Monthly Archives: October 2015

Il futuro dirigenziale di Mediaset? Appartiene a Marco Costa. A Cologno da tanto tempo, con una piccola parentesi in Rai, si è saputo conquistare la fiducia della Fam. Berlusconi e dei top manager del gruppo

Quando s’incontra Marco Costa nei corridoi di Cinelandia, la prima impressione è di trovarsi davanti ad un bel ragazzo, sicuro di sé ed educato. L’apparenza non mente. Spalle larghe per il tanto sport, quelle macchie particolari sul volto, il viso sempre cupo e incazzato, ma che spiazza con un dolcissimo sorriso quando una questione lo aggrada, sono il suo biglietto da visita. Lo conosco da vent’anni e l’unico difetto che gli riconosco è di non saper chiedere scusa quando sbaglia; eh sì, è un po’ orgoglioso e testardo! Classe ’66, fa parte di quei dirigenti tra i 40 e i 50 anni, che sono cresciuti a pane, tv, Silvio Berlusconi, Mediaset e vivono a Milano2, un po’ per famiglia, un po’ per orgoglio di appartenenza all’azienda.
Costa è di casa in Mediaset da anni, ricoprendo cariche importanti, da vice Dir. di Canale5 fino all’attuale Dir. delle free digitali Mediaset. Un incarico che ricopre da circa un anno grazie a Marco Paolini che, all’arrivo alla Dir. Palinsesti, ha rivoluzionato tutti i vertici delle reti (tranne Canale5 del buon Giancarlo Scheri, un uomo per tutti i settori). La professionalità e la diligenza non gli mancano, ed è oggettivo che negli ultimi mesi le piccole di casa Mediaset siano cresciute in maniera straordinaria, toccando insieme il 5%; pensiamo a La5, Iris o Top Crime, che detengono spesso lo scettro di reti digitali più viste. Se queste tre reti stanno dando grandi soddisfazioni, c’è ancora chi deve trovare la sua identità: Italia2 non riesce ad incanalare una strada, ma forse con lo sport arriverà qualche decimale di share in più, mentre Mediaset Extra necessiterebbe di meno fiction (per quello c’è Rete4), qualche “vecchio” programma in più e un paio di produzioni originali per esaltare il marchio di fabbrica, poiché ormai Fininvest\Mediaset ha 30 anni e tanto materiale vintage. La mancanza di soldi è il tasto dolente della piccole digitali, ma Costa sembra sbrogliarsi piuttosto bene in queste situazioni, sia per i rapporti in Mediaset che per quelli a Palazzo Cellini (Publitalia) a Milano2, che con le case esterne.
E’ sicuramente un papabile futuro top manager del Biscione, la mappa sembra segnata. La scaltrezza, i rapporti giusti, le competenze e il savoir-faire non gli mancano, e a Cologno i giri di poltrone sono all’ordine del giorno. Tra qualche anno, la posizione dello stesso Paolini, un ruolo vicino a Pier Silvio o di vertice della concessionaria di pubblicità, non dovrebbe toglierglielo nessuno. Il merito e la professionalità ci sono, i rapporti sono tessuti nel migliore dei modi; Costa piace davvero a tutti, e in Mediaset mantenere con chiunque il “buon per la pace” è cosa buona e giusta. Mediaset è un’azienda molto strana per i rapporti interni, e il giusto mix tra professionalità, appartenenza e wellness personale è sempre apprezzato: Marco Costa docet.
Il buon Marco ha una compagna e un figlio. Curiosità gossippara: la sua metà lavora in Mediaset (è la segretaria di Niccolò Querci, per dire!), ama lo sport, ed è stata per tanti anni la donna di un alto dirigente di Publitalia’80 e Publiespaña. Spazio alla fantasia per questo piccolo inciso fuori dal pezzo, e un mega in bocca al lupo all’ottimo Marco Costa per il suo futuro in quella grande azienda (tra pregi e difetti) che è Mediaset.
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Una risorsa Mediaset perennemente in panchina: Cristina D’avena. Ha un contratto ininterrotto da 34 anni, è amica di tutti i figli di Silvio, ha fatto e fa la fortuna dell’azienda, ma Cologno non la sfrutta in tv

Scriviamoci la verità: quando leggiamo o sentiamo parlare di Cristina D’avena si ha un tepore al cuore pazzesco, e i ricordi vanno diretti alla nostra infanzia e adolescenza (ma non solo).
Come ogni anno, quando ci avviciniamo al Natale, è puntuale l’appuntamento con un nuovo progetto discografico di Cristina targato RTI\Mediaset; quest’anno, una vera bomba per grandi e piccini: le più belle sigle degli ultimi 30 anni, con maga poster annesso, ristampate su vinile. Il prezzo sarà di 39,90 Euro e uscirà il 6 Novembre. Tutte cose che già sapete perché portali (Tgcom le vuole benissimo, ovviamente!), carta stampata, radio e tv ne stanno parlando in abbondanza.
Veniamo al sodo della questione. 51 anni, spirito da ragazzina, ininterrottamente in Mediaset dal 1981 tra miriadi di dischi e tanta tv, 700 sigle, un disco d’oro, 5 di platino, quasi 7 milioni di album venduti, un telegatto e tanto amore per il proprio pubblico. I suoi concerti con i Gem Boy sono perennemente sold out, 230mila seguaci su Facebook, da poco si è scatenato il delirio per il suo arrivo su Twitter, è in corso una petizione per portarla a Sanremo dove è stato coinvolto anche Carlo Conti (Cristina è restia ai salotti e non si sa quante volte Mediaset le abbia chiesto di salire sul palco dell’Ariston), ed è proprietaria di uno store on line dove poter acquistare gadget personalizzati e tanto altro.
I tempi sono cambiati, l’odiatissima (in azienda, non dal pubblico) Alessandra Valeri Manera è un ricordo, la tv si è evoluta, eppure nel piccolo schermo ci sono tanti professionisti quanta gente messa lì a caso e super-raccomandata. Non credete che Cristina D’avena si meriti molto di più da Mediaset, che un cd all’anno e qualche ospitata per gli special della D’urso? Con i suoi programmi e le sue incisioni ha fatto la fortuna di Mediaset, proprio come Gerry Scotti, Barbara D’urso, Emanuela Folliero, Maria De Filippi, tanto per citare pilastri che sono in azienda dagli arbori e che stanno dando tanto perché ancora giovani, bravi e amati dal pubblico. Scotti non è Il Milionario, la D’urso non è solo il GF, la Folliero non ha condotto solo i bellissimi di Rete4, Maria De Filippi non ha creato esclusivamente Uomini&Donne, come la D’avena non è solo la cantate delle sigle made in Cologno. La nuova generazione la conosce per Doraemon, Hamtaro e Tutti all’arrembaggio!, la generazione anni ’90 per Sailor Moon, L’ispettore Gadget e Papà Gambalunga, quella anni ’80 per Kiss me Licia e tutti i tf, Mila e Shiro, Memole e David Gnomo; quest’artista ha un potenziale di pubblico elevatissimo e di vario target, tanto caro in Mediaset. La pubblicità è in crisi, e a Cinelandia vivono di quello, per cui anche le sigle sono state drasticamente tagliate; se a questo ci aggiungiamo il voler farle cantare a chiunque, come ad artisti che con il mondo delle sigle non c’entrano nulla, allora si tocca il fondo. L’ultimo caso è quello di Lupin, dove un bravissimo Giorgio Vanni duetta con Moreno: sigla rap, parte del buon Giorgio buona, parte del vincitore di Amici inascoltabile. Il web è insorto per manifestare contro questa bruttezza! Quell’incisione non poteva essere affidata al duo Vanni-D’avena, che sempre funziona? Ci domandiamo cosa giri nella testa di Paolo Paltrinieri, Resp. Prod. divisione musica RTI, nonché successore di Guido Dall’Oglio, quando deve decidere l’affidamento di una sigla. Oltre a Lupin, ci sono i casi “sigleschi” dei Mini Pony, Che Magnifiche Spie, e tante altre; canzoni incise da sconosciuti\e, messe nel dimenticatoio, con uno spreco di soldi inutile. Quelle sigle non poteva inciderle Cristina D’avena? Se non altro, ne avrebbero giovato le vendite dei dischi, si sarebbero sentite nei live dell’artista in giro per l’Italia e, a ben scrivere, avrebbero avuto tutta un’altra risonanza.
Sicuramente, a Cologno il tema “sigle” non è più scottante e remunerativo come una volta, e allora veniamo alla tv; Cristina, ingiustamente, non ha un programma tutto suo da illo tempore, eppure la sua presenza è costante in quel di Mediaset, per i motivi elencati sopra. Cristina è oggettivamente una cantante\conduttrice legata alla vecchia dirigenza e storia di Mediaset (suoi stretti collaboratori sono i decani Massimo Rossin e Marina Arena), che si è saputa evolvere più fuori che all’interno dell’azienda. Ciò non toglie il fatto che i dati parlano chiaro, dai concerti sempre stracolmi, ai cd che entrano ogni anno in classifica (la sua è una nicchia pop, ricordiamolo!), fino ai grandi ascolti che fa quando è ospite (in Rai).
Pier Silvio ha di certo altro a cui pensare, conoscendo bene Marco Paolini non ne vuole sentir parlare (sempre per la storia della Valeri Manera….), Salem credo se ne sia dimenticato, Luca Tiraboschi non l’hai mai presa in considerazione per tutta la reggenza di Italia1, eppure tanti autori e dirigenti (soprattutto perché giovani e, scriviamolo, gaiosamente allegri) vedono Cristina come una pupilla dell’azienda, una risorsa da sfruttare in tanti programmi. Tutto ciò conta poco finchè ci saranno i grandi agenti a decidere i palinsesti e l’attuale dirigenza Mediaset non si decide a girare ogni tanto il collo, invece di andare forzatamente avanti. Bene il progresso e le nuove tecnologie, ora più che mai, ma in un’azienda commerciale che vive di ascolti e pubblicità la riconoscenza verso chi ha reso e rende grande l’azienda dovrebbe essere una delle priorità.
Da questa crisi, Mediaset ha sicuramente imparato a fare cassa, non spendere più del dovuto, puntare su programmi di sicuro successo, affidandosi solo a personaggi di sicura presa. Ottimo, Cristina D’avena fa al caso vostro. Viva Cristina!
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Stefano Sala, un top manager e qualche flop. L’ad Publitalia sta tentando di rivoluzionare un po’ di situazioni, ma tra manager strappati alla concorrenza e importanti decisioni, non sempre fila tutto liscio

Partiamo dal fatto che Stefano Sala è un manager con tanta esperienza alle spalle, e che cerca di far correre nel 2015 una macchina un po’ arrugginita; ma anche se sa il fatto proprio, pure Sala può sbagliare, per tanti motivi.
Prima della prossima rivoluzione aziendale di Dicembre, dove si cambieranno e scambieranno ruoli e altra gente verrà gentilmente accompagnata alla porta (Publitalia sta tagliano molto più di Mediaset, e oggettivamente dovrebbe essere il contrario), è bene fare delle precisazioni. Quali sono i flop di Stefano Sala? Principalmente due: R101 e Andrea Scotti. Ma c’è anche del buono, e questo si chiama Matteo Cardani. Andiamo per ordine.
L’affair R101\Mondadori\RTI\Mediaset\RTL102.5 è un vicenda che negli ultimi mesi ha appassionato non poco gli addetti ai lavori. Sembrava che la radio di Lorenzo Suraci, con i suoi 36 mln di euro sul piatto, fosse a meno di un passo dall’acquisizione dell’emittente della Mondadori, poi qualcosa è cambiato. E’ bene precisare che, da quando alla Direzione di R101 non c’è più Guido Monti, che aveva saputo dare una fortissima identità alla radio, questa ha perso progressivamente ascolti, entrando in smarrimento di target e in un conseguente calo di pubblicità e introiti abnorme, con tutto ciò che ne consegue. Con sorpresa di tutti, una manovra guidata da Stefano Sala (non vi ammorbo sul come e sugli accordi sottobanco) ha fatto sì che RTI superasse l’offerta di Suraci di un milione; così la società del gruppo Mediaset ha offerto 37 milioni di euro. Il risultato è che la gara tra i due, come previsto, se l’è aggiudicata la società del Biscione; ma quale sarà il vantaggio per Cologno? Sulla carta, nessuno. Con lo stesso team della precedente gestione, cioè con lo zampino di Mediamond più Radio Italia, non si raggiungeranno mai gli obiettivi del tempo che fu, e alla società guidata da Stefano Sala non interessa R101 come core business. Questo lo sa chiunque. Allora perché non cederla a RTL, guadagnarci e fare cassa, tanto indispensabile in casa Fininvest? La risposta è semplice e brutale: c’erano da salvare delle poltrone e degli interessi. Decisione poco aziendalista e piuttosto egoista; neanche Pier Silvio Berlusconi ha espresso entusiasmo per questa operation, tranne quando doveva forzatamente. Ormai la questione sembra chiusa, ma gli analisti e i critici di settore sono scettici su quest’impresa, e ne hanno tutti i diritti.
Andrea Scotti è un 27enne sveglio e in gamba, che ha cominciato presto nel mondo del marketing e si è saputo muovere bene negli ambienti che contano. Stefano Sala lo ha voluto per guidare un’area che in Italia è ancora poco sviluppata, quella del brand content; sin da subito, il buon Andrea si è messo a lavorare con passione, accaparrandosi la fiducia dei più alti dirigenti Mediaset, Publitalia e chiedendo sin da subito dei creativi esterni all’azienda come rinforzi (mai arrivati). L’ascesa rapida e l’iniziale grande fiducia dell’ad hanno forse fatto montare un po’ la testa al giovane; in parallelo alla sua attività di trovare sponsor per i progetti tv, in cui s’impegna non poco restando in azienda fino a sera, indicendo riunioni presto alla mattina e mandando mail alle 4 di notte, c’è il rovescio sociale, che lo sta rendendo poco simpatico e mal digerito a molti in quel di Milano2, e non solo. Rimanda appuntamenti importanti per più volte, il giorno prima, addirittura il giorno stesso, non si presenta alle riunioni perché “deve” partire per Roma (la sua città), non risponde a mail e chiamate di alti dirigenti, ne di chi gli propone progetti oggettivamente appetitosi, non avvisa quando non può essere presente a manifestazioni e convegni. Nonostante si sia insediato da pochi mesi, ci vogliamo mettere che il suo settore non sta raggiungendo i risultati prefissati? Andrea Scotti è sicuramente un ragazzo pieno di ambizioni, e non sarebbe normale il contrario, ma forse gli farebbe bene fermarsi un week end a riflettere su come impostare la sua vita lavorativa. E’ indiscutibile il fatto che la repentina ascesa abbia fatto bene alla sua sicurezza e gli abbia creato una forte corazza, ma non si può certo scrivere lo stesso dell’etica morale e professionale. All’inizio era la novità; ora, oltre ad essere già passato, inizia a stare sulle scatole a molti. E Mediaset difficilmente perdona questo.
In ultimis, occupiamoci di Matteo Cardani; fortemente voluto da Stefano Sala, e strappato all’ormai debole concorrenza di Rcs, in poco tempo è diventato una vera perla e un punto di riferimento importantissimo in Publitalia. Cardani è una persona piacevole, che mette a proprio agio l’interlocutore, di una professionalità, accuratezza e dolcezza spaventose. Conosce il marketing come le sue tasche e, all’interno della concessionaria Mediaset, sta facendo davvero di tutto per far viaggiare al meglio un’azienda immersa fino al collo dentro una crisi economica senza pari. Suo è l’ormai famoso All21, come tante altre iniziative, che hanno portato questo manager nell’olimpo dei “grandi” della comunicazione e del marketing nazionale, e non solo.
Stefano Sala è un manager scaltro, che si sa muovere bene e che intende in tutti i modi rinnovare una Publitalia oramai stanca di giocare con la vecchia tv; per ora, ci sta riuscendo a metà.
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Claudio Brachino vorrebbe trasferirsi in Spagna. Da indiscrezioni all’interno di Mediaset, si vocifera che il Direttore di Videonews voglia lasciare la struttura italiana per quella spagnola

Claudio Brachino è una di quelle persone che trasmette bontà, sicurezza, benessere, relax, che sa parlare in modo pacato, con notevole professionalità e fa sentire a proprio agio le persone che si ritrova davanti, nel suo studio come per strada.
Da giornalista di Studio Aperto, sotto la direzione del bravissimo Paolo Liguori e di quel buon serpente di Mario Giordano, si è trasformato in un apprezzato manager, utile per l’azienda e benevolo con i compagni di lavoro; simpatico a Silvio Berlusconi, come al figlio Vice Presidente Mediaset, Brachino è una sicurezza di fedeltà familiare, aziendale e politica, come per gli ascolti tv. Giostra Videonews e lo Sport Mediaset in maniera impeccabile; con lui, mai uno scandalo, mai un litigio acceso, mai un errore che potesse valere la chiusura di un programma o l’espulsione di qualche addetto ai lavori. Ha ottimi rapporti con tutti, e questa è sicuramente una cosa positiva, soprattutto in un’azienda dove il valzer di poltrone è sempre all’ordine del giorno. Come di questi tempi.
Essere buoni, non vuol dire essere stupidi, e Claudio non lo è affatto (stupido); certe volte, però, accontentare tutti e passare sopra le situazione per non creare equivoci, può portare a una drastica decisione, ovvero di staccare per un periodo. Quello che si vocifera in azienda da tempo è che il buon Brachino voglia trasferirsi in Spagna nell’azienda affine, ovvero Mediaset España. E come dargli torto? Barbara Benedettelli è una bella e brava moglie in carriera, mentre il figlio Alessandro è ancora piccolo, gioioso, curioso di esplorare il mondo; in azienda, è subissato di raccomandazioni da ogni parte, è costretto a lavorare con autori e giornalisti radical chic fortemente di sinistra, è circondato dai capricci delle star (vedi Barbara D’Urso e Federica Panicucci), deve spesso scontrarsi con colleghi che se la “menano” o sono lì per ingiusta Grazia Divina (vedi Fabio Del Corno e l’inutile Rossana Mandressi), e mettiamoci pure i classici giochi di potere di cui si compone qualsiasi broadcaster. Sia chiaro che Videonews non è solo il male, anzi, di roba buona ce n’è e pure parecchia; Enrico Parodi è il guru della testata, storica mente Mediaset e grande estimatore di Claudio Brachino, idem per nomi eccellenti come Siria Magri, Andrea Delogu e Mauro Crippa. Con la fiducia e l’apprezzamento dei gran capi, di solito, si va molto lontano, ma quando ti trovi a fare i conti con una macchina che viaggia bene ma i viaggiatori sono dei piantagrane (ognuno a modo proprio), allora qualche riflessione è più che lecita.
Brachino è sempre stato un giornalista\manager che ha dato tutto a Mediaset; ha inventato e condotto programmi di enorme successo, è sempre rimasto fedele alla sua linea morale, ed è per questo che Piersilvio Berlusconi, Mauro Crippa e altri top manager hanno creduto in lui, facendogli scalare le più alte vette aziendali. Tutto quello che l’attuale Dir. Videonews ha avuto, se lo è sudato e meritato con giustizia e onestà. E se ora volesse cambiare “aria”, andando a servire la sua amata Mediaset in un altro paese, i dirigenti di Viale Europa 48 non dovrebbero negargli tale scelta. Chissà che nel frattempo il marcio, i miracolati incompetenti e i giochini di palazzo non siano fatti fuori…..
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Francesco Facchinetti, un artista 2.0

Nell’immaginario collettivo, quando si pensa a Francesco Facchinetti ci viene in mente un ragazzo vestito da Capitan Uncino mentre canta un tormentone, o la dicitura “figlio di Roby, quello dei Pooh”; ormai, un racconto trito e ritrito.
Lo conosciamo come cantate, dj, Re del gossip, presentatore, ispiratore di tante parodie e prese in giro, ma nella sua vita c’è molto di più. Se non ci fermiamo alla superficie, come spesso accade nel mondo dello spettacolo, notiamo che Francesco Facchinetti non è solo un ricordo, ma la contemporaneità fatta persona.
Ha voluto regalare la sua esperienza, grazie anche ai rapporti intrecciati e intrapresi sin da piccolo, a tanti personaggi che lui reputava dei veri artisti; e ci è riuscito alla grande. Insieme a Niccolò Vecchiotti, ha fondato l’agenzia di spettacolo NewCo, dando la precedenza ai talenti che si limitavano ad esprimersi sul web, e annoverando tra gli altri il suo pupillo Frank Matano, Selvaggia Lucarelli strappata ad un’agguerritissima Barbara Castorina, la conduttrice ed ex Amici Diana Del Bufalo, il romanticissimo Francesco Sole, la fashion blogger Chiara Biasi, ma non solo. Infatti, fanno parte di quest’impresa anche Angelo Duro de Le Iene e una schiera di bravi e giovani autori e sceneggiatori che seguono le star dell’agenzia in tv o al cinema. Siamo sicuri che, tanti di questi autori, il buon Facchinetti sarà in grado di trasformarli in animali da palcoscenico o lupi radiofonici!
Il suo lavoro non si limita solo allo spettacolo, ma recentemente si è buttato in un’avventura folle di tecnologia telefonica, prendendo in mano una start up e trasformandola in una realtà concreta e vincente; in collaborazione con Davide Erba, CEO di Stonex, azienda italiana di alta tecnologia, ha annunciato l’arrivo del top smartphone Stonex One. Una bella sfida in questo particolare momento storico\economico italiano e, come in tutte le sue esperienze, Facchinetti Jr ci ha messo la faccia e sembra che il progetto prosegua su una giusta via. Il lancio dello smartphone è previsto per il 29 Luglio e, tra interviste cartecee e on line, il feedback sembra essere più che positivo. Sono già stati attivati i preordini e alcuni centri di prova, tra cui Firenze, Milano e Roma.
Come direbbe Barbara D’urso, “con il cuore”, ed è questa la sensibilità che traspare quando Francesco tocca un progetto. La sua energia è contagiosa, esplosiva, la capacità di vedere il meglio nelle situazioni è straordinaria, l’essere sempre al passo con i tempi l’ha reso amatissimo dai suoi artisti e stimato dal pubblico giovane, rappresenta indiscutibilmente una guida e un esempio di vita per tante persone. Non c’è alcun dubbio che sia entrato nell’Olimpo dei potenti dello show business, e siamo sicuri che non si sia minimamente accorto di questa condizione, tante sono le cose a cui deve pensare, tra il personale e il professionale.
L’investimento umano, morale, sociale ed economico è un fattore che negli ultimi anni lo ha non poco caratterizzato, e purtroppo è passato spesso in sordina al grande pubblico.
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Paolo Del Debbio, il Re degli ascolti di Rete4

Negli ultimi anni, non si può certo dire che Paolo Del Debbio non abbia rischiato e azzardato; questi due fattori gli sono valsi ciò è oggi, ovvero un giornalista\conduttore apprezzato dal pubblico televisivo, dai social e dalla dirigenza Mediaset.
I suoi programmi, iniziati spesso in sordina, hanno sempre suscitato curiosità e colpito negli ascolti, cosa di non poco conto per l’azienda del Biscione. L’ultimo anno è stato decisivo per far breccia nel cuore dei telespettatori e incrementare gli ascolti, infatti Quinta Colonna ha visto crescere il suo share di puntata in puntata, con ospiti, collegamenti e casi di cronaca azzeccatissimi. E come non parlare del recente Dalla Vostra Parte, in partership con il Tg4 dell’amico Mario Giordano? Partito con un media del 4%, tanto che i critici inneggiavano alla prematura chiusura, il programma sta toccando punte superiori all’8% proprio nelle ultime settimane, sintomo del fatto che la figura di Del Debbio piace non poco e riesce a parlare alla pancia del paese, incarnando un mix vincente di Berlusconi-Salvini-Grillo. Ma forse il buon Paolo va oltre, scavando e non tralasciando nulla al caso, a differenza di tanti colleghi.
Nei suoi programmi comanda lui, e fortunatamente si vede; toglie la parola a chi stroppia, fa parlare la giustizia, da voce a chi non ne ha, aiuta lavorativamente i meno fortunati. Oggettivamente, Del Debbio è riuscito a trovare una formula che nessun talk ha. In queste settimane, insieme alla sua fidata Raffaella Regoli, sta scegliendo la squadra autorale e giornalistica per la prossima stagione. Dopo l’affaire Benelli, c’è una certa attenzione a selezionare le persone; per la parte autorale, fonti vicine a Videonews danno l’arrivo di un 30enne, toscano come Del Debbio, ben voluto da Claudio Brachino e dal Cav. Berlusconi in persona. E’ un giovane nome noto nell’ambiente e con molta esperienza alla spalle; per ora, non ce la sentiamo di fare il nome. Mentre per la parte giornalistica, stanno valutando uno o due nomi da inserire nel team, insieme agli habituè Nausica Della Valle e Roberto Poletti; con quest’ultimo, non sono mai mancati curiosi e surreali siparietti nei collegamenti: famosa la frase di Del Debbio “Quel microfono mettitelo dove ti pare”.
Il Re di Rete4 non è solo un personaggio televisivo, e le sue mansioni si spostano oltre Cologno e Milano2, poiché insegna all’Università, fa da tutor a quadri e dirigenti di Publitalia e cura spesso dibattiti. Sono ormai lontane le additate figure di braccio destro di Silvio Berlusconi, con il quale continua un’ottima amicizia, e marito di Gina Nieri, lady di ferro Mediaset; ora Del Debbio ha la stima di pubblico, critica, dirigenza, colleghi, ed è entrato nell’immaginario collettivo come persona “di casa”, di grande cultura e garbo.
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