Monthly Archives: January 2016

Le Iene: meglio rivedere qualcosa prima della debacle

Scriviamoci la verità: la puntata de Le Iene di domenica sera è passata totalmente inosservata, mentre quella di ieri 26 Gennaio, solo grazie a Nadia Toffa, è sembrata più energica anche se un tantino forzata.
La base c’è. Le Iene, come Striscia e pochissimi altri programmi, reggono il peso degli anni; i servizi interessanti che spaziano in ogni argomento, con inviati bravissimi e iperpreparati, rendono lo show indiscutibilmente sociale, utile, di servizio. Questa è l’impronta che Davide Parenti (lo ricordo giovane e spocchioso a La Sai l’Ultima, invece è diventato un intelligente numero uno) obbliga a dare al programma da quasi 20 anni, e continua ad attrarre uno zoccolo duro perché, in mezzo alla rivoluzione televisiva in atto, i servizi delle varie iene riescono sempre a rinnovarsi. Dall’attualità alla cronaca, dagli esteri al gossip, il team Parenti riesce a far vedere le tante sfaccettature del mondo. Peccato non abbia partorito ancora un secondo figlio degno de Le Iene: Xlove e Open Space, purtroppo, sono stati esperimenti piuttosto fallimentari. Spezzando una lancia a favore di Davide, dobbiamo però ammettere che intercettare i gusti del pubblico è difficilissimo; se sul conduttore ci devi pensare due volte, mandare in onda una nuova idea implica molteplici riflessioni.
Arriviamo al succo della questione. Poco più dell’8% di share di domenica sera non è malissimo, poco più del 9% martedì nemmeno. Però, c’è un “però”: molti dirigenti puntavano sull’effetto “nuovi conduttori”, che non c’è stato. Non solo non c’è stato l’axploit negli ascolti, ma i conduttori non ci azzeccano un tubo con il programma. Escludendo Nadia Toffa, brava, spumeggiante, sorridente, che reggerebbe il programma anche da sola, gli altri sono dei morti, inutili e fuori luogo.
Fabio Volo, dopo Le Iene che furono, ha preso altre strade distanti dal piccolo schermo e il telespettatore non lo “inquadra” più in tv; per i 40enni è un deja vu stancante, i 30enni non lo considerano più, i 20enni lo conoscono per i libri e fanno fatica ad accettarlo in quel ruolo. Molto amico di Parenti, grande protetto di Caschetto, la verità è che al programma non ha più niente da dare. Sorte simile per Pif; tenta d’incastrarsi nei dibattiti con battute pre-scritte o improvvisando un minimo, ma purtroppo in mezzo a due cavalle di razza come Toffa e Cucciari, fa la figura del pesce lesso, considerando che la perenne faccia simil-triste non lo aiuta affatto. Pif, fuori da Le Iene si è dedicato al cinema, ai libri, ai programmi tv di altro genere. E’ veramente un vulcano d’idee con una sensibilità mostruosa, ma purtroppo all’interno del programma non apporta niente. Miriam Leone, appoggiatissima\richiestissima\raccomandatissima\bellissima, si è rivelata in generale un’attrice interessante e spigliata, ma nel contesto del programma sembra la versione bambinesca della Chiabotto. Affossata della Cucciari e snobbata dalla calma seriosità di Volo, all’interno dello show è pressoché trasparente. Arriviamo a Geppi Cucciari: fuori dal contesto “Iene” è una forza della natura, simpatica, schietta, genuina, dentro Le Iene spalla della Toffa e niente di più. E’ ingabbiata in battute scontate, è fossilizzata dietro un bancone dove si deve muovere per balletti complementari allo show ma imbarazzanti per lei. Dopo Nadia, è sicuramente quella che “c’entra” di più all’interno del programma, ma gli autori e Parenti la devono lasciar libera di agire verbalmente e fisicamente, altrimenti si rischia di non sfruttare al massimo le doti comiche di un personaggio che vale davvero tanto.
Una riflessione sui conduttori era lecita. E’ vero che la forza del programma non sono i conduttori ma i servizi e le inchieste, ma i presentatori sono quelli che ci mettono la faccia. Scrivo seriamente di fare attenzione perchè i cambi di conduzione sono sempre un forte shock; di solito, i programmi veterani, quando subiscono un cambio alla guida, ri-esordiscono o con un flop o con un rinnovato successo. Qui, siamo nel limbo, nella media degli ascolti della scorsa edizione; bisogna andarci cauti: esordivano cinque “nuovi” conduttori, in generale tutti più o meno amati, e il boom atteso almeno nelle prime due puntate non si è verificato. Il bancone in mezzo ad un grande spazio senza nulla è scenograficamente un cazzotto nell’occhio, fortunatamente le luci colorate in pieno stile Striscia la Notizia danno una nota di allegria e pienezza.
Altro punto. Ma invece di spendere una marea di soldi e fare pacchetti Caschettiani di massa, la rete non poteva rifletterci un po’ più su? Proviamo ad immaginare altre ipotesi: con Ilary in maternità, Nadia Toffa era la certezza generazionale più appetibile. In più piace a Davide Parenti, a Simona Raya, a un sacco di dirigenti, resta simpatica al pubblico; e anche a me, di fatti l’ho orgogliosamente agevolata. In un minimo principio di continuità, perché non accoppiarla con Teo Mammuccari? Sarebbero stati una bomba! Altra coppia per unire varie generazioni poteva il duo Cristina D’avena-Angelo Pintus; catalizzatori di bambini, adolescenti, 20enni e over 34 (per essere tecnici), avrebbero guidato il programma con simpatia e discrezione, unendo tanti tipi d’intrattenimento e non restando chiusi al solo lancio dei servizi. E poi ancora, insistendo sulla simpatia di Teo, poteva fare coppia con la brava Federica Panicucci, che finalmente vedeva riesplodersi un programma tra le mani. Ogni giorno la vediamo a tratti seria, a tratti sorridente, ma piuttosto ingabbiata a Mattino5. Bhe, Federica è molto di più: l’ho vista crescere umanamente e professionalmente. Datele un programma comico, e la conduzione a mille denti è assicurata! In ultimis, la stessa Panicucci con Niccolò Torielli, in un mix di simpatia, o Melissa Satta, sempre più bella e pure spigliata, con Alessandro Cattelan. Anche se quest’ultimo è legato a Sky, per Le Iene il buon Franchino Tuzio lo avrebbe magicamente sciolto dal contratto. Sensazioni!
Di opzioni in casa, e di gran spessore, ne avevamo. Ma allora, è spending review o non lo è?
Viva Le Iene!

La seconda vita di Michele Guardì e la delusione generale per il licenziamento di Carlo Momigliano

Quando in tv, sui blog, sui giornali si parla di Michele Guardì, tutti lo venerano, e a ragion veduta. Disponibile con tutti ma con un carattere difficile, non sempre è andato d’accordo con tutti i conduttori dei suoi programmi, in primis con quel pacioccone di Giancarlo Magalli. In studio, si musano poco e il feeling non è alle stelle.
Guardì è uno dei pochi baluardi di destra della tv di Stato, eppure va avanti da tantissimi anni e sempre meglio. Scrivo ciò con felicità e stupore perché gli uomini berlusconiani, salviniani e meloniani tornano in auge solo quando la destra è al potere, mentre i retrogradi\vecchi di sinistra sono sempre onnipresenti in tutte le stagioni. Magari, cambiano casacca aspettando che tornino i tempi rossi! Tanti anni fa Guardì mi rivelò, ma credo non sia un segreto, che tra le foto che aveva sul comodino ce n’era una di Silvio Berlusconi, non tanto per l’ammirazione, quanto per aver inventato la grande tv commerciale. Doveva essere linciato, invece è ancora lì! Ha tenuto a battesimo tante donne che poi sono state candidate e votate, oggettivamente più per merito che per bellezza, tra le fila di Forza Italia. Coraggioso, bravo ad esporle e farle crescere, eccellente nel sostenerle anche nel post show. Insomma, un professionista e un uomo da cui prendere esempio.
Scritto questo, il caro Guardì sta attraversando una rinascita catodica di non poco conto. Nel week end di Rai1, Mattina in Famiglia fa ascolti bulgari; il fedelissimo Tiberio Timperi e la Fialdini sono una coppia professionale, che trasmette tranquillità ed estrema serietà. Sempre nel fine settimana, ma nella seconda parte della mattinata, in stile staffetta, su Rai2 troviamo Mezzogiorno in Famiglia, con un bravissimo Amadeus mattatore del programma, un’inutile ma bella Alessia Ventura che sa dire solo “Sì. No. Via. Divertente. Andiamo in collegamento” (l’ho vista crescere negli studi di Passaparola, è uguale a ora!), un sempre più divertente Sergio Friscia e la presenza obsoleta del maestro Mazza. Anche qui, audience da record. Un carrozzone fatto di simpatici conduttori, giochi, ospiti e collegamenti; il tipico intrattenimento che piace alle famiglie italiane nel dì di festa. Quando guardo i programmi di Michele, mi sembra in piccolo di rivedere la Buona Domenica di Maurizio Costanzo, tanto criticata ma molte seguita.
L’esperimento Sabato In, con i conduttori di Mattina in Famiglia, non sta avendo grandi consensi, ma non si può certo classificare come un flop; la corazzata De Filippi-Toffanin non è facile d’affrontare, e fare il 10% è lusinghiero. So molto bene che è un programma low budget, ma se Rai1 c’investisse un po’ di più sarebbe un forte competitor per Mediaset. E come non citare I Fatti Vostri? Un programma che piace tantissimo alle signore e ai pensionati, e che ogni giorni sigla su Rai2 uno share superiore al 10%. Magalli è una sicurezza tra gli anziani, Cirillo ci metta la musica, Demo Morselli solo la faccia perché non fa nulla (e quando si fa presenza, si è palesemente raccomandati), la bella e basta Adriana Volpe sta lì senza arte né parte e si vede lontano kilometri che non ne può più di quel programma (ma in mancanza di altro, sta!), Paolo Fox sveglia un minimo i telespettatori con l’oroscopo. Tutto questo, senza mai tralasciare il teatro, che lo rende un creativo e un genio a tutto tondo.
In sintesi, Michele Guardì dà al pubblico quello che il pubblico chiede. E’ una regola semplice e stupida per il successo? Sì, ma è l’unico che l’applica!
Ora, veniamo ad una questione agghiacciante e ben più seria. Per ogni premiato, c’è sempre qualcun altro bastonato. Tutti sappiamo che Finelco (Radio 105, Rmc, Virgin) è stata acquista per più del 60% da Mediaset, con tagli di personale annessi. E fino a questo dettaglio tutto ok, si chiama semplicemente business. Ciò che fa incazzare è che a capo del marketing di Finelco fino al 23 dicembre c’era un signore chiamato Carlo Momigliano, per 23 anni in Publitalia, aiutando di misura a far crescere la società, renderla grande in tutto il mondo, ora cacciato dalla sua ex azienda. Carlo è sempre stata una persona ben voluta da tutti, professionale ai massimi livelli, uno dei maggiori esperti a livello europeo (il suo erede è indiscutibilmente l’ottimo Matteo Cardani, attuale Dir. Mark. Strat. Publitalia), nonostante i suoi 60 anni un uomo sveglio con molte cose da dare e fare. Ancora me lo ricordo ai tavoli di Arcore o quando faceva riunioni a Cologno o Milano2: di una chiarezza, puntualità e semplicità fuori dal comune. Ed ancora oggi è così.
Per la sua professionalità, non ha fatto una gran fatica a trovare un nuovo impiego (Marketing Radio Norba), e i restanti anni per andare in pensione sono veramente pochi. Publitalia, per riconoscenza e stima, non poteva tenerlo per qualche anno con un contratto di consulenza? Sicuramente, avrebbe fatto meglio che peggio all’azienda, soprattutto in momento delicato ed importante come questo.
Sinceramente, non capisco l’ostilità della nuova guardia nei confronti di quella “vecchia”.
Anzi, sì.

Una Domenica Live ko, per una Super Barbara D’urso

Non so se vi è capitato di vedere l’ultima puntata di Domenica Live. Ma che era? Un programma? No. Un qualcosa per riempire lo slot della domenica pomeriggio di Canale5? Neanche, perché un film sarebbe stato più interessante. Uno show tra news di basso profilo e intrattenimento di infimo aspetto? Neanche, perché di solito il trash tira.
Domenica scorsa abbiamo assistito ad una delle pagine più brutte della tv: un contenitore basato sul niente, con opinionisti che non sapevano che dire (tranne Diaco che ha buona parlantina a prescindere), un’accozzaglia di cose\filmati\chiacchiere che volevano essere up ma che erano downissime, assenza totale di contenuti con un filo logico, ospiti da Rai1 e non certo da Canale5, una bruttezza immane che aveva l’ambizione di battere la concorrenza, ma non ci è riuscita né con Giletti né con la Perego. Ricordo che nel 2014 Piersilvio, per lo scandalo della ragazza minorenne che si prostituita, voleva chiudere il contenitore domenicale (la testa del povero Giordano saltò); poi ci ripensò (o chi per lui), e fece male. Domenica Live ha bisogno di un oggettivo restyling contenutistico, di un cambio di rotta che vada nel concreto, con ospiti di spessore per riprendere credibilità, con meno finti scoop all’acqua di rose e più partecipazione da parte del pubblico, in studio e a casa. Insomma, deve andare oltre gli altri, essere una valida alternativa. La politica a Domenica Live non funziona perché allo stesso tempo ce la ritroviamo su Rai1; caspita, inventiamo qualcosa! Il revival è in decadimento totale perché quel furbone di Costanzo ne ha fatto un baluardo nello slot di Paola Perego; accidenti, viriamo verso altri lidi! Oltre che una guerra degli ascolti, deve essere una battaglia d’idee. Poi ci lamentiamo se Rai2 e i canali “generazione 1%” crescono. Diamo al pubblico il contenuto che vuole: Rai1 per Rai1 e Canale5 per Canale5, non è difficile.
E’ vero, di soldi ce ne stanno pochi, ma le idee non mancherebbero: non tanto per l’inutile autore\segretario\ex montatore che Barbara si porta sempre dietro (per tanti, la sua rovina), quanto per l’ottimo Massimo Righini, che di tv ne sa e tanto. Lo conosco dai tempi di Forum; è sprecato in un contenitore fatto in quel modo.
Bastonato il programma come si deve, e meritatamente, passiamo al lato più soft dell’articolo. Lei, Barbara D’urso, la donna più influente di Cologno (potente no, c’è la dolcissima Silvia) e decisamente la più brava professionalmente. Si possono scrivere fiumi di parole su di lei: dal flirt con Berlusconi ai suoi discussi amori, dal fatto che mentre rosica sorride per non far trasparire niente, ai suoi litigi con mezzo mondo dello spettacolo, fino alle faccine tanto amate e odiate dal pubblico a casa. Ma sul suo stacanovismo, non può dire niente nessuno; è brava, precisa, con un attaccamento all’azienda fuori dal comune (ce ne fossero), cura tutti i suoi programmi con dovizia e vuole essere al corrente di ogni minima variazione, entra in azienda alle 10 e se ne esce anche alle 9 di sera. Non ha un giorno libero, eppure ha due figli e si vorrà pur fare gli affari suoi; è un’altra numero uno indiscussa della televisione, che sa cosa vuol dire rendere un servizio al pubblico. E così è con i collaboratori. Mi sono ritrovata un paio di volte ad assistere a riunioni o incontri di redazione, così, per caso, restando poi per volontà. Sempre sorridente ma decisa anche quando è di fretta (sempre), entra in azienda in tuta da ginnastica conscia del fatto che con il suo fisico fa invidia anche alle 30enni, un sorriso nei corridoi e per i viottoli di Cinelandia è all’ordine del giorno. Dall’8 piano del 44 allo studio 14, culo su e camminata a sfilare! Tranne quando è incazzata, ma a chi non capita? Anche qui, mi hanno raccontato varie scene, soprattutto nei pressi del 48. Sorvolerò.
Essendo diventata anche un’esperta autrice, sa come ingordire il pubblico e come portare avanti una trasmissione senza che alcun autore la imbocchi continuamente con lavagnette e gobbi. E’ una donna cresciuta a pane, Milano2 e Cologno, conosce la storia dell’azienda e la sua evoluzione; c’era ai tempi e c’è oggi. Ha saputo adattarsi all’azienda e al pubblico, è anche questa la sua forza. Lasciamo stare come e attraverso chi è arrivata così in alto (TUTTI hanno avuto i propri), il successo se lo merita tutto. Anche se, sia Domenica Live che Pomeriggio5 stanno soffrendo molto; forse una nuova rotta autorale andrebbe messa in atto, ma anche l’evoluzione del personaggio D’Urso andrebbe un attimo rivista. La vita in Diretta e le varie versioni di Domenica In stanno schiacciando i programmi d’ursiani; probabilmente, qualcosa da rivedere c’è.
Certo, fare per anni e tutti i giorni lo stesso format, alla fine stanca pubblico e chi lo conduce. Ci vorrebbe una bella edizione del Grande Fratello per vedere una nuova Barbara D’Urso; e chissà che a settembre……

Gerry, un conduttore è per sempre

Gerry non è solo un conduttore in Mediaset, ma un amico di tutti, dai dirigenti agli operai, sempre a disposizione dell’azienda qualora ce ne fosse la necessità; lo sfrecciare con il suo Porsche dentro Cinelandia, non lo distrae mai dal fare un cenno di saluto a tutti.
Non poche volte l’ho visto nervoso e puntiglioso su un concetto, tutto derivante dal fatto che è un perfezionista. Questa perfezione, educazione, la professionalità dimostrata in 30 anni, l’hanno reso un simbolo Mediaset fortissimo.
Gerry è giustamente una “star” che non si accontenta del programmino o dell’ospitata trash, è cresciuto all’ombra di Cologno, accaparrandosi la fiducia di molti dirigenti (Ruffini, Reggi, Giovannelli, Gori, per citare quelli che contavano, e quelli odierni); e per questo ha un attaccamento viscerale all’azienda, conoscendone storia, intrighi e futuro. Qualora avesse qualcosa da ridire, si comporta sempre da gran signore; di fatti, non dà in pasto il suo malessere ai giornali, ma ne parla direttamente con i massimi dirigenti. Lui può, e con merito! Negli ultimi tempi, si è qualche volta lamentato con il buon Andrea Giudici delle Risorse Artistiche per alcuni trattamenti poco garbati da parte dell’azienda. Cose superabili e superate! E’ giusto avere confronti, e in azienda ultimamente non mancano di certo.
E pensare che Silvio Berlusconi era scettico nell’affidargli un programma di punta. Non ricordo di preciso che anno fosse, ma era in ballo un programma dal titolo Un autunno tutto d’oro. Quando proponemmo a Silvio il nome di Gerry Scotti, tentennò non poco; tutti i responsabili di allora, compresi i vice e le assistenti, tifavano per lui, per cui il Cavaliere approvò il nome, ma non era convintissmo. Invece, fu una scelta azzeccatissima: Gerry ed Heather Parisi portarono a casa un buon risultato, un giovanissimo Manuel Frattini ci faceva morire dal ridere, e la preoccupazione di Silvio di non finire il programma in tempo aleggiava su tutti noi. Era una pressione che ci faceva molto bene, perché ci spronava con entusiasmo! L’edizione successiva del programma, con il benestare di Berlusconi, fu condotta solo da Gerry. Scotti veniva dalla radio, approdò in tv con Deejay televisione, per cui era per tutti era un terno al lotto piazzarlo in programmi dove sicuramente ci sarebbe stato un grande bacino d’ascolti. Il suo carattere in primis, la passione per il lavoro in secondis, hanno fatto il resto; senza neanche troppe raccomandazioni, nemmeno quella di De Michelis. Questo, per chiarire con i più nostalgici e maliziosi.
Da lì, un’escalation di programmi ed emozioni. Festivalbar, il gioco dei 9, i programmi per bambini, il circo, la sai l’ultima, Passaparola, Chi vuol essere milionario, Paperissima, tanta fiction, la Direzione di R101 voluta da Marina Berlusconi, fino ad affermarsi come anchorman della fascia di access e prime time. Gerry ormai fa parte di quelle persone di cui l’azienda non può fare a meno sotto molti punti di vista, proprio come D’urso, De Filippi, Bonolis, e pochissimi altri.
Abbiamo disquisito dei dirigenti che lo hanno sostenuto e portato nell’Olimpo dei numeri uno, ma come dimenticare le sue compagne d’avventura? Questo argomento merita di essere approfondito poiché tante sono rimaste in Mediaset in ruoli più o meno evidenti, altre sono scomparse volutamente, altre ancora ingabbiate nel dimenticato. Ricordo le raccomandatissime ma brave Sabina Stilo e Natalia Estrada a La sai L’ultima, poi ancora l’ambigua Paola Barale, l’adorata (dai figli di Silvio e da Alessandra Valeri Menera) Cristina D’avena in Sabato al Circo, Buona Domenica e Luna Party, la coraggiosa Gabriella Carlucci per due fantastiche edizioni di Buona Domenica, la rediviva Laura Freddi, l’ex fidanzata di Berlusconi e sorridente Elisa Triani a La Corrida, proprio come l’innocente e pacata Michela Coppa.
Di valette e co-conduttrici non se ne vede più l’ombra, anche perché i posti e i soldi sono davvero pochi (quando ci pare); c’è un però: per cento partner che perdi per strada, ne acquisisci una che rappresenta una vera perla rara, Maria de Filippi. Da ormai un po’ d’anni, Gerry è entrato nelle grazie di Maria De Filippi. Vista la mole di lavoro che l’azienda ancora gli affida, non era indispensabile che lui entrasse nella galassia Defilippica, invece lo ha fatto in punta di piedi, per Maria, per l’azienda, per il pubblico, forse anche per contratto, ma sicuramente per portare avanti quell’intrattenimento che solo unendo le forse di due mostri sacri è ancora attuabile in una tv commerciale. Il melange è risultato sempre vincente, e si prospetta una collaborazione longeva, visto che i due hanno confermato di essere estremamente credibili anche in solitaria: Gerry con il successo di Caduta Libera, Maria per l’ennesimo boom di C’è posta per te.
Gerry è per sempre, e menomale.

Paola Perego, troppo brava, avanti e bella per essere incastrata in show per anziani

Paola è uno di questi volti televisivi tanto amati, quanto criticati e accusati. Molti l’accusano di essere falsa, di essere fissa in tv per merito del marito, altri denunciano il suo modo di condurre. Bhe, lasciamo agli altri scrivere fiumi di parole e d’inchiostro, e concentriamoci per un attimo sulla Paola Perego conduttrice e donna.
Conosco Paola da tantissimi anni, una ragazza stacanovista era, una numero uno è diventata. Il fatto di essere la moglie di Lucio Presta l’ha agevolata? Pazienza, il merito c’è ed è questo quello che conta. Sparse per le varie reti si vedono zoccole, puttane, nullafacenti, e non possiamo perdonare a un’ottima conduttrice di essersi maritata con l’agente di tutti gli agenti? Certo che sì, e so che lei lo rivendica con orgoglio. Conoscendolo, pure lui! Bel duo lavorativo, ottima accoppiata nella vita. Certo, i segretucci e i favoritismi di Lucio sono noti, ma la tv è o no un mondo di squali? Si deve pur sopravvivere…. Ad ognuno il suo mestiere, e Lucio è il numero uno. Indiscutibilmente, per tanti fattori.
Torniamo a Paola. Due aneddoti su tutti, poi entro nel merito dell’articolo; all’interno di Mediaset, quando Paola lavorava allo sport, siccome era una ragazza molto professionale, brava e precisa, attraeva le invidie delle colleghe (raccomandatissime); mi fece notare la faccenda, su cui soffriva non poco, ed personalmente lo comunicai subito ad Arcore. Al Presidente Berlusconi piaceva la Perego, e non vedeva il motivo per cui mandarla via, quindi rimase. Tra l’altro, Paola, la scelse proprio Silvio in persona. Quando l’azienda realizzò il numero zero di Come Sorelle con Amadeus, a sua insaputa facemmo venire i genitori in studio, montammo una clip sulla sua vita e, in accordo con Lucio, salirono sul palco Paola Perego e Rita Dalla Chiesa. Fa un momento commovente per Paola, che accettò immediatamente di spalleggiare il suo amico\collega; il risultato fu apprezzato anche dal pubblico a casa, infatti il programma segnò più di 7 milioni di telespettatori. E come non ricordare la sua Buona Domenica? L’ultima domenica pomeriggio davvero divertente e spensierata della tv italiana; che apparisse trash o meno poco importa, faceva sorridere. Ora fa piangere, nel senso più vero del termine. Al di là di questo, chi critica Paola, forse non ha fatto bene i conti con la sua vita costellata di alti e bassi personali e con la sua carriera, iniziata da ragazzina (ti ho tanto seguito, e con amore), fatta di vera gavetta ed evoluta in grandi show.
Una riflessione. Paola è una di quelle conduttrici, un po’ come Federica Panicucci, che è talmente bella, spigliata e giovanile, che si fa fatica a vedere incastrata in show per anziani. A Domenica In rende tutto molto allegro, spumeggiante, trasforma il revival in attuale e giovane, e non è da tutti vendere una cosa vecchia per nuova, e pure lucidata a specchio. Ne Il Dono è una storyteller con una sensibilità e un approccio fuori dal comune. In entrambi i programmi è straordinariamente professionale, ma gli ascolti non brillano; questo perché? Semplicemente perché il suo modo di condurre non la portano naturalmente alla vocazioni di questi show. SuperBrain è una trasmissione che va bene ed è nelle sue corde poiché è come lei: bella, giovane, interessante, smart, curiosa, coinvolgente.
Sono certa che in Rai siano periodi di magra e di rivoluzione, e che quindi impongono una certa calma, ma Viale Mazzini dovrebbe affidare a Paola un pomeridiano brillante, una prima serata comica, un reality in prime time fatto di emozioni e velocità; in mano sua questi slot, con il programma giusto, si trasformerebbero in macchine da combattimento contro la concorrenza e macina-ascolti. La squadra di Lucio saprebbe renderli ancora più tali! Rai1 è un posto al sole, ma perché non pensare di collocarla in una dimensione scaltra come Rai2? La seconda rete di Stato è in continua sperimentazione, e la bella e brava Paola avrebbe più spazio di manovra, come la possibilità di ritrovare il suo naturale e giovane imprinting. Ingabbiata in certi diktat deja vu e talvolta per anziani, la Perego rende tanto ma non il massimo; la conduttrice monzese ha bisogno d’esplodere e parlare in (e per) contesti giovanili, che sappiano essere nel suo mood più vero. Attenzione, per “giovani” non intendo solo gli adolescenti, i ventenni o trentenni, ma anche tutta quella fascia di pubblico pregiatissimo che abbraccia i 40 e i 50 e che, ora più che mai, si rendono e vedono young; Paola si trova a suo agio con i ragazzi perché sa parlare la loro lingua, avendo due figli, e piace alla sua generazione perché riconosciuta come brava conduttrice e piacevole nella presenza.
Una professionista che si adegua bene a tutte le circostanze, ma che ha resa superlativa se ha qualcosa da dire senza che nessuno, persone o fatti, la imbocchi sull’argomento di cui parlare. Paola sa reggere le situazioni, dalle più divertenti alle più coinvolgenti, perché ha sperimento formati su formati, ma il suo spirito è giovane e libero….Scioglietela. Viva la Perego!