Monthly Archives: November 2015

Banfi e Novella, i due volti garbati del giornalismo Mediaset (dietro e davanti la telecamera)

Federico, me lo ricordo novello (non è un giro di parole) a Studio Aperto; timidissimo ma con una spiccata professionalità, con qualche brufolo, bravo, e deciso quando serviva. Ne è passato di tempo da quando sedeva dietro una scrivania di Milano2 e Mario Giordano lo spediva in giro per l’Italia come inviato; attraversando il ruolo di ancorman a Tgcom24, si è saputo fare largo tra i giornalisti\conduttori che più contano in azienda. Difficile trovare un ragazzo con la sua umiltà, come facile non è stare accanto ad una “star” come Federica Panicucci, sempre allegra e sorridente ma abituata a masticare varietà e non news. Davanti al video è pacato, diligente, duro quando c’è da puntare il coltello ma sempre con un tatto incredibile, l’intesa con Federica si è affinata e si vede; insieme, fanno un’ottima coppia televisiva: la telecamera e gli ascolti non mentono. Fuori dallo studio è un uomo, un collega e un padre di famiglia meraviglioso; non manca mai di sorridere, di avere una parola buona per tutti, sia quando lo incontri a giro per Cinelandia che a Milano2 con il passeggino dell’ultimo figlio. In azienda è apprezzato da tutti, dai dirigenti agli autori, dagli addetti ai lavori fino ai collaboratori. Ancora non si è fatto ammaliare dalla popolarità e dal potere che un programma di buon successo e un’esposizione quotidiana può comportare, ma non credo che questo accadrà mai. Il ruolo del giornalista, lui, lo prende seriamente, si defila dal gossip di Mattino5 e scarica tutto il suo impegno nei casi di cronaca e attualità; il suo rimanere sempre se stesso, dietro e davanti alla telecamera, ha dato (l’anno scorso le sue parti erano le più seguite) e darà i frutti attesi, per la sua carriera e per l’azienda. Come in tutti i settori, le invidie si sprecano, ma il suo “guarda e passa” funziona molto bene; il futuro delle news del Biscione passa e passerà anche da lui.
Se si parla di Alessandro Banfi, il mood non cambia. Insensatamente spostato da Direttore di Tgcom24 (ah, la brama di potere…non la sua) a Responsabile di Pomeriggio5, passando quindi da un’oasi felice alla fossa dei leoni, è oggettivamente uno dei giornalisti più bravi e preparati di tutta l’azienda. La sua disponibilità, affabilità, cordialità e dedizione al lavoro e agli altri, sono un qualcosa di spiazzante. Quando lo incroci, è sempre una gioia immensa mettersi a parlare, conosce tutto e tutti, e non perché sia un pettegolo, anzi. Il suo modo di affrontare la professione è unico: interloquisce con il pubblico in maniera soft, per poi affrontare un argomento in maniera molto incisiva e scavata. E’ passato da Milano2 a Cologno, e nelle rare volte che ho avuto modo di vederlo nei corridoi dell’ 8° piano del 44 o nella regia dello studio, mi è sembrato una persona dritta, sempre propensa a migliorare e suggerire (anche se, come immaginiamo, non sia facile affrontare certe situazioni e persone). Di formazione cattolica e ciellina, è da vent’anni un ottimo collaboratore di Mediaset e legato alla grande figura di Silvio Berlusconi. Ricordiamo che è stato uno degli ideatori di Mattino e Pomeriggio5, conduttore e curatore di varie trasmissioni, l’ultima proprio sul canale 51 del dtt; insomma, è una figura che l’azienda deve tenersi di buon conto, poiché sa gestire situazioni che altri non sarebbero in grado di affrontare, solamente per l’esperienza e la grande passione.
Ho preso due esempi su tanti, ma potrei citare il bravissimo Giuseppe Brindisi che, tra gli anni al Tg5, al tg4 e a Tgcom, quest’estate ha sostituito egregiamente Paolo Del Debbio a Dalla vostra parte (con ascolti al top), e ancora il preparatissimo Alan Patarga, con quell’aria da giovanotto che inganna il tempo, Fabio Marchese Ragona, con le sue perle dal Vaticano, o Maria Luisa Rossi Hawkins, sempre puntuale, precisa e pungente con le notizie dagli Usa.
Il mondo delle news del Biscione è fatto di tanti professionisti, che credono nel loro lavoro e non lo prendono come una macchina da soldi; poi ci sono gli altri, quelli che vorrebbero andare contro l’azienda e ogni tanto ci riescono, quelli di sinistra con il portafoglio a destra….Ma non ne scriviamo troppo, se no domani i titoli dei giornali on line, e non, scarabocchiano che sono antimediaset. Alla prossima!
alessandro-banfi

E’ lui o non è lui? Certo che….Non è lui!

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Prima di tutto, volevo ricordare che tra un paio di giorni uscirà un articolo su due pezzi da 90 del giornalismo made in Mediaset. Poi pensiamo anche un po’ alla Rai! Visto che questo è un blog di mass media, la notizia veramente importante è questa.

Ora il resto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/06/mediaset-la-lettera-aperta-a-piersilvio-giu-lo-share-riprendi-le-redini-dellazienda/2194345/

http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/11845815/lettera-piersivlio-integrale.html

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/piersilvio-faje-senti-presenza-lettera-anonima-dipendenti-112334.htm

http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/lettera-anonima-a-pier-silvio-berlusconi-libero-scovato-l-autore_2142689-201502a.shtml

Ce l’abbiamo fatta a calmarci? A quanto leggo sì, quindi è tempo di riscrivere.
Come ho scritto nell’articolo precedente, non ci sarebbe voluto molto a scovare l’intestatario del sito. Sarebbe bastato un nerd con un minimo d’esperienza. Come tanti hanno azzeccato e intuito, ovviamente dietro il Biscione non c’è l’autore che tutti pensano, ma bensì io; chi? Un\una dirigente della generazione né old né young (come ho scritto al polemicissimo Stefano Balassone). Una cosa su tutte mi ha fatto ridere per giorni: come faceva un non-dipendente a sapere tutte quelle cose? Mistero della fede. Non di Emilio Fede, sia chiaro!
Ho mandato avanti, mettendo il sito a suo nome e in cortese accordo con lui, un “rigazzetto” (come lo chiamo sempre io) di 30 anni bravissimo, un numero uno tra la categoria degli autori, ben voluto da molta della dirigenza Mediaset\Publitalia per la professionalità, collaboratore di Forza Italia. Nonostante la mia intercessione e quella di Marco (Paolini, ndr), alla sua seconda esperienza in azienda è stato fatto fuori perché si è ritrovato in mezzo a colleghi di sinistra e in un ruolo non suo; la separazione fu più che consensuale! Ovviamente, questo lo so io, lo sanno i dirigenti Videonews, lo sanno i gran capi. Nonostante tutto, a breve lo ritroveremo in 3 progetti, di cui uno Mediaset (un suo format). Insomma, il buon “proprietario” del sito è stato velatamente rivelato da Tgcom e Libero, ma lui ha continuato la sua vita come se niente fosse (un po’ da mentore\protettrice dovevo pur fargli). Invece, al di là del pc ci sono io, pecora bianca o nera a seconda delle vicende. Da più di vent’anni in azienda, ne ho viste di evoluzioni, dunque conosco come le mie tasche tutti gli alti (o bassi?) attuali dirigenti, tutte le situazioni che si muovono intorno ad essi e alla mia amata Mediaset. Come lo slogan della radio rivale\amica 102.5, Mediaset è anche mia!
QUESTA PARENTESI LA DOVEVO AI MIEI AMICI GIORNALISTI (con vicinanza particolare di Guido Meda e, social parlando, di Francesco Specchia) E AL BUON RIGAZZETTO; OVVIAMENTE, CONTINUEREMO A PUBBLICARE!
Scritto questo, devo un grazie immenso ad amici, colleghi, ex colleghi, giornalisti, guru della tv, che si sono allineati tutti sulla mia stessa lunghezza d’onda. Da precisare che non è vero che il sito è antimediaset (ahi ahi ahi Paolino Liguori!), ma bensì ha fatto e farà da cassa di risonanza critica a tutti. Ho scritto favolosamente bene di Claudio Brachino, Marco Costa, Matteo Cardani, Paolo Del Debbio; vi sembra poco? Nelle aziende, non è tutto rose e fiori. Da Mediaset alla Rai, da Discovery e La7, avremo modo di disquisire di tutto con calma, tenendo conto che ci sono blog che “parlano” di questioni televisive ben più frivole e peggiori.

W Mediaset, W Piersilvio

Cari amici, colleghi, gente di passaggio,
dopo l’articolo di qualche giorno fa, si è scatenato un putiferio incredibile. Non avrei mai pensato che il pezzo sarebbe riuscito a scaldare in questo modo gli animi.
Il Fatto scrive che sono un dirigente, Libero un autore, Dagospia fa un’ipotesi di capo sindacale all’interno dell’azienda, altri inventano ruoli o cose assurde. Lasciando stare il ruolo che ricopro all’interno della società, vorrei chiarire una questione su tutte: la lettera aperta non viene solo dalle mani di chi l’ha scritta, ma dalle tante bocche che si sentono tra Cologno, Milano Due e Roma, ed è una semplicissima critica.
Piersilvio è un capo azienda validissimo. Deve solo stare attento alle mille insidie (umane, burocratiche, ecc) intorno a lui; in questi anni, ha saputo superare pregiudizi e giudizi e quest’ultima lettera non deve passare solo come una critica, ma come un gesto d’amore e affetto smisurati. Notizia ben più importante! Mediaset, i suoi dirigenti e i dipendenti, sono attaccati in maniera straordinaria a Piersilvio; si discute tra moglie e marito, e non si può mandare un messaggio costruttivo all’editore? Certo che si può, il dialogo è un fattore di crescita.
Quando ho\abbiamo pensato di dare vita alle parole di tanti, mai avremmo pensato che questo avrebbe suscitato così tanta curiosità e vivacità. Certe volte, quando si chiudono in un cassetto tante emozioni per molto tempo, siano esse positive o negative, questo fa come il vaso di Pandora. “Escile” avrebbe scritto qualcuno, “manda l’articolo solo alle testate” avrebbe detto qualcun altro, “mandala tramite posta al 48” avrebbero suggerito altri, ma siamo nel 2015 e i blog sono il mezzo più bello per comunicare, soprattutto nel mondo della tv (in tutte le sue sfaccettature).
Basterebbero davvero poche azioni perché si tornasse a migliorare qualità ed efficienza aziendale; spero che questa lettera abbia dato lo stimolo giusto per un qualcosa di propositivo, abbia aperto gli occhi su tanti punti e abbia fatto riflettere su alcuni concetti.
La high technology di oggi permette di scoprire in tempo record chi si cela dietro un pc, ma da quando esistono i blog e i blogger, spesso tanti di loro sono rimasti anonimi, ed è anche questo il superlativo della libertà di parola.
Mediaset, checché se ne dica, e nonostante sia strapiena di persone di sinistra che spesso remano contro l’azienda, è sempre stata un broadcaster libero e aperto a tutti. Continuiamo così.
W Mediaset, W Piersilvio!

Lettera aperta a Piersilvio

Caro Piersilvio,
ti conosco dagli inizi degli anni 90. Eri un ragazzo sportivo, atletico, simpatico, gentile con tutti. Dopo tanti anni, poco è cambiato; una sola differenza: sei al vertice dell’azienda più importante della tua famiglia, che è anche un po’ la mia (di tanti, a dire la verità).
Questa, non vuole essere una lettera di lodi o di bastonamenti, ma di forte critica. Perché pensata bene, ti scrivo sin dall’inizio che sarà un po’ dura da mandare giù; sono un grande osservatore, amo alla follia questa azienda, ci ho messo e ci metto il cuore per migliorarla (nel mio piccolo), ho la brutta abitudine di ascoltare tutti, dai dipendenti agli alti dirigenti, perché non sono una persona che in generale si fa volere male.
Prima di tutto: Piersilvio, svegliati! Non tutti i top manager, i quadri, i dipendenti ti vedono come la persona e l’editore di riferimento, invece dovrebbe essere il contrario; gira per il 44, per il 46, per il 48, per gli studi, sii più vicino a quelle persone che, nonostante le difficoltà, continuano a rendere grande Mediaset e a credere in quest’impresa. Hai una sensibilità fuori dal comune, tante persone non lo sanno, dimostralo. Tantissimi dipendenti ti rimproverano il fatto di non essere presente e di essere poco fermo in certe decisioni; fai l’editore, tra “amore” per loro e fermezza con chi ti fa la bella faccia davanti (solo perché sei figlio di Silvio) e dietro te ne dice di tutti i colori. Hai le qualità e l’esperienza per mandare a quel paese chiunque tu voglia. Lo scandalo dei conti gonfiati doveva essere il primo baluardo della tua imposizione; il fatto, poi, che alla gestione del personale siano arrivati sei manager bocconiani non è giustificabile. Non ce n’era oggettivamente bisogno, soprattutto perché s’impongono alla “vecchia guardia” in maniera poco ortodossa! E la continua ondata di zoccole raccomandate in vari comparti? E basta! Prendiamo gente con i contro cazzi, dal Master di Publitalia, dagli invidiabili CV. Ma allora ci sono o no i soldi? Ma tu sapevi di queste inutili spese? Hai sotto controllo tutte le attività dell’azienda? E’ vero, sono tante, ma gli sperperi e l’anarchia anche.
Quando Antonio Ricci dice che Cologno porta sfiga, non ha tutti i torti. E’ piena di gente che fa come le pare, che sfrutta Mediaset per guadagni ma le vuole tanto di quel male che tu neanche immagini, di top manager che vorrebbero fare le tue veci e che agiscono in modo scellerato. Ecco, quest’ultimi si meriterebbero una sano calcio nel di dietro. Di “bella” gente con la passione per questo lavoro, n’è rimasta veramente poca, ed è tutta legata a tuo padre, a Marcello, a Galliani, che hanno saputo dare un imprinting magico all’azienda e ai dipendenti. E tu questo lo sai bene… Certo, i tempi sono cambiati, ma tu sei Piersilvio Berlusconi! Hai imparato tanto da chi ti ha preceduto, e stai facendo un percorso positivo (mi rendo conto che non è facile per Mediaset in questo momento) grazie a collaboratori validi (pochi) e da autodidatta su molte faccende. Insomma, hai tutte le carte in regola per essere davvero il numero uno! Dimostralo senza guardare in faccia nessuno, o comunque pochi.
Bene investire in Premium, ottimo che la borsa ci premi, eccellente trovare partner, perché il futuro passa da lì; la pubblicità sta respirando un po’ meglio ma è ancora in grande affanno, 516 milioni dati a quel cattocomunista di De Benedetti sono difficili da mandar giù, gli investimenti sono necessari, gli stipendi (alti) dei manager vanno pagati, le radio vanno mantenute e consolidare se no diventeremo lo zimbello dei broadcaster a livello mondiale, ma non c’è futuro senza Canale5, Italia1 e Rete4. A fanculo i target, i compromessi con le star, i sotterfugi con i manager, le piccole emittenti che ci rubano l’1 o 2% di ascolti; andiamo oltre e almeno per le 3 reti pensiamo allo spettatore. Per i target e gli appassionati, ci sono le “piccole”. Qui c’è da incrementare gli ascolti e rendere di nuovo grande Mediaset, semplicemente perchè se lo merita. Anzi, ce lo meritiamo! Anche alla faccia di chi, in azienda, non ci vuole un gran bene.
In maniera spicciola: può passare Canale5, anche se in prima e seconda serata spesso è un disastro. Paghiamo fior fiore di esperti. Riusciamo a concentrarci in quella fascia? Dobbiamo riuscirci! Striscia è una lobby, ma sappiamo dire a Ricci (genio!) di trovare storie fortissime per riattrarre pubblico? Sì, tu puoi dirglielo, imponiti! Ricci è un pezzo di merda? Tu imponi le scelte aziendale, sei l’editore! Minaccia di andare via? Non se ne va…Dove va?!
Italia1 è l’anello debole di tutto, poiché ha smarrito la sua identità. Non è per i bambini, non è per i giovani, è più per i nostalgici della bella Italia1 che ora hanno sui 35\40 anni. Ma siamo ancora in tempo: abbiamo riacquistato dignità al pomeriggio e un minimo in prima serata. Ma nella mattina (tutta), tardo pomeriggio e access siamo in fortissimo calo; dobbiamo ri-conquistare bambini, adolescenti e 20enni. Boing fa l’1% e ci ruba poco: re-investiamo sui cartoni, su una fascia ragazzi sensata, su sigle che creano affezione e business. Non investiamoci risolse eclatanti, ma tanto da far dire ad un bimbo “c’è il cartone che mi piace su Italia1”. Cerchiamo di accaparrarci, con qualche sacrificio economico in più, i tf per teenagers più in voga nel mondo, quelli che vanno forte tra i 20anni, quelli che strizzano l’occhio ai giovani. Alessandra Valeri Manera non sarà stata Mrs Simpatia, ma ti ha insegnato molto! Guardiamo al futuro strizzando l’occhio al passato, Mediaset non ha 50 anni!
Rete4 ha una mattina che fa pena. Tanti dicono che va bene così e che non ci sono soldi per investire in quella fascia. Troviamoli! L’1% non è concepibile. Un programma Videonews che vada ad aiutare Canale5 contro Uno Mattina non sarebbe sensato? Magari puntando la conduzione su vecchie glorie come Mengacci, Mastrota, Folliero e Rossetti? Costerebbe poco, nel medio termine avremmo ascolti e investimenti. Filosofia spicciola, concreta, sensata e realizzabile, non c’è da interpellare Di Chio o Cardani e fare riunioni su riunioni!
Imponi solidarietà tra i programmi, metti al bando le liti a distanza tra star (star?) che creano malumori e portano freddezza, consiglia ai tg di parlare ogni giorno degli show dell’azienda, dì ai conduttori di voler bene al Biscione; alla fine, vengono pagati per questo e una sana clausola sul contratto non sarebbe affatto male. Mediaset ha bisogno di coesione e di ritrovare un’identità, non certo di star bizzose. I nomi, li evito. Fatti sentire anche nelle piccolezze, altrimenti creerai anarchia anche in quel settore, tanto importante quanto stupidamente frivolo.
Vogliamo parlare dei tempi burocratici? Ma quanti tuoi numeri due ci sono? In quanti mani deve passare un programma? Quanti fannulloni ci sono? Quanta burocrazia troviamo prima di vedere qualcosa di concreto? Basta, non siamo un’azienda pubblica! Pochi intermediati, pochi esperti che vagliano la situazione (non 10 tavoli con 30 persone), ma soprattutto tu devi controllare. Hai i tuoi fedelissimi? Pier, tu sei l’azienda. Vagliano i tuoi stretti collaboratori e in ultimis SEMPRE tu.
Anche per Publitalia, sono finite le vacche grasse. Ma si potrebbe fare molto di più; le nuove leve, prese a quanto pare per competenza, devono cercare e portare gli sghei in tempi brevi. Gli agenti devono essere svegli e non dei morti che obbediscono al loro capo; fantasia, scaltrezza e competenza di vendita devono essere i loro fari. Purtroppo, negli ultimi anni si sono adagiati sulla crisi; ed è proprio qui che un editore forte deve spronare i suoi! Publitalia è ancora una grande azienda che può tornare a rompere le palle a tanti; preoccupiamoci dei nostri nuovi nemici, ma pensiamo tanto a noi stessi. Noi siamo la storia, stiamo pensando ad un futuro pieno di cose, siamo ancora i numeri uno, ma dobbiamo metterci una vera marcia in più per non apparire agli occhi degli altri come dinosauri. Dirigenti, vecchie e nuove leve, devono studiare bene il futuro e trovare sponsor pronti ad investire anche in capo al mondo. E basta dire: “quel prodotto no, quella medicina no, quella tale marca no”; siamo un concessionaria che ha fame di soldi e deve macinarli ogni anno di più. Pier, vai a Milano2 e ogni tanto fai un’incursione! Guardando i dati prima di entrare a Palazzo Cellini, corri a premiare chi merita, vai a bastonare chi non produce. Ma fallo, i tuoi sottoposti (dai dirigenti ai dipendenti) non aspettano altro! Vedrai che loro stima verso di te cambierà non poco.
Tante persone ti vogliono bene e sono affezionate a te come un figlio, come un fratello maggiore o minore, ma poche ti vedono come la “stella” che li guida; non si sente la tua presenza, anzi le critiche si sprecano. E questa cosa, a chi è cresciuto in azienda non va giù. Chi ti apprezza, ti stima, ma soprattutto chi ti considera l’erede di Silvio perché ogni volta che ti pensa rivede lui, vorrebbe un Piersilvio forte, presente, imponente in certe occasioni, premiante in altre.
Tu vali, fatti sentire con voce e cuore.
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