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Entusiasmo perso in politica e tv? Ritroviamolo. Forza Silvio!

Arcore, fine anni 80\inizio 90, un tavolo ovale e tanto entusiasmo; quello stesso entusiasmo che pervade ancora il 50% dei dipendenti Mediaset, Publitalia, Fininvest e Milan, senza dimenticare la straordinaria impresa di Forza Italia.
Ero un’assistente, ai margini di tutto, ma mi sentivo coinvolta in tutto, dalle strategie alle decisioni aziendali, perché eravamo una squadra, perché ne volevo far parte. Al centro di tutto, Silvio Berlusconi, partendo da destra Marina, Franceschelli, Vetrugno, Freccero, Gori, Campo Dall’Orto, Franco Ricci, Vladimiro Albera, Alessandra Valeri Manera, la Ruffini, Giovannelli, Reggi, Vasile, Mario Brugola, Momigliano, Dede Cavalleri, Galliani, e infine alla sinistra del padre Piersilvio; i figli più piccoli ogni tanto scorrazzavano e venivano ad abbracciare il papà. Momenti indimenticabili e di costruzione di un pezzo d’Italia che può\deve ancora esistere, nonostante il grande e giusto progresso.
Altri tempi, altra mentalità, altro entusiasmo, altro modus operandi, ma soprattutto altri uomini; non starò qui a scrivere se migliori o peggiori. Il fatto è che si è perso l’entusiasmo, per colpa di molti fattori: la mancanza di soldi, i manager credono più a se stessi che all’azienda, l’arrivismo scatta prima della partecipazione, sembra apparentemente che non ci sia più da costruire niente, invece c’è da rinnovare costantemente tutto e il brivido del buon lavoro deve essere una costante, soprattutto se si fa tv. In quel di Cologno, non si può pensare di bloccare tanti programmi i primi di dicembre; a rimetterci sono nel breve termine il telespettatore e nel lungo l’azienda. Ahi ahi ahi! Mi dispiace un sacco che chi è su, non guardi mai giù!
Discovery ha intelligentemente strutturato il palinsesto natalizio a misura di bambino, creando nel loro piccolo una novità pazzesca e fruttuosa in termini di ascolti; noi non abbiamo dato spazio ai cartoon (neanche storici) e abbiamo piazzato Fantaghirò su Mediaset Extra, tanto per citare piccolissime accortezze. Testiamo nuovi format nel periodo fuori garanzia, riappropriamoci dei bimbi e dei giovani che saranno il pubblico di domani, accontentiamo un pubblico più vasto possibile con vecchie e nuove scelte, facciamo programmi ad hoc per in Natale: tutto si può fare, è questione di volontà di mantenere vivo l’entusiasmo su ciò che si fa. Ecco perché qualche post fa scrivevo che ci vorrebbe di nuovo (un) Silvio Berlusconi; la grinta e l’entusiasmo gli appartengono per dna e dote, ma non ci voglio credere che in azienda non ci sia una persona moralmente al suo pari che dia un imprinting fortissimo per cambiare qualcosa e rendere di nuovo magiche le tre reti del Biscione. Rinnovo l’appello: Pier, fai vedere la tua grandezza, sei in gambissima!
Questa tv manca al pubblico over, al pubblico cosiddetto di “fascia pregiata”, manca inconsapevolmente agli adolescenti e agl’infanti. Non si possono propinare solo telefilm e film in replica, soap opera che vanno anche durante l’anno. Imbocchiamo il pubblico con qualche novità, accendiamo le reti, (ri)facciamo spot natalizi che esaltino la bellezza di Mediaset, delle sue strutture, dei suoi manager, dei suoi artisti, che poi sono la “finestra” sul mondo dell’azienda. Non si può continuare a ridurre ai minimi termini tutto, sacrificando anche il buono; ok che ci sono costi e investimenti, la Champions preoccupa, il parere dell’antitrust sulle radio rende ansiosi, siamo in balia di altri tagli in Publitalia, ma noi siamo un’impresa fantastica, noi siamo Mediaset; noi dobbiamo essere tutto quello che non sono gli altri, perché abbiamo una storia recente e fior fior di manager e creativi (non tanti, purtroppo) per farla rifiorire. Del passato e del presente, cerchiamo di prendere il meglio, non facendoci pervadere da preoccupazioni e non riducendo all’osso il palinsesto. Anche perché nel midterm ne pagheremo le conseguenze…Svegliamoci e riprendiamo con entusiasmo le redini di una morale e di una struttura aziendale!
A questo sprono morale, vorrei aggiungere una nota politica. Tantissimi, in diversi settori che hanno a che fare con il Cavaliere, pensano che lui sia ormai al tramonto, soprattutto per un fatto d’anagrafica. Ma pensandoci bene (purtroppo alcune menti retrogrado-comuniste non ci potranno arrivare per natura), non vi pare che Silvio Berlusconi per idee, programmi, futuro, modus vivendi e operandi, sia avanti a Matteo Renzi anni luce? Renzi è oggettivamente la copia dell’originale, ma l’originale ha caratteristiche che il copione non potrà mai avere, e nonostante la differenza d’età queste cose si notano semplicemente su un palco. I vari Verdini (grande stratega e massone, passato a Renzi per non andare in disgrazia e in galera), Polverini (a breve con Verdini, a meno che non le sia offerto qualcosa in cambio), Cicchitto, Auricchio (non il provolone, anche se…), Bondi, e infine l’inutile “pesce lesso” Alfano, non si vergognano neanche un po’? Nel momento in cui non hanno più l’attenzione del capo, Silvio può dare loro un po’ meno o è in difficoltà politica, c’è sempre un fuggi fuggi generale veramente imbarazzante. Sarei molto contenta di leggere sondaggi politici incoraggianti per Forza Italia e il cdx in generale, così da veder tornare questi “pezzenti moralisti” all’ovile, in remissione dei peccati. Francesca Pascale e il Bunga Bunga, per tanti, sono stati e sono la rovina di Berlusconi; riflettendo bene, stanno rappresentando esattamente il contrario: la prima non è affatto stupida, crede nel partito e ha fatto un gran bene a ripulirlo portando avanti la battaglia a favore delle nuove generazioni, il secondo ha dato stupidamente guai giudiziari ma ha avuto il merito di far respirare ancora il berlusconismo, che a quanto pare non esita fortunatamente a placarsi. Salvini strepita, Meloni chiama a raccolta giovani e nostalgici, Silvio Berlusconi sa sempre come reinventarsi; sicuramente Francesca, Marina, Piersilvio e i giovani (militanti e manager) che credono ancora nel partito sapranno riportare il Silvio di 20 anni fa di nuovo protagonista di una nuova pagina della politica italiana. Magari per l’ultima volta, ma la società italiana è anomala, proprio come anomalo è sempre stato Silvio Berlusconi, politico non di professione. Con i tempi che corrono, solo un’ancora geniale mente come Silvio Berlusconi e i suoi nuovi collaboratori potranno far ripartire quel paese Italia che vuole staccarsi da un finto democristiano e lecchino dei poteri forti come Renzi, da una crisi che morde ferocemente nonostante il bimbomikia dica che tutto va bene, da uno strapotere europeo che logora le tradizioni e la politica nazionale, ecc. Penso alla stessa Francesca Pascale, al giovanissimo Marco Bestetti, agli strepitanti Gallera e Pedrazzini, a manager d’azienda bravi, scaltri e fedeli come Luigi Ciardiello, Marco Costa, Federico Romani, Gabriele Buora, Federico Di Chio (non simpatico in azienda proprio perché un numero uno), Mario Giordano, e pochissimi altri. Mentre sono le persone sedute al tavolo ovale delle riunioni ad Arcore a cui Silvio dovrebbe fare affidamento, in qualità di “saggi”.
In sintesi, un grido a Silvio: torna a dare sprint alla tua amata azienda e a vincere in politica. Fallo per te stesso, per gli italiani, per e con le nuove generazioni.
Silvio Berlusconi

Rai, una perla che non cambierà. Soprattutto ora.

L’ultima volta che ho visto Antonio Campo Dall’orto era il 2011, in una bellissima Capri, in mezzo a tanti guru di una televisione che contava. Assistevo attonito alla sua preparazione ma anche all’ingenuità con la quale affrontava argomenti e persone; ci siamo stretti la mano dopo anni in cui non ci vedevano: lo avevo lasciato ragazzo ma adulto e pieno di idee, lo ritrovavo adulto ma ragazzo e pieno di sogni. La cosa mi stupì molto.
Di strada il buon Antonio ne ha fatta, e pure tanta, soprattutto grazie a Matteo Renzi; l’attuale Pres. del Consiglio l’ha voluto a tutte le Leopolde, usato come ghost writer insieme al bravissimo ma voltagabbana Giorgio Gori, lodato prima con le Poste e poi con la Rai. Insomma, come da accordi.
Non sono in Viale Mazzini a Roma, né tantomeno in Corso Sempione a Milano, ma le voci girano, ho molti amici alla concorrenza e questo settore non perdona niente a nessuno.
Con Monica Maggioni, prima berlusconiana, poi montiana, ora improvvisamente e schifosamente renziana, creano una squadra da incubo, nel senso più brutto del termine; la colpa è tanto loro, quanto della vecchissima mentalità della Rai dura a morire. Per i motivi elencati sopra, la Maggioni non gode della fiducia di nessuno, per cui la fatica per cambiare anche un minimo è evidente. Antonio ha tanti stimoli, vorrebbe cambiare un ingranaggio che solo Gasparri e l’influenza di Berlusconi erano riusciti un minimo a modificare; ha sogni e idee, ma fa capo ad una Rai in cui chi comanda non sono i vertici, ma i dipendenti e i politici di tutti i partiti al 50%. Chi sta in alto può far variare palinsesti, inserire quel tale personaggio, far entrare froci e raccomandate, ma non di certo il modus operandi. I dipendenti Rai, interni e vip, costano, pretendono, succhiano, mangiano, con il piacere di farlo. Si sa, è sempre stato così, non scopro il vaso di Pandora.
Maggioni e Campo Dall’orto sono il duo più sbagliato che Renzi potesse testare in una macchina-dinosauro come la Rai. La cosa non mi stupisce, visto che Renzi non ha mai fatto un giorno di lavoro, ed è stato catapultato alla provincia e al comune di Firenze prima, e alla Presidenza del Consiglio poi, grazie ai potenti amici massoni fiorentini del babbo, per cui non può capire piccole e grandi aziende, mondo del lavoro, dinamiche, ma conosce bene le strategie e le furbaggini; ma senza esperienza e applicazione risulta un cretino con idee malsane. E così è: questo dimostra in Rai, questo dimostra al Governo. Questa parentesi su Matteo R. è per farvi capire che, se non c’è qualcuno accanto che lo consiglia sul da farsi, non sarebbe in grado neanche di alzarsi da letto. Questa volta, sia lui che i suoi consiglieri, hanno fatto un buco nell’acqua. Capita.
Antonio non ha lo spirito, la verve, la durezza, l’autorità per dire cosa la Rai debba fare o non fare, come cambiare e stare al passo con i tempi, Monica non è in grado di muovere un dito perché la mancanza di fiducia nella sua persona è altissima. Se consideriamo che il Governo Renzi sta perdendo credibilità e i sondaggi del Pd sono in calo, il dado è tratto. Come si sa, la Rai non perdona le debolezze politiche, e i dirigenti e i dipendenti sono pronti a salire nel carro dei vincitori ogni volta che ce n’è occasione; anche e soprattutto così si sta a galla in Rai. Qualora le amministrative, tra qualche mese, andassero male come previsto, allora sì che si aprirebbe una questione morale e i due dirigenti sarebbero pienamente delegittimati. Per ora, si devono occupare di privatizzazione, burocrazia varia, presenziare agli incontri, fare la bella faccia davanti a dirigenti e poco altro, perché se si azzardano a toccare l’ambito strettamente televisivo, vengono divorati senza pietà da dirigenti, Direttori di rete e agenti.
Forza Italia ha ben piazzati i suoi uomini e non ha paura di due alti capi che non contano nulla, la Lega ha la vicedirezione generale e Maggioni e Campo Dall’orto neanche li vedono, il Pd sta piazzando pian pianino i suoi in piccoli e grandi ruoli perché il contentino al vincitore (di che?) va dato, la sinistra è rappresentata dal 90% dei dipendenti, mentre gli unici che non hanno nulla sono FdI-An, che una volta spopolavano e facevano il bello e il cattivo tempo. Immobilità totale, ognuno sta nel suo orticino, così tutti sopravvivono. Meno che l’azienda.
Il duo renziano (renziano fino a quando Renzi non va a casa), per ora, deve continuare a storcere il naso e abbassare le orecchie se vuole sopravvivere. Il menefreghismo con il quale la maggior parte dei dipendenti Rai li guarda, è spaventoso. L’idea che non contino nulla e che non siano apprezzati da nessuno è tangibile e se ne parla in ogni stanza, anche in quelle dei canali concorrenti.