re della prima serata di Canale5, e sarebbe una stupidata se Mediaset lo lasciasse andare alla concorrenza. Non sono voci infondate quelle che vengono dalla Rai e dicono che, qualora Paolo Bonolis approdasse in Viale Mazzini\Dear\Cinecittà\Teulada\Teatro delle Vittorie (Ah Rai, quanto ci costi!), riprenderebbe in mano Affari Tuoi e pure il Festival di Sanremo. Una bella sfida che lo vedrebbe di nuovo contro Antonio Ricci, che ultimamente sta facendo le scarpe a Insinna (destinato a lasciare l’access), e a dover prendere in mano un Festival lanciatissimo al successo anche quest’anno. A scriver la verità c’è un altro fattore di non poco conto, ovvero il cambio dei direttori: una Simona Ercolani o un’Andreatta farebbero la differenza! Ma di questo ne disquisiremo, forse, in un altro pezzo.
Paolo si merita d’inanellare l’ennesimo successo con il suo amato\odiato Ciao Darwin, cosicchè Cologno gli possa aprire a nuovi show senza la paura di rischiare troppo. Nel caso tornasse in Rai, per mille motivi, sono sicura farebbe di tutto e anche di più, nel suo stile sicuro, stacanovista e innovatore. Insomma, da number one indiscusso. Mi domando ancora “Chi ha incastrato Popobawa?”, ma solo lui e Costanzo lo sanno. O forse no?
Per questo pezzo, il connubio con Cristina D’avena non è stato un caso, visto che hanno lavorato insieme per un decennio ed entrambi hanno contribuito (davvero e con sudore) alla nascita dell’impero televisivo di Silvio Berlusconi. E lo fanno tutt’ora! Quindi, andiamo al gentil sesso, di cui torno a discutere per la seconda volta. La “nostra” Cristina ce l’ha fatta: non considerata minimamente da Mediaset, nonostante un contratto (discografico, unico nel suo genere), sarà la super ospite dell’ultima serata del Festival di Sanremo 2016, il secondo di Carlo Conti che, tra l’affaire di Garko, i mega-super-strotosferici ospiti e gli artisti in gara, è destinato ad un boom di ascolti e share senza precedenti. Mettere Cristina nell’ultima serata vuol dire accaparrarsi e attrarre una fetta di pubblico non indifferente e pregiatissimo, ovvero quella che di sabato sera difficilmente rinuncia ad uscire (under e over 34 anni); aumentando e catalizzando anche i bambini che, con il gattone magico Doraemon, impazziscono appena ne sentono la sigla, cantata ovviamente da Cristina. Mediaset, negli ultimi anni, le ha proposto l’Isola dei Famosi sapendo già che lei avrebbe rifiutato, telepromozioni sociali, di sigle non se ne parla quasi più poiché l’intero comparto “fascia ragazzi” è stato svenduto a Turner (grande cazzata), e la Rai ne ha approfittato con assidue ospitate allo Zecchino D’oro, i Fatti Vostri, I Migliori anni e ora la sorpresina di Sanremo. Ovviamente, sempre con un picco d’ascolto in sua presenza; tanto volte, dall’altra parte, ci siamo mangiati le mani. Eppure, siamo un po’ duri a comprendere certe dinamiche.
In Mediaset, tante volte ho sentito parlare di lei per la conduzione di alcuni programmi, in ultimis per Le Iene e un altro di cui non posso fare il nome, ma non se n’è fatto niente. Purtroppo, è ancora vista come la cocca dell’odiata Alessandra Valeri Manera e colei che ha fatto la vecchia tv made in Fininvest; consideriamo un fattore: Cristina è entrata in azienda a 17 anni e ora ne ha 50, ovvero meno della D’urso, De Filippi, Palombelli, ecc. Loro conducono, lei sta nelle retrovie dell’azienda oppure nelle discoteche o nei palazzetti a fare sold out con i concerti. Forse, si meriterebbe qualcosa in più, soprattutto da Italia1 e Canale5.
E’ vero che le logiche manageriali, non dei manager dell’azienda ma di quelli degli artisti, vengono prima di tutto, ma non siamo qua per produrre programmi, investire per crescere e soprattutto fare ascolti? Ecco, Cristina fa al caso nostro. E due!

Futuro tv? Selvaggia Lucarelli, Gabriele Parpiglia e Alessandro Cattelan

Ormai c’è la parità dei sessi, per cui comincerò dal buon Parpiglia.
A Mediaset si vede spesso e con gran simpatia; ex amico di Lele Mora, amico di Fabrizio Corona, Silvia Toffanin, Claudio Brachino, Alfonso Signorini, dei manager che contano, del jet set in voga e di quello un po’ in disgrazia, berlusconiano inside, si fa ben volere e vedere da tutti, speaker nella radio più ascoltata d’Italia, ora è diventato il cocco mediatico di Maria De Filippi, scalando la strada del successo e acquistando punti agli occhi di colleghi, dirigenti e top manager. Proprio lo scorso mese, durante un’importante riunione, si è deciso che sarà Gabriele ad occuparsi della promozione giornalistica di tutti i programma della De Filippi; ovviamente, l’input ci è venuto da fuori, ma nessuno ha mosso ciglio: lui è in gamba e a Maria l’azienda non dice mai di no. E ci mancherebbe! I suoi servizi forniranno News Mediaset, Tgcom, i tg delle tre reti e Videonews. Un grandissimo salto in avanti nella carriera del giovane giornalista che, devo scrivere la verità, il successo che sta avendo se lo merita tutto. Sa muoversi molto bene, sa destreggiarsi in molte situazioni, si “atteggia” positivamente da uno che sa di avere le spalle coperte qualsiasi cosa accada; quest’ultimo è un pregio negato a molti, lui ce l’ha e se lo è costruito con tempo e fatica. Non è facile rendersi e proporsi bravo in un ambiente di squali, dove un giorno all’improvviso anche il tuo migliore amico può mettertelo in quel posto. Questo lo sanno giornalisti, autori, conduttori, dirigenti e alti manager, è la dura legge dello show business. In un ambiente di stronzi potenti, chi conta meno per raggiungere credibilità deve portarsi al loro pari, in più con la qualifica di “bravo professionista”. Gabriele Parpiglia ci è riuscito. Bravo!
Incastriamo la Lucarelli in mezzo a due uomini, astrattamente. Selvaggia (mi permetto di chiamarla per nome, anche se non la conosco), in questo momento, è la numero uno o comunque c’è un importante work in progress intorno a lei; da tempo, c’erano tutte le avvisaglie affinchè lo diventasse. Spuntata dal nulla una decina di anni fa, era la semplice fidanzata di un “figlio di” nonché pungente penna del quotidiano Libero. Negli ultimi anni, è diventata la regina del web, se la contendono importanti manager, opinionista in tv, speaker in radio, salto della quaglia a Il Fatto Quotidiano, amica di pochi e nemica di tanti, non si capisce chi stia sentimentalmente al suo fianco, idem per le simpatie politiche, sa come rigirare persone giuste al momento giusto poiché è una bella donna, è una che sa molto bene come muoversi. Meno che in Mediaset, ma questo è un altro paio di maniche che non approfondirò! Approdata nel porto sicuro di quel geniaccio intraprendente di Francesco Facchinetti, si prospetta per Selvaggia una stagione tv-radio-giornalistica davvero al top. Non si può scrivere che non sia una donna determinata e che non sappia quello che vuole; basta sentirla parlare nelle poche interviste che rilascia, o ancora meglio nel suo programma su M2O, per capire che è una stronzetta alla quale non mettere i bastoni tra le ruote. M2O non è proprio la mia prima scelta radiofonica, ma prima di scrivere cose su di lei, mi sono sentito per un paio di giorni il suo programma; se questo è solo un piccolo assaggio di quello che può dare, immaginatevi cosa può scaturire da un programma tv quotidiano affidatole. Sono molto curiosa di vederla all’opera a La7, come in Rai; due realtà televisive diverse con linguaggi diversi, oggettivamente un bel banco di prova per lei. Selvaggia è una donna\mamma\conduttrice\giornalista\speaker scaltra e molto intelligente. Mi aspetto grandi cose…
E poi c’è Cattelan. In tutti i sensi! Il futuro della conduzione televisiva è nelle sue mani, anche perché è l’unico conduttore giovane (e bravo) in circolazione Se pensiamo al post Scotti, Conti, Amadeus, Bonolis, qualcuno dovremmo pur trovare, e quel qualcuno ha un nome e cognome ormai notissimi, è amato dai giovani, geniale conduttore, buona mente autorale, pur essendo sposato (e con una bambina) non ha mai fatto parlare il gossip serio o becero, a tempo perso cantante e scrittore: insomma, Alessandro Cattelan. Nonostante la sua giovane età, ha una gavetta alle spalle invidiabile, che scala le piccole tv per arrivare alle grandi; dalla cara e dimenticabile All Music a Mtv, dalla Rai a Sky, passando per un provino importante per Mediaset. Ah, è stato anche iena, quando pochi a Cologno credevano in lui. In conduzione, ha una sicurezza mostruosa, dove la sana gavetta si vede tutta; Franchino Tuzio ha fatto il resto. Franchino ha la predilezione per i nuovi talenti della tv, è un po’ il predecessore di Francesco Facchinetti. Essere sotto l’ala protettrice di un grande manager vuol dire essere valorizzato e far sì che le tue potenzialità vengano fuori al meglio. Cattelan non è stato solo fortunato nell’aver trovato un manager che credesse nelle sue capacità, ma ha saputo sfruttare tutte le sue passioni al meglio, riuscendo a crearsi anche una famiglia, nella normalità più assoluta. Doppio bravo!