Dal 25 febbraio, Dalla vostra parte anche di sabato. Non ci sarà Maurizio in conduzione. Al timone Marcello Vinonuovo o Giuseppe Brindisi? – Campo Dall’orto incazzato per non riuscire ad avere Paolo Bonolis, che resta a Cologno – Paolo Liguori, il Trump di Cologno: ha messo un separè per dividere il parcheggiò del Tgcom24 da quello di Striscia la Notizia. Ironia dalla staff di Antonio. – Ascolti dell’Isola molto bassi in prima serata. Salva lo show la seconda, ma non va bene.

Mario Giordano, presa una posizione, non molla. Lo conosco da venti anni, e le sue conquiste umane e televisive non le molla. In questi tempi di magra, fa bene, visto che l’access prime time è una delle pochissime fasce in cui gli ascolti di Rete4 sono soddisfacenti. Per il resto, colpevoli le poche risorse, la rete non sta attraversando una buona stagione. Il Direttore incazzoso, dovreste vederlo e sentirlo alle riunioni, presidierà da sabato 25 febbraio quella fascia che, con buoni risultati, presidia dal lunedì al venerdì. Scrivo presidia perché Giordano decide tutto, anche ciò che deve dire Maurizio, tramite un auricolare. Alla conduzione non ci sarà Belpietro che, come il Paolo, il sabato non vuole lavorare. In questi giorni, dalla Direzione stiamo decidendo se affidare la fascia al bravissimo Giuseppe Brindisi, ormai baluardo delle news Mediaset e molto vicino a direttori e vertici, o al novello in crescita Marcello Vinonuovo, giovane professionista, gentile con tutti e molto vicino alla Mariastella Gelmini.
Conosco Antonio Campo Dall’orto sin dai suoi primissimi passi in Fininvest. È sempre stata una persona di grande creatività, ma non avvezzo alle relazioni con il prossimo, quindi propenso a incavolarsi o gioire spesso in solitudine. Da amici comuni, ho saputo che in Presidenza girano forti malumori, soprattutto per la compravendita dei conduttori. I musi lunghi proverrebbero dal mancato accordo su Paolo Bonolis che Antonio voleva fortemente, ma per il quale gli accordi tra Rai e Lucio non sono stati condivisi. Paolo resta in Mediaset, con Avanti un Altro e nuovi progetti al vaglio, senza i quali non sarebbe rimasto. Lucio ha fatto un altro terno al lotto a non cadere alle lusinghe Rai e far dimorare per altri due anni (con clausole annesse) Paolo in Mediaset. Invece, chi lo avrebbe mai detto che Beppe Caschetto fosse molto più forte su Rai1 che non su Rai2? Rai3 a parte.
Certe situazioni hanno dell’incredibile. Spesso Paolo Liguori, arrivando a Cinelandia, non riusce a trovare parcheggio poiché i posti sono tutti impiegati dal team di Antonio Ricci. Essendo lo studio di Tgcom24 attaccato a quello di Striscia, Paolo non può mai (far) parcheggiare davanti alla sua postazione lavorativa. Intoccabile come nessun altro in azienda, cosa ha fatto il Super Direttore (gran volpone, odiato quanto amato, ma grande persona)? Ha creato un muro che divide gli spazi del team di Antonio da quelli dei suoi, neanche fosse Trump. In azienda, tutto tace. A Paolo, tutto è permesso. E questi permessi, a onor del vero, se li è guadagnati. Nel bene e nel male.
Martedì mattina, arrivati intorno alle ore 10 gli ascolti dell’Isola, qualcuno in Direzione e Presidenza si è sentito male. In prima serata, lo show si conferma un flop per la rete, ed è salvo solamente in share dalla seconda serata. Una situazione di tal genere è inammissibile, per costi produttivi, inserzionisti e orgoglio aziendale. L’Isola, mai come quest’anno, è autoralmente debole e ha poca presa in confronto agli anni scorsi sul target commerciale. Ho notato che sui social va molto bene, ma con l’aleatorietà l’azienda non campa. Mi dispiace molto, da donna manager che crede ancora nelle potenzialità decisionali di Mediaset e in un genere come il reality, che ci sia un tracollo di tali dimensioni. Se il ruolo e la bravura di Alessia Marcuzzi sono indiscutibili, anche per la simpatia inestimabile che Piersilvio ha per lei, il lato autorale\geniale\creativo\da storyteller della trasmissione, dove è?
W le creazioni intelligenti!

Brachino e Ragusa fuori da Domenica Live. Arriva la supervisione di Tiraboschi. Da febbraio, la seconda parte del Tg4 avrà un titolo ben preciso. Abbiamo venduto l’Isola dei Famosi al 23%. Di questi tempi, un azzardo. Causa flop, Del Debbio rinuncia di nuovo al lunedì.

Quello che è successo a Domenica Live ha dell’incredibile. Un’altra azienda avrebbe mandato via seduta stante, e più in fretta possibile, la conduttrice, invece pur di non toccare Barbara D’urso si allontanano dirigenti. Sono realtà e situazioni che devono finire, ne vale la reputazione di Mediaset all’interno e all’esterno dell’azienda. Barbara D’urso, pur portando grandi ascolti all’ azienda, avendo la simpatia di Mauro e quella di Silvio, sta degenerando e strabordando nelle sue pretese, raccogliendo ogni giorno di più antipatie e insofferenze, dai piani bassi a quelli alti. Nelle scorse domeniche, Barbara ha invitato il cast di un programma Sky, di cui lei è in parte produttrice con una società. Per ovvi motivi, la cosa non è stata digerita bene dalla direzione e invece di punire la spudorata conduttrice, si è preferito allontanare Claudio Brachino (lo conosco da quando era ragazzo, non è la prima volta che si fa intortare, ma il suo carattere troppo buono lo porta a ciò) e la prolissa Rosanna Ragusa, e puntare sulla supervisione di Luca Tiraboschi. Come altri, la considero una situazione gravissima e poco di rispettosa nei confronti di un professionista e aziendalista come Claudio. Barbara ha un contratto blindato, ma gli addetti ai lavori sanno che qualora la soap Il Segreto dovesse cambiare collocazione, sarebbe la fine di Pomeriggio Cinque. La stessa situazione vale se Massimo Giletti dovesse allungarsi prendendo l’interno daytime della domenica: per Domenica Live sarebbe un tracollo di ascolti, i quali brillano già solamente dalla metà del programma. Ho visto crescere Barbara, talvolta sono detentrice di segreti aziendali e personali che mai partiranno dalle mie dita, ma il consiglio è di essere una buona aziendalista, e non una cattiva. Come vale per altri, l’azienda è dei Berlusconi e di nessun altro. Per ora.
Il secondo slot del Tg4, anche grazie all’impegno di Enrico Parodi, si sta rivelando una formula vincente. La direzione del giornale, insieme ai vertici, da febbraio ha deciso di dare finalmente un’identità nomea a tale prodotto, che rimarrà sotto Mario Giordano. Un nuovo nome e un contenitore ben precisi per affezionare il pubblico, che in quella fascia è cresciuto di qualche decimale, seppur il Tg4 nel suo complesso non stia passando un momento roseo. Mario è un direttore tenace, a tratti pazzo e sicuramente creativo, cerca di tenere in piedi un Tg che non ha più un’identità politica, con un traino serale semi inesistente (per non dar noia prima alla D’urso e poi a Silvia al sabato) e un budget da tv locale. Qualche mese fa si parlava di un cambio di Direttore tra Studio Aperto e il Tg4, al quale io ero favorevolissima, anche solo per l’età delle due persone.
Com’è giusto che sia, in azienda c’è molto fervore per la partenza dell’Isola dei Famosi, che mai come quest’anno ha subito delle lotte interne fortissime, mettendola spesso a rischio di messa in onda. La battaglia tra il team Caschetto e quello Presta è stata spietata e accorsa a suon di chiamate ai vertici. Le acque sembrano essersi calmate, anche in vista della prima puntata di domani sera. Publitalia ha venduto il prodotto al 23% di share, una mossa azzardata ma piena di aspettative ed entusiasmo. L’Isola, seppur con qualche variazione, è un prodotto trito e ritrito che però ci garantisce ancora ascolti sufficienti, ma non ai livelli promessi. Grande Fratello Docet.
Del Debbio ottiene, a Del Debbio viene tolto. Superate le bizze di Paolo (che non ho capito fino in fondo, forse mal consigliato, perché non è da lui) per riavere l’access prime time del lunedì, causa flop da domani torna Dalla Vostra Parte. La felicità di Mario Giordano a questo annuncio è stata immensa. Quando chiude o si accorcia un programma non è mai positivo e, seppur nel piccolo, rappresenta una sconfitta. Fortunatamente, rimane tutto in casa e la pax tra Paolo e Mario è salda. Me lo ha confermato ieri Mario.

Al lunedì, Paolo Del Debbio rivuole lo slot dell’access. E l’otterrà. Liguori in grande spolvero. Tensione in Mediaset per il debutto di Paolo Bonolis, tensione in Rai per gli artisti di Beppe Caschetto

Conosco Paolo da quasi trent’anni, è un uomo che riflette molto sulle scelte, qualsiasi esse siano. Non gradisce i toni forti di Dalla Vostra Parte, per cui ha chiesto e ottenuto di riprendersi l’access del lunedì di Retequattro. Una scelta intelligente che fa sì di non avere per quasi quattro ore di fila dibattiti al vetriolo. Paolo vorrebbe portare nell’anteprima toni chiari e pacati, per poi lasciar andare i fuochi all’interno della prima serata. Probabilmente già da questo lunedì, la struttura del programma è pronta per organizzare lo spazio, ci sono ancora dettagli da limare e marette da sedare. In ultima istanza, ci saranno da visionare gli ascolti, che la scorsa settimana sono stati più che sufficienti con il passaggio di consegna tra Maurizio e Paolo. Se Paolo riuscirà a portare circa lo stesso audience, non sarà vincente solo l’idea.
Paolo Liguori è un amico, un uomo che la sa lunga sul giornalismo, sull’azienda e su Silvio. A Cologno, è chiamato Il Volpone, perché scruta tutto e tutti e riporta a chi di dovere. Non sai mai se agisce da traditore o da aziendalista, fatto sta che il suo Tgcom24 (nella struttura web e tv) rende contente molte persone, dalla dirigenza, ai telespettatori, fino alle amiche dei politici (tutte naturalmente ingenue e sorprendentemente brave in video). Paolo ha simpatia, humor e professionalità invidiabili, il suo attaccamento all’azienda è un qualcosa di positivo per tutti. Lo reputo uno dei pochi baluardi berlusconiani rimasti. Nei suoi periodi milanesi, mi capita spesso di scambiare due parole con lui ed è come tornare all’atmosfera di quando Silvio era in azienda o fino ai primi anni 2000. Pur non condividendo certi atteggiamenti, che lo rendono spesso antipatico, Paolo è un pezzo importante di Mediaset, che ha ancora da dare tantissimo all’azienda e ai giovani giornalisti che passeranno sotto di lui.
C’è una tensione molto alta per il debutto di Paolo Bonolis, questa sera. Paolo è fuori contratto aziendale e il prolungamento in azienda dipende anche dagli ascolti del costoso (e si spera remunerativo) Music. Non ho seguito gli sviluppi da vicinissima, ma da settembre è stato un continuo di cambi di struttura di programma, titolo, autori. Stamane Salem pregava quasi in aramaico. Mediaset si attende grandi risultati da questa produzione, certa che la paura del flop sia lontana. Bonolis-Mazzi-Presta e il cast, sulla carta, sono una garanzia, com’è certezza la forte concorrenza di Rai1. Proprio due giorni fa, parlando con una dirigente di Rai2, mi è stato riferito che ci sarebbe fortissima tensione tra Beppe Caschetto e Daria Bignardi, per un avvicinamento di quest’ultima agli artisti della squadra di Lucio. In più, in una riunione tra lo stesso Beppe, Fabio Di Iorio e Ilaria Dalla Tana (era una bambina bravissima quando lavorava da noi), sono stati cancellati e messi sul piatto altri programmi condotti o autorati dagli assistiti di Beppe. È molto difficile far perdere la pazienza a Caschetto, e quando si lascia andare sarebbe in grado di smontare intere reti televisive e far saltare accordi milionari. Forse più di Lucio. A Cologno, soprattutto in passato, ne abbiamo saputo qualcosa.
W i debutti.

Caro Piersilvio, strette di mano e abbracci si devono trasformare nel bene dell’azienda, perché noi crediamo in te e nella tua famiglia. E non amiamo le prese in giro. Matrix Chiambretti probabilmente non riaprirà i battenti.

Quando, poco più di una settimana fa, Piersilvio ha parlato a noi dirigenti e direttori della situazione Mediaset-Vivendi, il clima era teso per una strana e insolita paura ma anche sciolto dal fatto che finalmente un capo d’azienda venisse a rassicurarci. Pier ci ha parlato come non aveva mai fatto, a tratti ricordava Silvio, le sue parole sono state ferme e decise, per la prima volta tutta l’azienda tifava per lui. Doveva farlo prima, ma negli ultimi mesi sta diventando davvero “grande”, anche se la scrematura di chi gli sta intorno deve essere attuata al più presto. La mia speranza è che se ne accorga quanto prima. Alla fine di quell’inaspettato discorso, tanti erano commossi, tanti gli hanno stretto la mano (alcuni per rispetto, altri per amore, talvolta qualcuno per convenienza), tanti lo hanno abbracciato. Tali gesti, non erano mai accaduti e personalmente non ne vedevo traccia da molti anni. I miei occhi, come quelli di tanti, sono stati lucidi per svariati minuti, un po’ per la felicità di sentir parlare Piersilvio, un po’ perché finalmente si difendeva l’azienda dall’interno e con tanto realistico vigore.
Rotta l’atmosfera di quell’incontro, che resterà storico per l’azienda, le voci che si sono accavallate nei giorni a venire sono state discordanti. Pur rimanendo con un certo tepore al cuore per le belle parole spese dall’editore, in tanti a questo calore ha fatto spazio un pensiero poco piacevole, cioè che quanto detto e fatto sia tutto già pronosticato per future strategie aziendali, delle quali sono al corrente poche e selezionatissime persone. Ciò sarebbe gravissimo e rappresenterebbe una totale presa in giro su tutti i fronti e per tante maestranze che portano avanti Mediaset: dai dirigenti della vecchia guardi a quelli della nuova, dagli investitori finanche ai piccoli o grandi soci. Il mio augurio è che Piersilvio non sia stato per l’azienda quello che Marcello ha rappresentato (rappresenta) per Silvio.
La serietà di certe parole ci ha, dopo tantissimo tempo, resi orgogliosi di far ancora parte di questa realtà. Vorrei credere che la situazione creatasi con, ormai, i partner francesi sia una vera battaglia e non una guerra studia a tavolino, altrimenti il “Qui siamo e qui rimaniamo” sarà ricordato come uno dei tanti slogan e non un discorso da forte riscatto aziendale e nazionale.

La situazione per Piero Chiambretti non è affatto rosea. Con molta probabilità, Matrix Chiambretti non vedrà più la luce, né a gennaio né nei prossimi mesi, per una serie di motivi tra cui i costi, gli ascolti non soddisfacenti della prima tranches di puntate e per il fatto che Piero chieda a gran voce di lavorare con i suoi più stretti collaboratori. Lo sa bene il bravissimo Roberto Ebale, che ho tenuto a battesimo fin da quando era un produttore alle prime armi, che ha dovuto combattere con soldi, Videonews, collaboratori e strategie aziendali per mandare in porto le puntate sin ora prodotte. Al momento, Piero non ha intenzione di firmare il rinnovo di contratto con noi, proprio per il fatto che alcuni punti da lui espressi non possano essere oggettivamente rispettati. Questo, preoccupa i tecnici e gli stessi collaboratori di Piero che, nell’immediata stagione, non si vedono rinnovato l’incarico. È successo, succede e succederà in tante produzioni. Le cose in Publitalia stanno andando molto bene, gli ascolti premiano le nostre reti, la borsa l’azienda, il caso Vivendi però ci rende gli investimenti un’incognita. Se non è a breve distanza, sono certa che Piero e il suo carrozzone torneranno a fare ottime performance a Cologno.
Auguri da e a Mediaset tutta.

Per la gioia di Massimo Porta e Simona Raya, torna l’intrattenimento su Rete4: Alessandro Cecchi Paone condurrà La Settima Porta dallo Studio Michelangelo. Nello staff tecnico anche Lucrezia Berlusconi, passata dal marketing alle produzioni e che, oltre ad essere bella e brava, ha già il carisma da grande manager. Dite a Max Novaresi che è un bravo autore e non un vecchio capo struttura.

Lasciando da parte l’appendice pomeridiana di Forum, a Rete4 mancava da anni un programma d’intrattenimento seriale. Per la felicità della struttura intrattenimento, e dell’azienda tutta, partirà a breve La Settima Porta, con la conduzione di Alessandro, in una sorta di Macchina del Tempo 2.0. Un grande widiwall spalancherà tante porte della conoscenza, fino a che a fine puntata tali porte virtuali si congiungeranno in una sola, dando vita ad un portone di sapere. Un progetto che è piaciuto sin da subito a Piersilvio e Sebastiano, che ha accontentato un Alessandro un po’ deluso dai risultati della conduzione al Tg4, ma che è in ottima forma ed entusiasta per affrontare un programma di approfondimento scientifico, cultura e sociale in prima serata. Il prime time di Rete4, in quanto a nuove edizioni, non poteva essere appannaggio esclusivamente di Videonews, anche perché le produzioni della testata sono in calo d’ascolti e la rete ha bisogno di continua linfa, onde evitare di fare ascolti esclusivamente con marchi storici, serie o programmi che siano.
In questa produzione, spicca una piacevole novità, del quale ho tanto piacere di scrivere. Finita l’esperienza al marketing con Federico Di Chio (tanto indigesto in azienda perché il più bravo di tutti), la Lucrezia è passata alle produzioni dell’intrattenimento. Questo spostamento mi ha reso molto felice poiché ho avuto modo di parlarci, apprezzarne il piglio professionale e l’agire sul posto di lavoro. Non a caso è una Berlusconi. Al di là dell’umiltà che dimostra nell’approccio con i colleghi e con i manager (avrebbe tutte le carte e le credenziali per essere superba e altezzosa), ha criticato e critica molte scelte del padre, dalle produzioni ai manager che lo circondano, e tale gesto deve essere accolto con tanto di accurata riflessione, dai piani alti a quelli bassi. Lucrezia scalda i motori per diventare grande, e non solo in termini d’età anagrafica.
Conosco Max sin da quando era ragazzo. Quando venne cacciato direttamente da Antonio Ricci perché rubava i nastri di nascosto, venne a piangere anche dalla sottoscritta. Le marachelle di un giovane e promettente autore, pieno d’entusiasmo e prospettive, devono essere perdonate. Max è un genio della tv, lo è sempre stato: estroso, creativo, sa fare team e creare buone dinamiche, sia di gruppo finanche nei programmi. In questo periodo è autore di due programmi molto importanti per Mediaset, Verissimo e il più impegnativo Grande Fratello Vip. Non so se è l’ascesa professionale o i problemi personali, ma la sua altezzosità comandina inizia a non andar bene a molte persone in Cologno. Scenografi, autori, collaboratori, alcuni manager hanno iniziato a vedere Max con altri occhi, e se in azienda inizia un trend negativo nei confronti di una persona, purtroppo, è difficile d’arrestare. In tal caso, interessa poco essere amico di Silvia o appoggiato da Franco.
W il vecchio Max.

ll compleanno di Silvio ha fatto molto bene a Mediaset. Federica Panicucci finalmente regina di Mattino5. La maretta nascosta tra Antonio e Mauro per Emilio Fede a Striscia. Lorenzo Suraci investe su Radio Zeta e fa l’ennesimo bingo, superando R101 e Rmc in pochi mesi.

Il compleanno di Silvio, nei giorni pre e post, è stata una manna dal cielo per gli umori aziendali. La vecchia guardia si è ringiovanita e rinvigorita, sapendo seppur indirettamente che il loro editore di riferimento stava entrando ancora nelle case degli italiani, da capo di Mediaset e non da politico. La nuova generazione ha avuto modo (finalmente) di vedere come l’azienda sia ancora indelebilmente attaccata a Silvio Berlusconi, ovvero la persona che tale società ha fondato. Ricordo che tanti di loro sa a malapena chi sono Silvio Berlusconi o Marcello Dell’Utri, e questo è un male. Si respirava tangibilmente, e si respira ancora con strascichi in alcuni piani e numeri civici, quell’aria da Fininvest che non si annusava da troppi anni. A vagliare gli ascolti, pare che anche ai telespettatori abbiano apprezzato i servizi sul Cavaliere e sulla nostra azienda. Questo vorrà pur dire qualcosa, per noi e per gli italiani. La dimostrazione che Silvio sia ancora la più grande luce che possa guidare l’azienda, sia sotto il profilo strategico che morale, la dovrebbe dire lunga sul modus operandi: vedi i tagli e alcuni fannulloni mangia-stipendi in Publitalia. Torno a ribadire il concetto che bisogna sforbiciare a Cologno e non a Palazzo Cellini a Milano2.
Per Mattino5, gli ascolti sono superiori allo stesso periodo dell’anno scorso. Non mi soffermerò sul bravissimo Federico Novella o sul promettente Francesco Vecchi (entrambi raccomandati d’eccellenza, ma a ragion veduta per l’estrema bravura), ma sulla Federica Panicucci. Come D’urso insegna, certi programmi vanno portati avanti con una corazzata artistica ai minimi. Federica, nonostante l’appeal e la solarità da Italia1, dopo anni è matura e pronta per affrontare in solitaria il programma della fascia mattutina di Canale5. Si è imposta con piacevolezza nonostante il suo modus non proprio incline al pubblico over della mattina. Questione di far abituare il telespettatore, e questo si è abituato. Lo spazio limitato del giovane Vecchi e quello ampliato di Federica, hanno fatto sì di far maturare l’idea di una conduzione in solitaria della bella e brava assistita di Lucio Presta. In fondo, Federica mi merita questa promozione, ha dimostrato davvero tanto in questi anni riuscendo, con freschezza, simpatia e leggerezza, ad entrare nel cuore degli italiani. Ha padronanza del programma, conosce ormai bene quella tipologia di telespettatore, i suoi autori vivono televisivamente per lei. In breve tempo, è diventata un importante brand del mattino Mediaset. Conosco Federica da più di 20 anni ed è rimasta uguale, forse un tantino più tenace, ma è la normale evoluzione dell’esperienza. Personalmente, come per pochissime, faccio il tifo per lei. Ormai da tempo.
Pur di dare smalto a Striscia, Antonio farebbe di tutto, anche vendere l’isola di sua proprietà. Quante volte l’ho preso in giro su questo! È vero quello che è uscito su testate cartacee e on line: Emilio Fede è stato contattato per condurre Striscia, per poche e selezionate puntate. Ad Antonio non si può dire di no, ora più che mai, visti gli alti ascolti dell’access. Mauro Crippa decide le news, ma non solo, per la forte influenza che ha nelle decisioni aziendali. Tra i due c’è una guerra burrascosa che non si combatte direttamente, poiché non si parlano tra loro ma attraverso le voci che girano tra i loro stretti e meno stretti collaboratori. Per la vicenda Crippa-Fede, in azienda si alzò un (lecito) polverone. Il resto è storia. Indi per cui, non credo che per Mauro sia una passeggiata digerire un ritorno di Emilio, per di più alla corte del programma di punta di Canale5 e della struttura tutta. C’è da aggiungere che Emilio, soprattutto dai giornalisti (meno che dal buon Daniele Molè e pochissimi altri), è visto ancora un idolo, come quell’uomo che brontolava sempre, ti trattava male se non eseguivi le sue indicazioni, ma di una diligenza, lealtà e professionalità come pochi altri. Da tanti, è considerato ancora il maestro dell’informazione Mediaset. A scrivere la verità, anche a Piersilvio non va più a genio per le vicende con il padre. Ma qui si parla di ascolti e fatturato, il resto non conta. Il 70% dei giornalisti Mediaset deve a Emilio la propria carriera, compresi quei giornalisti di sinistra (troppi) che remano continuamente contro l’azienda e, senza alcun ritegno, si sentono affermare in giro per Cinelandia che lavorano in Mediaset esclusivamente per soldi. Un tempo, a meno che un dipendente non avesse avuto dai due figli in su, sarebbe stato cacciato. Quei tempi mancano, e non lo scrive solo una Signora innamorata della “sua” azienda.
Dalla tv, passo alla radio, con il numero uno in assoluto e per il quale provo una profonda stima, da anni. Conosco Lorenzo Suraci, e suo fratello Virginio, da moltissimi anni, sin da quando avevano rapporti molto stretti con Silvio Berlusconi e Claudio Cecchetto, quando ancora Rtl era una piccola radio ma in forte espansione, viste anche le intenzioni (tutte realizzate) del suo editore. Mancato l’acquisto di Finelco, che abbiamo acquistato con fatica morale ed economica noi, Lorenzo si è buttato a capofitto sull’avventura di Radio Zeta l’Italiana, rompendo di fatto il monopolio di Radio Italia sulla fruizione via radio della sola musica italiana. Un investimento da 20 milioni di euro che, in breve tempo, ha fatto sì di superare alcune radio già in sofferenza, due su tutte R101 e RMC. Rtl ha un bacino di quasi 7 milioni di utenze e nel quarto d’ora va fortissimo, non essendo però qui in prima posizione. Perché fornisco questi dati tecnici? Lorenzo è una macchina da battaglia, intelligente, deciso, determinato con se stesso e pure con i suoi più stretti collaboratori, lungimirante, prende artisticamente i pezzi da 90 della vecchia e nuova generazione. Decide lui su tutto, anche perché è incollato alla radio almeno 18 ore su 24. E non finisce qui per Lorenzo, ma non posso scrivere nulla. Solo ed esclusivamente per rispetto.
Comunque, questo è essere un vero editore.

Dopo Corsini, Del Noce, Minzolini, Saccà, Socillo, tocca a Stefano Bini: Nì, ANCHE CO PRESTA SAREBBE STATA DURA, E’ DE CENTRODDESTRA QUELLO. Piero Chiambretti a Matrix voluto fortemente da Silvio Berlusconi.

Fece scandalo quando, poco più di 15 anni fa, la critica italiana più becera e il ciarpame mediatico di sinistra si scagliarono contro Silvio Berlusconi, additandolo come “epuratore”. Da quelle poche epurazioni, giuste e spiegabili dopo anni di regime univoco, nacque una nuova Rai che sapeva fare tv e creare grandi ascolti. Vero, i tempi sono cambiati ma, come quando sta al governo, la sinistra è sempre riuscita a rovinare, invecchiare e incancrenire situazioni già notevolmente compromesse.
Nonostante l’indiscussa professionalità, persone come Paolo Corsini, Fabrizio Del Noce (ultimo grande Direttore di Rai1), Augusto Minzolini, Agostino Saccà, Bruno Socillo (indiscusso comunicatore, con un’umiltà invidiabile), sono stati fatti fuori dalla Rai perché gasparriani o berlusconiani. I loro nomi, ad eccezion fatta di Augusto, spuntano fuori nel momento in cui l’azienda di Stato si trova in condizioni critiche, sintomo del fatto che il centrodestra ha fatto tanto più bene di un sempre mediocre centrosinistra. A scriver la verità, di ciò, non si dovrebbe neanche disquisire. In altri paesi saremmo considerati persone da ricoverare, eppure la strana verità è che la politica nelle istituzioni vige più della mera professionalità. Come tanti accantonamenti, Stefano Bini, che seguo da molto vicino sin da quando era un bravissimo attore di teatro, e che adesso è indiscutibilmente una delle promesse della tv e della radio italiane, è uno di questi. Forse per problemi strutturali, sicuramente per effetto politico, Stefano non ha potuto continuare una produzione su Rai1. Questo sito è letto accuratamente da critici tv, giornalisti, importanti manager italiani e addetti ai lavori. Il nome Raffaella Santilli potrebbe dire qualcosa ai più e niente ai meno: ex Berlusconi, ora Renzi, mal tollerata dai colleghi di Rai1, discutibili capacità gestionali, la quale sta facendo sprofondare il pomeriggio della prima rete della tv di Stato, in aria di sostituzione. Non mi addentrerò oltre, basta l’accenno e un accordo alla “famigerata penta struttura”.
Intorno alla mia professione, ho visto ruotare molti personaggi validi, dai quali si percepiva con movenze, parlato e occhi, che sarebbero arrivati lontani poiché il loro percorso, seppur giovani e pieni di normali insicurezze, veniva da lontano. Ad oggi, tutti sono concentrati e impegnati nei più importanti show della televisione italiana, creativi autori o rilevanti conduttori. Con discreta probabilità, presto sentiremo parlare di Stefano Bini per un’importante programma su Canale5 e per un progetto radiofonico in una delle emittenti più ascoltate.
Ho preso ad esempio questo ragazzo, perché sono intervenuta non poche volte in ingiustizie di tale genere. Ho l’autorità e le conoscenze per farlo, non smetterò certo ora, dopo quasi trent’anni d’esperienza e battaglie.
Nel mondo della tv, per uno che se ne va o lascia il posto, c’è sempre qualcun altro che subentra. Chi lo avrebbe mai detto che Piero sarebbe stato chiamato dal Cav. Silvio Berlusconi in persona per un accostamento all’approfondimento politico di Matrix? Eppure è successo e i lavori stanno proseguendo a ritmo serrato, nonostante le ridottissime risorse umane. Vivendi ci ha bloccato parte degli investimenti, per cui Piero si è trovato costretto ad utilizzare due autori su sei e a lasciare a casa pezzi della sua personale struttura. Riunioni su riunioni per far tornare i conti, creare contenuti con budget ridotti e far collimare informazione e intrattenimento, specie in parti staccate. La scenografia di Piero ha assorbito tante risorse, poiché pensavamo che l’entrata d’investimenti avrebbe favorito molte produzioni, tra cui taluna. Per la grande stella al centro della scenografia, al di là dei contenuti, la produzione merita di essere vista e apprezzata. Sarà un programma diverso e vedrete un Piero Chiambretti in vesti differenti dal solito. Ci ha chiesto rassicurazioni per questo programma, dopo gli enormi problemi riscontrati con Magnolia per fare il Grand Hotel. Rassicurazioni accordate, speriamo ne valga la pena.
W la professionalità e, ancora una volta, la bella tv.

Carlo Conti pagherà a Sanremo il fatto di essersi assoggettato a Matteo Renzi e aver imbavagliato Radio2. Con i mancati introiti della vendita di Premium, siamo stati costretti a chiudere e posticipare programmi (non quelli di Maria). Perché così tante pressioni su Pierluigi Diaco?

Ho sempre apprezzato Carlo Conti, soprattutto sin da quando Fabrizio Del Noce lo prese sotto la sua ala protettrice e agli inizi degli anni 2000 lo face diventare “grande”, affidandogli programmi di rilievo e accordandogli tanti benefici (a quanto pare meritati). Tanti anni fa, chiamai Fabrizio per informazioni su alcuni artisti, e tesse le lodi di Carlo Conti dicendo che sarebbe diventato il conduttore del domani. E così è stato: in mezzo a Paolo, Gerry, Pippo, Amadeus, è ormai consacrato il suo nome. Ha saputo accaparrarsi la fiducia di dirigenti Rai e telespettatori, meritandosi la conduzione del Festival di Sanremo per tre anni consecutivi, traguardo o punto di nuova partenza per tanti conduttori. Ma non tutto è rose e fiori per sempre, infatti alcuni dirigenti e addetti ai lavori iniziano a soffrire la presenza di Conti in Rai che, con Matteo Renzi, sta imperversando dietro e davanti alla telecamere. Le voci che lo danno vicino al Premier, il fatto di aver imbavagliato Radio2 (le ripercussioni che mi arrivano dai diretti interessanti sono di una brutta aria), il costrutto che sia l’uomo che lavora di più in Rai, rientrano in pieno stile in quello che sta attraversando il paese: una dittatura blanda, con amici più o meno competenti piazzati al potere. La lunga esperienza in Mediaset e la profonda conoscenza della Rai, m’inducono certamente ad affermare che Carlo Conti non avrà vita facile per il prossimo Sanremo, poiché molta Rai gli andrà contro e buona fetta del pubblico già lo vede come uno zerbino del potere, figura da casa inaspettata. Per molte circostanze, i manager dei vari broadcaster sono spesso in contatto per confrontarsi su temi attuali e futuri, e ciò che arriva dal mondo Rai fa spavento. Non è la parte contenutistica e produttiva a indurre male lingue, quanto la questione morale e politica. Vi scrivo un concetto in tutta sincerità: neanche Silvio, quando era davvero il nostro editore di riferimento, aveva un’egemonia di potere così ampia, come ha Matteo Renzi in Rai in questo preciso momento. Il concetto inconcepibile sono gli ex berlusconiani, trasformati per comodità in adepti di Renzi: Ilaria, Ida Colucci e il marito Flavio (quante cene e quanto “gossip” con loro. E su di loro), per poi passare ad Antonio (ha colto l’occasione d’imbarcarsi con Renzi, esclusivamente perché Silvio e Mediaset gli hanno chiuso la porta più volte).
Se in Rai il fattore morale imperversa e mette a disagio tutta l’azienda, in Mediaset dobbiamo fare i conti con i mancati introiti della vendita di Mediaset Premium, i quali ci avrebbero permesso finalmente di reinvestire in contenuti, in grande stile. I programmi già accordati con Maria non si toccano, altri sono slittati, cancellati o passati nella seconda parte della stagione, se non all’interno dei palinsesti autunnali 2017 (ovvero cancellati in modalità definitiva). Gli investimenti, per rispetto di accordi, sono vincolati agli show vecchi e nuovi di Maria e all’usato rivisitato sicuro. I format fuori da questo range sono stati eliminati dal palinsesto per mancanza di soldi, quelli che si potevano spostare sono stati incastrati da Gennaio in poi per aggiungere offerta (Paolo per accordi con Lucio, Cultura Moderna per imposizione e pugno duro di Antonio e il probabile nuovo show di Pardo per necessità di Italia1). A scriver la verità, i format che non vedranno la luce erano quelli più rischiosi negli ascolti e con meno respiro promozionale. Eravamo pronti a produrre di nuovo “in grande”, forse i mancati investimenti hanno evitato alcuni sicuri flop.
Nel mondo dello show business, in Italia con intesa soprattutto a cinema e tv, raccomandazioni e forzatissime segnalazioni sono all’ordine del giorno. Fin qui, niente di male, è un settore appetibile e di ampi spazi d’inserimento. Poche volte, e l’ultima la ricordo con Belen, un personaggio televisivo è stato tanto spinto quanto Pierluigi Diaco. Qui a Cologno non ha mordente, ma è consigliato da più parti (quest’inverno, indimenticabile è stato il veto di Claudio Brachino su Diaco, in procinto di essere sostituito da Igor Righetti). Conosco poco Pierluigi, quel tanto da valutarlo un buon chiacchierone radiofonico, un arrivista discreto e un ragazzo che, se non fosse troppo estroverso, potrebbe aspirare a grandi salti di qualità in tv. Lo ricordo, tantissimi anni fa, alla corte di Curzi e poi di Ferrara, non so bene a quale titolo. L’ho ritrovato in seguito da Maurizio Costanzo, ascoltato in radio, visto qua e là in Rai e nei nostri studi. La circostanza, che mi ha portata a riflettere su una figura come la sua, è venuta da una chiamata fatta a Maurizio poco più di due mesi fa, in cui gli chiedevo delucidazione sugli ospiti del Costanzo Show a venire, su delle manifestazioni letterarie e sul suo stato di salute: la risposta per 2\3 dei quesiti è stata “Chiedi a Diaco”. Come potrete immaginare, sono rimasta allibita, chiudendo la chiamata con gentilezza e cordialità, essendo Maurizio un amico di vecchia data e al quale, come tanti, devo molto. Però, mi sono fatta delle domande quali: non mi poteva rispondere lui? Ma la sua bravissima (e storica) segretaria dov’è? Ragionandoci, poco perché ho ben altro a cui pensare tra vita e lavoro, ho trovato una precisa risposta, che non vi scriverò per discrezione, rispetto e privacy. La conclusione meno velata è che il giovane Diaco ha la fortuna, la furbizia e l’intelligenza di muoversi molto bene in ambienti politici, come in quelli manageriali e giornalistici di alto livello, i quali lo hanno reso sicuro di se e un uomo poliedrico (per la tanta catturata esperienza dai numeri uno).

Non dirlo al mio capo 2 ci sarà, con certezza. Vivendi e il pentito di mafia, nuovo golpe contro Silvio. Guarda caso, proprio sul punto della rinascita di Forza Italia e del grande ritorno a settembre. Qualcuno dica a Fabio Del Corno che non è il Direttore di Videonews.

Perché scrivo di una fiction della concorrenza? Semplicemente perché quella storia era stata proposta a noi qualche anno fa, snobbata a tempo record per le avventure-fotocopia e l’embargo di TaoDue e Ares. Ne parlavo poco più di una settimana fa con Matilde Bernabei, felicissima di costruire il nuovo capitolo per la Rai, seppur non senza intoppi. La prima serie di Non dirlo al mio capo è stata sicuramente la sorpresa della scorsa stagione e nessuno si aspettava un così enorme risultato da una fiction identificata come “semplice” e tappabuchi. Questo è sintomo di due punti ben distinti: i gusti del pubblico stanno cambiano e semplicemente la sceneggiatura ha fatto breccia nel cuore di 6 milioni di persone. La produzione della serie, diceva Matilde, ha attuato una strategia molto intelligente che va a colpire i giovani e che fa solo in parte comprendere se la nuova stagione ci sarà o meno. Lo scrivo con ufficialità e certezza, ci sarà. A scrivere la verità, ancora ci mangiamo le mani per essercela lasciata sfuggire (non tutti, solo le menti più aperte), ma a certi veti e accordi non si può sormontare, ma dovremmo. Ce ne siamo accorti solo ultimamente, meglio tardi che mai.
La vicenda Vivendi ha scosso tutti e un’analisi fuori dal coro, e in mezzo a tante cavolate dette e scritte, è doverosa. Il dato di fatto è che la società francese non ha rispettato i patti sottoscritti e firmati circa un mese fa (un mese fa per la stampa, in realtà è molto più tempo). Come in ogni grande operazione italiana, niente deve andare a buon fine se non ci sono accordi aziendali e politici. Marina, Piersilvio, Silvio e i vertici Fininvest hanno lavorato e stanno lavorando a questa situazione da anni, e in poche ore sembra che tutto si sia ribaltato. I conti e la storia di Premium, Vivendi li conosceva sin dall’inizio e non c’era nessun motivo che i francesi mollassero così la presa, pretendendo solo una piccola parte della pay tv, in più una percentuale di Mediaset. Non posso negare che da entrambe le parti ci siano stati forti mal di pancia e che anche nelle ultime settimane i manager non stessero limando alcuni dettagli. Vivendi e Mediaset sono due realtà serie, stabili e accreditate nel panorama dei broadcaster mondiali, e questo ritiro da parte della prima fa pensare che sotto ci sia un qualcosa di molto più grosso, cioè che il Governo e l’Europa siano intervenute per affossare le strategie delle aziende di Silvio Berlusconi. In azienda, come nell’ala politica vicina a Silvio, non si parla di altro poiché la situazione è più plausibile che mai. Non è un mistero che spesso alte istituzioni abbiano messo i bastoni tra le ruote alla Fam. Berlusconi, non a caso il golpe di Napolitano e dell’Europa ai danni di Berlusconi è stato acclarato dei media di tutto il mondo, da destra a sinistra, eppure il vecchio Giorgio è ancora lì e nessuno gli torce quei pochi capelli che gli sono rimasti. Non facciamo passi affrettati, tra le parti moderate delle due società è in atto una serie di dialoghi per evitare battaglie legali di milioni di euro. Però è giusto far sapere che, anche in questo caso, un’eccellente operazione eseguita da Silvio Berlusconi per le sue aziende (ma anche per il Paese Italia), si trasformerà (soprattutto agli occhi degli italiani) in una catastrofe per il nostro editore. Io sono qui anche perché questo non accada, consapevole del fatto che tutta l’azienda stia con le mie parole e con il nostro grande editore. Se poi, in un mondo lontano, si scoprisse che questa è solo strategia da parte delle due società per benefici propri, allora ritratterò. Ma sono una “vecchia” volpe e fortunatamente conosco molto bene le dinamiche aziendali. Infatti, le dichiarazioni del pentito di mafia Spatuzza arrivano a orologeria, come sempre e per l’ennesima volta, sintomo di un vecchio e stantio regime pronto a spazzare via chiunque.
Arriviamo ad argomenti più frivoli ma dove, se si prende una strada, si rischia di esser tagliati fuori. Negli anni ’90, Fabio Del Corno (che lavorava nelle produzioni, insieme al fratello) era chiamato il Principino di Dede, per motivi che non sto qui a spiegarvi ma che le buone menti si ricorderanno certamente. Era ed è un bel ragazzo, ha scalato varie posizioni, fino ad arrivare all’ottavo piano del 44, dove è diventato il Responsabile delle Produzioni Videonews, nella persona che seleziona giornalisti e autori da inserire, che non siano interni. 1/3 del piano non lo conosce, ad una parte non entra nelle grazie (compresi i suoi superiori di piano), l’altra parte lo tollera perché ormai è inchiodato alla poltrona e si è fatto una posizione. Prevalicando spesso decisioni e inserimenti di risorse umane mandate dall’alto e lo stesso Claudio Brachino (visto benissimo da tutti, stacanovista professionista e fedelissimo all’azienda, come alla Fam. Berlusconi), si permette di respingere a suo piacere certe situazioni. Del Corno, seppur ancora catalogato tra i giovani, è una di quelle persone che si trova in azienda da anni e che quindi ben conosce certe dinamiche. Un gioco è molto bello quando hai un incarico solido e di potere, ma bisogna saperlo gestire in modo oculato e intelligente, poiché sei un piccolissimo potentato e chi detiene il vero potere decisionale sono ben altri. Quando iniziano ad arrivare negative voci insistenti alla dirigenza generale, vuol dire che l’orologio dell’andata via o di un cambio di posizione inferiore non è poi così lontano, a meno che quel tale non si rimetta in sesto e faccia capire che è stata ripresa la giusta carreggiata, abbassando finalmente la testa. Ci sono embarghi all’interno di Videonews nei confronti di professionali e buone risorse umane che potrebbero far saltare qualche testa, proprio perché molto apprezzati dall’alto ma stupidamente scartati dal medio rango aziendale.
Evviva Mediaset.

Palinsesti Mediaset, noi siamo (ancora) grandi e ci meritiamo critici grandi

Quest’anno, dopo anni, sono riuscita a respirare un’aria meno tesa alla presentazione dei palinsesti. Soltanto l’anno passato, c’era una tensione e una forte paura che si percepiva a molta distanza, nel dettaglio neanche si sapeva il perché. O forse in fondo sì.
L’apertura di Piersilvio con il saluto al padre è stato un ottimo inizio per scongelare la situazione e far splendere il sorriso sui volti di dirigenti e manager, non solo della vecchia guardi, ancora molto stretti a Silvio Berlusconi. La presentazione dei futuri progetti, anche quelli detti a metà, è andata liscia e il video per ricordare gli anni professionali in azienda di Gerry Scotti, ha colpito il cuore di molti. In fin dei conti, è l’unico uomo che si può descrivere come il baluardo “visivo” dell’azienda, non avendola mai abbandonata ma anzi valorizzata, anche quando si lamentava continuamente con le Risorse Artistiche di non avere più le attenzioni e i mezzi di una volta.
Perché questo titolo allora? Mi sono seduta e alzata un paio di volte durante la serata, mettendomi spesso in fondo allo studio, vada per salutare o intercettare delle persone-esca. Il carattere deciso, non tollerante nei confronti della maleducazione e della pochezza intellettuale, mi hanno spinto a chiedere ai più giovani giornalisti e blogger, un po’ tonti e che non conoscessero la mia persona, delle delucidazioni a tranello. In quasi 30 anni, nelle produzioni tv e meeting, ho spesso adottato questo tipo di situazione, per comprendere chi avevo davanti e smaltirlo nel più breve tempo possibile.
Il primo con cui ho fatto una veloce disquisizione è un blogger di spettacolo di un importante quotidiano di sinistra, il quale alla mia affermazione: “Ci sono bei progetti futuri, spero saranno collocati bene. I palinsesti promettono bene. Negli ultimi anni il concetto di palinsesto è molto cambiato”. Senza ragione, il timore negli occhi del blogger era palese e la risposta è stata imbarazzante: “I palinsesti, un po’ di lunga durata e un po’ di breve”. Detto ciò, ho salutato e mi sono allontanata, tornando alla mia seduta. Il responso del ragazzo ha denotato una negativissima preparazione e una scelta scellerata del proprio editore di mandarlo allo sbaraglio.
Intercetto una ragazza, questa volta “giornalista” Mondadori, e alla frase “Sono felice che la Simona Ventura sia tornata a Cologno Monzese. Un grande risorsa. Che ne pensi?”. La risposta è stata insensata e da finta esperta, tirata fuori per darsi un clichè agli occhi di una persona sicuramente più esperta: “Eh sì, credo il manager Lucio Presto e Simona Raya l’abbiano riportata qua”. Al di là che Lucio si chiami Presta e non Presto, la frase non ha alcun senso di esistere perché basata sulla più profonda inesattezza, visto che Simona torna in azienda soprattutto grazie a Maria e Maurizio.
Da questi due esempi, estrapolo delle situazioni che resteranno per sempre impresse nella mia mente, in cui tavolate di blogger e giornalisti si facevano selfie e fotografie durante la presentazione (proprio durante l’esposizione), parlavano fittamente disturbando i vicini, s’inneggiavano ad esperti televisivi solo perché in passato hanno avuto una notizia in più di altri, tiravano Piersilvio e altri dirigenti per la giacchetta per una foto ricordo, schiamazzavano neanche fossero in una fattoria. Tra le altre cose, alcuni di loro erano gli stessi che spesso hanno criticato Mediaset, per cui con i miei vicini di posto non ci siamo scomposti moralmente. Fino a pochi anni, ai palinsesti avevamo il fior fiore dei giornalisti di carta stampata, per compiacerli e compiacerci. Il mondo dei blog ha creato grandi professionisti e seri esperti della materia, ma purtroppo ha anche fatto sì che dei semplici appassionati di tv si dilettassero a giocare ai giornalisti, mestiere troppo serio per essere mischiato con il ciarpame. La conseguenza? Sono gli articoli che criticano più il look delle persone presenti alla presentazione che il contenuto dei programmi. Ok la leggerezza, ma l’eccessiva superficialità no. L’anno prossimo, ci sarà sicuramente un vaglio più attento.
Come nella mia solita ascensione, voglio criticare costruttivamente chi abusa del mezzo televisivo e lo tratta come oggetto di scarto, pur mangiandoci sopra. L’ho fatto e lo faccio con alti dirigenti, talvolta amici, e con blogger di buona o dubbia provenienza. Il messaggio che vorrei lanciare ai giovani è che la scalata della vita non si ferma mai. Il lavoro, l’essere arrivato ai palinsesti Mediaset o Rai, aver intervistato una grande celebrità, è solo una delle tante tappe di un sentiero lavorativo. Se il vostro limite (per ora) è 5, non potete pretendere di arrivare a 10. Ne vale la vostra credibilità e pure delle situazioni poco piacevoli con chi ne sa più di voi, che parlano con i colleghi e in futuro si ricorderanno certamente dei vostri visi spaesati e delle parole azzardate.