Caro Daniele

Caro Daniele.
Ogni volta che guarda la tv, non posso far altro che soffermarmi sul tuo sguardo, tanto cambiato e che parla più di mille parole. Quello sguardo furbetto che ho conosciuto quasi 20 anni fa, ha lasciato spazio ad un viso dolce, maturo, quasi irriconoscibile ai miei occhi, ma che sono tanto fiera, nel mio piccolo, di aver forgiato professionalmente e personalmente.
Ricordo ancora le giornate a parlare dei progetti per il pomeriggio di Italia1. Eri un ragazzo sotto l’ala protettrice di Franco, che tu scherzosamente chiamavi “il parrucchiere” per i suoi capelli lunghi, in contrasto con i tuoi che erano sparati per piacere alle ragazze. Entrambi, al tempo, fissati con il look. E alle ragazze piacevi tanto con quel tuo modo di fare. Dopo la gavetta nelle tv musicali, fu proprio Franco a sceglierti e volerti a tutti i costi per la tua scaltrezza, cultura e bravura, io in azienda non ho potuto far altro che sorreggerti, sempre. Ti scelsi convintamente per Wazzup, ricordo il tuo entusiasmo nell’avere un programma praticamente tutto tuo. Era il tuo momento, come lo è stato per anni. Tu in prima battuta e chi ha creduto in te in seconda, ha fatto sì che il tuo personaggio durasse nel tempo ed entrasse nel cuore di molti, così oggi ti conoscono gli adolescenti, i ventenni e, neanche a scriverlo, i trentenni e i quarantenni che hanno vissuto il tuo percorso prima a Mtv e poi su Italia1.
Ti conosco bene, so quanto hai gioito per certe situazioni, so quanto hai sofferto per altre. Il declino lavorativo, che può capitare a tutti, non durerà in eterno. Graziella, io, Ilary, Luca Tiraboschi, Giorgio Restelli, e Franco da lassù, ti abbiamo ben in mente, abbiamo rinfrescato ciò che sei e quello che hai dato all’azienda. È di nuovo il tuo momento. Ritorna a Milano e le porte di Mediaset ti faranno assaggiare una nuova vita artistica. Semplicemente perché te lo meriti, e perché Franco voleva questo per te.
Per me, per Graziella, per Filipa, per il pubblico, sarai senza dubbio tu il vincitore di questo Grande Fratello Vip. Tu così puro, vero, riflessivo, buono e giusto con tutti, con un attaccamento alla famiglia imponente, con un sorriso che spiazza tutti, con quella timidezza che ha sempre fatto parte della tua vita ma che davanti alla telecamera si trasforma in sicurezza ed emozione, con quell’agitazione\sudorazione che ricordo alla fine degli anni 90, al Festivalbar, quando parli della tua famiglia e ora dentro allo show.
I meccanismi veri o presunti del GF mi sono ignoti, ma dopo tanto intrattenimento sulle spalle posso ben comprenderli. Se è vero che vince chi ha trasmesso e dato di più senza mai esagerare, chi non ha mai intaccato l’antipatia del telespettatore, allora preparati ad una grande vittoria. Non ci sono social o fans che tengono, perché le emozioni o le senti o non le senti.

In bocca al lupo furbetto.

Gianmarco Mazzi dietro a Bonolis e Celentano – Mara o Perego in solitaria per la Fialdini – Gianluigi Nuzzi ha tentato di bloccare l’assunzione di Fabio Marchese Ragona – Simona Ventura non è vista bene in azienda – Ho piacere che questa situazione venga fuori: i 46 milioni di Veronica, le scelte delle veline, ecc

Lo scrivo senza remore. Fin dal suo acquisto, sul cartone animato di Adriano Celentano non ha mai creduto nessuno in azienda, tutti ci irrigidiamo se pensiamo che andrà in prime time su Canale5. Fortunatamente, Gianmarco e Lucio hanno pensato d’inserire le figure di Adriano Celentano e Paolo come sostegno al progetto, ovviamente con costi iniziali saltati perché tutta la situazione andrà a prezzare molto di più. Publitalia non ne è felice. È sempre stimolante vedere progetti nuovi in prima serata, vista la paura che circola da anni nello sperimentare, però oggettivamente questo progetto ci fa molta paura, ce l’ha sempre fatta. Acciderba a noi e al sottostare a certe dinamiche manageriali, ma tant’è.
La nuova direzione di Rai1 non è certo uguale al predecessore, oltre che per un fatto politico, anche di statura professionale. Angelo avrebbe pensato di rivoluzione la disastrosa andatura de La vita in Diretta piazzandoci una conduttrice in solitaria (in pieno stile Barbara D’urso), fra Mara Venier e Paola Perego. Conosco Marco da anni e so benissimo che si sarebbe fatto da parte e in breve tempo gli sarebbe stata affidata un’altra collocazione. Mara, per un contratto con noi, non è disponibile per un rientro in Rai. Paola è una macchina da guerra da sola, ma lo strascico di polemiche che si porta dietro è ancora vivo e deve partire con una produzione a gennaio. La storia è la medesima: quelle tale Francesca Fialdini non si tocca, non per una questione professionale ma politica e personale (Mario Orfeo e l’ormai finito Matteo Renzi). Trovo tale situazione assurda, visto che il programma spesso viene più che doppiato da Canale5.
La settimana scorsa, nel letto e un po’ addormentata, da Nicola Porro a Matrix ho visto una finta-pacata discussione tra Gianluigi e Fabio Marchese Ragona. Il primo lo conosco bene, del secondo so meno, ma tanto da sapere che ha la stima di molti in azienda e di tanti amici comuni in Vaticano e tra i più stimati prelati italiani ed esteri. Mi è ritornata in mente una situazione poco felice riguardo a Fabio, che mi riferì non ricordo bene se Andrea Delogu o Claudio Brachino. Per le lontanissime posizioni sulla Chiesa che hanno i due, e suoi battibecchi indiretti in tv e tra i corridoi del 44, al momento della contrattualizzazione di Fabio Marchese Ragona, Gianluigi si oppose e fece di tutto perché questo non avvenisse. Me lo ricordo come fosse ieri, perché la stima che avevo di una persona tutta d’un pezzo come Gianluigi, cadde in pochi istanti. Tanti la pensano come me, infatti mi pare di capire che in azienda non sia più tollerato e stimato come quando gli abbiamo fatto firmare come conduttore di Quarto Grado e Vice Direttore di Videonews. Una scelta, quello della posizione di Vice, molta dibattuta con Mauro, Andrea e Piersilvio. Le acque si sono calmate, ma so che Fabio ci è stato molto male per giorni.
Simona Ventura, che personalmente ho frequentato poco, se non quando era la preferita di Carlo Vetrugno (insieme a Samantah De Grenet), è mal vista da molti dirigenti. I motivi mi sono piuttosto ignoti, ma Simona non è vista affatto bene in azienda. Se lavoro con noi, da precisare che non ha un contratto, lo fa solo perché Maria e Maurizio le fanno da protettori. Il fatto di avere Lele come agente non l’aiuta, visto che le risorse artistiche non hanno un gran feeling con lui, per ovvi motivi passati. Tifo e ho sempre tifato per Lele, ma per motivi personali e onde evitare che parli (non entro in tale faccenda), bisogna far lavorare i suoi artisti. Da ricordare che anche Lele gode della simpatia di Maria. Sia Simona che Lele non godono di buona reputazione in azienda, ma i protettorati esistono, e quello di Maria non è il solo, vedi Antonio, Davide e ultimamente si è inserita con prepotenza Barbara, visti gli ascolti dei suoi day time. Si comprende da ciò e vi scrivo con certezza che non sarà lei a condurre il Grande Fratello (sbandierato soprattutto dai media, visto che dobbiamo ancora valutare alcuni costi). Per il Grande Fratello, la partita si gioca tra Federica e Belen. Solo ed esclusivamente tra loro. Spingo per Federica, anche perché punta al progetto da tempo, ma purtroppo l’azienda conta sempre meno.
Quando abbiamo letto dei 46 milioni di euro di rimborso che Veronica dovrà ridare a Silvio, al 48 si è respirata per giorni un’aria di soddisfazione. So che ad Arcore è stato lo stesso. Anni di gogna mediatica, sputtanamenti con lettere su Repubblica (su Repubblica!), presa di beni (da Milano Due a Milano) con arroganza, sentenze giudiziarie per spartire anche uno spillo. Questa è un vicenda che ha fatto venire il sangue amaro a Silvio, come a chi gli vuole bene all’interno delle sue aziende e in Forza Italia. C’è una situazione che ho sulla punta della lingua da anni:
VERONICA IN MEDIASET AVEVA LO STRAPOTERE DI PIAZZARE LE VELINE (e questo anche Antonio lo sa benissimo), METTERE BOCCA SULLE CONDUTTRICI CHE POSIZIONAVA A SUO PIACIMENTO E IN PUBLITALIA PER LE DONNE A CUI FAR FARE LE TELEPROMOZIONI.
Nessuno può smentire, tutti sapevamo e tutti eravamo yes women o yes men. Questo non dava fastidio, è sempre esistito che l’editore (quindi anche lei) preferisse un personaggio all’altro, ma ciò che disgusta è che il medesimo ciarpame mediatico che denunciava Veronica è stato da lei stesso costruito, foraggiato e spinto per anni. Non aggiungerò altro per non aggravare la posizione di Veronica, ma mi permetto di scrivere una cosa certa: almeno Silvio privilegiava e privilegia l’altro sesso. Mi pare tutto estremamente chiaro, no?

Prima della fine del Grande Fratello Vip, vorrei scrivere una lettera in favore di Daniele Bossari, ragazzo stupendo, di animo nobile e di grande generosità che io e Franchino, per pura scommessa, posizionammo nel pomeriggio di Italia1. Vi racconterò.

Franchino sta male. – “Ni, La vita in diretta a dicembre chiuderà e Cristina Parodi farà quello che avrebbe fatto Costanzo senza la D’urso”. – Publitalia chiuderà in negativo. – Tra Caschetto e Presta, spunta Federico Grillone. – Cristina rinuncia a Colorado per il primo disco per la Warner e lo Zecchino D’oro, Conti (che la vuole in conduzione) e Fialdini (sponsorizzata da Orfeo) permettendo.

Quando più di un anno fa mi riferirono della malattia di Franchino, non ci volevo credere. All’interno di una Mediaset anni 90 in pieno fervore, lui era un personaggio schivo ma molto importante per le dinamiche artistiche. Ora non si parlerebbe di lui perché sarebbe uno dei tanti, ma nel millennio passato, soprattutto per il colpaccio Fiorello, iniziava a farsi largo, anche un po’ per le vicende personali. Risolte e che lascerei da parte. Potente lo è tuttora per avere importanti artisti in scuderia, il tutto coadiuvato dal fratello. Il fratello di Franchino e Graziella stanno portando avanti la Notoria in maniera eccelsa, perché purtroppo le sue condizioni di salute non stanno migliorando. In un anno, ho provato a chiamarlo molte volte, solo una mi ha risposto e con una debolissima voce ma con un entusiasmo invidiabile. Tutti i suoi artisti gli devono tanto e so che continuano a stargli vicino con forza, anche perché dal nulla ha tirato su molti.
Le affermazioni, certe, su La vita in diretta e Domenica In mi arrivano direttamente da una cara amica in Rai, impegnata proprio nel palinsesto pomeridiano di Rai1. Difficilmente sbaglia un colpo, è onesta, obiettiva e lì da anni. Sono parole fortissime che fanno capire quanto l’incapacità di dirigenti e conduttori (escludendo Marco Liorni, serio professionista che conoscono da 20 anni), Vianello e Fialdini in primis, con poca esperienza nel settore intrattenimento e target di Rai1, sia forte. Ma come ho scritto altre volte, la politica in Rai è tutto, ecco perché molti rifiutano di andarci. Duri un ciclo e le persone non sono elettrodomestici, ma talvolta anche serie persone allo scadere del mandato politico da Dirigenti si ritrovano semplici dipendenti. La meritocrazia in Rai non esiste e non è mai esistita. Non che in Mediaset ci sia, soprattutto di questi tempi, ma è sempre stata più valorizzata che da altre parti.
Gli ascolti bassi di alcune fasce, non ci permette di chiedere i conti in maniera positiva. Non tanto Canale5, il cui tasto dolente rimane la prima serata, ma Italia1 e Rete4 soffrono di emorragia di ascolti, per cui i conti sin da ora sono difficili da far quadrare. Non entro nel dettaglio ma in Publitalia sono piuttosto preoccupati. E pure le radio, finchè non usciranno i dati reali, senza affidarci alla voci che ci danno in declino, sono una grande preoccupazione. Gli investimenti sono stati ingentissimi e un risultato negativo peggiorerebbe una situazione già incerta.
Non c’è molto da raccontare dello strapotere di Beppe e Lucio, entrambi amici che conosco da più di 20 anni, e con un margine di potere sempre più ampio, visto che i direttori di rete valgono sempre meno. Non tanto a Cologno, quanto in Rai, con la quale ultimamente sto dialogando molto per sondare la concorrenza e comprendere certe dinamiche, che fanno certamente bene a noi, si sta facendo largo un agente che fino a poco tempo fa era nell’ombra: Pier Federico Grillone. In collaborazione con un ex potente agente e suo figlio, stanno organizzando una squadra fortissima. Nessun nuovo talento per salire la china in fretta e sfruttare il potenziale artistico e umano più in fretta possibile. Parlando con chi di dovere, si parla di un solo “nuovo” talento, 30enne, spinto dall’ex agente e suo figlio, come dalla politica di maggior rilievo, autore e conduttore in Rai e Mediaset. Presto ne scriverò con dettaglio, per ora la formazione del team è in evoluzione ma so con certezza che presto ci sarà una nuova macchina da guerra televisiva che darà fastidio alla vecchia compagine manageriale. Questo un po’ lo spero, ora più che mai rinnovare certe dinamiche permetterebbe di far qualcosa di nuovo in un momento di strapotere dei soliti.
Ho appreso ieri pomeriggio che Cristina D’avena non farà più parte del cast di Colorado e di questo sono molto dispiaciuta, anche perché toccava un target preziosissimo per Italia1. La rinuncia è venuta da parte sua per gli impegni musicali, il primo album con la Warner dopo tanti anni con noi, e televisivi. Parlando con la mia amica in Rai, anche delle scarse facoltà televisive di quella certa Fialdini, è venuto fuori un quadro che tocca in parte Cristina. Carlo Conti la vorrebbe come conduttrice dell’anniversario (credo 60 o 70) de Lo Zecchino d’Oro, avendo già presentato tante edizioni ed essendo l’unica che è davvero emersa negli spazi musicali e televisivi. So essere molto amici. Questa Fialdini, spalleggiata da un Mario Orfeo in grandissimo spolvero, per dinamiche interne alla Rai, ha le possibilità più alte di prendersi il posto di conduttrice della gara canora per infanti. Sono ancora qui a domandarmi che senso abbia la sua presenza. In tv, in generale. Da amica ed ex editore di Cristina, farò di tutto per spalleggiarla.

SILVIO È RINATO, È IN FORMA, È TORNATO FINALMENTE ALLE ORIGINI E IL PARTITO-AZIENDA È PIÙ VIVO CHE MAI. — LELE SI STA MUOVENDO BENE E CON UMILTÁ. FLAVIO CARBONI PER RISORGERE E ALESSIO LO PASSO PER MOTIVI PERSONALI SONO LA SUA FORZA.

Tutto ricomincerà dove tutto è cominciato. Fortunatamente.
Milano Due, Publitalia. Ho aspettato ben due mesi per scrivere questo, proprio ad un passo dal concreto e massiccio rientro in campo di Silvio. A luglio, nella terrazza all’ultimo pieno di Publitalia, si è consumato uno dei più bei momenti della nostra storia aziendale. Silvio non metteva piede in Publitalia da oltre vent’anni. Grande emozione, il contesto di Milano Due ha fatto il resto, riportando mente a corpo a quelle riunioni al Jolly Hotel che hanno fatto la storia e il bene dell’Italia. Vecchi e nuovi dirigenti, vecchi e nuovi lavoratori, tanti volti nuovi, hanno assistito a più di quattro ore di ininterrotta parlata da parte di Silvio, tutti a bocca aperta, tutti affascinati dai suoi racconti. Tutti veri, posso confermarlo. Grande entusiasmo e applausi per un numero uno, per un incantatore di folle, per una persona che sa essere imprenditore vero, politico, padre, uomo di fede, grande amante e di straordinaria cultura. Oltre a raccontare i fasti passati e presenti della nostra azienda, ci ha illustrato i progetti politici futuri, da giovane dentro e grande leader fuori. Ci ha letteralmente spiazzati come è solito fare, ci ha dato un entusiasmo che difficilmente dimenticheremo, ci ha ridato la voglia di voler bene all’azienda (speriamo che le nuove leve, da egoiste, lo abbiano percepito) e all’Italia. Sono stata felicissima di vedere le giovani leve e le nuove dirigenze, compreso Stefano Sala, a bocca aperta ascoltando le forti ed emozionanti parole di Silvio. Silvio manca all’azienda, manca all’Italia, manca a Milano Due. Manca in tanto, perchè l’umiltà di questo uomo mi commuove ogni volta. Peccato che non tutti lo conoscano come lo conosciamo in pochi. Se così fosse, sarebbe il fratello, il padre, il nonno di tutti noi.

Ho vissuto con Lele momenti bellissimi, ed è lì che voglio fermarmi. Esprimo ancora la mia felicità nel vederlo di nuovo vivo, impegnato in riunioni, nel cercare di riemergere dopo un oblio. Voluto o non voluto, questo non sta a noi giudicarlo. Saranno stati più di vent’anni che non vedevo Flavio Carboni, altra grande persona accusata di tutto, ma con un cuore che pochi hanno. L’occasione è stata un invito da parte di Lele, in cui noi tre abbiamo parlato di tutto, dalle nostre vite e alla professione. Flavio saprà far rinascere Lele e indirizzarlo nel migliore dei modi. Maria De Filippi e lo stesso Presidente si sono interessanti fortemente a lui ultimamente, sintomo del fatto che una seconda possibilità si può dare a chiunque. Per quanto riguarda il cuore, non ho ben capito se quel certo ex tronista Alessio sia o meno il nuovo amore di Lele. In tutti i casi, lo rende felice e lo fa sorridere. Tutto questo, mi riempie di gioia.

Fatti fuori tanti autori del pomeriggio Rai per compiacere e introdurre gli amici di Vianello – Perché la Rai continua ad essere sempre più renziana se Renzi non conta\conterà più niente? – Giordani in disaccordo con Piersilvio e in accordo con Amber – Lele Mora tornerà Lele Mora grazie a Maria De Filippi e alla vittoria politica di Silvio – Investitori incavolati per Il Segreto in prime time – Mario Giordano ha cacciato due giornaliste – La discussione tra Barbara D’urso e Piersilvio è vera ma il contratto e le amicizie sono blindate

Storici autori Rai, soprattutto de La vita in Diretta, sono stati fatti fuori da un giorno all’altro, senza preavviso, dal nuovo capostruttura Andrea Vianello, che ha prontamente piazzato i suoi fedelissimi, con il pretesto del rinnovamento. Autori, talvolta di peso, i quali hanno fatto la storia della Rai, spazzati via senza un “grazie”, una motivazione, come nei regimi più stupidi e mal gestiti. In effetti, la Rai è un’azienda pubblica totalmente allo sbando e con i conti in rosso per compiacere politica, mafia e manager esterni che in campagna elettorale hanno sganciato fior fior di quattrini per sostenere un ebete che tutti sapevano avrebbe fatto una brutta fine, non avendo mai lavorato un giorno in vita sua, avendo sempre fatto il politico di professione. Per quei due o tre che non lo avessero ancora capito, ma ne dubito, tal nome è quello di Matteo Renzi.
Una questione che si aggancia a ciò, e su cui stavo riflettendo giovedì con una manager Rai di sinistra ma non renziana, quindi con una media intellettiva un tantino superiore, è il fatto di come questa Rai continui ad essere sempre più renziana nonostante Matteo Renzi sia stato abbandonato da metà Pd, il popolo italiano non gli creda più, al governo abbia fatto più danni che situazioni positive e nella stessa Rai non lo tollerino più, ma viga una sorta di riconoscenza spudorata, ma falsa, per aver piazzato o ripiazzato tutti coloro che erano nelle sue simpatie. E sono tanti, visto che per avere un minimo di fiducia, non essendo mai stato eletto ed essendo stato sfanculato alle urne, doveva circondarsi di Signor Sì per andare avanti. Oltre che stupido, squallido.
In un’accesissima assemblea di giugno, il fondo Amber, rappresentato da un bravissimo e preparatissimo Arturo Albano, ha sollevato a Mediaset certe questioni di carattere editoriale, contenutistico ed economico. Lo avrete letto su tutti i giornali, non sono qua per riportare ed elencare tecnicismi. Quello che molti non sanno è che, io presente a pochi centimetri, Marco Giordani era perfettamente in linea a ciò che era stato detto dal rappresentante del fondo internazione. Una questione che, personalmente, ha scosso molto e sulla quale ho rimuginato per settimane. La vexata questio va nella direzione del perché Marco abbia stretto questa sinergia con Arturo Albano per poi compiace Piersilvio. A Piersilvio farebbe bene suggerimenti schietti. Arturo Albano è una persona di grande spessore, anche Marco lo è, nonostante alcuni disastri che in un broadcaster come Mediaset ci possono essere. Come ho scritto tante volte, almeno noi rischiamo e investiamo, peccato spesso in situazioni sbagliate. L’appello che posso fare a Piersilvio è quello di farsi consigliare sì da ottimi professionisti interni, ma anche da chi certe e particolari realtà le vede dall’esterno.
Sono molto contenta che l’amico Lele Mora si stia rimettendo in carreggiata, e che lo faccia grazie a Maria, la quale gli sta dando non poca fiducia, e ad un lento riavvicinamento all’amico di una vita, Silvio Berlusconi. Lele, oltre a vendere format all’estero, sta pian piano riavvicinandosi a quel mondo che gli appartiene, che ha costruito con fatica, che faceva con tanta professionalità e dedizione, consapevole del fatto che se dovesse sbagliare anche solo un passo sarebbe fuori per sempre. Tanti in azienda tifano per te, forza Lele.
Gli investitori pubblicitari, lamentandosi con Publitalia, sono molto delusi (potrei usare una terminologia molto più forte. Si parla di business e milioni di euro d’investimento stagionale) dall’inserimento de Il Segreto in prima serata su Canale5, principalmente per tre fattori, i contenuti, le grafiche e gli ascolti. A noi è costato, costa e costerà pochissimo, ma non perdiamo di mira la mission commerciale dell’azienda. A tali investitori dobbiamo dare prestissimo una spiegazione.
Mario Giordano non si smentisce mai e caccia, letteralmente, seduta stante, due giornaliste che sedevano alla redazione del Tg4 da poco più di due anni. Oltre a fare il giro dell’azienda, ho letto io stessa la lettera che le due ragazze hanno mandato a noi vertici in multicopia. In tale situazione, spezzo una lancia a favore di Mario che ha annusato subito il tradimento e l’arrivismo delle due sprovvedute e le ha, non gentilmente, accompagnate alla porta. Così dovremmo fare con tante altre persone in azienda, eppure restano lì come parassiti, prendendo lo stipendio, non facendo nulla, discreditando l’azienda. Bravo Mario, questa volta.
La notizia più viva e che ha creato un grosso ciarpame mediatico è quella della discussione tra Barbara D’urso e Piersilvio. Facciamo chiarezza dall’interno. La lite c’è stata, come ce ne sono state tante altre. La maretta tra la D’urso e Piersilvio è cosa vecchia e risaputa e, sia all’interno che all’esterno dell’azienda non fa più notizia. Se l’editore volesse, potrebbe cacciare chi vuole, senza dare spiegazioni a nessuno (quello che Dudi dovrebbe fare con tante persone). La questione con la D’urso è molto più complicata di quanto appare: se fosse per Piersilvio, per Lucio Presta e tante altre persone che in azienda hanno un peso diretto e indiretto, Barbara D’urso se ne sarebbe dovuta andare da anni. La pressione di Silvio, un contratto blindatissimo (giustamente blindato e con assicurazioni folli, visto che è stata allontanata e due volte supplicata di tornare alla domenica pomeriggio dopo fallimentari esperimenti), il buon rapporto con Mauro e Andrea “Sonnolenza” Delogu giocano a favore di Barbara, che in azienda si sa destreggiare molto bene, per motivi personali e aziendali che, se li svelassi, tanti capirebbero chi sono. A giocare a suo sfavore c’è il non idilliaco rapporto con Piersilvio, con gli agenti più importanti che circolano in Mediaset, la rivalità con conduttrici di peso e interesse per l’azienda, il fatto di tenere un badante che gli porta il caffè, le fa da autore non per meriti professionali, da zerbino (chiamato in azienda “l’inutile idiota” per la sua flemma e il suo voler far tutto e non saper far niente. Sui nomignoli sono sempre in disaccordo e lo trovo un gesto molto basso), il voler fare la prima donna. Cara Barbara, sei di una professionalità indiscussa, ma di prime donne Mediaset è piena, e più potenti e protette di te. Attenta.
W la chiarezza, sempre.

SI AVVICINANO LE ELEZIONI: Il Tg5 rimane a Roma, sfuriata di Silvio Berlusconi dopo le parole di Papa Francesco. – Stop del filo-leghismo di Dalla Vostra Parte: da lunedì fuori Maurizio, dentro Marcello. Tre argomenti al massimo e massima moderazione. Tensione di Mario Giordano. Novella nuovo Direttore del Tg4 a Settembre? – Per l’hanno prossimo, Striscia avrà problemi di budget e di rinnovamento. – La Rai è una vergogna internazionale. – Ciao Enrico!

Devo scrivere l’assoluta verità: a Cologno era quasi tutto pronto per accogliere il Tg5, per la felicità di molti ma soprattutto per la riduzione dei costi aziendali. Ma si avvicinano le elezioni e le parole del Papa risuonano come un eco ininterrotto, da giorni. Silvio Berlusconi ci ha richiamato tutti ad Arcore per farci un lavata di capo che non ricordavo da tempo. Per i recenti numerosi impegni, non aveva seguito da vicino la vicenda del Tg5, e quando ha saputo delle parole del Papa, ha chiesto rigorosamente che il Tg5 non fosse spostato, vada per i lavoratori, per le parole di Francesco e perché si avvicinano le elezioni. Tutta questa storia va ad estremo vantaggio di quei giornalisti che protestavano contro il trasferimento a Cologno. Un appello a costoro: la vostra protesta è giustissima, ma invece che andargli spesso contro, ricordatevi chi per l’ennesima volta ha salvato in qualche il vostro posto di lavoro, ovvero l’editore e politico Silvio Berlusconi.
Da lunedì 12 giugno si cambia tutto nell’access di Rete4. Stop al filo leghismo, per un qualcosa di più forzista e moderato. Stop ai dieci collegamenti serali, al massimo tre storie e l’ospite in studio deve essere equilibrato. Fuori il bravo Maurizio Belpietro (probabilmente andrà a Tgcom perché il contratto è in essere), dentro il bravissimo Marcello Vinonuovo. Fuori le litigate alla Mario Giordano che assicuravano ottimi ascolti, dentro la moderazione forzista che farà crollare gli ascolti ma non i voti. Oltre a Mario, che non è d’accordo con questa decisione, i curatori saranno Giuliana Fiorentino, lo stesso Marcello Vinonuovo e l’amico di una vita Enrico Parodi. C’è molta tensione nella redazione del Tg4 e il vento di un cambio di direzione tira fortissimo. Si fa il nome di un ragazzo ben voluto da vertici ed editore: Federico Novella. Qualora Novella fosse vicino alla direzione, non farò mancare il mio appoggio. È giovane e molto bravo e la mia crociata per iniettare nuove leve nei reparti dell’azienda continuerà fino alla fine dei miei giorni a Cologno.
Anche Striscia, in calo di ascolti, l’anno prossimo soffrirà un taglio del budget nonostante gli aut aut di Antonio. Purtroppo, come tutti sanno, ci troviamo in una fase molto delicata dell’azienda, in cui ogni euro è speso con intelligenza. La lamentela è anche sotto il profilo contenutistico: sia chiaro, Striscia continua ad essere una potenza per l’azienda, per gli ascolti, per gli inserzionisti, per i telespettatori, ma idee e inviati devo stare al passo con i tempi. “Carrellata di pasticcini” docet, orribile e inguardabile. Antonio è stato, è e sarà un genio della televisione, ma siamo nel 2017 e lui sa già benissimo come rinnovare Striscia. In bocca al lupo Antonio!
Oggi parlavo con un collega della Spagna, dirigente. Ad un certo punto, ci siamo messi a disquisire sul caso Rai. In Spagna, come nel resto d’Europa, l’azienda pubblica è vista come una vergogna, come una macchina succhia soldi, ma soprattutto come un centro di potere politico fortissimo. Centro di potere lo è sempre stato, ma lo schifo a cui stiamo assistendo in questi giorni è da regime autoritario e le notizie viaggiano veloce per tutto il vecchio continente. Renzi, la Maggioni e i tutti i dirigenti voltagabbana all’occorrenza dovrebbe vergognarsi. Ne vade la reputazione della nostra nazione.
Conosco Enrico Fedocci da quando era nell’arma. Dopo tanti anni di giornalismo in casa nostra, ritorna al vecchio stile di vita, infatti è diventato Maggiore dei Carabinieri. Cambio di vita voluto e spinto dall’amico Andrea Pucci, che per le istituzioni ha un debole e massimo rispetto. Sono certa che in qualche modo ci sarà utile anche all’interno dell’arma. In bocca al lupo anche a te, Enrico.

Salvaderi incavolato con Publitalia. Il settore web è un rebus. – Antonio è crollato immeritatamente ma Monica Maggioni è la più odiata della Rai. – Barbara D’urso forse a Roma con Domenica Live. – Tiki Taka in preserale dirà addio il 3 giugno. – Alcuni progetti di Bonolis slitteranno.

In azienda, non c’è pace neanche nel sottore radio. Spero vivamente che i trionfalismi iniziali non siamo gli stessi di Endemol e Premium. Paolo Salvaderi è nero con Publitalia perché in Radio Mediaset non arrivano abbastanza soldi per investimenti e iniziative. Non conosco benissimo Paolo, ma le tre volte in cui ho avuto modo di parlargli è stato un vero piacere, un grande professionista, serio e pacato. Se pochi giorni fa l’ho sentito adirato, vuol dire che qualcosa negli equilibri tra la radio e Publitalia non vanno. Mi ha accennato di una questione “web” molto angusta, in cui i siti internet gestiti da decine di persone, non sarebbero in grado di svolgere a pieno il loro lavoro e incapaci di reperire i soldi per la pubblicità. In tutto questo, sono rimasta allibita e incredula perché si va verso una direzione in cui le acque aziendali non sembrano andare in riposo, per lo meno nel breve termine.
Come ho scritto altre volte, conosco Antonio Campo Dall’orto sin da quando era un ragazzo, non che ora non lo sia. Anzi, è più aperto ora di un tempo. Ad Antonio è mancato il carisma, quella furbizia e stronzaggine che ha la Maggioni, donna che non conosco personalmente, ma di cui tante persone di cui ho piena fiducia mi hanno parlato malissimo, additandola come arrivista, poco competente e voltagabbana. Insomma, una tipica manager Rai che non vuole staccarsi dalla poltrona e venderebbe la mamma pur di rimanere al potere. Antonio, per parole dirette e con metodi tutti suoi, aveva intenzione di rivoluzionare questa vecchia Rai, sia sotto il profilo dell’intrattenimento che dell’informazione. Il resto è storia, il giro di poteri politici, manageriali e di accordi sotto banco è un qualcosa che neanche un Presidente del Consiglio subisce. E a proposito del vero Presidente del Consiglio, cioè Renzi, è certo che sia stato lui a mandare al macero mesi di lavoro, pur di togliersi dalla scatole il mostro che lui stesso aveva creato per controllare la Rai. Matteo Renzi non ha fatto un giorno di lavoro, ha mangiato con la politica, è un democristiano della peggior specie, è andato al potere grazie alla massoneria toscana e i suoi risultati rispecchiano la sua vita personale e lavorativa: un fallimento.
Barbara, come annunciato con superbia e strafottenza da Silvia a Verissimo, resterà a Domenica Live. Gli ascolti, Silvio e le amicizie dentro e fuori l’azienda le danno una sicurezza senza eguali, senza dimenticare però che i piani non sono proprio a suo favore. Ma l’azienda è commerciale e gli ascolti sono il pane e l’acqua di ogni giorno, lei garantisce ciò. Almeno fino a quando avrà il 26% de Il Segreto come traino per il quotidiano e la seconda parte di Domenica In debole e rivolta esclusivamente ad un target over. Per Domenica Live, Barbara vorrebbe andare a Roma per agevolare i numerosi ospiti presenti nel programma, di cui la maggior parte proveniente proprio dalla Capitale. Tutto questo, dipenderà da due fattori: lo spostamento del Tg5 a Milano che avverrà a breve (ringrazio Papa Francesco per le parole di solidarietà, una grande guida spirituale, ma l’azienda non regge il peso di due sedi così imponenti. La Elios costa, difatti molti studi si sposteranno al Palatino, mentre il Tg5 andrebbe a completare la Cittadella delle News formatasi a Cologno) e Matrix.
Dal 5 giugno, nota interna dell’azienda, tornerà la seconda parte di Studio Aperto al posto di Tiki Taka, esperimento fallito soprattutto il termini di audience. La fascia era difficile da presidiare e anche un 3% di share sarebbe stato un deterrente per piazzare questo progetto anche l’anno prossimo, ma non accadrà. Sono amareggiata per Pierluigi e Claudio, che avevano riposto attese e speranze in questa nuova situazione, aggiungendo novità ad un palinsesto stantio.
Progetti tanti ed entusiasmo alle stelle, ma soldi pochi e bilanci da far quadrare, soprattutto in questo particolare momento di vendite, cessioni e investimenti con il contagocce. La paura più grande è vedere seduta nel consiglio di amministrazione di settembre, Vivendi. Per accordi chiari e scritti, non verrà cancellato alcun programma di Paolo, ma lo slittamento di alcuni suoi progetti è dietro l’angolo. Non dovrebbe essere toccato Your Song, sul quale sono già al lavoro lo stesso Paolo, Lucio e Gianmarco Mazzi. Stiamo ancora decidendo cosa mettere in palinsesto da settembre, e i propositi non sembrano mettersi nel verso giusto.

La Gialappa’s torna in azienda con Le Iene. Dettagli in corso. – Gogglebox con i vip. Molto contenti per la seconda serata, meno per il day time. – Sky prepara su Tv8 un grande show in access prime time per andare contro Nove. Confeziona Magnolia. – Allo Studio 5, lavori in corso per il tg5 (forse).

Quando ho saputo che si erano (ri)aperti i contatti per avere la Gialappa’s in azienda, ne sono rimasta felice. Dopo tanti anni a Italia1, si disse che la loro presenza era stanca, ingombrante e talvolta “passata”. L’avventura in Rai ha fatto molto bene a Marco e Co, li ho visti e sentiti rivitalizzati, adatti al nuovo pubblico e alla contemporaneità della tv. Con molta probabilità, saranno di supporto a Le Iene, che se pur con buoni ascolti, negli ultimi anni lo hanno visto calare. Conosco la Gialappa’s dai tempi in cui emettevano dallo studio di Milano2. Lì, hanno conquistato simpatie (Simona Raya) e leggere antipatie (Piersilvio), fortunatamente il mondo artistico è fatto di cicli. Ora come non mai, in Mediaset abbiamo bisogno d’idee nuove e volti freschi, ma anche di facce e voci in cui il pubblico si possa riconoscere. Nella stessa Italia1 è giusto che convivano Alvin e la Gialappa’s, ma anche bravi (e sottolineo bravi) conduttori di 20 e 30 anni. Un riciclo vero non c’è da anni, questo sarebbe il momento giusto per testare e andare incontro al vecchio e nuovo pubblico, al quale si pensa sempre troppo poco e rappresenta invece il futuro.
Simona Ercolani è una donna che guarda lungo, lunghissimo. Ricordo una sua crisi di molti anni fa, in cui per risollevarsi non si affidò solo a suo marito ma anche a Lucio Presta. Il resto è storia, anche recentissima. Gogglebox è un format che ci fa contenti in seconda sera e storcere il naso nel lunch time, abbattendo gli ascolti di Italia1, che in quella fascia ha uno dei suoi fortini per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria. Presto provvedimenti. A settembre, con molta probabilità, partirà una versione vip, in cui ci saranno personaggi più o meno famosi del mondo dello spettacolo a criticare programmi tv e colleghi. Sarò sincera, Gogglebox è un format che ci ha preso mente e cuore sin da subito, anche perché è stato spinto molto e in fretta ai piani alti.
Quando vedo gli ascolti dell’access prime time di Nove, spesso mi viene da sorridere davanti al 2% di share. Eppure per un canale nato editorialmente da pochi mesi, con la concorrenza che c’è nel nostro paese, è un soddisfacente risultato. Proprio oggi, ho parlato con una cara amica di Sky, che mi ha anticipato quasi in pompa magna che su Tv8 saranno investite molte risorse, in access. Non le ho chiesto di che format si trattasse, anche perché avevo un tempo limitato a causa di una riunione, ma il confezionamento sarà di Magnolia, società con la quale lavoreranno sempre di più, per sua ammissione.
Il dado è quasi tratto. Il rifacimento dello Studio 5 è un chiaro segnale di quello che accadrà nelle prossime settimane. Non posso sbilanciarmi, siamo pochi a sapere cosa si nasconde dietro i grandi lavori del mitico Studio 5, questa volta verrei scoperta a malincuore. Non rischio e scrivo: ci saranno piacevoli sussulti per le tasche dell’azienda. In questo momento, tirare i remi in barca dove si può è una buona cosa, altro è sacrificare la qualità editoriale e umana.
Viva Mediaset.

Alberto Hazan e la rinascita di RMC – Amici di Maria De Filippi probabilmente non più al sabato – Antonio con i grillini in commissione per sopravvivenza – Paolo scrive una sigla per una sua trasmissione con l’obbligo di mandarla in onda – Mario denunciato per istigazione all’odio razziale

Nonostante Paolo Salvaderi e Alberto Hazan siano in uffici a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, tra i due non corre buon sangue. Legittimamente, uno è il nuovo capo d’azienda, l’altro rappresenta la vecchia struttura, se non fosse che quest’ultimo, spinto dalla passione per la radio, nella sua totale irrequietezza sta tentando di rilanciare Radio Monte Carlo. Conobbi Alberto circa ventisette anni fa, in una cena in compagnia di Silvio e altri manager d’azienda, in un’occasione molto particolare in un hotel nel centro di Milano. È tanto che non lo vedo e non lo sento, ma per recenti motivi i nostri destini si sono di nuovo incrociati, seppur indirettamente. L’ebreo più strano e gentile che abbia mai conosciuto sta tentando di non far soccombere il suo gioiello, richiamando a casa persone licenziate da Mediaset e sfornando nuove iniziative per fortificare il brand della radio. Nella sua stranezza, è un genio indiscusso. La sopravvivenza della radio, che non fa parte di Radio Mediaset, è legata all’estrosità del suo editore e alla raccolta pubblicitaria di Publitalia. Spero vivamente che RMC continui il suo bel percorso, in quanto è stata ed è una radio importantissima nel panorama italiano e non solo, e che ha segnato tante generazioni.
Al di là di ciò che si legge in blog e siti, spesso palesemente inventato, e andando oltre inutili polemiche, Amici al sabato non sta rendendo i risultati degli altri anni. È in calo d’ascolti, forse anche per la collocazione non del tutto giusta. Il target negli ultimi anni si è alzato notevolmente, e ciò non è, o non dovrebbe essere, buon sintomo per lo show. Proprio in questi giorni, stiamo ripensando il palinsesto per il prossimo anno (con una forte preoccupazione per la fiction) e il sussurro di spostare Amici in un altro giorno di prime time ci convince sempre di più. L’ultima parola spetta a Maria, ma i pro nel spostarlo sono certamente più dei contro.
L’avventura che sta vivendo Antonio in Rai è qualcosa che mi appassiona e mi fa pensare da diversi mesi. Messo lì da Matteo Renzi, ora è lui stesso a volerlo silurare. Mi sembra di osservarte la storia di un ragazzo di 40 anni arrivista, bulimico di potere e poco incline al rispetto del prossimo, ma molto di sé stesso. Ho sentito Antonio poco tempo fa, e ciò che sin da ragazzo gli ho rimproverato è la mancanza di fermezza nelle decisioni e l’accondiscendere a troppe situazioni. Pur di non forte personalità, è un bravo stratega della comunicazione, un manager che guarda sempre avanti e mai indietro, con il rischio che spesso il pubblico si senta smarrito dalle novità di palinsesto. Gli stessi che lo avevano piazzato (sì, piazzato, perché in Rai ci si arriva solo con la politica di destra e di sinistra, meglio se di ancien régime), ora sono i suoi nemici poiché non è stata seguita la linea datogli sin dall’inizio. Trovo questa situazione brutta, svilente, razzista, poco seria. Come ho già avuto modo di dire ad Antonio a voce, è giusto che sia supportato in commissione e nel consiglio da parti extra Pd, come i grillini. Lo deve fare per legittimarsi. Spero che anche i consiglieri in quota centrodestra facciano lo stesso. Antonio può piacere o meno, come qualsiasi individuo, ma scalzarlo per dispetto, arrivismo, stupidi giochi di potere che ogni giorno vengono denunciati (grazie a Dio!) da chi è stanco di vedere la Rai sul tracollo, è davvero deletereo umanamente e a livello strutturale. Antonio ha contro il potere attuale, ma i suoi sostenitori sono molti di più. Compreso Michele Anzaldi, che davanti lo loda e con Matteo lo sputtana.
Quel volpone di Liguori, oltre ad essere il più bravo vigilantes di tutta Cinelandia, il più scrupoloso reporting umano ai vertici, il Direttore del Tgcom24, indiscutibilmente il più bravo giornalista che possediamo in azienda, ora è anche co-scrittore e co-autore di una sigla per il suo Tg. L’obbligo di mandarla in onda è tassativo. Tranne per i primi due passi, ce ne fossero di berlusconiani aziendalisti come lui.
Chi lavora con Mario, lo indica come un pazzo furioso, preciso, che lavorerebbe h24. Ed è così, posso testimoniarlo personalmente. Oltre a far impazzire tutta la redazione del Tg4 durante i telegiornali e intavolare talvolta ben dieci collegamenti per Dalla Vostra Parte, imboccando Belpietro su quello che deve o non deve dire tramite auricolare, di recente si è macchiato di un denuncia per istigazione all’odio razziale (l’ironia dell’ufficio legale per questo tipo di denuncia, che in verità è del tutto inesistente, è stata molta). Al di là dell’accaduto, vorrei indurmi ad una riflessione che trova d’accordo molti. Liguori docet per un fatto d’età, Mimun potrebbe restare al Tg5, anche per linea, vertici, Silvio e ascolti che lo stanno supportando. Il Tg4 è troppo poco per l’istrionità di Mario e gli ascolti sono in profondo rosso, ora anche alla mattina. Deve tornare a Studio Aperto per avere più spazi personali, questo è l’auspicio di molti. Perché non spostare Anna al Tg4, che per età e comprensione del pubblico di Rete4 sarebbe la più idonea?
In conclusione, un personale appello a Fabio Fazio: sarei felicissima del tuo arrivo in azienda, poiché spessore e novità concrete in questo particolare momento aziendale rappresenterebbero uno stimolo per andare avanti con entusiasmo, ma è pressoché improbabile anche Antonio Ricci lasci i suoi spazi all’ultimo arrivato.
Viva Mediaset.

Checco Zalone e Gennaro Nunziante ai ferri corti. Colpa di Pietro Valsecchi. – Perché Klaus Davi ha girato gli studi Mediaset insieme a Mauro e Andrea Delogu? (visto ma non chiesto a nessuno). – Lorenzo Suraci da Mattarella per fare chiarezza su pubblicità e ascolti audiradio.

Quando mi hanno comunicato che per il prossimo film di Checco Zalone non ci sarebbe stata una data precisa, ci sono rimasta un po’ male, sia come spettatrice che come chi vede lievitare i conti della propria azienda alla fine dell’anno. Checco Zalone e Gennaro Nunziante hanno litigato in maniera sostenuta. Il motivo è che il primo ha una linea filo valsecchiana, mentre il secondo (vero fulcro e vera parte attiva di tutti i film di Zelone) la pensa in maniera diversa. È cosa certa che Pietro Valsecchi abbia inanellato una serie di flop, nel settore fiction, molto pensanti, per cui ci sia bisogno di una profonda riflessione per quanto concerne produzione e contenuti del prossimo eventuale film. Senza Gennaro Nunziante, la prossima produzione del duo non avrebbe oggettivamente il medesimo successo. Chi di dovere, si sta già operando per ripianare i rapporti, ma mi viene riferito che il gioco di poteri ed economico sia molto forte. Pietro Valsecchi, forte dei suoi successi cinematografici, vuole l’ultima parola su tutto. Zalone, per non perdere ciò che è stato acquisito, non proferisce parola e rimane attaccato alla vecchia guardia. Gennaro Nunziante, vorrebbe distaccarsi dalla vecchia linea per non cadere nel flop e far decidere tutto al produttore che, in questo specifico caso, in confronto all’idea, non vale molto. Tale situazione sta facendo pensare molti, anche lo stesso e moderatissimo Piersilvio, poiché intorno ad un film di Zalone ci guadagnano in tanti, e non solo sotto il profilo economico.
Nonostante i dati d’ascolto delle radio ci dicano che siamo il primo polo radiofonico, sfido chiunque ad ottenere con una sola emittente quasi 7 milioni di ascoltatori (8 milioni e mezzo con l’aggiunta delle due radio, di cui ora mi sfugge i nome). Al di là della personale conoscenza con Lorenzo, tanti conduttori, giornalisti e manager hanno incrociato la mia strada nelle ultime tre decadi. Lorenzo Suraci ha voluto incontrare Mattarella (lui può, come pochi, farlo in qualsiasi momento) per fare chiarezza su alcuni punti, quali i meri dati d’ascolto e la modalità (soprattutto offerte, prezzi degli spazi, sconti) di reperimento della pubblicità, che avvantaggerebbero Radio Mediaset e penalizzerebbero tutti gli altri, per i motivi tra parentesi. Lorenzo un vero numero uno, che ascolta la sua radio 18 ore al giorno, una persona di una competenza e cortesia spiazzanti, però è anche un editore che ha la facoltà di ottenere ciò che vuole con determinazione, grazie ai rapporti umani instaurati negli anni, da nord a sud. Ho il sincero sospetto che a breve molte linearità cambieranno.