La Gialappa’s torna in azienda con Le Iene. Dettagli in corso. – Gogglebox con i vip. Molto contenti per la seconda serata, meno per il day time. – Sky prepara su Tv8 un grande show in access prime time per andare contro Nove. Confeziona Magnolia. – Allo Studio 5, lavori in corso per il tg5 (forse).

Quando ho saputo che si erano (ri)aperti i contatti per avere la Gialappa’s in azienda, ne sono rimasta felice. Dopo tanti anni a Italia1, si disse che la loro presenza era stanca, ingombrante e talvolta “passata”. L’avventura in Rai ha fatto molto bene a Marco e Co, li ho visti e sentiti rivitalizzati, adatti al nuovo pubblico e alla contemporaneità della tv. Con molta probabilità, saranno di supporto a Le Iene, che se pur con buoni ascolti, negli ultimi anni lo hanno visto calare. Conosco la Gialappa’s dai tempi in cui emettevano dallo studio di Milano2. Lì, hanno conquistato simpatie (Simona Raya) e leggere antipatie (Piersilvio), fortunatamente il mondo artistico è fatto di cicli. Ora come non mai, in Mediaset abbiamo bisogno d’idee nuove e volti freschi, ma anche di facce e voci in cui il pubblico si possa riconoscere. Nella stessa Italia1 è giusto che convivano Alvin e la Gialappa’s, ma anche bravi (e sottolineo bravi) conduttori di 20 e 30 anni. Un riciclo vero non c’è da anni, questo sarebbe il momento giusto per testare e andare incontro al vecchio e nuovo pubblico, al quale si pensa sempre troppo poco e rappresenta invece il futuro.
Simona Ercolani è una donna che guarda lungo, lunghissimo. Ricordo una sua crisi di molti anni fa, in cui per risollevarsi non si affidò solo a suo marito ma anche a Lucio Presta. Il resto è storia, anche recentissima. Gogglebox è un format che ci fa contenti in seconda sera e storcere il naso nel lunch time, abbattendo gli ascolti di Italia1, che in quella fascia ha uno dei suoi fortini per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria. Presto provvedimenti. A settembre, con molta probabilità, partirà una versione vip, in cui ci saranno personaggi più o meno famosi del mondo dello spettacolo a criticare programmi tv e colleghi. Sarò sincera, Gogglebox è un format che ci ha preso mente e cuore sin da subito, anche perché è stato spinto molto e in fretta ai piani alti.
Quando vedo gli ascolti dell’access prime time di Nove, spesso mi viene da sorridere davanti al 2% di share. Eppure per un canale nato editorialmente da pochi mesi, con la concorrenza che c’è nel nostro paese, è un soddisfacente risultato. Proprio oggi, ho parlato con una cara amica di Sky, che mi ha anticipato quasi in pompa magna che su Tv8 saranno investite molte risorse, in access. Non le ho chiesto di che format si trattasse, anche perché avevo un tempo limitato a causa di una riunione, ma il confezionamento sarà di Magnolia, società con la quale lavoreranno sempre di più, per sua ammissione.
Il dado è quasi tratto. Il rifacimento dello Studio 5 è un chiaro segnale di quello che accadrà nelle prossime settimane. Non posso sbilanciarmi, siamo pochi a sapere cosa si nasconde dietro i grandi lavori del mitico Studio 5, questa volta verrei scoperta a malincuore. Non rischio e scrivo: ci saranno piacevoli sussulti per le tasche dell’azienda. In questo momento, tirare i remi in barca dove si può è una buona cosa, altro è sacrificare la qualità editoriale e umana.
Viva Mediaset.

Alberto Hazan e la rinascita di RMC – Amici di Maria De Filippi probabilmente non più al sabato – Antonio con i grillini in commissione per sopravvivenza – Paolo scrive una sigla per una sua trasmissione con l’obbligo di mandarla in onda – Mario denunciato per istigazione all’odio razziale

Nonostante Paolo Salvaderi e Alberto Hazan siano in uffici a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, tra i due non corre buon sangue. Legittimamente, uno è il nuovo capo d’azienda, l’altro rappresenta la vecchia struttura, se non fosse che quest’ultimo, spinto dalla passione per la radio, nella sua totale irrequietezza sta tentando di rilanciare Radio Monte Carlo. Conobbi Alberto circa ventisette anni fa, in una cena in compagnia di Silvio e altri manager d’azienda, in un’occasione molto particolare in un hotel nel centro di Milano. È tanto che non lo vedo e non lo sento, ma per recenti motivi i nostri destini si sono di nuovo incrociati, seppur indirettamente. L’ebreo più strano e gentile che abbia mai conosciuto sta tentando di non far soccombere il suo gioiello, richiamando a casa persone licenziate da Mediaset e sfornando nuove iniziative per fortificare il brand della radio. Nella sua stranezza, è un genio indiscusso. La sopravvivenza della radio, che non fa parte di Radio Mediaset, è legata all’estrosità del suo editore e alla raccolta pubblicitaria di Publitalia. Spero vivamente che RMC continui il suo bel percorso, in quanto è stata ed è una radio importantissima nel panorama italiano e non solo, e che ha segnato tante generazioni.
Al di là di ciò che si legge in blog e siti, spesso palesemente inventato, e andando oltre inutili polemiche, Amici al sabato non sta rendendo i risultati degli altri anni. È in calo d’ascolti, forse anche per la collocazione non del tutto giusta. Il target negli ultimi anni si è alzato notevolmente, e ciò non è, o non dovrebbe essere, buon sintomo per lo show. Proprio in questi giorni, stiamo ripensando il palinsesto per il prossimo anno (con una forte preoccupazione per la fiction) e il sussurro di spostare Amici in un altro giorno di prime time ci convince sempre di più. L’ultima parola spetta a Maria, ma i pro nel spostarlo sono certamente più dei contro.
L’avventura che sta vivendo Antonio in Rai è qualcosa che mi appassiona e mi fa pensare da diversi mesi. Messo lì da Matteo Renzi, ora è lui stesso a volerlo silurare. Mi sembra di osservarte la storia di un ragazzo di 40 anni arrivista, bulimico di potere e poco incline al rispetto del prossimo, ma molto di sé stesso. Ho sentito Antonio poco tempo fa, e ciò che sin da ragazzo gli ho rimproverato è la mancanza di fermezza nelle decisioni e l’accondiscendere a troppe situazioni. Pur di non forte personalità, è un bravo stratega della comunicazione, un manager che guarda sempre avanti e mai indietro, con il rischio che spesso il pubblico si senta smarrito dalle novità di palinsesto. Gli stessi che lo avevano piazzato (sì, piazzato, perché in Rai ci si arriva solo con la politica di destra e di sinistra, meglio se di ancien régime), ora sono i suoi nemici poiché non è stata seguita la linea datogli sin dall’inizio. Trovo questa situazione brutta, svilente, razzista, poco seria. Come ho già avuto modo di dire ad Antonio a voce, è giusto che sia supportato in commissione e nel consiglio da parti extra Pd, come i grillini. Lo deve fare per legittimarsi. Spero che anche i consiglieri in quota centrodestra facciano lo stesso. Antonio può piacere o meno, come qualsiasi individuo, ma scalzarlo per dispetto, arrivismo, stupidi giochi di potere che ogni giorno vengono denunciati (grazie a Dio!) da chi è stanco di vedere la Rai sul tracollo, è davvero deletereo umanamente e a livello strutturale. Antonio ha contro il potere attuale, ma i suoi sostenitori sono molti di più. Compreso Michele Anzaldi, che davanti lo loda e con Matteo lo sputtana.
Quel volpone di Liguori, oltre ad essere il più bravo vigilantes di tutta Cinelandia, il più scrupoloso reporting umano ai vertici, il Direttore del Tgcom24, indiscutibilmente il più bravo giornalista che possediamo in azienda, ora è anche co-scrittore e co-autore di una sigla per il suo Tg. L’obbligo di mandarla in onda è tassativo. Tranne per i primi due passi, ce ne fossero di berlusconiani aziendalisti come lui.
Chi lavora con Mario, lo indica come un pazzo furioso, preciso, che lavorerebbe h24. Ed è così, posso testimoniarlo personalmente. Oltre a far impazzire tutta la redazione del Tg4 durante i telegiornali e intavolare talvolta ben dieci collegamenti per Dalla Vostra Parte, imboccando Belpietro su quello che deve o non deve dire tramite auricolare, di recente si è macchiato di un denuncia per istigazione all’odio razziale (l’ironia dell’ufficio legale per questo tipo di denuncia, che in verità è del tutto inesistente, è stata molta). Al di là dell’accaduto, vorrei indurmi ad una riflessione che trova d’accordo molti. Liguori docet per un fatto d’età, Mimun potrebbe restare al Tg5, anche per linea, vertici, Silvio e ascolti che lo stanno supportando. Il Tg4 è troppo poco per l’istrionità di Mario e gli ascolti sono in profondo rosso, ora anche alla mattina. Deve tornare a Studio Aperto per avere più spazi personali, questo è l’auspicio di molti. Perché non spostare Anna al Tg4, che per età e comprensione del pubblico di Rete4 sarebbe la più idonea?
In conclusione, un personale appello a Fabio Fazio: sarei felicissima del tuo arrivo in azienda, poiché spessore e novità concrete in questo particolare momento aziendale rappresenterebbero uno stimolo per andare avanti con entusiasmo, ma è pressoché improbabile anche Antonio Ricci lasci i suoi spazi all’ultimo arrivato.
Viva Mediaset.

Checco Zalone e Gennaro Nunziante ai ferri corti. Colpa di Pietro Valsecchi. – Perché Klaus Davi ha girato gli studi Mediaset insieme a Mauro e Andrea Delogu? (visto ma non chiesto a nessuno). – Lorenzo Suraci da Mattarella per fare chiarezza su pubblicità e ascolti audiradio.

Quando mi hanno comunicato che per il prossimo film di Checco Zalone non ci sarebbe stata una data precisa, ci sono rimasta un po’ male, sia come spettatrice che come chi vede lievitare i conti della propria azienda alla fine dell’anno. Checco Zalone e Gennaro Nunziante hanno litigato in maniera sostenuta. Il motivo è che il primo ha una linea filo valsecchiana, mentre il secondo (vero fulcro e vera parte attiva di tutti i film di Zelone) la pensa in maniera diversa. È cosa certa che Pietro Valsecchi abbia inanellato una serie di flop, nel settore fiction, molto pensanti, per cui ci sia bisogno di una profonda riflessione per quanto concerne produzione e contenuti del prossimo eventuale film. Senza Gennaro Nunziante, la prossima produzione del duo non avrebbe oggettivamente il medesimo successo. Chi di dovere, si sta già operando per ripianare i rapporti, ma mi viene riferito che il gioco di poteri ed economico sia molto forte. Pietro Valsecchi, forte dei suoi successi cinematografici, vuole l’ultima parola su tutto. Zalone, per non perdere ciò che è stato acquisito, non proferisce parola e rimane attaccato alla vecchia guardia. Gennaro Nunziante, vorrebbe distaccarsi dalla vecchia linea per non cadere nel flop e far decidere tutto al produttore che, in questo specifico caso, in confronto all’idea, non vale molto. Tale situazione sta facendo pensare molti, anche lo stesso e moderatissimo Piersilvio, poiché intorno ad un film di Zalone ci guadagnano in tanti, e non solo sotto il profilo economico.
Nonostante i dati d’ascolto delle radio ci dicano che siamo il primo polo radiofonico, sfido chiunque ad ottenere con una sola emittente quasi 7 milioni di ascoltatori (8 milioni e mezzo con l’aggiunta delle due radio, di cui ora mi sfugge i nome). Al di là della personale conoscenza con Lorenzo, tanti conduttori, giornalisti e manager hanno incrociato la mia strada nelle ultime tre decadi. Lorenzo Suraci ha voluto incontrare Mattarella (lui può, come pochi, farlo in qualsiasi momento) per fare chiarezza su alcuni punti, quali i meri dati d’ascolto e la modalità (soprattutto offerte, prezzi degli spazi, sconti) di reperimento della pubblicità, che avvantaggerebbero Radio Mediaset e penalizzerebbero tutti gli altri, per i motivi tra parentesi. Lorenzo un vero numero uno, che ascolta la sua radio 18 ore al giorno, una persona di una competenza e cortesia spiazzanti, però è anche un editore che ha la facoltà di ottenere ciò che vuole con determinazione, grazie ai rapporti umani instaurati negli anni, da nord a sud. Ho il sincero sospetto che a breve molte linearità cambieranno.

Fate tornare Marcello a casa! – La Rai si sta trasformando in un mostro sociale. Ma Presta vale quanto Caschetto, soprattutto ora. – Dopo Parliamone Sabato, Paola a Sabato Cinque? – Ho chiamato Urbano per chiedergli come sta e per le condizioni delle sue aziende. Quasi quasi è più interessato alla politica. – Due parole sulla gioventù che cerco di promuovere.

Quando ricevo una risposta di Marcello, mi si apre il cuore, per la forza, il coraggio e la voglia di giustizia che ancora ha. È in carcere come capro espiatorio e non come condannato, visto che la motivazione non esiste e non sussiste. Chi lo ha conosciuto bene, come la sottoscritta, sa che uomo era\è. Una persona gentile, rispettosa, sempre disponibile con i manager ma soprattutto con i semplici dipendenti. I consigli, le riflessioni, i sorrisi e la saggezza che donava erano un dono per tutti i dipendenti di Publitalia prima e Forza Italia poi. Nel bene, e mai nel male, ha fatto la storia di un pezzo d’Italia, come ha fatto indiscutibilmente la storia di un’azienda come Fininvest. Senza di lui, Publitalia non sarebbe stata niente, non sarebbe cresciuta come è cresciuta, non sarebbe diventata grande come è diventata. I dirigenti attuali, più che al bene dell’azienda, pensano al prestigio personale: è per questo che sì, si viaggia, ma molto a rilento, e i dati sono lì a dimostrarlo. Oltre alle sporadiche lezioni di Paolo Del Debbio, in Publitalia ci vorrebbe qualcuno che ricordi come lavorava e cosa insegnava Marcello Dell’Utri, sia a livello professionale che umano. Spesso da Cologno mi guardo intorno e, pur con tanto orgoglio, non riconosco umanamente più nessuno, siano esse persone nuove o della vecchia guardia. Esselunga e Ferrero, italianissimi come noi, per la nostra storia non dovrebbero insegnarci niente, invece da loro c’è tutto da prendere, in business e in umanità. Fortunatamente, 2\3 della galassia Fininvest riconosce ancora Marcello come il numero due, dietro Silvio, di questa bella impresa. Purtroppo, tra questi, ci sono tanti che se ne vergognano. L’altro terzo sono giovani, spesso boriosi e insignificanti: vedi i bocconiani, che entrano con 110 e lode e del lavoro concreto, come della storia dell’azienda, non sanno nulla.
In questi giorni, ho letto tanti articoli e blog, sentite chiacchiere dentro e fuori l’azienda, sulla fantomatica potenza che ha Beppe in Rai, in confronto a Lucio. Premetto una situazione: non mi piace parlare e scrivere senza sapere le cose. Piuttosto scrivo la verità e poi in corso d’opera cambiano le cose, ma da bugiarda non sono mai passata e mai passerò. Essendo amica di molti dirigenti Rai e molti artisti sia Rai che Mediaset, la guerra di potere tra agenti mi ha sempre affascinata. Pur essendone fuori e occupandomi di altro, nel corso degli anni gli agenti sono diventati i nuovi editori per quanto riguarda produzioni e palinsesti, nonostante il nostro Marco Paolini sia difficilmente corruttibile, ma anche lui spesso deve abbassare la testa per dinamiche non aziendali. Premesso questo, non è vero che Beppe in Rai ha uno strapotere. Certo, è innegabile accertare che è indiscutibilmente il suo momento, avendo la simpatia di Antonio e tutti e tre i direttori di rete. Ma come tanti sanno, queste situazioni vanno a cicli. Un po’ di anni fa, Lucio si trovava nelle stesse condizioni in cui ora versa positivamente Beppe. Altra smentita, fatta di lunghe telefonate con amiche e amici di Viale Mazzini e Corso Sempione: Lucio continua comunque a fare il suo gioco, avendo in campo artisti e giornalisti che portano a casa ascolti e share significativi, vedi Amedeo, Eleonora Daniele (tanti anni fa, la vidi nell’ufficio di Maurizio Gasparri, spero che le dichiarazioni del suo renzianismo siano una frottola) e Salvo Sottile. Questo a dimostrazione del fatto che l’equilibrio di poteri pende dalla parte di Beppe, ma anche Lucio continua con determinazione e dettando precise regole come solo lui sa fare. Il mondo dello spettacolo è business, solo e soltanto business. A volte, è fatto anche di umanità. A volte.
Chi l’avrebbe mai detto di sentire il nome di Paola per Sabato Cinque? Eppure l’azienda lo ha fatto, nonostante gli inghippi dovuti a Parliamone Sabato e le poche simpatie di Videonews per gli artisti\autori di Lucio. Alcuni dirigenti punterebbero sul nome di Federica Panicucci (io stessa ho messo la faccia e due parole per lei) e, sulla scia delle polemiche, su quello di Paola Perego. Paola sa destreggiarsi benissimo in questi tipi di programma, avendo occupato lo spazio pomeridiano per tanti anni. E poi è cresciuta con noi. Presumo che per tanti addetti ai lavori, soprattutto di Videonews, mandare giù Paola Perego sia un boccone amarissimo. Sarei anche curiosa di vedere la faccia di Barbara che prende coscienza che un’altra donna “forte” entra concorrenzialmente nella sua galassia! Conoscendola bene, sarebbe disposta a chiamare Silvio pur di non far entrare Paola nel progetto Sabato Cinque. So per certa che Paola sta molto simpatica a Silvio, per cui la cosa potrebbe essere un buco nell’acqua. Paola, in tutti i casi, rappresenterebbe un pilastro saldo per iniziare un progetto al buio, reso ancora più incerto da una pilota che non ha convinto tante persone. Faccio il tifo anche per Paola, anche per arricchire il parterre di professioniste che sono cresciute in azienda e che si rimettono in gioco dove tutto per loro è iniziato.
Anche quando amici di vecchia data fanno operazioni editorialmente importanti, tendi sempre a non rumpe miga i bal, pur sapendo che se chiami ti risponderanno sempre. È sempre stato così con Urbano, sia quando era in Publitalia, sia ora che ha un piccolo impero che viaggia. Ha tante persone contro, soprattutto dipendenti e giornalisti strapagati che non vogliono mollare stipendi e cadrega, ma i tempi son maturi per fare delle scelte, e lui le sta facendo e attuando. Un imprenditore così, seppur nel suo piccolo e con tante gatte da pelare, è riuscito nella difficilissima situazione di risanare tante realtà. Ricordiamo il momento storico in cui ci troviamo. Ciò che mi ha sorpreso è la vena politica, molto vicina a quella del ’94 quando Silvio entrò orgogliosamente e con non poche difficoltà in campo. In questo senso, non posso scrivere di più. Urbano è una persona tanto cara, che sa il fatto suo e che, da imprenditore vero come pochi, sa tirarsi su le maniche. In Italia, non succede più. W Urbano!
Soprattutto negli ultimi anni, ho cercato di promuovere e portare avanti giovani capaci, soprattutto quelli che ho visto crescere fuori e dentro l’azienda. Ne ho scelti pochi, quelli in cui credevo, non avendo tempo materiale per via del lavoro e della famiglia. Alla mia età, ho la credibilità di far sottoporre ad agenti, produttori ed editori giovani indiscutibilmente capaci. Con tanta fatica nel promuovere le loro doti, penso a Deborah Morese, Dino Lanaro, Gabriella Capizzi, Francesco Cataldo, e tanti giovani che ora sono in Mediaset, in importanti radio o addirittura sono diventati manager di profilo internazionale. Tutti ragazzi, giovani professionisti, che hanno mantenuto un profilo basso e che sono dediti al lavoro con grande passione. I miei umili consigli li hanno portati ad essere determinati ma non squali o carne da macello, come spesso vorrebbero le leggi della tv. In ultimis, Stefano Bini, altra vittima sacrificale di Parliamone Sabato, per motivi politici e dopo essersi scontrato con una capostruttura, Raffaella Santilli, voltagabbana e di discusse competenze. Ho portato tutti questi ragazzi ad essere apprezzati da molti, per poi lasciarli prendere il volo, anche se per loro ci sarò sempre. Se Caschetto ha la sua risorsa giovane in Federico Russo (bravissimo, sa molto bene come muoversi, sfruttando anche il momento politico), Franchino in Alessandro Cattelan (di sicuro un futuro numero uno, spero che Mediaset se lo riprenda presto, ha la stima di molti), Lucio dovrebbe puntare su Stefano Bini (ancora in gavetta ma pronto ad esplodere, ha tante conoscenze per arrivare bene). W i giovani!
Lascio smaltire la fila in mensa e mi accingo a mangiare. Buon appettito dall’azienda più strana ma bella d’Italia.

Salvate il soldato Marco Gaiazzi! – Lorella Landi e Monica Maggioni dietro l’inutile scandalo sul programma di Paola. – Federica Panicucci rientra in pista per Sabato5. – Dopo 36 anni, ci siamo fatti scappare Cristina D’avena. Non tanto per RTI Music Division, quanto per la risorsa artistica tutta interna che ha rappresentato, che rappresentava tutt’oggi e poteva rappresentare (mi fermerò qua).

Non conosco benissimo Marco ma, come alcuni giovani con grande professionalità di cui m’interesso e promuovo la figura, mi sono incuriosita alla sua. Dopo tanti anni in Class Editori con contratto a tempo indeterminato, viene corteggiato e assunto da Tele Lombardia con lo stesso inquadramento, con un buon incremento di stipendio e con la promessa della conduzione del programma di punta (Iceberg, che ha presentato per pochissime puntate). Grazie a fortissimi divergenze con il Direttore del canale, il quale conosco da anni e che non merita neanche di essere nominato, e con il malsano appoggio di Sandro Parenzo, Marco si ritrova letteralmente a spasso. Grazie ai suoi mille contatti, ottenuti in tanti anni di ligio lavoro, riesce a rientrare nel circuito e lo fa in azienda. Appurato ciò, mi chiedo come i responsabili del settore News possano lasciare una figura come la sua con un contratto part time e soprattutto in un programma come Domenica Live, che con le sue specificità c’entra davvero poco. Non polemizzo sul programma, tendo ad esaltare semplicemente le sue competenze. In un momento in cui i nostri rapporti con Class Cnbc sono al minimo storico per questioni economiche, al Tgcom si inaugurano strisce e programmi finanziari e i temi “caldi” attuali sono proprio quelli economici, perché non puntare su una figura come la sua? Personalmente, m’impegnerò affinchè questo avvenga.
Lotto, per concorrenza interna ed esterna, con dinamiche aziendali da quasi 30 anni e capisco al volo quando qualcosa non quadra e va in un verso sbagliato. Sono bastate due chiamate per arrivare al nucleo del problema. Devo scrivere la verità: l’esperienza mi fa vedere lungo e avevo immaginato che dietro ci fosse una delle due figure tra Lorella Landi e Monica Maggioni, ma non immaginavo entrambi. Ciò di cui vi scrivo riguarda le inutilissime polemiche sul programma di Paola Perego. Conosco Paola sin da ragazza, sa fare bene il suo lavoro, da numero uno sa creare bene le polemiche se vuole, ma questo non sembra certo il caso. Parliamone Sabato non è un programma che brilla in ascolti ma riesce comunque ad alzare telespettatori e share in un sabato pomeriggio disastroso per Rai1. Davanti a dati d’ascolto nettamente a ribasso, non importa tu sia nella scuderia Caschetto, Presta o Tuzio, una testa deve cadere, soprattutto se dietro ci sono pronti altri squali affamati per prendere il tuo posto. Succede agli artisti, come ai dirigenti. In passato, avevo già scritto della voltagabbana Raffaella Santilli, prima berlusconiana ora alla mercè di Renzi, responsabile della disfatta di ascolti prima de La vita in Diretta e poi di Parliamone Sabato. La stessa esperienza di può additare a Monica Maggioni, prima nelle file del centrodestra ora in quelle di centrosinistra, in uno schifo morale senza precedenti. Ed è proprio lei, insieme a Lorella Landi, orfana da anni del sabato pomeriggio di Rai1 con tanta voglia di tornarci tanto da azzopperebbe chiunque (e con molto coraggio andare contro Lucio Presta, ma la politica certe volte è più potente di un agente potente), mettere in scena un insensato sputtanamento. Ammettiamolo: la cosa delle ragazze dell’est non è certo la situazione più scandalosa della tv italiana in contesti di day time pomeridiano, e in un programma leggero come quello di Paola ci poteva pure stare. Mi domando con che faccia, nel 2017, le due dame che ormai stanno dietro le quinte ma che hanno ancora sete una di potere l’altra di fama, hanno il coraggio di organizzare una trovate del genere. In un momento in cui la Rai è nel caos più totale, la politica è allo sbando per la decadenza renziana, il ritorno di Silvio Berlusconi e la stupidità dei grillini, mi chiedo come hanno fatto a non pensare di non essere scoperte. A detta di tanti, siete già vergognose e vendute, ma personalmente non pensavo anche peggio. Dopo questo pezzo, già immagino cosa succederà in Rai nei loro confronti. Spero solo che Paola ne esca pulita.
Non basta essere amati, nonostante un compagno di vita, e protetti se la qualità del prodotto non aggrada nessuno. Gaia Padovan è bella e brava, ma il prodotto Sabato5 e la conduzione non hanno convinto nessuno, dai produttori a Mauro, fino a Piersilvio. La cosa ha prodotto molte polemiche interne, ma quando parla Piersilvio, in bene e in male, è sempre la decisione finale che difficilmente si aggiusta. Ritorna in campo il nome di Federica Panicucci, con un format leggermente cambiato e più vicino alle famiglie. Lo slot del sabato mattina, come quello intoccabile per vie “divine” della domenica, è difficilissimo e a Publitalia non è mai interessato, figuriamoci agli investitori, soprattutto per il target. Federica sarebbe la conduttrice più adatta per iniziare la start up del sabato mattina. Ormai è un volto che piace a quel pubblico e la sua figura sarebbe la più indicata per non partire con meno speranze di quante già si hanno per quella fascia. In fondo, se lo merita. Sto e stiamo lavorando per questo.

Dal 25 febbraio, Dalla vostra parte anche di sabato. Non ci sarà Maurizio in conduzione. Al timone Marcello Vinonuovo o Giuseppe Brindisi? – Campo Dall’orto incazzato per non riuscire ad avere Paolo Bonolis, che resta a Cologno – Paolo Liguori, il Trump di Cologno: ha messo un separè per dividere il parcheggiò del Tgcom24 da quello di Striscia la Notizia. Ironia dalla staff di Antonio. – Ascolti dell’Isola molto bassi in prima serata. Salva lo show la seconda, ma non va bene.

Mario Giordano, presa una posizione, non molla. Lo conosco da venti anni, e le sue conquiste umane e televisive non le molla. In questi tempi di magra, fa bene, visto che l’access prime time è una delle pochissime fasce in cui gli ascolti di Rete4 sono soddisfacenti. Per il resto, colpevoli le poche risorse, la rete non sta attraversando una buona stagione. Il Direttore incazzoso, dovreste vederlo e sentirlo alle riunioni, presidierà da sabato 25 febbraio quella fascia che, con buoni risultati, presidia dal lunedì al venerdì. Scrivo presidia perché Giordano decide tutto, anche ciò che deve dire Maurizio, tramite un auricolare. Alla conduzione non ci sarà Belpietro che, come il Paolo, il sabato non vuole lavorare. In questi giorni, dalla Direzione stiamo decidendo se affidare la fascia al bravissimo Giuseppe Brindisi, ormai baluardo delle news Mediaset e molto vicino a direttori e vertici, o al novello in crescita Marcello Vinonuovo, giovane professionista, gentile con tutti e molto vicino alla Mariastella Gelmini.
Conosco Antonio Campo Dall’orto sin dai suoi primissimi passi in Fininvest. È sempre stata una persona di grande creatività, ma non avvezzo alle relazioni con il prossimo, quindi propenso a incavolarsi o gioire spesso in solitudine. Da amici comuni, ho saputo che in Presidenza girano forti malumori, soprattutto per la compravendita dei conduttori. I musi lunghi proverrebbero dal mancato accordo su Paolo Bonolis che Antonio voleva fortemente, ma per il quale gli accordi tra Rai e Lucio non sono stati condivisi. Paolo resta in Mediaset, con Avanti un Altro e nuovi progetti al vaglio, senza i quali non sarebbe rimasto. Lucio ha fatto un altro terno al lotto a non cadere alle lusinghe Rai e far dimorare per altri due anni (con clausole annesse) Paolo in Mediaset. Invece, chi lo avrebbe mai detto che Beppe Caschetto fosse molto più forte su Rai1 che non su Rai2? Rai3 a parte.
Certe situazioni hanno dell’incredibile. Spesso Paolo Liguori, arrivando a Cinelandia, non riusce a trovare parcheggio poiché i posti sono tutti impiegati dal team di Antonio Ricci. Essendo lo studio di Tgcom24 attaccato a quello di Striscia, Paolo non può mai (far) parcheggiare davanti alla sua postazione lavorativa. Intoccabile come nessun altro in azienda, cosa ha fatto il Super Direttore (gran volpone, odiato quanto amato, ma grande persona)? Ha creato un muro che divide gli spazi del team di Antonio da quelli dei suoi, neanche fosse Trump. In azienda, tutto tace. A Paolo, tutto è permesso. E questi permessi, a onor del vero, se li è guadagnati. Nel bene e nel male.
Martedì mattina, arrivati intorno alle ore 10 gli ascolti dell’Isola, qualcuno in Direzione e Presidenza si è sentito male. In prima serata, lo show si conferma un flop per la rete, ed è salvo solamente in share dalla seconda serata. Una situazione di tal genere è inammissibile, per costi produttivi, inserzionisti e orgoglio aziendale. L’Isola, mai come quest’anno, è autoralmente debole e ha poca presa in confronto agli anni scorsi sul target commerciale. Ho notato che sui social va molto bene, ma con l’aleatorietà l’azienda non campa. Mi dispiace molto, da donna manager che crede ancora nelle potenzialità decisionali di Mediaset e in un genere come il reality, che ci sia un tracollo di tali dimensioni. Se il ruolo e la bravura di Alessia Marcuzzi sono indiscutibili, anche per la simpatia inestimabile che Piersilvio ha per lei, il lato autorale\geniale\creativo\da storyteller della trasmissione, dove è?
W le creazioni intelligenti!

Brachino e Ragusa fuori da Domenica Live. Arriva la supervisione di Tiraboschi. Da febbraio, la seconda parte del Tg4 avrà un titolo ben preciso. Abbiamo venduto l’Isola dei Famosi al 23%. Di questi tempi, un azzardo. Causa flop, Del Debbio rinuncia di nuovo al lunedì.

Quello che è successo a Domenica Live ha dell’incredibile. Un’altra azienda avrebbe mandato via seduta stante, e più in fretta possibile, la conduttrice, invece pur di non toccare Barbara D’urso si allontanano dirigenti. Sono realtà e situazioni che devono finire, ne vale la reputazione di Mediaset all’interno e all’esterno dell’azienda. Barbara D’urso, pur portando grandi ascolti all’ azienda, avendo la simpatia di Mauro e quella di Silvio, sta degenerando e strabordando nelle sue pretese, raccogliendo ogni giorno di più antipatie e insofferenze, dai piani bassi a quelli alti. Nelle scorse domeniche, Barbara ha invitato il cast di un programma Sky, di cui lei è in parte produttrice con una società. Per ovvi motivi, la cosa non è stata digerita bene dalla direzione e invece di punire la spudorata conduttrice, si è preferito allontanare Claudio Brachino (lo conosco da quando era ragazzo, non è la prima volta che si fa intortare, ma il suo carattere troppo buono lo porta a ciò) e la prolissa Rosanna Ragusa, e puntare sulla supervisione di Luca Tiraboschi. Come altri, la considero una situazione gravissima e poco di rispettosa nei confronti di un professionista e aziendalista come Claudio. Barbara ha un contratto blindato, ma gli addetti ai lavori sanno che qualora la soap Il Segreto dovesse cambiare collocazione, sarebbe la fine di Pomeriggio Cinque. La stessa situazione vale se Massimo Giletti dovesse allungarsi prendendo l’interno daytime della domenica: per Domenica Live sarebbe un tracollo di ascolti, i quali brillano già solamente dalla metà del programma. Ho visto crescere Barbara, talvolta sono detentrice di segreti aziendali e personali che mai partiranno dalle mie dita, ma il consiglio è di essere una buona aziendalista, e non una cattiva. Come vale per altri, l’azienda è dei Berlusconi e di nessun altro. Per ora.
Il secondo slot del Tg4, anche grazie all’impegno di Enrico Parodi, si sta rivelando una formula vincente. La direzione del giornale, insieme ai vertici, da febbraio ha deciso di dare finalmente un’identità nomea a tale prodotto, che rimarrà sotto Mario Giordano. Un nuovo nome e un contenitore ben precisi per affezionare il pubblico, che in quella fascia è cresciuto di qualche decimale, seppur il Tg4 nel suo complesso non stia passando un momento roseo. Mario è un direttore tenace, a tratti pazzo e sicuramente creativo, cerca di tenere in piedi un Tg che non ha più un’identità politica, con un traino serale semi inesistente (per non dar noia prima alla D’urso e poi a Silvia al sabato) e un budget da tv locale. Qualche mese fa si parlava di un cambio di Direttore tra Studio Aperto e il Tg4, al quale io ero favorevolissima, anche solo per l’età delle due persone.
Com’è giusto che sia, in azienda c’è molto fervore per la partenza dell’Isola dei Famosi, che mai come quest’anno ha subito delle lotte interne fortissime, mettendola spesso a rischio di messa in onda. La battaglia tra il team Caschetto e quello Presta è stata spietata e accorsa a suon di chiamate ai vertici. Le acque sembrano essersi calmate, anche in vista della prima puntata di domani sera. Publitalia ha venduto il prodotto al 23% di share, una mossa azzardata ma piena di aspettative ed entusiasmo. L’Isola, seppur con qualche variazione, è un prodotto trito e ritrito che però ci garantisce ancora ascolti sufficienti, ma non ai livelli promessi. Grande Fratello Docet.
Del Debbio ottiene, a Del Debbio viene tolto. Superate le bizze di Paolo (che non ho capito fino in fondo, forse mal consigliato, perché non è da lui) per riavere l’access prime time del lunedì, causa flop da domani torna Dalla Vostra Parte. La felicità di Mario Giordano a questo annuncio è stata immensa. Quando chiude o si accorcia un programma non è mai positivo e, seppur nel piccolo, rappresenta una sconfitta. Fortunatamente, rimane tutto in casa e la pax tra Paolo e Mario è salda. Me lo ha confermato ieri Mario.

Al lunedì, Paolo Del Debbio rivuole lo slot dell’access. E l’otterrà. Liguori in grande spolvero. Tensione in Mediaset per il debutto di Paolo Bonolis, tensione in Rai per gli artisti di Beppe Caschetto

Conosco Paolo da quasi trent’anni, è un uomo che riflette molto sulle scelte, qualsiasi esse siano. Non gradisce i toni forti di Dalla Vostra Parte, per cui ha chiesto e ottenuto di riprendersi l’access del lunedì di Retequattro. Una scelta intelligente che fa sì di non avere per quasi quattro ore di fila dibattiti al vetriolo. Paolo vorrebbe portare nell’anteprima toni chiari e pacati, per poi lasciar andare i fuochi all’interno della prima serata. Probabilmente già da questo lunedì, la struttura del programma è pronta per organizzare lo spazio, ci sono ancora dettagli da limare e marette da sedare. In ultima istanza, ci saranno da visionare gli ascolti, che la scorsa settimana sono stati più che sufficienti con il passaggio di consegna tra Maurizio e Paolo. Se Paolo riuscirà a portare circa lo stesso audience, non sarà vincente solo l’idea.
Paolo Liguori è un amico, un uomo che la sa lunga sul giornalismo, sull’azienda e su Silvio. A Cologno, è chiamato Il Volpone, perché scruta tutto e tutti e riporta a chi di dovere. Non sai mai se agisce da traditore o da aziendalista, fatto sta che il suo Tgcom24 (nella struttura web e tv) rende contente molte persone, dalla dirigenza, ai telespettatori, fino alle amiche dei politici (tutte naturalmente ingenue e sorprendentemente brave in video). Paolo ha simpatia, humor e professionalità invidiabili, il suo attaccamento all’azienda è un qualcosa di positivo per tutti. Lo reputo uno dei pochi baluardi berlusconiani rimasti. Nei suoi periodi milanesi, mi capita spesso di scambiare due parole con lui ed è come tornare all’atmosfera di quando Silvio era in azienda o fino ai primi anni 2000. Pur non condividendo certi atteggiamenti, che lo rendono spesso antipatico, Paolo è un pezzo importante di Mediaset, che ha ancora da dare tantissimo all’azienda e ai giovani giornalisti che passeranno sotto di lui.
C’è una tensione molto alta per il debutto di Paolo Bonolis, questa sera. Paolo è fuori contratto aziendale e il prolungamento in azienda dipende anche dagli ascolti del costoso (e si spera remunerativo) Music. Non ho seguito gli sviluppi da vicinissima, ma da settembre è stato un continuo di cambi di struttura di programma, titolo, autori. Stamane Salem pregava quasi in aramaico. Mediaset si attende grandi risultati da questa produzione, certa che la paura del flop sia lontana. Bonolis-Mazzi-Presta e il cast, sulla carta, sono una garanzia, com’è certezza la forte concorrenza di Rai1. Proprio due giorni fa, parlando con una dirigente di Rai2, mi è stato riferito che ci sarebbe fortissima tensione tra Beppe Caschetto e Daria Bignardi, per un avvicinamento di quest’ultima agli artisti della squadra di Lucio. In più, in una riunione tra lo stesso Beppe, Fabio Di Iorio e Ilaria Dalla Tana (era una bambina bravissima quando lavorava da noi), sono stati cancellati e messi sul piatto altri programmi condotti o autorati dagli assistiti di Beppe. È molto difficile far perdere la pazienza a Caschetto, e quando si lascia andare sarebbe in grado di smontare intere reti televisive e far saltare accordi milionari. Forse più di Lucio. A Cologno, soprattutto in passato, ne abbiamo saputo qualcosa.
W i debutti.

Caro Piersilvio, strette di mano e abbracci si devono trasformare nel bene dell’azienda, perché noi crediamo in te e nella tua famiglia. E non amiamo le prese in giro. Matrix Chiambretti probabilmente non riaprirà i battenti.

Quando, poco più di una settimana fa, Piersilvio ha parlato a noi dirigenti e direttori della situazione Mediaset-Vivendi, il clima era teso per una strana e insolita paura ma anche sciolto dal fatto che finalmente un capo d’azienda venisse a rassicurarci. Pier ci ha parlato come non aveva mai fatto, a tratti ricordava Silvio, le sue parole sono state ferme e decise, per la prima volta tutta l’azienda tifava per lui. Doveva farlo prima, ma negli ultimi mesi sta diventando davvero “grande”, anche se la scrematura di chi gli sta intorno deve essere attuata al più presto. La mia speranza è che se ne accorga quanto prima. Alla fine di quell’inaspettato discorso, tanti erano commossi, tanti gli hanno stretto la mano (alcuni per rispetto, altri per amore, talvolta qualcuno per convenienza), tanti lo hanno abbracciato. Tali gesti, non erano mai accaduti e personalmente non ne vedevo traccia da molti anni. I miei occhi, come quelli di tanti, sono stati lucidi per svariati minuti, un po’ per la felicità di sentir parlare Piersilvio, un po’ perché finalmente si difendeva l’azienda dall’interno e con tanto realistico vigore.
Rotta l’atmosfera di quell’incontro, che resterà storico per l’azienda, le voci che si sono accavallate nei giorni a venire sono state discordanti. Pur rimanendo con un certo tepore al cuore per le belle parole spese dall’editore, in tanti a questo calore ha fatto spazio un pensiero poco piacevole, cioè che quanto detto e fatto sia tutto già pronosticato per future strategie aziendali, delle quali sono al corrente poche e selezionatissime persone. Ciò sarebbe gravissimo e rappresenterebbe una totale presa in giro su tutti i fronti e per tante maestranze che portano avanti Mediaset: dai dirigenti della vecchia guardi a quelli della nuova, dagli investitori finanche ai piccoli o grandi soci. Il mio augurio è che Piersilvio non sia stato per l’azienda quello che Marcello ha rappresentato (rappresenta) per Silvio.
La serietà di certe parole ci ha, dopo tantissimo tempo, resi orgogliosi di far ancora parte di questa realtà. Vorrei credere che la situazione creatasi con, ormai, i partner francesi sia una vera battaglia e non una guerra studia a tavolino, altrimenti il “Qui siamo e qui rimaniamo” sarà ricordato come uno dei tanti slogan e non un discorso da forte riscatto aziendale e nazionale.

La situazione per Piero Chiambretti non è affatto rosea. Con molta probabilità, Matrix Chiambretti non vedrà più la luce, né a gennaio né nei prossimi mesi, per una serie di motivi tra cui i costi, gli ascolti non soddisfacenti della prima tranches di puntate e per il fatto che Piero chieda a gran voce di lavorare con i suoi più stretti collaboratori. Lo sa bene il bravissimo Roberto Ebale, che ho tenuto a battesimo fin da quando era un produttore alle prime armi, che ha dovuto combattere con soldi, Videonews, collaboratori e strategie aziendali per mandare in porto le puntate sin ora prodotte. Al momento, Piero non ha intenzione di firmare il rinnovo di contratto con noi, proprio per il fatto che alcuni punti da lui espressi non possano essere oggettivamente rispettati. Questo, preoccupa i tecnici e gli stessi collaboratori di Piero che, nell’immediata stagione, non si vedono rinnovato l’incarico. È successo, succede e succederà in tante produzioni. Le cose in Publitalia stanno andando molto bene, gli ascolti premiano le nostre reti, la borsa l’azienda, il caso Vivendi però ci rende gli investimenti un’incognita. Se non è a breve distanza, sono certa che Piero e il suo carrozzone torneranno a fare ottime performance a Cologno.
Auguri da e a Mediaset tutta.

Per la gioia di Massimo Porta e Simona Raya, torna l’intrattenimento su Rete4: Alessandro Cecchi Paone condurrà La Settima Porta dallo Studio Michelangelo. Nello staff tecnico anche Lucrezia Berlusconi, passata dal marketing alle produzioni e che, oltre ad essere bella e brava, ha già il carisma da grande manager. Dite a Max Novaresi che è un bravo autore e non un vecchio capo struttura.

Lasciando da parte l’appendice pomeridiana di Forum, a Rete4 mancava da anni un programma d’intrattenimento seriale. Per la felicità della struttura intrattenimento, e dell’azienda tutta, partirà a breve La Settima Porta, con la conduzione di Alessandro, in una sorta di Macchina del Tempo 2.0. Un grande widiwall spalancherà tante porte della conoscenza, fino a che a fine puntata tali porte virtuali si congiungeranno in una sola, dando vita ad un portone di sapere. Un progetto che è piaciuto sin da subito a Piersilvio e Sebastiano, che ha accontentato un Alessandro un po’ deluso dai risultati della conduzione al Tg4, ma che è in ottima forma ed entusiasta per affrontare un programma di approfondimento scientifico, cultura e sociale in prima serata. Il prime time di Rete4, in quanto a nuove edizioni, non poteva essere appannaggio esclusivamente di Videonews, anche perché le produzioni della testata sono in calo d’ascolti e la rete ha bisogno di continua linfa, onde evitare di fare ascolti esclusivamente con marchi storici, serie o programmi che siano.
In questa produzione, spicca una piacevole novità, del quale ho tanto piacere di scrivere. Finita l’esperienza al marketing con Federico Di Chio (tanto indigesto in azienda perché il più bravo di tutti), la Lucrezia è passata alle produzioni dell’intrattenimento. Questo spostamento mi ha reso molto felice poiché ho avuto modo di parlarci, apprezzarne il piglio professionale e l’agire sul posto di lavoro. Non a caso è una Berlusconi. Al di là dell’umiltà che dimostra nell’approccio con i colleghi e con i manager (avrebbe tutte le carte e le credenziali per essere superba e altezzosa), ha criticato e critica molte scelte del padre, dalle produzioni ai manager che lo circondano, e tale gesto deve essere accolto con tanto di accurata riflessione, dai piani alti a quelli bassi. Lucrezia scalda i motori per diventare grande, e non solo in termini d’età anagrafica.
Conosco Max sin da quando era ragazzo. Quando venne cacciato direttamente da Antonio Ricci perché rubava i nastri di nascosto, venne a piangere anche dalla sottoscritta. Le marachelle di un giovane e promettente autore, pieno d’entusiasmo e prospettive, devono essere perdonate. Max è un genio della tv, lo è sempre stato: estroso, creativo, sa fare team e creare buone dinamiche, sia di gruppo finanche nei programmi. In questo periodo è autore di due programmi molto importanti per Mediaset, Verissimo e il più impegnativo Grande Fratello Vip. Non so se è l’ascesa professionale o i problemi personali, ma la sua altezzosità comandina inizia a non andar bene a molte persone in Cologno. Scenografi, autori, collaboratori, alcuni manager hanno iniziato a vedere Max con altri occhi, e se in azienda inizia un trend negativo nei confronti di una persona, purtroppo, è difficile d’arrestare. In tal caso, interessa poco essere amico di Silvia o appoggiato da Franco.
W il vecchio Max.